giovedì 23 maggio 2019

Carovigno e l’antica tradizione della ‘Nzegna (I Parte)


Piccoli tesori di pietra celati fra ulivi secolari , delimitati da muretti a secco a pochi passi dal mare cristallino e impreziositi da un clima perennemente propizio. Antiche torri di avvistamento fra sparute masserie, castelli che custodiscono segreti di un tempo che si vorrebbe perpetuare con echi di leggende e tradizioni che evocano riti e celebrazioni di profonda devozione popolare. Carovigno sorge su una collina a circa 
170 metri sul livello del mare,  al confine tra il Salento e le Murge, a 6 km dal Mare Adriatico, fra Ostuni a nord e Brindisi a sud. Essa è conosciuta come la “città della ‘Nzegna”, una bandiera che attesta il culto per il miracolo della Madonna di Belvedere, patrona della località, con l’attribuzione del valore di documento medievale di pace ecumenica fra Greci e Latini. La tradizione vuole che il battimento della ‘Nzegna, di forma quadrata con disegni a triangolo a montetti e con al centro la rosa mistica, avvenga il martedì dopo Pasqua.Di generazione in generazione, i figli maschi danzano alla 
maniera orientale e giostrano con la bandiera ruotandola intorno alla vita, sotto le gambe, intorno al collo, lanciandola in alto, tra il tremore dei paesani che temono l’eventuale caduta del drappo, segno di probabili avversità. Una grande folla si assiepa intorno partecipando emotivamente all’evento, accompagnando la solenne processione con le Autorità cittadine che sfilano sulla via principale adornata con sfarzose luminarie, precedute da gruppi di sbandieratori e figure storiche di ogni sorta che 
rievocano la vita del vicino Castello. Un press tour ci ha consentito di conoscere questa tradizione ma soprattutto il suggestivo territorio in cui è incastonata la località sopracitata. L’arrivo a Carovigno avviene nel pomeriggio di Pasquetta con un benvenuto che giunge proprio nel Castello Dentice dei Principi di Frasso, al centro del paese, a poca distanza dalnostro albergo diffuso Dimore S.Anna. Una prima notizia di questa fortificazione si ha nel 1163, come risulta da un documento della curia di Ostuni; in periodo angioino-aragonese fu di proprietà della 
Santuario
contessa leccese Maria d’Enghien, sposa del principe di Taranto Raimondo del Balzo Orsini. Per volontà della famiglia Loffreda, sul finire del 1400 venne edificata la terza e ultima torre, la famosa torre a mandorla, detta così per la tipica forma ogivale, progettata con la punta rivolta verso il mare per la difesa a oltranza, conferisce al castello un aspetto originale e unico. Tra le fine del 1800 e l’inizio del 1900 la struttura divenne di proprietà della famiglia da cui prende il nome e poi fu venduto alla Provincia di Brindisi. Molto belli sono i giardini, attualmente divisi in villa comunale, che divenne un vero e proprio orto sperimentale e parco, al quali si accedeva tramite un tunnel, un piccolo e stretto sottopasso oggi murato. Inebriati da queste preziose testimonianze storiche facciamo una visita ad alcune della graziose 
chiesette che fanno capolino in diversi angoli del paese: S. Angelo, di epoca normanna, la chiesa del Carmine, quella dell’ Addolorata che venne usata come ricovero per i viandanti e per i malati infettivi; la Chiesa Madre, dedicata originariamente a S.Antonio da Padova. A suggello di queste delizie dello spirito non potevano mancare quelle del corpo con una raffinata cenetta presso il ristorante gourmet “Dissapore”, prossima stella Michelin.
                                               Giuseppina Serafino
                                                     

lunedì 20 maggio 2019

I tesori di Carovigno (II Parte)

