domenica 28 settembre 2014

Il Paradiso in Val Verzasca



Meravigliosi scampoli di una tiepida stagione,in Val Verzasca. Una suggestiva valle della Svizzera Ticinese,che si protende verso nord tra la Val Levantina e la Val Maggia, partendo dal Lago Maggiore, dietro Locarno. Essa prende il nome dal fiume omonimo, derivato a sua volta da "verde acqua". Un fantastico paesaggio in cui splendono i colori incantevoli dell'acqua cristallina che scorre vorticosa,creando un piacevole sciabordio all'orecchio degli escursionisti, che si amalgama con quello della sparuta flora,fatta di primule e di qualche agrifoglio dalle bacche rosse, che spezza la monotonia cromatica di una vegetazione ancora assorta nel gelido sonno invernale. Come novelli pellegrini,con zaino e bastoni, ci si perde con lo sguardo su un magnifico scenario montuoso, in cui risultano incastonati antichi villaggi di pietra, testimoni di un tempo scandito dai ritmi lenti della natura, che si vorrebbe ritrovare, riproducendolo,semplicemente,con il rallentato movimento dei propri passi,stanchi ma protesi verso la ricerca di una metaforica"meta",di benessere interiore più che di traguardo conclusivo.
Si cammina su sentieri fra massi e marmitte di giganti, assaporando il profumo della legna arsa nei caminetti e dell'erba secca che attutisce il rumore dei tanti scalpitii che oltraggiano la coltre di silenzio che ammanta il magnifico scenario rurale. Casette diroccate, fontane ricavate in tronchi d'alberi,cappellette votive si snodano sul percorso, quasi a voler ricordare il sentimento di devozione che animava queste piccole comunità immerse nella fatica di un estenuante, ma inebriante,lasciarsi vivere.
Partiti da Vogorno, lungo il versante orientale della Val Verzasca, si fiancheggia a mezza costa la strada carrozzabile e il lago. Oltrepassati gli abitati di Pregossa e S.Bartolomeo, ci si immette sul percorso classico del Sentierone proveniente da Mergoscia e Corippo. L'antico villaggio di Carippo (m.536) è posto sotto la tutele della "Lega Svizzera per il patrimonio naturale".Proseguendo il cammino,con la tenacia che deriva dal piacere della scoperta,si incontrano Lavertezzo,con l'elegante ponte medioevale a doppia arcata, denominato, "ponte dei salti", segue Motta, sotto il monte Poncione d'Alnasca; Brione, posto fra enormi e variegati massi di una frana preistorica;Gerra e Frasco,tipici villaggi,fino ad arrivare all'incantevole paesino di Sonogno.Oltre alla straordinaria sinfonia del fragori dei ruscelli, si viene accompagnati da cinguetti discreti,dal lento rintocco di campane che scandiscono le ore ma,soprattutto, dai leggeri battiti del cuore,il proprio,di infaticabili camminatori che si annientano come individualità,per ritrovarsi parte di un Creato,magico e... misteriosamente affascinante.

                            Giuseppina Serafino

giovedì 25 settembre 2014

Berlino...a modo mio

 Viaggio a Berlino di 5 giorni, approfittando di un' offerta su "Volare gratis"(gratis si fa per dire) e di  un    hotel, a prezzi stracciati il Park Inn Alexander, un grattacielo di 37 piani, con più di mille stanze, per" turisti viziati", direbbe qualcuno. Salvo poi, cercare di risparmiare su tutto, mediante la sublime arte di arrangiarsi, menù tipico? Tipico McDonald's e menù a prezzo fisso, tipico kebab e privè di ...tutt, vocale compresa!Una città, sventrata dai cantieri, ripiegata su se stessa. Primo luogo accostato, l'Alexanderplatz, all'interno del centro storico,il Mitte. Poco oltre svettavano, penso ci siano ancora, il Weltzeithur (Orologio universale) e la celebre Torre della televisione, Fernsehturm, di 346 metri con accesso panoramico, al "modico"costo di 12 euro, giornalisti esteri compresi.  Il Berliner Dom poteva essere visitato pagando 7 euro, e, utilizzando il pedibus, per raggiungere, cuore permettendo, la cupola da cui ammirare la distesa di sfavillanti luccichii berlinesi. Straordinaria la vista notturna, in realtà erano solo le 16,30, quando a guisa di spavaldi nocchieri, è stato possibile fondersi con l'infinito, assaporando il dolce naufragare, in quel mare di contrasti architettonici. Incantevole, poco prima, il rossastro crepuscolo che creava uno scenario fantastico, sul fiume e l'Isola dei Musei. Nella cripta del Duomo, con un certo sgomento, si vedevano decine e decine di bare impolverate, di legno o metallo e  di varie dimensioni, anche due molto piccole, a poca distanza, sembra una macabra battuta, c'era un bare...tto chic. Tutto ciò, al termine di una giornata uggiosa e plumbea, che avevo definito un "mortorio".

