giovedì 6 agosto 2020

Estate in Valchiavenna


Sono molteplici le ragioni che spingono alla scelta di una vacanza in Valchiavenna, località che culmina con Madesimo, un territorio ad oltre 2200 metri con il passo dello Spluga, in direzione del Canton dei Grigioni. Svariate sono le possibilità di praticare il trekking o il cicloturismo in una natura rigogliosa, su percorsi su cui si 
celano beni culturali di grande pregio. Il Lago di Mezzola è un grazioso specchio d’acqua balneabile, ai piedi delle Alpi lombarde, che offre scorci unici, magari noleggiando una canoa o recandosi al Tempietto di San Fedelino, la più antica testimonianza di arte romanica in Lombardia. Salendo verso Chiavenna si può ammirare il Parco Marmitte dei Giganti, il cui nome, letteralmente “grosse pentole”, deriva dalle profonde buche 
scavate dall’azione dell’acqua. Le cascate dell’Acquafraggia, in località Piuro, sono un vero spettacolo della natura in un angolo intatto della Val Bregaglia italiana. Salendo in altitudine si raggiunge Campodolcino, un piccolo borgo in cui si trova l’Acqua Merla, un’oasi verde in cui è presente l’omonima sorgente oligominerale, soprannominata “serpentone”. Gli appassionati del relax e della natura lussureggiante possono visitare il laghetto di Gualdera, nella frazione di Faciscio , a soli 3 km dal paese, con temperature di alta quota che consentono di vivere un’autentica immersione in vegetazione alpina. Coloro che amano 
destreggiarsi in sella ad una bici potranno sbizzarrirsi sulle tante ciclabili in valle, come 
quella che collega Chiavenna a Domaso, adatta a grandi e piccini, e che attraverso boschi e radure, permette di arrivare al bel lago di Novate Mezzola, fino in località Verceia.Da qui si entra nell’oasi del Pian di Spagna, un’area verde protetta, fra il lago di Como e il fiume Adda, rifugio di decine di 
specie di animali. In direzione Madesimo, l’Altopiano degli Andossi favorisce 
l’ambiente naturale per la fioritura dei 
crocus, o zafferano alpino, confusi erroneamente con i bucaneve, che avvolgono i pendii con i colori del bianco e del viola. La Valchiavenna offre anche occasioni di cultura con splendidi edifici come il Palazzo Vertemate Franchi di Piuro, eretto nella seconda metà del XVI secolo, esso fu di proprietà privata fino al 1985, quando venne ceduto al Comune di 
Chiavenna. Uno degli ospiti illustri fu Giosué Carducci, cittadino onorario della zona, a cui venne addirittura intitolata una camera. Altro
 edificio simbolo di Chiavenna è la Collegiata di San Lorenzo, un gioiello medioevale le cui origini risalgono al V 
secolo, che offre un Battistero da ammirare 
con particolare interesse. Altro aspetto da non sottovalutare sono i sapori locali, da gustare magari in uno dei tipici crotti, anfratti 

naturali ricavati fra i resti di antiche frane o alla base di pendii, con una corrente d’aria fresca chiamata sorél,che spira al loro interno consentendo di mantenere una temperatura costante, tra gli 8 e i 10 gradi per tutto l’anno. Un fresco modo per assaporare la bellezza dell’
ambiente chiavennasco in attesa degli splendidi colori autunnali. 

                               Giuseppina Serafino

martedì 4 agosto 2020

La Nuova cucina in Friuli Venezia Giulia

Il Consorzio Friuli Venezia Giulia Via dei Sapori riunisce 20 top restaurant della regione , affiancati da una quarantina fra vignaioli e artigiani del gusto, ovvero l’eccellenza agroalimentare del Friuli VG. Per festeggiare i suoi ventanni 

