giovedì 15 novembre 2018

I Magnifici 7 a Di Pizza


Un evento itinerante consentirà di fotografare lo stato delle pizzerie in Italia facendo tappa nelle principali città dopo essere partiti da Milano. L’obiettivo è quello di far incontrare le pizzerie più rappresentative del territorio con un selezionato pubblico di esperti del settore e opinion leader del mondo del food. Saranno sette gli appuntamenti che consentiranno di far individuare le realtà pizzaiole d’eccellenza che saranno protagoniste della manifestazione, con performance live per raccontarsi e migliorarsi. Il primo appuntamento si è svolto nella prestigiosa sede di Sonia Factory, lo spazio recentemente aperto da Sonia Peronaci, cuoca, scrittrice, blogger e personalità di rilievo nell’ambito del food italiano. Una location di 450 metri quadri , in via Bramante, con due cucine, aree living e pareti adornate di piante. I Magnifici 7 della pizza che hanno svelato i loro segreti sono stati i maestri pizzaioli di : Lievità, Pizzium, Piz, Da Zero, Capuano’s, Marghe, Assaje. “Questi eccellenti professionisti descriveranno come

hanno conquistato l’esigente piazza milanese, con un mix vincente di capacità imprenditoriale e offerta gastronomica”- ha affermato Antonio Fucito, in arte Tanzen Vs. Pizza, food writer di Dissapore e tra i food influencer più attivi del momento. Dissapore è attualmente una tra le voci più autorevoli del web nel mondo dell’informazione gastronomica, consultato dai professionisti del settore alimentare e dai sempre più numerosi “gastrofissati”.
Esso ha rivoluzionato il modo di scrivere di cibo, andando oltre le apparenze, smitizzando i luoghi comuni, con il vantaggio di rimanere indipendenti. Si tratta di un potente web influencer con 19 milioni di visite annue, 31 milioni di pagine viste e 1 milione e mezzo di letture al mese. Dissapore ha dimostrato di possedere un intuito eccellente nel riconoscere i fenomeni emergenti, le tendenze e le abitudini in grado di affermarsi. Con l’avvento in società dell’editore Netaddiction, intraprende ora una nuova sfida, confermando l’attitudine al cambiamento e all’innovazione nel modo di raccontare il cibo; vengono fornite più notizie quotidiane, con un mix di approfondimenti e di inchieste. Garage pizza è un nuovo progetto editoriale interamente dedicato alla pizza. Il nuovo sito avrà un modello snello di business legato al digital advertising, a partnership quadro e si esprimerà con massima trasparenza nei confronti del lettore e al di fuori dei canonici schemi pubblicitari.
Il lancio di Garage pizza è previsto per l’inizio del 2019, ma le sinergia evidenziate hanno già dato vita al format “Di Pizza” e al prossimo evento “La Pizza unisce l’Italia col Giappone” che avrà luogo presso l’Ambasciata italiana a Tokyo il 23 novembre, durante la settimana dedicata alla cucina italiana nel Mondo.

                                        Giuseppina Serafino

domenica 11 novembre 2018

Fra le mille pagode del Myanmar

La Birmania, come è più solitamente conosciuto il Myanmar, è un Paese in cui coesistono numerose etnie e tradizioni culturali, come si avverte a Yangon il più importante centro economico-sociale, con i suoi sei milioni di abitanti. Sono suggestivi i suoi viali costeggiati da case coloniali, gli imponenti palazzi vittoriani, i templi cinesi, il gigantesco Buddha sdraiato Chaukhtatgy e la padoda di Shwedagon. Proseguendo si raggiunge l’antica capitale Bago, già conosciuta come Pegu, per visitare il Buddha sdraiato gigante, Shethalyaung, lungo 55 metri e alto 16 metri, quindi la pagoda Kyaik Pun, contraddistinta da quattro Buddha alti 30 metri seduti schiena a schiena. Kyaikthyio, detta “Roccia d’oro”, è un monte ritenuto sacro che ha un grosso masso coperto di foglie d’oro situato straordinariamente in equilibrio sul bordo di una roccia.
Con un camion, adibito al trasporto dei pellegrini, si arriva in cima al monte dove si scopre che in una piccola pagoda dorata è custodita una reliquia del Buddha.A Pindaya, nell’altipiano dei Monti Shan vivono numerosi gruppi etnici come gli Shan e i Pao, con il classico turbante turchese e il vestito nero; le grotte situate di fronte al lago conservano circa seimila immagini votive di Buddha, lasciate dai viandanti durante i secoli. Anche presso il Lago Inle vivono svariate etnìe, oltre a quelle precedenti, ci sono gli Intha e Taungyo, che traggono il loro sostentamento dal grande specchio d’acqua (lungo circa venti chilometri e largo al massimo dieci, con profondità massima di tre metri) con un eco-sistema unico al mondo, grazie alle sue peculiarità naturali e alle antiche tradizioni dei suoi abitanti. Le splendide colline di Inthein, sono situate in un braccio secondario del lago, dove si trovano più di mille pagode risalenti al XII secolo che circondano un antico monastero; quello di NgaPhaKyaung, un tempo era famoso per i gatti addestrati dai monaci. Nella parte più meridionale del lago Inle, meritano una visita gli stupa “cavi” di Sagar:

108 stupa risalenti al XVI e XVII secolo; nel villaggio di Saekhaung, noto per le sue 
ceramiche, gli abitanti utilizzano forni sotterranei naturali. Sulle rive occidentali del territori di sgar si trova Kaung Tar, dove sorgono più di 200 stupa.. Dall’aereoperto di Heho, si puòraggiungere Mandalay, la città espressione del potere della Dinastia Kounbaung, terminata con la conquista da parte degli Inglesi. Seconda città del paese è divenuta capitale dal 185 , fino all’inizio della dominazione inglese nel 1885, ed oggi è un importante centro culturale, religioso e commerciale del Myanmar centrale. Il monastero Shwenandaw è un meraviglioso esempio di arte tradizionale birmana e unico superstite degli edifici del Palazzo Reale, andati completamente distrutti durante la seconda guerra mondiale.La KuthodawPaya fu il risultato di un grande sinodo di oltre duemila monaci riuniti da re Mindon nel 1857 per stabilire il canone definitivo del testo originale dei 15 libri sacri che tramandavano gli insegnamenti del Buddha: il testo fu scolpito in lingua pali su 729 lastre di marmo. Mingun è l’antica città reale e zona archeologica che

possiede la campana più grande del mondo del peso di 90 tonnellate e la pagoda Myatheindan, costruita con particolari spire bianche, simboleggianti monti mitologici. attraversare paesaggi rurali e villaggi per giungere a Bagan (Patrimonio Unesco), fra i siti archeologici più significativi del Sud-Est asiatico e del mondo. Un viaggio davvero fantastico in una sorta di dimensione onirica ai confini con la realtà tangibile.                                          (fonte evolution travel)                                                                 
                                     
                   Giuseppina Serafino


mercoledì 7 novembre 2018

Varazze e la musica del cuore

Venivamo a Varazze (SV) per una quindicina di giorni all’anno, soggiornando in qualche grazioso alberghetto a conduzione familiare in zona S.Nazario, vicino alla stazione e all’omonima chiesetta, con il gigantesco cortile della polisportiva presso la quale si

tiene ogni anno la Festa del
mare. Una sagra che per cinque giorni, nel mese di agosto, raggruppa centinaia di persone che beatamente ballano il liscio romagnolo, fra odori intensi di trenette al pesto, focaccette e pesce fritto a volontà. Questo avviene a pochi giorni dalla ricorrenza del 15 agosto, con la solenne processione per i carruggi con la statua dell’Assunta prelevata dalla chiesa a Lei dedicata, presso la quale si assiepano decine e decine di devoti che, boccheggiando, inneggiano al piacere della

Salvazione. Mi ha sempre affascinato nel corso degli anni questo senso di devozione che si perpetua anche per la Festa di S. Bartolomeo nel quartiere Solaro, ricordando con l’esposizione di antichi gozzi , le tradizioni marinare della località. Si osservano con grande senso di compartecipazione emotiva i tanti volontari che si avvicendano in queste sagre e coloro che si offrono come portatori dei pesantissimi crocefissi che sfilano per le viuzze, cercando di non