Il giorno dopo, con cielo azzurro e sole splendente, era magnifico passeggiare per la lunghissima arteria dell'"Unter den Linden", per raggiungere la bella piazza del Gendarmenmarkt. Ma il desiderio più 
grande era quella di poter vedere la Porta di 
Brandeburgo. Sulla piazza antistante, si notava un guazzabuglio di stranezze che la 
contraddistinguevano: carrozze trainate da cavalli

o biciclette, una band di musicisti rockettari su un palchetto sistemato in un furgoncino, denominati "Da Las Vegas a Berlino", forse era meglio che rimanessero là. Ma ciò che attirava la curiosità era una coppia di falsi militari, uno bianco con bandiera rossa e uno nero, con bandiera americana, che si mettevano in posa per farsi scattare foto con i turisti, guadagnandosi così il bread quotidiano ed evitando di far parte della"nutrita"schiera di nullafacenti. Onnipresenti i venditori di cappelli,di pelliccia, da ufficiale e maschere antigas, per teste di ogni genere, a breve anche quelle di "cavolo", le medesime di coloro che le indosserebbero, dandosi un tono. Dopo aver ammirato il Rotes Rathaus, il Municipio rosso nel NiKolaiviertel (Quartiere di San Nicola) cosa c'era di meglio se non onorare i robusti piatti della gastronomia tedesca, magari nelle classiche gasthaus,con musica di sottofondo, tovaglie a scacchi, oggetti di ogni genere appesi: waisser, wurstel, crauti e patate. Che atmosfera avvolgente creava la tanta vegetazione di agrifogli, kalankoe, abeti, collocata in ogni angolo per restituire l'atmosfera ispida, ma straordinariamente inebriante della terra che ci ospitava. Fredda e scontrosa come l'aria di quel giovane cameriere biondo "sculettante", dinanzi alla mia esigua mancia, quasi fosse stata una richiesta di risarcimento o, ancora peggio, di una prestazione particolare, contraria alla sua reale natura. La sera successiva, era sabato, nel locale c'era posto solo all'esterno, con copertina rossa a disposizione, lampada alogena accanto e giacca a vento addosso: non so se avessi più apprezzato la scarsa ciotola di goulasch tiepida (esaltata nel menù come molto ricca e piccante) o l'ottima birra fredda.
spita l'antica residenza della famiglia dei Reali di Prussia, nel Parco Sanssouci, riconosciuto Patrimonio dell'Unesco.All'entrata delle sontuose sale, oltre ad un'audioguida è stato fornito ad ognuno un paio di pantofoloni da indossare sulle scarpe, così su quei parquet o pavimenti di marmo, sembrava di pattinare sul ghiaccio. Sarebbe stata la felicità di coloro che indossano le scarpe persino quando si sdraiano sul lettone, con gioia della rassegnata consorte.Ritornando a Berlino, elemento bizzarro, era la presenza costante, per alcune vie principali, dei venditori ambulanti di wurstel con giacca e ombrello rosso, posato sulle spalle, muniti di imbragatura per reggere la bombola e, sulla pancia, la graticola su cui arrostivano le salsiccette e le inserivano in un panino. Osservandoli, riflettevo che poteva essere per me un'alternativa all'infruttuosa fisioterapia finora svolta per la mia discopatia: stare ore e ore in piedi, al freddo, con addosso un peso sulle reni, facendo così inorridire i guru inutilmente consultati!
Spettacolare la vista del panorama berlinese anche dalla cupola del palazzo del Reichstag,sede del Bundestag, il Parlamento federale tedesco, alla quale si accede tramite preventiva prenotazione internet. In realtà, sono riuscita ad entrare dopo un mezz'oretta di coda, sottoponendomi ad un'accurata perquisizione, che anche qui, come nell'aereoporto di Tiegel, fa sentire orgogliosi di un'esistenza magari piatta, ma non da criminali politici.