essi hanno avviato un ambizioso progetto: “La Nuova Cucina”, da condividere con l’intera ristorazione del luogo e dell’Italia in genere. “Un modo per stringere un patto nuovo con il territorio di cui facciamo parte”-ha affermato Walter Filiputti , Presidente del Consorzio-“Infatti si deve ripartire dagliingredienti e non dalle ricette tradizionali. Si deve avere il coraggio di sperimentare in campi nuovi, ritrovando un equilibrio diverso con la natura e con l’ambiente, anche per un rinnovato modello di turismo sostenibile. E’ importante avere memoria del nostro passato, ma non rimanerne ancorati”.
 La Nuova Cucina , che durerà un anno, vuole ripartire dall’essenzialità del gusto, rinunciando a inutili spettacolarizzazioni 
della forma per ritrovare sostanza. Sarà un cantiere aperto al pubblico attraverso un ciclo di Cene-laboratorio, che partirà a settembre e che saranno svelate sul sito www.fvg-lanuovacucina.it, a prezzo unico, ed accessibile anche a solitamente non frequenta l’alta cucina, in una nuova dimensione. Al percorso gastronomico di Friuli Venezia Giulia dei Sapori si 
affiancano anche distillerie, eccellenze nel settore agroalimentare ed artigiani del gusto, portabandiera di quanto di meglio offre a tavola il contesto geografico di appartenenza, fra di essi: il Consorzio Montasio, il prosciutto crudo di San Daniele di Dok Dalla’Ava, i salumi d’oca di Jolanda de Colò di Palmanova, l’alga Spirulina dell’omonima azienda agricola di Cormòns e i tartufi di Muzzana Amatori. Il progetto La Nuova Cucina vede la collaborazione di Promo

Turismo FVG, Camera di Commercio di Pordenone-Udine, Confcommercio Udine e il Patrocinio dei Comuni di Trieste, Gorizia, Pordenone, Udine. A far da filo conduttore del racconto (realizzato dalla firma creativa di Tundra, agenzia torinese guidata da Francesco Busso) è il cerchio, forma perfetta e conclusa. Rotondo, pulito ed autentico come il contorno di un piatto da riempire con la passione e il talento degli 83 che hanno deciso di fare tutti insieme un decisivo passo in avanti . 
                                      Giuseppina Serafino

sabato 1 agosto 2020

68°Trento Film Festival

La 68 esima edizione del Trento Film Festival si terrà dal 27 agosto al 2 settembre 2020. ”Sarà un festival diffuso e sperimentale” ha dichiarato il Presidente della manifestazione Mauro Leveghi. “Oltre alle programmazioni che saranno realizzate in streaming, diversi eventi si svolgeranno in tante località del Trentino, come Rovereto, l’Altopiano della Paganella, le Valli di Fiemme e Fassa. Un festival sperimentale, 

dunque, nel quale si darà evidenza a livello di contenuti, a problemi che la pandemia e il consumo di natura (due facce della stessa 
medaglia) hanno fatto emergere, ipotecando gli anni a venire. Il manifesto di quest’anno, realizzato dall’artista Albino Rossi e dedicato al bosco ferito dalla tempesta Vaia, esprime l’intendimento di richiamare l’attenzione su ciò che sta avvenendo intorno a noi e che condizionerà il nostro immediato futuro e quello di chi verrà dopo di noi. Trento 
rimane ovviamente il cento propulsore della kermesse con eventi come “MontagnaLibri” in Piazza Fiera , con la novità del cinema all’aperto. Confermata la collaborazione con il MUSE, nel giardino del quale si terrà 
il T4Future, la speciale sezione del festival dedicata al futuro sostenibile del Pianeta e rivolta in particolare alle famiglie e alle nuove generazioni. Fra le varie collaborazioni ce ne sarà una tutta al femminile con Donne di montagna, una community creata dalla giornalista trentina Marzia Bortolameotti per raccontare la montagna vista con gli occhi dell’universo femminile.Verranno presentate storie di chi lavora, vive e si allena in montagna, con energia, sacrifici e grande coraggio, allo scopo di abbattere gli stereotipi in un 
mondo, quello della montagna, ancora fortemente declinato al maschile. Saranno cinque gli “Story Trekking” organizzati in diverse location, riservati a piccoli gruppi di persone e guidati dagli Accompagnatori di Media montagna, durante i quali si potranno conoscere questi “spaccati 

di vita”. Nel week end del 29-30 agosto è previsto il primo “Summer Camp Donne di montagna”: una due giorni di avventura e divertimento nella spettacolare cornice delle Dolomiti della Val di Fassa, coadiuvata dal Soccorso Alpino e Speleologico Trentino. Saranno tante le uscite sul Monte Bondone, dal classico “A tu per tu con le stelle” in collaborazione con la Rete di Riserve, l’APT Trento, Monte Bondone Valle dei Laghi, fino alla passeggiata di sabato 29 agosto “On 
trees and woods” per costruire un dizionario di profumi e sapori. Domenica 30 agosto l’affascinante ambiente naturale del Lago di Santa Colomba (Civezzano) sarà lo scenario di “Soultrek”, un’escursione per il corpo e lo spirito realizzata in collaborazione con Montanemente, Ecomuseo dell’ Argentario, APT Valle di Cembra e Altopiano di Piné .Per consultare il programma completo www.trentofestival.it 