incastrarsi fra persiane consunte, fili della corrente e di biancheria stesa come nei “migliori”bassi napoletani.  Un’aria benefica negli afosi periodi estivi la si ritrova nelle belle passeggiate lungo il viale Europa o pedalando sulla fantastica ciclopedonale che costeggia tratti rocciosi a picco sul mare; partendo dalla Villa Araba si arriva a Cogoleto e poi ad Arenzano, sotto fresche gallerie un tempo attraversate dalla ferrovia. Nella suggestiva Marina di Varazze fra lussuosi ristoranti, si notano yacth e vecchi pescherecci che s’inventano occasioni di business quali la pesca turismo o la semplice vendita di cartocci di pesce fritto con vino bianco fresco, spacciandola come
merenda del pescatore, nome bizzarro al pari degli autori della medesima
proposta di street food, 
la “Cooperativa del pesca pazzo”. Sapori di Liguria li si assapora nella focaccia al pesto o nei gusti limone e basilico e “l’ oro del Beigua” del simpatico Marco della Gelateria “I giardini di marzo”. Graziosi i nomignoli che caratterizzano pure alcune località limitrofe di Varazze come l’ Eremo del deserto, Alpicella, Casanova, Castagnabuona e Cantalupo che evocano antiche usanze, come quella dei muretti a secco che si incontrano inerpicandosi per piccoli sentieri e per

quello che conduce al Santuario della Madonna della Guardia , da cui si domina tutta la costa dalla cima del Monte Grosso. Più volte è capitato di recarmi con gente del posto presso questa graziosa chiesetta, magari al tramonto per godere di una vista straordinaria che spazia fino al porto di Genova, o in
occasione della rituale festa di fine agosto quando quasi tutti i varazzini vanno con mezzi di ogni sorta per

assistere alla tradizionali
sfilata liturgica. Altro simbolo di questa rinomata località di villeggiatura, presa d’assalto da piemontesi e lombardi, è “U campanin russu” il celebre campanile rosso quadrangolare che svetta sulla Collegiata di S. Ambrogio, quasi volesse ricordare ai turisti una storia che costituisce il sapore autentico del posto di cui
andare orgogliosi. Cosa che accade in occasione delle celebrazioni della patrona S. Caterina da Siena, a fine aprile, con complesse rievocazioni alle quali partecipano centinaia di figuranti ingaggiati nella quotidiana vita cittadina, dal parroco ai commercianti, sontuosamente ricoperti di abiti medioevali.
Anche le varie statuette di santi poste in ogni sorta di nicchia agli
angoli dei “budelli” , fra le casette policrome dalle tinte color pastello, paiono sorridere di questa solenne goliardia che coinvolge folle di visitatori facendogli percorrere idealmente uno straordinario viaggio nella storia ligure. Viaggio che mi capita di fare, tutte le volte che mi rifugio a Varazze, assorta sugli scogli della Baia del Sole o del porto, guardando le barche che prendono il largo o fanno ritorno. Lo sguardo si perde lontano, insieme ai gabbiani, “esuli pensier nel vespero migrar”, che volteggiano dove meno te li aspetti, mentre si ode il suono delle tante campane, come un misterioso dialogo che si
perpetua fra le diverse parrocchie , e mi ricordano le tradizioni del mio Sud, nel quale non mi è più capitato di far ritorno. Inoltrandomi a fare trekking sui percorsi del Parco del Beigua e dell’alta Via dei Monti liguri rivedo le boscaglie e le piane assolate che percorrevo da piccola, con il fruscio del vento che sembra voler propagare quel pensiero che aleggia nel mio cuore, sulle note della celebre canzone dello scomparso musicista di Varazze Manuel, e in questo mio ritrovato rifugio, dolcemente pare ripetere:“Vaze te veuggio ben!” (Varazze ti voglio bene).
                                    Giuseppina Serafino                                             
 