Impressionante la struttura allestita all'interno che si snoda su più piani come se fosse un vortice metallico da film di fantascienza. Come non pensare alla Gestapo, con gli squallidi ufficetti, tipo quello ricostruito nel piccolo ma denso Museo della DDR, in cui veniva ricordata la vita della Germania del'Est in tutti suoi aspetti della vita quotidiana con oggetti, con i quali era possibile interagire virtualmente.
Tante aspettative anche per la visita al Muro di berlino, l'East Side Gallery, che si presenta come un'interminabile serie di murales, stile sottopassi della metropolitane o del Naviglio della Martesana a Milano. Si tratta sicuramente di prodotti artistici notevoli, ma niente fa pensare ad un reperto archeologico a cielo aperto. Pure in tal caso è scattato però il bussiness con la vendita di "pezzetti" di muro a 3 0 4 euro, come souvenir.
Anche Berlino, come gli altri posti da me visitati, mi piace ricordarla con scatti fotografici ricercati, ottenuti stazionando decine e decine di minuti dinanzi ai monumenti, aspettando che le orde di turisti si disperdano oppure che il vento faccia sventolare la bandiera sul pennone di un edificio. Se ti arrestano, pensavo, vagli a fargli capire al tedesco che volevi fotografare la realtà locale in maniera creativa!Per non parlare poi delle magiche foto scattate dinanzi alle arcate, per mostrare delle vedute paesaggistiche da un'immaginaria finestra antistante, spesso inginocchiandomi per terra. Classico, sentirsi chiedere se stessi bene o avessi bisogno di una mano per rialzarmi.
Ma, riguardando le immagini, quanta poesia, quante emozioni per quegli scatti rubati, e,soprattutto, quanto desiderio di ritornare un giorno, per ripetere quelle dolci parole scritte sul cuore di cioccolato, regalato dalla Compagnia aerea, al termine del volo:"I love Berlin"
                                                               Giuseppina Serafino




mercoledì 17 settembre 2014

L 'Alto Adige a Milano

Riscoprire i robusti sapori della tradizione altoatesina, in un contesto che ricrea la calda atmosfera delle stube e dei masi nel nuovo Rifugio Delicatessen, in via Lomazzo, zona Sempione, nel capoluogo meneghino. Esagerata la quantità di leccornie, di alta qualità offerte agli ospiti, nel corso della solenne degustazione, di giovedì 11 settembre 2014, con un servizio veloce ed affabile.La location è particolarmente suggestiva: un edificio, in mattoni rossi, contornato da fioriere di legno con la vegetazione tipica delle montagne trentine, all'interno gli arredi sono di legno chiaro intarsiato. Non mancano graziose suppellettili che vanno dai merletti,ai campanacci appesi sulla parete del bar,ai lavatoi massicci di pietra nella toilette, con corna ramificate che pendono dal soffitto.
 Il responsabile della comunicazione Robi Chendler,premuroso nel fare gli onori di casa, ci ha tenuto a dire che questo secondo ristorante della catena, si differenzia da quello di via Tunisia, più raffinato nelle proposte culinarie,per una selezione di piatti  più rustici della gastronomia dell'Alto Adige: wurstel, canederli, brezel e pane scuro ai cereali, birre e succhi di mela, e l'immancabile strudel, solo per fare un esempio. L' intento è quello di allargare la cerchia degli avventori, avvalendosi di prezzi più abbordabili, anche in pausa pranzo, con menu fissi molto accattivanti.
 Più che buona la risposta registrata dal 18 agosto, giorno dell'apertura dell'esercizio. Ciò che colpisce è la grande dinamicità che viene messa in atto nel creare economia, incrementando l'asfittico mercato del lavoro, con una vetrina di eccellenze agroalimentari regionali che impreziosiscono Milano, alle soglie dell'Expo del prossimo anno.
Unico inconveniente: sconsigliato l'ingresso a dietologi ed inappetenti.

                                           Giuseppina Serafino



 




sabato 13 settembre 2014

Viaggi in buttiggia : sapori di Liguria nei versi di un poeta dialettale

Che dire del territorio ligure? Di quelle “scaglie di mare” con quel “meriggiare pallido e assorto”, per  citare il suo illustre natio Eugenio Montale.

Liguria nelle immagini da cartolina, sulle note delle canzoni di De André, all’ombra della lanterna. Liguria nelle parole dei poeti dialettali che dipingono con il cuore le sottili sfumature attinte dalla ricca tavolozza del quotidiano sentire.
Uno di questi poeti, Mario Traversi, ha recentemente ricevuto a Varazze il Premio Castrum d’Argento come riconoscimento per il suo impegno nella salvaguardia delle tradizioni e dei valori culturali del proprio territorio di appartenenza. Già Presidente dell’Associazione culturale             “U Campanin russu”, giornalista, scrittore di narrativa ed appassionato poeta, è stato vincitore di premi e importanti menzioni. Tra le sue raccolte vi sono: “Viaggi in buttiggia”, “Meste d’ena votta”, “Liguria spicciola e altro” e  “Rie”.