                                              Giuseppina Serafino







mercoledì 29 luglio 2020

Viaggio fra le tradizioni artigiane marchigiane

Sono tantissime le botteghe artigiane che costellano il territorio della Regione Marche, tenendo vive nei piccoli borghi storici antiche tradizioni. Racchiuse fra torri e campanili centenari, fra viuzze e piazzette, queste vere e proprie fucine di abilità creativa, coniugano l’esperienza e il “saper fare”, con il design e le esigenze contemporanee. Ad Acquaviva Picena, in provincia di Ascoli 
Piceno, si tramanda l’antica arte delle paiarole, i cesti fatti con paglia di frumento, vimini e canne palustri; dagli anni Settanta, 
si è aggiunta la produzione di bamboline e personaggi del presepe realizzati con gli sfogli del mais. Nel 2000, all’interno della Rocca medioevale, è sorto il Museo- Laboratorio della Paraiola come una sorta di tributo a un mestiere diventato quasi distintivo del luogo.
Un’altra arte prettamente femminile è la tradizione del merletto a tombolo tipica di Offida (AP), importata nel 1300 ma diffusasi nel borgo dal 1700 con la tessitura di tovaglie, tende ed altre tipologie di arredi. Sempre nell’ascolano, il borgo di Force vanta una 
florida tradizione di lavoratori del rame, attestata nel Museo Ramai a Palazzo Canestrari, dove si possono ammirare oggetti d’uso e lavoro quotidiano, frutto di una attività avviata dai monaci farfensi. Montappone, in provincia di Fermo, è riconosciuta invece come la capitale europea del cappello di paglia. Nel Settecento i mezzadri si riunivano nelle stalle per filare, tessere ed
intrecciare cesti, cappelli e scope di saggina ora ricordati con proiezioni, fotografie e macchinari d’epoca nel Museo del Cappello della sopracitata località.  Si deve ricordare poi Castelfidardo, in provincia di Ancona, patria della fisarmonica, grazie all’ingegno di Paolo Soprani che, nel 1863 intuì le potenzialità dell’organetto e lo adattò ai gusti e agli stili musicali del periodo e della zona. A questa celebre produzione è dedicato il Museo Internazionale della Fisarmonica, che presso il Palazzo Comunale, costituisce un prezioso mezzo didattico per far 
conoscere le fasi evolutive dello strumento 

musicale che spesso allieta le feste di piazza, trasmettendo buon umore e gioia di stare insieme. Fabriano vanta una tradizione consolidata nella lavorazione della carta, con l’invenzione di una particolare tecnica di filigrana che ha fatto sì che fosse nominata una delle due città creative dell’Unesco in Italia.Nel museo ospitato all’interno del convento di San Domenico, ci si può accostare alla storia dei maestri cartai fabrianesi che, dalla seconda metà del XIII sec. producono la carta a mano. Altre

Marche sono quelle della pietra, e le cave d’arenaria, già note in epoca romana, sono la fonte della pietra lavorata dai marmisti e scalpellini di S.Ippolito (PU). In questa località quasi ogni casa è una piccola installazione, decorata con nicchie, immagini, portali, mensole e cornici. Per conoscere un’altra interessante usanza artigiana marchigiana, a Fratte Rosa, in provincia di Pesaro Urbino, occorre 
aggirarsi fra le 
tante botteghe e i laboratori specializzati nella produzione di terrecotte. Il paese, grazie alla ricchezza di argilla dei territori circostanti, possiede una ricca tradizione di oggetti in terracotta, realizzati al tornio con ossidi naturali che conferiscono la tipica colorazione nero melanzana o marrone rossiccio. Infine occorre menzionare l’artigianato della ceramica, partendo da Ascoli Piceno, in cui è presente il Museo di Arte Ceramica allestito nella duecentesca chiesa di San Tommaso. Un altro centro di produzione è Urbania, l’antica Casteldurante della maiolica, prodotta dagli esperti maiolicari che, favoriti dalla corte Roveresca, poterono avvalersi della
 collaborazione di pittori famosi, dando vita così al genere dell’Istoriato. A Urbino è possibile ammirare la collezione conservata nel Palazzo Ducale mentre a Pesaro sono presenti raffinate decorazioni raffaellesche del XVI secolo e un prestigioso passato ampiamente documentato nella sezione Ceramiche dei Musei Civici. Aspetti molteplici che rendono ancora più affascinante il territorio marchigiano ricco di suggestioni da scoprire.
                                                           Giuseppina Serafino 





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domenica 26 luglio 2020

Salonicco “La città che non dorme mai”.