 La mattinata di martedì ha visto un susseguirsi di popolani con costumi d’epoca pronti a sfilare in corteo per le vie del paese, mentre si preparava la solenne processione con la statua della Madonna di Belvedere adornata di ori, donati dai 
Riserva naturale di Torre Guaceto
compaesani come ex voto. Sulla piazza si assiepavano migliaia di cittadini desiderosi di carpire alcuni effluvi benefici derivanti dalla battitura della ‘Nzegna ad opera dei due membri della famiglia Carlucci, che si tramanda il possesso della bandiera, agitata come solenne trofeo, segno di protezione divina. La danza dei due baldanzosi giovanotti veniva accompagnata da musiche ritmate sullo stile della pizzica. Grande euforia al termine dell’ esibizione, conclusasi senza che ci fosse la caduta dello stendardo, indice di malasorte, paventata dal freddo vento che aleggiava sin dalle prime ore e fugato da un tiepido sole che salutava la conclusione della complessa manifestazione. Nel pomeriggio per rinfrancarci del dispendioso impegno di compartecipazione profuso, siamo stati accompagnati per il pranzo presso la Masseria Bellolio, ambiente rustico 

Sindaco di Carovigno e Famiglia Carlucci
riscaldato da un grazioso caminetto che restituiva il 
calore della civiltà  contadina
Qui è stato possibile partecipare ad
una degustazione di olio extravergine, con notizie relative alla conoscenza di questo prodotto chein queste zone risulta di eccellente qualità, tanto da aver ricevuto il riconoscimento DOP. L’Unione Europea ha introdotto la Denominazione Protetta (D.O.P) a salvaguardare l’originalità e territorialità della produzione di olio extravergine d’oliva, marchio di qualità che viene attribuito agli oli che 
seguono un disciplinare di produzione predefinita in tutte le fasi della catena produttiva dalla pianta all’ imbottigliamento. La Regione Puglia è intervenuta con una Legge Regionale definendo gli “ulivi “elementi peculiari e caratterizzanti della storia, della cultura e del paesaggio regionale” e per questo sottoposti a vincolo paesaggistico, vietandone il danneggiamento, l’ abbattimento e l’espianto. In serata dopo aver assistito alla processione, con sfilata di sbandieratori e fuochi d’artificio che suggellavano la solennità dell’evento svoltosi, ci siamo rifocillati con una raffinata cena a base di pesce presso il Ristorante Chechele, nel centro di Carovigno. Al mattino, inebriati dal bel sole che impreziosiva le vestigia del borgo, dal Castello alla Chiesa 
di Sant’Anna, siamo stati accompagnati al Santuario della Madonna di Belvedere, non si sa se per un implicito ringraziamento per la fruizione delle bellezza storico ambientalistica concessaci o se per una nostra tacita richiesta di perdono per gli eccessi goderecci, celati dalla necessità di conoscenza del territorio tramite le sue essenze enogastronomiche. La struttura, che si trova a circa 4 km a nord-est da Carovigno, sulla strada per Specchiolla, comprende la chiesa superiore e un sistema di grotte naturali disposte su due livelli, ambienti ipogei diventati importanti luoghi di culto. Si pensa che la chiesa in grotta sia stata usata da monaci di rito greco in fuga dall’area siropalestinese sotto la pressione dell’Islam. Su un lato si trova una nicchia in cui è inserito il quadro della Madonna di Belvedere che viene portato in pellegrinaggio durante le feste pasquali, sul lato opposto è esposta la statua della Madonna di Finibus Terrae 
(fine XV secolo). Dopo aver percorso una lunga scalinata di 31 gradini, a circa 20 metri di profondità, si trova la grotta inferiore da cui dipartono vari cunicoli, con immagini sacre in prevalenza a soggetto mariano; furono rinvenute molte ossa appartenenti alla fauna pleistocenica. Il Santuario, presso il quale si tiene l’ultima battitura della ‘Nzegna il quarto giorno, è diventato un luogo mistico, con le sue grotte create dall’acqua, modellate dai fenomeni carsici e impreziosite dall’opera umana con affreschi ed altari.A malincuore ci siamo allontanati dal quel luogo sublime per dirigerci a Torre Santa Sabina, circondata da strisce erbose e intrecci di cactus a ridosso di pescherecci sulla bluastra superficie del mare. Tutto questo nuovo incanto l’abbiamo fruito dalle vetrate del ristorante “Da Turicchio” affollato di accaldati turisti, mentre 
assaporavamo le delizie ittiche 
intuendo il motivo della’imponente stazza di molti dei compaesani che ci osservavano stupiti per le nostre ritrosie dinanzi agli eccessi culinari prospettatici. Appagati da quelle pietanze davvero assortite ma, soprattutto, per ciò che abbiamo ammirato nel magico territorio di Carovigno, ci siamo congedati con la recondita speranza di ritornare al più presto per carpire il misterioso segreto che contraddistingue la bellezza selvaggia e dal sapore arcaico di questi angoli paradisiaci.                                                                                                  Giuseppina Serafino