Mario Traversi - Varazze, Liguria
Mario Traversi, vuole fornirci un breve profilo autobiografico, che sintetizzi le tappe salienti della sua vita?
Sono nato a Varazze nel 1933. Ho conosciuto la guerra, l’occupazione, i bombardamenti e tutto il corollario di quei tempi, che la mia memoria ha fissato indelebilmente. Di padre pugliese e madre varazzina, ho arricchito le due espressioni in modo naturale e senza alcuna difficoltà. Quello per la poesia è un amore nato fin dalle elementari, prima in italiano e poi in dialetto.
Quali sono i temi più ricorrenti nella sua poesia dialettale?
I temi sono i personaggi e i fatti della vita quotidiana, descritti con bonaria ironia, nonché usi, mestieri di una volta e il mondo del mare: naviganti, pescatori, emigranti.
Quali elementi della sua infanzia ritrova ancora nella Liguria odierna?
Della mia infanzia non ritrovo che gli ultimi amici che parlano il dialetto come me, nonché i ricordi di fatti e luoghi che faccio rivivere con la fantasia, cercando di trasmetterli, quando mi si chiede, agli alunni delle elementari.
Quali aspetti, a suo avviso, rendono unica questa regione, contraddistinguendola dalle altre terre bagnate dal mare?
La Liguria è una regione contradditoria, fatta di litorale ed entroterra. Si contraddistingue da altre regioni per la sua precarietà territoriale, che non gli ha permesso uno sviluppo agricolo sufficientemente ricco come altre regioni limitrofe, costringendola a cercare cibi alternativi, poveri, trattati con estro creatico come: pandolce, cappon magro, pasqualina, pesce azzurro. Costretto in una striscia stretta e in difesa dei “Barbareschi”, il ligure ha sviluppato un carattere chiuso, a prima vista, ma più pronto all’amicizia quando è sicuro dell’interlocutore.
Quali tra i suoi versi meglio definiscono l’essenza delle genti e del territorio ligure?
E’ tutto racchiuso nella mia poesia “L’Anima da Liguria”…
E facce da gente de Liguria,
quella vea,
con e reixe (con le radici) che se perdan lontan
in ti sorchi di bricchi e n’te fasce, (nei solchi dei monti)
in ti gombi e ‘n ti nicci de devocion, (nelle edicole di devozione)
in te ciappe di caroggi e ‘n te creuze, (nelle lastre dei vicoli e dei viottoli)
sono faete de pria… (sono fatte di pietra)
Facce che o tempo o l’ha limmÚu (ha limato)
de fatiga e de s˘o (di sudore)
minealizzando (mineralizzando) sangue e pensieri,
diventando prie de canti (pietre d’angoli)
che han sacci˘o rezze (hanno saputo reggere)
monumenti de civiltae.
Facce che son restae scorpÏe (rimaste scolpite)
in te m˘age che difendeivan i paisi (nelle mura che difendevano i paesi)
da-i sciabecchi levantin (dai schiabecchi levantini)
e ‘n ti vegi campanin (e nei vecchi campanili)
che davan oe a-o travaggio ‘n ti sciti; (che davano le ore al lavoro nei campi)
libbri scriti co-a sappa e cÚ picco. (libri scritti con la zappa e il piccone)
A pria, (la pietra)
faccia e ‡nima de questa taera
dovve t˘tto
o l’Ë costÚu (costato) sempre
troppo cao, (caro)
a gh’a ‘n passÚu ch’o ne sa de afË, (ha un passato che ha il sapore del fiele)
ma se ti sae ammiala co-i euggi do cheu (ma se sai guardarla con gli occhi del cuore)
a se deslengua e a diventa ame. (si scioglie e diventa miele)

Un sincero ringraziamento a Mario Traversi, eclettico personaggio, autore di versi, preziosi come i reperti di un antico forziere posto sul fondale marino, ammalianti come un leggendario canto di sirene, intriganti come i viaggi di un brigantino che, magicamente, esce da una bottiglia per condurre “sui mari di una Liguria che non vuole dimenticare la sua storia, la sua lingua, le sue solide radici”.                       

