mercoledì 29 ottobre 2014

Salotti del Gusto

Nella prestigiosa location dell’Hotel Principe di Savoia di Milano è stata presentata la II edizione di Salotti del Gusto. La manifestazione si svolgerà a Villa Condulmer, a Mogliano Veneto (Treviso) , il 29 e 30 novembre 2014 e sarà dedicata al tema del legame fra cibo e benessere. Lo psicoterapeuta Raffaele Morelli ha  affermato:”Il cibo è il centro della nostra identità. L’atto di mangiare fa ritrovare la valenza affettiva materna e con le persone. Gli alimenti che fanno bene all’umore sono tanti, fra di essi le spezie, il vino, il caffè  senza esagerare, il cioccolato. Il segreto per mangiare ed essere felici è alzarsi da tavola non appesantiti.” A  fare gli onori di casa sono stati  i fondatori del noto circuito enogastronomico, l’imprenditrice piemontese Raffaella Corsi e il marito Alessandro Domanda che hanno anticipato alcune novità della prossima edizione, all’insegna delle esperienze sensoriali. “Prima Classe Chef Experience” è il nome degli esclusivi salotti culinari che consentiranno di conoscere chef di fama nazionale, con un focus  sulle scelte sane dell’alimentazione e, in particolare, sulle nuove tendenze dell’Healthy Food. I salotti “Prima Classe Vintage”saranno invece dedicati alle degustazioni verticali di rinomate etichette, raccontate sapientemente dal sommelier Luca Martini , Campione del mondo AIS in carica, Alessandra Veronesi, Maitre Sommelier del Ristorante Acanto Hotel Principe di Savoia di Milano, e   Andrea Balleri, sommelier dell’Hotel Danieli. L’atmosfera sarà resa più suggestiva dall’azienda La Cantina Di Paul, un luogo elegante e confortevole che esalterà il prestigio delle etichette degustate. Una novità sarà “Prima Classe Shop Experience”, uno spazio “Prima Classe Tasting in Barchessa “  con  una curiosa “caccia al Tartufo” nel bosco insieme al trifolao e al suo cane. Salotti del Gusto e l’Associazione Veneziana Albergatori hanno  stretto una partnership per promuovere il Turismo Enogastronomico, creando un ponte ideale  tra  Venezia e la provincia di Treviso, nell’ottica della diffusione della Cultura del Made in Italy . Un’altra preziosa collaborazione sarà quella con l’Accademia Italiana Gastronomica Storica che riunisce i massimi esperti delle scienze alimentari.Durante la preview milanese, condotta da Max Viggiani di RTL 102,5, sono stati consegnati i premi “Perla”, riconoscimenti assegnati alle eccellenze e ai protagonisti dell’enogastronomia, del giornalismo, della cultura e dello spettacolo, tra di essi: i critici Edoardo Raspelli, Roberta Schira, Davide Ottolini, lo chef Hirohiko Shoda, il campione  in carica Ais Luca Martini.
“Enoteca e GastroBoutique” nel quale sarà possibile acquistare le specialità alimentari dei produttori selezionati.
Un raffinato percorso tra caviale, tartufi, prosciutti, formaggi ed oltre 300 etichette nazionali è stato denominato, invece,“Prima Classe Tasting in Barchessa “  con  una curiosa “caccia al Tartufo” nel bosco insieme al trifolao e al suo cane.
Salotti del gusto è un format che unisce l’entertainment, al mondo del wine e del food, con una forte componente lifestyle. Raffaella Corsi ha affermato: “Abbiamo scelto  questo tema per dare la possibilità di esplorare  e conoscere il legame tra la qualità di ciò che mangiamo e il nostro benessere psichico. Mangiare sano può portare benefici non solo alla salute di tutto il corpo, ma anche alla sfera sociale e alle relazioni umane”. www.salottidelgusto.com