giovedì 16 maggio 2019

Il Poggiarello super star

Durante il Fuori Salone di Tutto Food, al Just Cavalli di Milano, è stato possibile degustare i vini de “Il Poggiarello”, in un evento a cura del Consorzio Piacenza Alimentare. Una piacevole esperienza multisensoriale che ha consentito di apprezzare al meglio le caratteristiche dei vini piacentini. L’azienda F&P Wine Group, a cui il brand sopracitato appartiene, ha fatto preparare un delizioso menù che ha esaltato i valori della produzione vinicola esibita.
Nel 2018 le famiglie Ferrari e Perini hanno unito i 6 marchi: Poggiarello, Perini&Perini, Costa Binelli, Borgofulvia e 4 Valli. Attualmente il Gruppo si estende su circa 200 ettari di vigneto, per un totale di 10 milioni di bottiglie prodotte annualmente, il cui 50% è destinato ai mercati esteri, soprattutto Russia, Germania, Belgio, Stati Uniti e Spagna. L’Azienda Agricola “Il Poggiarello” è stata creata  nel 1980 su venti ettari di terreno ecosostenibili; sistemi di allevamento, gestione del suolo, contenimento vegetativo, diradamento dei grappoli e raccolta rigorosamente manuale contraddistinguono il Poggiarello, il cui canale di vendita in Italia è rappresentato da HO.RE.CA.  Una passione per il vino che si tramanda da quattro generazioni, dopo che è stata rilevata una struttura in completo degrado; dal vecchio portico che si affaccia su un grazioso giardino e dalla terrazza sovrastante si gode un incantevole panorama con la vista su Piacenza e sui Castelli che circondano la piana di Statto. L’azienda ha fatto propria la filosofia che ha ispirato la costituzione del Movimento del Turismo del Vino, a cui aderisce fin dalla sua nascita, ossia il fatto che l’ospite abbia il ruolo di amico e consigliere. Particolarmente apprezzati durante la prestigiosa serata sono stati: il Gutturnio DOC Frizzante, dal 
colore rosso rubino brillante di varie intensità, con sapore consistente, fresco e giovane, dotato di un sapore ampio e fragrante, con note di frutti di bosco. Le pietanze a cui esso si accompagna sono i primi piatti saporiti, i secondi a base di carni bianche e i formaggi stagionati. Ma la vera gemma è stato l’Ortrugo DOC Frizzante, dal colore paglierino tendente al verdognolo, con sapore delicato e caratteristico con retrogusto amarognolo, impreziosito da un profumo intenso, molto fresco con sentori di menta e fiori freschi. I suoi abbinamenti ideali sono antipasti di salumi, paste asciutte , risotti e pesce. Un vero e proprio viaggio nel gusto e nella tradizione attestata dall’originale spago che recinge il tappo della bottiglia, dalle forme generose, come le terre piacentine, luogo di autentiche delizie.