Salonicco è una città dalle molteplici sfaccettature che offre diverse possibilità di vivere una vacanza intensa in territorio greco. Se si hanno a disposizione tre o quattro giorni si potranno avere diversi tipi di approccio a questo piccolo scrigno di tesori autentici.I monumenti sono a poca distanza: la Rotonda, l’Arco di Galeiro (Kamara) e il Complesso di Galeiro, con il i Museo archeologico in cui si possono ammirare le memorie della Macedonia. 
Una bella passeggiata sul mare consente di ammirare il monumento simbolo di Salonicco, la Torre Bianca (LefKos Pyrgos), dalla cui sommità si gode un panorama fantastico. Il secondo giorno inizierà con un’ottima colazione a base del tradizionale koulouri o la bougatsa di Salonicco (dolce tipico a base di crema al semolino) o la spanakopita ( torta tradizionale con spinaci e feta). Si può decidere di fare un giro nei coloratissimi mercati alimentari del centro: Piazza Athonos, il mercato Modiano o lo storico Kapani, per poi proseguire per l’Ano 

Poli , la Città Alta, con le mura possenti , che permettono di farsi ammaliare dal fascino della parte antica. La salita offre l’opportunità di visitare caratteristici vicoli, chiese come quella di San Demetrio, patrono della città, e il Bagno bizantino, sito Patrimonio mondiale dell’Unesco. La sera potrà essere trascorsa , fra musica e divertimento, a Ladadika, il quartiere apprezzato per l’intensa vita notturna. 
Nei giorni successivi gli appassionati di cultura potranno sbizzarrirsi nei circa 30 musei mentre gli altri potranno passeggiare sul lungomare o in piazza Aristotile, addentrandosi nei numerosi negozi e centri commerciali. Per la pausa pranzo si potranno gustare i celebri stuzzichini, detti meze, accompagnati dalla grappa tradizionale greca , tsipouro, nelle taverne in piazza Athonos o in uno dei mercati menzionati. Nella parte occidentale di Salonicco ci si dovrà fermare per addentrarsi nei Giardini botanici, con oltre 1000 specie di piante rare e un roseto con 100 tipi di rose.
 Nella parte orientale della città si può invece visitare Vasilissis Olgas, dove si possono ancora apprezzare alcuni dei palazzi sontuosi costruiti fra il XIX e XX secolo, seguendo gli itinerari di architettura ottomana, ebraica o moderna. Per non perdere l’abitudine, si potrà poi continuare ad assaporare del buon cibo nella zona di Aretsou; l’odos Nikolaou Plastira pullula di locali in cui si può mangiare dell’ottimo pesce lasciandosi incantare dal tramonto sul mare. La sera il divertimento è a portata di mano lungo le due strade pedonali di Iktinou e Zefxidos. Una vacanza che si preannuncia densa di suggestioni molteplici, in attesa di proseguire per un’altra tappa nella “mitica”Terra dei Greci.
                                                                       

                                     Giuseppina Serafino

giovedì 23 luglio 2020

Trek al Monte Rama, in Liguria


Una piacevole escursione sull’Alta via dei Monti Liguri, partendo da Varazze in una afosa giornata domenicale. I turisti si affollano sulle spiagge in cerca di un possibile refrigerio vicino al tanto desiderato mare, che diviene una sorta di meta del desiderio dopo mesi di forzata clausura.
Così si riproduce quel pericoloso assembramento da cui si voleva fuggire a meno che non si volesse andare controcorrente come il nostro terzetto per ritrovare frescura e benessere psicofisico sulla via dei monti .Partiamo in auto allo scoccare del mezzogiorno per dirigerci sulle strade impervie che portano nel Parco del  Beigua. Vista l’ora e il percorso tortuoso non sembrano passare neppure le aquile, forse per maggiore convenienza, intrufolatesi fra i bagnanti della costa. Piacevole la vista dei pianori sottostanti e delle fitte chiome boschive che si avvicendano in una sfumatura di colori a cui fa da contrasto l’azzurro intenso del cielo e del blu della superficie marina il lontananza. Oltrepassiamo la frazioncina di Alpicella, sede di una via megalitica lastricata che presenta un recinto di pietre verticali orientate verso il Monte Greppino ;l’area ospita diversi rilevamenti archeologici come menhir ed incisioni rupestri. I giganteschi ripetitori su orribili tralicci che avvistiamo, ci fanno capire che siamo giunti al rifugio Beigua ma decidiamo di proseguire più in alto per raggiungere quello di Pratorotondo ( 1092 m).     