sabato 3 novembre 2018

Bologna e i suoi colori


Una città che non visitavo da tempo e che forse in realtà non avevo mai visto Bologna, in una calda giornata autunnale. Tanti gli appellativi con cui l’avevo sentita caratterizzare: dalla “dotta” per la sua celebre università , alla “grassa” per la sua robusta proposta enogastronomica, ma ciò che me la ritrae maggiormente è la “rossa” per i colori dei suoi mattoni, più che per storiche connotazioni politiche. Colpiscono subito i suoi tanti portici, che solo nel centro storico, si estendono per circa 38 km in una sorta di dedalo che sembra condurre il viandante in misteriosi cunicoli fuori dalla realtà tangibile. Uno dei più celebri è quello di San Luca, che con le sue 666 arcate, si dice rappresenti il diavolo in forma di serpente, la cui testa viene schiacciata dalla madonna, rappresentata dal Santuario. Cuore della città è
Piazza Maggiore, frutto di secolari trasformazioni che l’hanno impreziosita di importanti edifici, oltre la Basilica di San Petronio, i Palazzi: dei Notai, d’Accursio, del Podestà e quello dei Banchi. Di fronte alla chiesa di Santa Maria della Vita, si accede all’antica struttura dell’Ospedale di Santa Maria della Morte che era molto frequentato dagli studenti di medicina, che effettuavano
studi anatomici sui cadaveri dei giustiziati nell’adiacente università nel Palazzo Archiginnasio, con i suoi 7000 stemmi araldici. Nel XIX secolo l’ospedale è stato adattato per ospitare il nuovo Museo Civico Archeologico.  Altri simboli di questa città sono la fontana del Nettuno del Giambologna e le torri medievali, le maestose Due Torri, quella degli Asinelli (98 metri) e la sua “gemella” Garisenda (48 metri, citata nell’inferno di Dante)  che spingono ad alzare lo sguardo in una sorta di omaggio servile del visitatore. 
La Maserati, celebre casa automobilistica bolognese ha “strappato”il tridente di Nettuno e lo ha messo sulle proprie macchine.Suggestivi gli 80 chilometri di canali, che nel XII secolo nascevano per collegare il sistema idrico al fiume Po e che fanno sembrare Bologna una piccola venezia, se la
si osserva dalla finestrella di via Piella, sulle acque del canale delle Moline. Vi è poi il complesso delle “sette chiese”, dove sorge in realtà la Basilica di Santo Stefano, formato da sette edifici di culto collegati fra loro.  Ora ne sono rimasti solo quattro: la chiesa del Crocifisso, la chiesa del sepolcro e la chiesa dei Santi Vitale e Agricola (più due sarcofagi che custodiscono i resti dei primi vescovi della città-Francesco Guccini cantava:”Bologna è una vecchia signora dai fianchi un po’ molli col seno sul piano padano ed il culo sui colli Bologna arrogante e papale Bologna la rossa e fetale Bologna la grassa e l’umana già un poco
Romagna e in odor di Toscana”. Il fascino di una città che pare uno scrigno denso di tesori unici.
                                     Giuseppina Serafino






mercoledì 31 ottobre 2018

“Picasso Metamorfosi”

Una straordinaria mostra ospitata a Palazzo Reale fino al 17 febbraio, indagherà il rapporto di Picasso con il mondo dell’ antichità. Circa 200 le opere ospitate in sei sezioni con opere come ceramiche, vasi, statue, placche votive, rilievi, idoli, stele che lo hanno ispirato e profondamente influenzato.1. Mitologia del bacio- l’introduzione della

mostra riunisce i tre artisti Ingres, Rodin e Picasso intorno al tema del bacio. Il confronto rivela come l’ approccio di quest’ultimo conduca ad un’ interpretazione libera ed innovativa dell’ antichità. 2. Arianna tra Minotauro e Fauno. La ricerca estetica di Picasso si rifà fin dall’esordio ai tanti esseri fantastici presenti in ambito mitologico. Le sue opere sono popolate da Fauni, nel celebre olio Testa di

uomo barbuto (1938)- ma anche da minotauri e centauri. 3. Alla Fonte dell’Antico-Il
Louvre Picasso visita spesso il Louvre e si ispira alle figure dei bassorilievi greci per il suo dipinto “Donna seduta” (1920), come per il tardivo Nudo seduto su una sedia, come per il tardivo “Nudo seduto su una sedia” (1963), e il suo bronzo “Uomo stante” ( 1942), figure reinterpretate in una chiave distante dalla ieraticità
delle statue elleniche 4. Il Louvre: tra greci, etruschi ed iberici. Picasso visiterà il Louvre anche dopo la seconda guerra mondiale- L’arte greca cicladica pervade il dipinto “Nudo seduto su fondo verde” (1946) e la serie in bronzo “I Bagnanti” (1956). L’artista si è ispirato alla sua collezione di oltre novanta pezzi di ex voto iberici in bronzo, di cui vari esempi sono esposti in questa mostra. 5. Antropologia dell’antico. La ceramica è la protagonista di questa quinta sezione. Picasso la scopre sperimentando il potenziale artistico della terracotta dipinta, utilizzando vari materiali riciclati di studio, frammenti di contenitori culinari e di piastrelle per arrivare a esiti