              Giuseppina Serafino

lunedì 13 maggio 2019

L’Adunata degli Alpini

Un raduno speciale quello tenutosi a Milano dal 10 al 12 maggio 2019 poiché si celebrava il Centenario dell’Associazione Nazionale degli Alpini. La scelta del capoluogo meneghino non è casuale ma è dovuta al fatto che proprio qui nacque l’8 luglio di 100 anni fa l’Associazione Nazionale Alpini. Per Milano si tratta della quarta adunata dopo quelle del: 1959, del 1972 e del 1992. L’Ana nasce ad opera di 
alcuni reduci delle campagne d’Africa e della Prima guerra mondiale.I momenti cruciali di questo evento storico sono stati  oltre l’alzabandiera in Duomo, la deposizione della corona ai Caduti in piazza S.Ambrogio, l’annullo postale al Castello Sforzesco, il lancio dei 
paracadutisti all’Arena civica ma, soprattutto, la
grande sfilata. Un’occasione che si è rilevata anche di business per gli esercizi commerciali e per la vendita dei numerosi articoli brandizzati ad hoc per la circostanza. Un’ invasione pacifica della città, quasi fosse un fiume in piena, con accampamenti nelle principali piazzettine verdi, con buffe presenze che si aggiravano in ogni angoli inneggiando alla potenza terapeutica del canto corale e del cibo “robusto”, innaffiato da buon 
vino.Difatti, nell’immaginario collettivo, l’alpino è colui che s’inerpicava sui sentieri impervi di cime inaccessibili, per difendere i confini del
patrio territorio, affrontando condizione 
climatiche spesso avverse. Oggi questa figura è ancora presente per attività di protezione civile o di interventi umanitari, dimostrando una certa versatilità. Alcuni loro significativi interventi si 
sono avuti in occasione del terremoto di Messina (1908), del disastro del Vajont nel 1963, dell’ alluvione della Valtellina del luglio 1987.Fra i tanti personaggi che si sono adoperati in imprese divenute eroiche vengono ricordati: Cesare Battisti che ha sostenuto l’entrata in guerra dell’Italia a fianco delle potenze dell’Intesa, per liberare le terre irredente dagli austriaci; egli perde la vita a 41 anni con lo sguardo fiero rivolto verso le montagne. Condivise con lui la cattura e la morte prematura, Fabio Filzi nel 1884. Vi è poi Damiano Chiesa fucilato 
alla “fossa della cervara” del castello del Buonconsiglio per colpa di un traditore. Fra le imprese più tragiche delle “Penne nere” , viene ricordata quella in Russia, una marcia eroica di 700 km dove, a causa del flagello del freddo su 57.000 uomini, ben 34.170, non tornarono indietro. Costoro, come i tanti che si ritrovano per i vari raduni annuali , o in questo caso per il raduno nazionale di Milano, che ha richiamato 500.000 presenze, mostrano un glorioso senso di appartenenza ad un Corpo militare che è simbolo di profondi valori, morali, civili e sociali.       
                                                                                                     
                                                Giuseppina Serafino  


giovedì 9 maggio 2019

Tutto Food 2019

Una manifestazione di grande successo Tutto food, tenutasi a Rho fieramilano dal 6 al 9 maggio 2019, una sorta di festa del gusto che ricordava i fasti dell’Expo. Folle di appassionati delle delizie 


agroalimentari si sono aggirati fra i tanti padiglioni alla ricerca di novità ma soprattutto di ciò che caratterizza la qualità dei prodotti maggiormente esperiti nell’uso quotidiano. Sempre più un hub internazionale, impreziosito da presenze istituzionali come quella del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e del Ministro delle Politiche Agricole Alimentari, Forestali e del Turismo Gian 