 A destra, fra gli alti cardi, s’intravvede il Monte Sciguelo che più avanti mostrerà le due gobbe protese verso il mare. Appena scendiamo dinanzi al gigantesco edificio di pietra ci stupisce l’aria quasi fredda e i tanti gruppi che affollano le tavolate esterne, quasi fosse un concordato banchetto nuziale. Pur avendo divorato della deliziosa focaccia alla partenza, decidiamo di gustare un veloce piatto di polenta taragna accucciati su una panchina, unico posto resoci disponibile, sorridendo per quell’insolito affollamento e per il fatto di aver stranamente anteposto il pasto 


alla camminata. Facciamo subito fronte alla debolezza indossando lo zaino e sistemandoci gli scarponi da provetti escursionisti, per dirigerci verso qualche prato poco distante e sdraiare le membra già provate, dalla lenta digestione in corso. Con piglio deciso iniziamo a percorrere la dolce stradina che in cresta attraversa pascoli sterminati, facendo capolino a migliaia di metri, sull’affascinante panorama che spazia fra Genova , Arenzano, Cogoleto, Varazze e Savona. Mi fermo a fotografare a più non posso tutto ciò che mi sorprende: la casa della Miniera, costruita prima degli anni ’40 come riparo per gli operai e la Cappelletta degli Alpini, che mi ricordano le casette di pietra delle più celebri fiabe.Oltre il campo , si erge la cupola rocciosa del Bric Resunou o Resunao , che significa “risuonato”, per l’eco che si sente con un urlo da ovest verso la cima. Arrivati al crocevia sotto il Bric, lasciamo l’AV (Alta Via) e prendiamo verso destra, camminando fra erba e blocchi di rocce, aggiriamo a sud la Fontanaccia, una sorta di fontana dove pare che l’acqua sgorghi da una roccia a 

V, solo in particolari condizioni di vento e nebbia .Proseguiamo in leggera salita, fra guglie rocciose che fan pensare a qualche tratto delle Dolomiti, fino al Monte Rama, dopo circa un’ora di cammino dalla partenza. Da questa cima(1150m ), con la classica croce di metallo, anzi due, che sembrano volerci comunicare di aver raggiunto il cielo, vediamo un o spettacolo incredibile della costa ligure che va dal Monte di Portofino all’isola Gallinara, con il Monte Carmo di Loano sullo sfondo ( 1389 metri), le Alpi Marittime, i vicini monti Carbunea (1094) ed Argentea (1082). Accasciati sugli spuntoni di rocce ammiriamo lo spettacolo paradisiaco commentandolo con giovani escursionisti che si avvicendano, alcuni con in mano chili di moschettoni utilizzati per arrampicate in luoghi circostanti. Piacevole questo naturale interscambio così come il saluto ricevuto da alcuni bimbetti che affiancavano i 
genitori durante il percorso. Difficile riuscire a staccarsi da questo “bagno “di emozioni che ci fa sentire tutt’uno con la bellezza del creato, celato fra agglomerati rocciosi come una sorta di prezioso dono per chi sceglie di ritrovarlo e di appropriarsene, anche soltanto per alcuni momenti, passo dopo passo, a suggello di un sacrificio intrapreso come alternativa ad una oziosa giornata balneare.             