straordinari come in: Donna con mantiglia (1949), Frammento di pignatta decorato con un viso (1950), Suonatore di flauto doppio seduto (1958); o nelle ceramiche Volti di donna (1950), Portafiori a forma d’anatra (1950-1951), Toro con banderillas gialle (1957). 6. L’antichità delle metamorfosi. Questa sezione è aperta dalla spettacolare scultura “La donna in giardino” (1932) in ferro saldato, utilizzato come materiale di riciclo e volutamente dipinta di bianco come un marmo, per introdurre le Metamorfosi di Ovidio. La mostra “Picasso Metamorfosi”,curata da Pascale Picard, direttrice dei Musei civici di Avignone, tende a svelare i meccanismi di una straordinaria alchimia che mette l’ Antichità al centro di una modernità determinante per l’arte  del XX secolo.

                       Giuseppina Serafino







domenica 28 ottobre 2018

Golosaria 2018

Il tema della tredicesima edizione di Golosaria Milano è stato “Il Buono che fa bene”, ed ha raccontato l’ evoluzione del gusto nei primi 25 anni de Il Golosario, un bene che deriva dal piacere ma anche un bene del corpo, con la riscoperta dei superfood. L’ argomento del benessere e della sostenibilità è stato il fulcro del talk show, condotto da Paolo Massobrio e Tessa Gelisio e che ha visto la partecipazione del Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e

Forestali Gian Marco Centinaio. Buono e bene, come specchio dello “stile italiano” e del modello mediterraneo, a partire dai supercibi quotidiani che possono cambiare la vita: dai cereali trasformati in farina ai formaggi a latte crudo, dalla Mela Rossa Cuneo (diventata simbolo dell’ortofrutta italiana al Macfrut, al baby frutto Nergi, alleati del benessere). Nell’Agorà, il grande palco di Golosaria, nella giornata di chiusura, si è aperto uno spaccato sulla ristorazione contemporanea con la premiazione Faccini e
delle Corone
Radiose del Gatti Massobrio, il taccuino dei ristoranti d’ Italia. A Golosaria si sono riuniti più di 300 espositori di tutta Italia, fra cui alcuni storici protagonisti che in questi anni, hanno cambiato il modo di fare impresa; a raccontarlo erano presenti alcuni marchi simbolo del made in Italy come il Prosciuttificio Marco d’Oggiono, con i suoi crudi distribuiti nelle migliori boutique del gusto italiane, 
pasticceria Fiasconaro che con il suo panettone alla manna ha conquistato anche l’Oriente e Inalpi, che porta la miglior materia prima in pasticceria e gelaterie di altissimo livello. Un focus speciale è stato dedicato anche alla bottega italiana e alla sua capacità di adattarsi allo spirito del tempo, per sopravvivere e poter essere una risorsa; storici bottegai e giovani fondatori delle boutique del gusto hanno firmato tutti insieme il manifesto della Bottega italiana. Uno spazio speciale è stato dedicato al formaggio con FormaggItalia, il Salone Italiano dei Formaggi Artigianali che ha riunito una rappresentanza unica di 60 produttori; il concorso “Formaggi di Classe”, basato sugli studi del professor Rubino circa la distinzione del latte, ha visto confrontarsi i massimi esperti del settore. Il Consorzio per la Tutela dei Formaggi Valtellina Casera e Bitto e del Consorzio Tutela
Formaggio Montasio ha presentato show cooking ed aperitivi a tema. L’area Wine, con 100 cantine italiane, ha visto il debutto di “Vino. Assaggi
memorabili di quel giorno e di quell’ora”, il libro scritto a quattro mani da Massobrio e Gatti (Cairo- Comunica editori). Golosaria è una manifestazione che ogni anno, con successo, sa guardare anche in prospettiva, cercando di porsi come luogo di innovazione per i consumatori e gli operatori dei vari settori enogastronomici, diventando un prezioso punto di riferimento in ambito alimentare.

            Giuseppina Serafino