                                                                              Giuseppina Serafino

martedì 9 settembre 2014

Viaggio nei ricordi di una Milano ritrovata

SCUOLA DI VIA DELLA SPIGA: CONOSCERE, RICORDARE, VIVERE LA STORIA

Densa e magica  come la coltre di nebbia che avvolge il Naviglio, accattivante come lo sguardo inconsapevole dei tanti bimbetti  ritratti nelle foto di classe, dal fascino intenso e misterioso come quello che serpeggia nella viuzza, ora Quadrilatero della moda.  Queste sono solo alcune delle accezioni che si possono attribuire alla  bellissima mostra di fotografie, organizzata da un gruppo di genitori e dalla Preside, Dott.ssa Armida Sabbatini, presso la Scuola di via Della Spiga, per il 150° della fondazione, con relativa pagina facebook, per raccogliere preziosi materiali storici da condividere. Visitandola si veniva rapiti dall’inquietudine di un silenzio che diviene una mistica sinfonia in cui turbinano pensieri dolorosi ma emozioni, straordinariamente, appaganti.
Innumerevoli foto in banco e nero e alcuni filmati d’epoca che ritraggono spaccati di vita quotidiana del Centro storico di Milano, come: la venditrice di cocomeri ai primi del 900, botteghe storiche (il bar tabacchi, la macelleria frequentata da Maria Callas, la salumeria, il fornaio ecc.) Antesignane boutique del gusto delle quali sembra ancora di avvertire il delizioso profumo, quasi fosse un tacito invito a ritrovarsi e a fare festa; piazza del Duomo con campi di grano e mietitori che si accingono a porre in atto il dettato della “campagna” mussoliniana. E tante immagini che ritraggono aule, pagelle, classi affollatissime, con insegnanti sorridenti,  a cui non veniva in mente di definirle “pollaio”. Bambini con lo stemma della spiga sulla divisa (o la Stella per la sezione ebraica), che indossavano, come richiesto, pantaloni corti, sotto al cappottino a doppio petto e con il cappellino con la visiera, nelle rare uscite didattiche, presso il vicino zoo dei Giardini pubblici. “El me Milan, l’era propri bel’, verrebbe da ripetere, facendo proprio il dolce idioma meneghino.
Il 19 ottobre 1938 nella Scuola di via della Spiga viene attivata, fino al 1941-42, una sezione ebraica, con lezioni di pomeriggio per bambini che, a causa delle leggi razziali, non potevano frequentare al mattino con i compagni “di razza ariana”. Un periodo tragico della nostra Storia che causò  umiliazioni e sofferenza nei soggetti coinvolti.
«Il ricordo è protezione dalle suggestioni ideologiche, dalle ondate di odio e sospetti. La memoria è il vaccino culturale che ci rende immuni dai batteri dell’antisemitismo e del razzismo», è una citazione di Ferruccio De Bortoli, Direttore del Corriere della Sera e presidente della Fondazione Memoriale della Shoah, pronunciata, il 27 gennaio 2013, all’inaugurazione del Memoriale della Shoah al Binario 21 della Stazione Centrale, luogo da cui partivano i treni dell’orrore diretti ad Auschwitz.
 Nella Scuola di via della Spiga il regista Marco Bechis, lunedì 16 dicembre 2013, ha girato una puntata di un documentario e una serie web su due grandi tragedie del Novecento: la Shoah e il dramma dei desaparecidos in Argentina. Testimone autorevole  è stata Vera Vigevani Jarach, che nel 1938 ha frequentato la  medesima Scuola, nella sezione speciale pomeridiana, a seguito dell’applicazione delle leggi razziali.
“Una importante opportunità per la nostra Scuola: aver ritrovato ex allievi, testimoni privilegiati di una pagina di Storia da non dimenticare e da offrire agli studenti di oggi per contribuire a progettare e costruire il futuro con responsabilità, consapevolezza e capacità di riflettere sulla ricchezza della memoria.” Ha affermato la Dirigente scolastica dell’Istituto, Dott.ssa Sabbatini.
 Non si può che essere grati per questo straordinario dono che restituisce il sapore della vita e alimenta il  desiderio di acquisire una capacità introspettiva più adeguata, che aiuti a fugare l’indifferenza e il qualunquismo che aleggia nella quotidianità. Ricordando le atrocità e le brutture che hanno caratterizzato alcuni periodi storici, come quelli dell’antisemitismo, si avverte il bisogno di essere, se non migliori, per lo meno diversi. Si vorrebbe contribuire ad alleviare il disagio di chi ci sta accanto, magari semplicemente con un gesto, un sorriso, come quelli dei bimbi delle foto, che paiono volerci elargire la loro gratitudine per quella simbolica carezza che il nostro turbamento partecipe, e lo sguardo commosso, gli hanno voluto, sentitamente, tributare.                                                                                         Ah, Milan…te voeuri ben!
                                                                    Giuseppina Serafino                               

         