                                            
Giuseppina Serafino

lunedì 20 luglio 2020

Matera e il viaggio nel tempo

Dopo molte titubanze ecco la decisione di recarmi in Basilicata, la mia regione di origine, visitando Matera.Oltre ad un certo sfinimento da viaggio, ciò che colpiva della città era la grande dimensione della zona 
abitativa di recente costruzione, e le schiere di turisti compulsivi alla ricerca di esercizi commerciali da visitare. Si stentava a crederci allorchè si giungeva nella parte antica della località, coni due rioni denominati Sasso Barisano e Sasso Caveoso, dove si trovano grotte artificiali utilizzate in origine come deposito per vino, olio, grano. Dallo status di “vergogna nazionale” si pervenne nel 1993 al riconoscimento di Matera come primo sito del Sud Italia, che diventò Patrimonio Unesco. Estenuanti gli innumerevoli giri per vicoli labirintici e su contorte scalinatelle, per arrivare a percepire che via Fiorentini 
via Buozzi, fino a un secolo fa percorse da ruscelli che confluivano nella Gravina, sono le principali direttrici del Sasso Barisano (il più centrale) e del Sasso Caveoso. Quest’ultimo percorso in salita permette di raggiungere il Piano, parte più alta della città, attraversato da via Ridola e via del Corso. La Civita è  lo sperone roccioso su cui si erge la cattedrale, che si trova alla stessa altezza del Piano, al quale è collegato da Piazza San Francesco; il centro storico è delimitato ad ovest dalla lunghissima via Lucana. Camminando fra quella 

sorta di pietre accatastate mi ricordavo i racconti d’infanzia sulla 
dura vita quotidiana dei lavoratori agricoli e l’arte di arrangiarsi fra gli stentati introiti dell’attività di mezzadria, in balìa di avidi proprietari  latifondisti di discendenza baronale. Fra i siti più caratteristici vi è il Complesso Monastico delle Virtù, costruito secondo i dettami dell’architettura romanica, e di San Nicola dei Greci, con superbi affreschi. Addentrandosi fra quelle cavità polverose che a volte si ergevano come una sorta di ideali palcoscenici in prossimità di naturali balconate, si avvertiva la necessità di fotografare aspetti insoliti del luogo, connotandoli di 

una personale interpretazione. Desiderio che si avvertiva particolarmente nella Murgia Materana, un vertiginoso canyon scavato dal torrente Gravina, in cui si dischiude un 
paesaggio selvaggio, da alcuni ritenuto a metà fra l’Arizona e la Rift Valley, con gole 
desolate, grotte che furono abitate da cavernicoli e più di 150 chiese rupestri. Il parco ha un’estensione di circa 8000 ettari e ingloba anche i siti del territorio di Montescaglioso. Dal Belvedere di Murgia Timone, proprio di fronte ai Sassi si può ammirare Matera in tutto il suo fascino con la miriade di luci serali che 
sono una specie di preghiera rivolta verso il cielo o verso coloro che la osservano, affinchè ne perpetuino il ricordo della sua genuina essenza al di là delle mode culturali
effimere. Invocazione che sembra provenire dalla Cripta del 
Peccato Originale, luogo di culto di un cenobio benedettino in epoca longobardo, dimenticato per secoli, e che ha conservato 41 mq di affreschi policromi risalenti all’VIII sec e IX sec.
 Gli “alberghi diffusi” e le prestigiose location che  sono una sorta di violenta contraddizione rispetto all’identità fatiscente che rappresenta il fascino materano. Uno sfregio per la realtà delle Case Grotta, descritte dallo scrittore Carlo Levi, come quella di Vico Solitario, in cui soggiornavano 11 persone con galline ed altri animali domestici, che sorprende per la presenza di infinite suppellettili in un ambiente ristretto, con cassetti del comò che fungevano da culle per i neonati. Suggestivo il Museo Laboratorio della civiltà contadina con migliaia di oggetti, documenti e manufatti racchiusi in sei anguste abitazioni con la bottega di un barbiere e la camera di un prete. 
Intorno a questi gioielli di cultura materiale si affastellano i sapori della cucina lucana esibiti in lussuose botteghe o rinomati
ristoranti:dalle generose forme di pane, al caciocavallo podolico, la salsiccia “pezzente”, presidio Slow Food nella montagna materana, contornati dalle trecce di aglio o di peperoncini piccanti che servivano per insaporire il sugo delle lagane, i capunti o altro tipo di pasta fresca, preparata dalle massaie stremate dopo una lunga giornata di lavoro. Quello che mi rimarrà nel cuore del viaggio a Matera, sarà il piacere di una storia ritrovata
 l’identità con l’ambiente natio, intrisa di sacrificio, privazioni ma anche dal desiderio di un riscatto sociale dinanzi ai dinieghi o alla pesante chiusura di un contesto culturale troppo ripiegato su se stesso.  
                                                              Giuseppina Serafino