Marco Centinaio. Gli operatori presenti sono stati 82.550, 21% dei quali esteri, provenienti da 143 Paesi, con 12 new entry ( da America centrale, Medio Oriente e Nord Africa) che si sono relazionati con i 3.079 brand italiani e internazionali. 
Sono stati 1414 i giornalisti e 325 i blogger italiani ed esteri accreditati. Grande apprezzamento per i 250 eventi che sono stati organizzati, in particolare quelli dedicati a blockchain, retail ed intelligenza alimentare. Questa edizione è stata all’insegna dell’eccellenza ma anche dell’innovazione del prodotto, della salute, della corretta nutrizione e della sostenibilità. Sono state rilevanti le presenze delle collettive regionali come Abruzzo, Calabria, Campania, Lombardia, Lazio, Liguria, Marche, Molise, Puglia e Sicilia, oltre ai consorzi come il Distretto della Pesca e quello della Valtellina, Piacenza Alimentare e tradizione alimentare.Tuttowine è stato il nuovo spazio dedicato al vino in partnership con UIV-Unione Italiana Vini. TuttoDigital è stata invece la nuova area dedicata alle innovazioni tecnologiche, come contributo di crescita del settore e alla tracciabilità della filiera.
Tra le novità 2019: Evolution Plaza, il villaggio della trasformazione digitale. Si è tenuto poi il primo International Nut Forum per approfondire la sana alimentazione a livello mondiale.Milano Food, il “fuori salone” ha contribuito ad impreziosire l’evento con un denso palinsesto di iniziative.l’Appuntamento è ora per l’ottava edizione di TuttoFood dal 17 al 20 maggio 2021.         
                                      Giuseppina Serafino

domenica 5 maggio 2019

Slow fish 2019

Sta per aprire i battenti, dal 9 al 12 maggio 2019 al Porto antico di Genova, Slow Fish. La novità, della manifestazione ittica, sarà un ‘Arena dove pescatori, cuochi ricercatori, migranti delle altre reti Slow Food, presenteranno le loro buone pratiche per tutelare il mare come bene comune. L’acquario di Genova terrà il worshop “Stretti stretti, aggrappati alle rocce, dedicato alla conoscenza degli organismi della zona mesoliterale del Mediterraneo 
occidentale. Il biologo marino Silvio Greco farà un punto sulla plastica e su quanto essa possa essere una delle maggiori emergenze ambientali della nostra epoca. Le comunità di Terra Madre porteranno le loro esperienze di pesca artigianale, di ristorazione e di distribuzione da tutto il mondo. Le comunità maghrebine del Marocco e della Tunisia faranno conoscere le loro tecniche di pesca tradizionali, come la charfia, una specie di labirinto fisso fatto con migliaia di foglie di palma, che grazie alle correnti indirizzano i pesci verso la camera di cottura. Le vere regine dei mari sono le pescatrici coreane che si immergono in apnea per catturare i loro 
pesci, ma sono anche affumicatrici, raccoglitrici di ostriche e cuoche, dimostrando che la pesca non è prerogativa degli uomini. “Migrazioni e cibo, letture e danze, assaggi di Suq” dedicato alle comunità migranti di Genova, anticiperanno il festival che animerà la Piazza delle Feste dal 15 al 24 giugno.Fra i tanti incontri dedicati al tema delle plastiche e microplastiche ci saranno: “Plastic no more:: dal packaging dei prodotti alle piccole azioni quotidiane”; “La nuova vita del pvc: Buone pratiche per ripulire il mare dalla plastica”; “Cominciamo da casa:L’alternativa della plastica in cucina”.              Un altro tema di grande interesse sarà “Ricette contro lo spreco alimentare”, con suggerimenti su come ridurre e gestire gli sprechi.”Con il pesce va in città” si daranno consigli ai consumatori sulle buone pratiche                                                
 di acquisto e per evitare le truffe. In “Isole: tra terra e acqua” si prova a guardare alle isole come a veri e propri laboratori di sviluppo sostenibile e luoghi elettivi di esempi di economia circolare e di sviluppo armonico. Il regista Mimmo Calopresti presenterà il documentario “Immondezza”, con la presenza del procuratore generale di Reggio Calabria Bernardo Petralia; un’occasione per parlare di sud resistenza, di lotta contro l’abbandono del territorio. Fra i tanti appuntamenti dedicati all’infanzia e alle scuole il Consorzio Ricrea svolgerà il


workshop “Ambarabà Riciclocò, dove il cantastorie Mirko Barbieri reciterà le sue filastrocche dedicate al riciclo dei contenitori in acciaio e ai vantaggi ambientali di questa pratica. Non resta che immergersi nell’infinito Universo di Slow Fish per gustare l’essenza magica del mare e dei suoi tesori.
                                                             Giuseppina Serafino