Pedalare fra le citta' del tardo Barocco Ragusano

                                  ......sulle tracce di Montalbano
 Perdersi fra i meandri della Storia riscoprendo le suggestioni di una natura selvaggia, in una terra incantevole ma poco generosa, la Sicilia zattera delle genti, è stato questo l’obiettivo dei circa duecento partecipanti al tradizionale cicloraduno nazionale della Federazione Italiana Amici della Bicicletta (Fiab), giunto alla XXVI edizione.
Il percorso si  snodava lungo una delle vie della rete BICITALIA, sulle diramazioni della Ciclopista del Sole, la celebre Eurovelo 7, che si interseca con la ciclovia siculo-maltese "Med in Bike”, scaturita dal progetto di cooperazione transfrontaliera Italia –Malta.
Sferzate di vento  agitavano il mare diffondendo  un acre odore salmastro  addolcito dal profumo degli ispidi cactus, accompagnando noi  soci Fiab,  giunti da tutta Italia per inneggiare alla felicità di pedalare insieme, fondendo  bizzarri idiomi e frammenti di,  gaudenti o sofferte,ciclo esperienze.
Partenza da Marina di Ragusa per raggiungere Punta secca, celebre per la casa del  mitico  commissario Montalbano  di Camilleri, sovrastata dall’imponente  Faro di “Torre Scalambri”.Casette bianche, dinanzi a speroni di rocce, contro cui si infrangono fragorosamente le scomTorre Vigliena, un avamposto di origine normanna. Arroccati su un delizioso promontorio si notano i resti di Kamarina, fondata agli inizi del VI secolo a.C dagli antichi greci dorici siracusani,fu rasa al suolo dal console romano Calatino nel 258 a.C, dopo essere più volte stata  distrutta e ricostruita. Il sole rovente non allenta la spinta sui pedali  di noi cicloturisti pronti a sfrecciare verso le tre città barocche di Ragusa Ibla, Modica e Scicli, dichiarate patrimonio mondiale  dell’umanità dall’Unesco.
poste ondate marine, come un lamento di un'umanità smarrita, tenute a freno dallo sguardo clemente di una madonnina antistante all’angusto porticciolo, sono il naturale scenario di un luogo che di cinematografico ha solo gli echi di un’antica memoria che la letteratura vuole restituire in maniera  benevolmente artefatta . Si prosegue per uno sterrato che si allunga fino alla scogliera, ecco Punt
a Braccetto, poi una borgata e i ruderi di

Agglomerati di grigie abitazioni arroccate su cime montuose, dislocate secondo semicerchi concentrici si osservavano allorchè ci si catapultava in sella alle sofisticate bici, giù dai pendii a rottadicollo o allungando la gamba per attenuare la velocità del mezzo, come faceva pavidamente la sottoscritta. Lo sguardo scorreva vorticosamente dall'asfalto , ispezionato per dosare l'effetto della curvatura o della prudente decelerazione, a quel cumulo di laterizi con tettucci e  finestrelle, minuscole come gli occhi semisocchiusi di un bimbo infastidito dal chiarore di un luce che gli preclude il benefico rifugio della dimensione onirica che lo pervade.
 A  Ibla una sosta al Duomo di San Giorgio, alla Chiesa di San Giuseppe e al Circolo di conversazione per poi dirigersi sulla strada che costeggia la valle dell’Irminio. Lo sguardo smarrito e interrogativo dei vecchi seduti dinanzi agli usci di casa o ai bar fanno intuire che siano veramente rare  le occasioni di benefiche contaminazioni  da parte dei cosiddetti forestieri . Si suda parecchio per raggiungere Modica ma ne vale la pena,  la città natale del Premio Nobel Salvatore Quasimodo, da Corso Umberto ci si dirige verso  il Palazzo
comunale, la chiesa di San Pietro e il Duomo di San Giorgio, monumento simbolo del barocco siciliano, il quartiere ebreo del “Cartellone”. Una sensazione di pace mista a estatico stupore per quell’imponenza, scatti fotografici a non finire e una corsa veloce all’Antica Dolceria Bonajuto, la più antica fabbrica del cioccolato modicano.
Da Modica percorrendo in discesa la”strada della fiumara” si arriva a Scicli, in via Mormino Penna si rimane ad ammirare la ricchezza dei palazzi barocchi che vi si affacciano, come Il Palazzo Beneventano e il palazzo comunale, location del sopracitato commissario Montalbano.  Si saltella  a piedi su e giù per scalinatelle, perdendo lo sguardo su inferriate e  raccapriccianti teste di animali in pietra sotto ai balconi,  fra strette viuzze laterali che sembrano meandri di un surreale labirinto che avvolge magicamente come la vista delle molteplici casette  con gialle lucine, di un ritrovato presepe, sul  colle antistante.
Nei pressi di Santa Croce Camerina una lunga salita, ma non eccessivamente impegnativa, porta al castello di Donnafugata , una sontuosa dimora nobiliare, con una bella facciata ornata da una belle loggia in stile gotico-veneziano con 122  stanze,pare dovuta ai Chiaromonte, conti di Modica nel XIV secolo.E’ un’altra celebre location cara  al Commissario, avendo ospitato la residenza  del boss mafioso Balduccio Sinagra.
Barcollando per la fatica e la canicola, ci si fionda sulla due ruote per raggiungere la Riserva naturale di Randello,  lungo il percorso muretti a secco delimitano fazzoletti di terra popolati da specie arboree molteplici,  oltre alle onnipresenti carrubbe e agli olivi si stagliano , orgogliosi della propria imponenza, i pini d’Aleppo. Un tuffo nel mare cristallino, con le bici immerse nella sabbia finissima  ad attendere.
Un'altra meta raggiunta è stata l'antica Fornace Penna, maestosa testimonianza della vecchia industria siciliana, che si erge a picco sugli scogli alla fine della ciclabile che da Sampieri conduce a Marina di Modica. La "Mannara"cinematografica di Montalbano, area selvaggia di pascolo delle greggi ,smossa dal forte vento di ponente.
Un vento che nei primi giorni sembrava perseguitare noi cicloturisti, quasi a  volerci punire per la violenta intrusione in quella terra rimasta ferma a ritmi arcaici e poco consoni al turismo modaiolo, ma che poi è divenuto sempre più tenue, come una carezza leggera sulle nostra fronte imperlata  di sudore, sugli intensi battiti del  nostro cuore, denso di  emozioni e di  immensa felicità  per quel fantastico viaggio compiuto nella Storia,  e nella natura  incontaminata ,del punto più estremo dell'Europa.

                                                                                             Giuseppina Serafino

Meravigliosamente Uniche: Terre di Mantova

Blog Press Tour nella citta' stregata
Un DIGITAL DIARY su quella che è stata definita"la città più romantica del mondo"secondo il saggista inglese Aldous Huxley, affascinato dai monumenti, i canneti lungo il Mincio, i fiori di loto, la nebbia, la surreale patina del tempo che avvolge ogni strada e piazza,la storia, la semplicità dei cittadini di Mantova. Una città, che con Sabbioneta, è divenuta per le sue straordinarie bellezze artistiche,Patrimonio Mondiale dell'Umanità.
L'intento del tam tam mediatico, al quale ho potuto partecipare, è stato quello di promuovere il territorio mantovano, valorizzandone appieno tutte le sue molteplici risorse dal punto di vista architettonico, ambientalistico ed enogastronomico, avvalendosi del contributo della Provincia e di Can't Forget Italy, che ha puntato su videomaker, instagramer, food e travel blogger per “fotografare”una realtà che esula dagli schemi convenzionali. In omaggio all’ormai consolidato Festival della Letteratura perché non confrontare le proprie sensazioni su Mantova con quelle di alcuni celebri autori di opere letterarie?
Charles Baudelaire, nella città virgiliana, vi scoprì un mondo addormentato in una calda luce
.Riccardo Bachelli, ha invece evidenziato:
Una nobile tristezza, ch’è delle cose, una severa e dolce melanconia dell’animo velano la bellezza della città e sono parte essenziale del suo fascino … che rimane d’allora? Si, questa ruggine d’oro e di porpora smarrita, infusa sui brividi fermi dell’acqua quasi stagnante.
Sicuramente non è stata possibile rinvenire quel sottile velo di malinconia a cui diversi letterati, soprattutto moderni, han fatto riferimento nei loro scritti, piuttosto un tripudio di emozioni che catapultano in dimensioni oniriche che restituiscono il sapore di una quotidianità lontana dai ritmi convulsi e omologanti delle metropoli..
La leggenda vuole che la sua fondazione sia avvenuta per mano dell'indovina greca a cui si fa risalire il nome, ma è più probabile che esso derivi dalla divinità etrusca Mantu, ne sono testimonianza il sito archeologico del Forcello, in località Bagnolo San Vito.
Intorno all'anno Mille, Mantova entrò a far parte dei possedimenti dei Canossa e sotto Bonifacio ne diventò la capitale. Gli successe Matilde, a cui si deve l'edificazione della chiesa più antica della città, la Rotonda di San Lorenzo.
Ai Gonzaga, diventati Signori dal 1328, si deve la straordinaria fioritura artistica e la renovatio urbis, tra i molti artisti che contribuirono a ciò, vi furono Andrea Mantegna c e Leon Battista Alberti, che ideò il rifacimento della Basilica di Sant'Andrea e l'edificazione del Tempio di san Sebastiano, in area di espansione rinascimentale, di fronte all'isola del Te, dove sarebbe sorto Palazzo TE opera di Giulio Romano,tra il 1525 e il 1535. Straordinario esempio di villa rinascimentale, destinata all'ozio del principe, Federico II Gonzaga che vi teneva fastosi ricevimenti.
 All'interno di esso mirabili sono la Sala dei Giganti, di Amore e Psiche, e quella dei Cavalli. Centinaia gli scatti fotografici  effettuati da noi reporter dinanzi ad ogni aspetto che fosse insolito o comunque reinterpretato in un'ottica desueta, per trasmettere il nostro stupore estatico dinanzi a questi gioielli architettonici del ricco patrimonio culturale mantovano.
 Fra  le prestigiose residenze abitate dai Gonzaga vi è il Palazzo Ducale, imponente reggia, con più di circa 500 sale composta da più edifici costruiti in epoche differenti, prospettanti su Piazza Sordello. Di notevole pregio sono il Castello, la Domus Nova, la basilica palatina di Santa Barbara, ma il capolavoro pittorico per eccellenza, è la Camera degli Sposi di Andrea Mantegna. Da segnalare ci sono anche le Stanze del Pisanello ,l'Appartamento di Troia, di Giulio Romano,e la pregevole raccolta di arazzi su cartoni di Raffaello.
Proprio durante una prova dello spettacolo "Omaggio a Puccini", abbiamo visitato il Teatro Accademico Bibiena, denominato anche teatro Scientifico, che è sorto per le finalità dell'Accademia Virgiliana.Inaugurato nel 1769, con un concerto di Mozart quattordicenne,è opera dell'autore parmense Antonio Galli Bibiena.Quella che ci è parsa una graziosa "bomboniera", con gli incantevoli palchetti  che paiono balconcini di un calle veneziana, viene considerato il più compiuto esempio di architettura teatrale del gusto rococò.
Una grande euforia, alla stregua di ragazzini per l' agognata gita scolastica,l'abbiamo avvertita al nostro arrivo a Sabbioneta, una sorta di scrigno dai mille segreti,definita "La Piccola Atene" La città, che si presenta come un piccolo stato indipendente, con una fortezza esagonale irregolare con sei bastioni a cuneo innestati agli angoli, fu edificata tra il 1556 ed il 1591 per volere di Vespasiano Gonzaga Colonna, esponente di un ramo cadetto della famiglia Gonzaga di Mantova. Pregevoli sono i soffitti lignei in noce e cedro del Palazzo Ducale, un tempo sua residenza e palazzo del governo, ora sede espositiva.Vi è poi il Teatro all'Antica, progettato da Vincenzo Scamozzi, è il primo esempio di edificio teatrale stabile ed autonomo dell'età moderna. Che incanto pendere dalle varie Guide messeci a disposizione dalla Provincia e veder schiudere dinanzi a noi i massicci portoni di strutture ad altri precluse:la Sinagoga, riprogettata intorno al 1824, è la tangibile testimonianza di una fervida comunità ebraica, favorita dallo spirito liberale del Duca.
 
Alle spalle del Palazzo Ducale si erge il corpo ottagonale della chiesa della Beata Vergine Incoronata, che custodisce il mausoleo ducale, con la statua bronzea di Vespasiano Gonzaga; nella canonica, si trova il Museo dell'arte Sacra che, assieme a preziose tele, custodisce il prestigioso Toson d'Oro rinvenuto nella tomba ducale.

A San Benedetto Po, inserito nel circuito dei “21 comuni “Gioiello d’Italia”, abbiamo visitato il Complesso Monastico Polironiano dell’XI secolo, fondato nel 1007 da Tebaldo di Canossa ,sull'isola che sorgeva tra il fiume Po e Lirone, fu definita la Montecassino del nord. Incantevoli, sia pure "ingabbiate" dalle strutture metalliche a seguito dei danni del recente terremoto :la chiesa abbaziale, di impianto quattrocentesco, restaurata da Giulio Romano nel 1539, il refettorio monastico, con una parete affrescata dal Correggio, i chiostri quattrocenteschi di san Simeone, di San Benedetto, dei secolari, il Museo Civico con la sua collezione etnografica di oltre 10.000 oggetti di cultura contadina. Accativanti le marionette artigianali delle tante compagnie teatrali itineranti che svolgevano spettacoli di piazza.
Nei dintorni, fanno da corollario, oratori e ville abbaziali, pievi matildiche, caseifici e deliziose corti agricole, dove è possibile notare la preziosa opera di bonifica dei monaci, lungo gli argini, precorrendoli magari, in sella alla bicicletta sulle molteplici piste ciclabili. La sensazione che si avverte è di antica e tranquilla piacevolezza.
 Charles Dickens - cantò gli irreali laghi di canne e di giunchi -colpito da un certo languore decadente.Per Giovanni Comisso, in queste Terre mantovane forte è la suggestione dei tozzi salici spogli biancheggianti tra la palude e il cielo.
Tale riflessioni cullavano la mente, durante la crociera sul Mincio, mentre lo sguardo spaziava avidamente sulle vegetazione fluviale, sui prati lussureggianti, sulle rossastre costruzioni turrite, sui tanti mantovani che stazionavano assorti sulle rive, elargendo sorrisi  o trasmettendoci un benefico appagamento per quella commistione di suggestioni che ci avvolgeva.
L'auspicio è quello che tanti possano essere incuriositi da questa nostra straordinaria esperienza di riscoperta del territorio mantovano per effettuarla a propria volta, assaporando quel magico effluvio di misteriosa felicità che si avverte allorchè si sente di aver vissuto pienamente, come ci  capitato dinanzi a quel fantastico tramonto sul lago inferiore di un città, stregata e "semplicemente"unica.


                                                                     Giuseppina Serafino