                                 Giuseppina Serafino          

domenica 26 ottobre 2014

Il trancio Spontini in viaggio


Tutto nacque nel Dopoguerra quando la famiglia Banti toscani immigrati a Milano, aprirono una rosticceria, allora denominata “Cibi cotti”, con piatti della tradizione contadina.  Nel 1953 essa divenne una pizzeria al taglio, in via Spontini 4, all’angolo con Corso Buenos Aires, un locale sobrio, con mensole di appoggio, riconosciuta nel 2013 dalla Camera di Commercio “bottega storica”.La pizza servita, una delle più celebri della città, ha pochi ingredienti scelti,  è cotta a legna nella teglia e tagliata in porzioni, come i toscani hanno appreso dalla tradizione siciliana. Nel 1977 la famiglia Innocenti acquista Spontini dalla famiglia Banti, dando vita alla pizza al trancio da tutti conosciuta, 100% italiana e quasi a Km 0: pomodori,  provenienti dal piacentino,mozzarella delle colline di Varzi, acciughe di Sciacca,  olio di Ravenna, farina dei mulini vicino alla Certosa di Pavia. Lo stile Spontini è sinonimo di velocità nel servizio, oltre che di semplicità e di convenienza. Nel 2008 Massimo Innocenti apre un nuovo locale in viale Papiniano, a cui seguiranno quelli di via Marghera, via Cenisio, piazza Cinque Giornate e, a gennaio 2014, proprio nel cuore di Milano, in via Santa Radegonda, di fianco alla "Madunina"del  Duomo, quasi a volerla omaggiare dopo tanto felice fervore commerciale .  Ora viene aperta una sede anche a Monza, sotto i portici dell’ex Upim, in via (ironia!)Italia.Il Gruppo Spontini, con più di 100 dipendenti, è un'azienda in continua espansione che guarda con fiducia al futuro e con ambizione all'estero: si stanno concretizzando, infatti, 5 nuove aperture a Tokio, la prima "Casa della pizza", gestita in franchising, sarà ultimata entro il 2015, vicino a Omotesando, una delle principali arterie dello shopping, tra le stazioni metropolitane di Shibuya e Harajuku. Il trancio  di pizza  in oggetto, parente dello” Sfincione siciliano, è divenuto celebre in Giappone poiché è stato scoperto  da migliaia di turisti giapponesi e raccontato in patria  tramite  blogs, media e guide turistiche, sempre a caccia di sapori e delizie di provenienza popolare. Le materie prime arriveranno mensilmente dall’Italia, un pizzaiolo  Spontini andrà a Tokio per seguire tutte le fasi dello start up insieme allo stesso gestore; 4 mesi prima dell’apertura, il personale giapponese verrà in Italia per apprendere tecniche, ritmi e tempi da riprodurre.
Tra i prossimi mercati che Spontini Holding sta esplorando oltre alla Lombardia, c’è anche Londra, il Golfo (Dubai e Abudabhi), il Kuwait, la Russia, la Francia.La filosofia implicita, messa in atto dall'intraprendente Massimo Innocenti, è che occorre essere pragmatici, sinceri e volonterosi per mantenere un rapporto di confronto e dialogo che dura nel tempo. Spontini con la città meneghina in cui è nata, ha in comune la tenace voglia di innovare, restando però straordinariamente fedele  alle proprie robuste origini.  Il trancio croccante e goloso, ora icona del nostro food in Giappone, è molto più che una pizza: un pasto di qualità, appagante e veloce, intriso di contagiosa allegria e di  solida tradizione italiana.
                                     Giuseppina Serafino
                                                            

 







martedì 21 ottobre 2014

Viaggio nell’arte di Van Gogh, pregustando Expo 2015





 Grandi aspettative , in vista di  Expo, per  la mostra “Van Gogh. “L’uomo e la terra” che si terrà fino all’8 marzo 2015 a Palazzo Reale di Milano, anno in cui verrà celebrato il 125° anniversario della morte dell’artista. Le opere  esposte sono in relazione con il tema dell’Esposizione Universale  “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”sulla base dell’interesse che egli ha dimostrato per i cicli della terra e della vita dell’uomo.  Vincent Van Gogh manifestò  da subito una predilezione per i pittori realisti francesi e olandesi, e, in particola modo,  per il genere rurale, di cui Jean Francois Millet e Jules Breton erano gli esponenti da lui prediletti. La rassegna, a cura di Kathleen Adler,  è articolata in sei sezioni: dai primi disegni, all’esplosione accesa dei colori paesaggistici successivi; dai ritratti alle nature morte, caratterizzate da una rustica  essenzialità.  Queste ultime gli  consentivano di ovviare alla mancanza di modelli. Van Gogh, come afferma nelle sue celeberrime lettere, indirizzate soprattutto al  fratello Theo, cercava  nella fatica, nelle creature semplici il senso della vita e delle cose: dall'autoritratto al seminatore, da Joseph Ginoux al postino Roulin, dall'umile capanna dei contadini alla  veduta di Saintes Maries de la Mer. Egli scrisse.”Noi
altri dovremmo invecchiare lavorando duramente, ed ecco perché allora ci deprimiamo quando le cose non vanno” 
Una sorta di metafora di una purezza da raggiungere.  L’umanità sarebbe il grano che viene falciato ma in questa morte non c’è nulla di triste, ha luogo in pieno giorno con un sole che inonda tutto di una luce di oro fino, come ebbe lui stesso a dire. Molte di tali opere sono state realizzate a Nuenen nella regione olandese del Nord Brabante , vicino al confine con il Belgio, dove egli visse per un paio d’anni dal 1883. La vita rurale gli era familiare oltre che per il luogo d’origine, per le lunghe passeggiate che amava fare. Nell’aprile del 1885 realizzò il capolavoro “I mangiatori di patate”,  per creare il quale fu necessario studiare i complessi aspetti della figura umana e del volto.
La mostra “Van Gogh. L’uomo e la terra” –ha affermato l’Assessore alla Cultura , Filippo del Corno- si inserisce nel palinsesto “Milano Cuore d’Europa”, che caratterizza la proposta culturale della città lungo tutto il semestre della presidenza italiana dell’Unione Europea , attraverso le figure che con la propria storia e la propria produzione artistica hanno contribuito a declinarne la molteplice identità”.

                                                             Giuseppina Serafino

venerdì 17 ottobre 2014

Val Codera fiabesca


 Il trekking  a Novate Mezzola,  all'imbocco della Val Chiavenna, inizia in un paesaggio avvolto da una fitta coltre di nebbia che crea un’atmosfera surreale ed inquietante, di  dantesca memoria. Faticoso inerpicarsi sulle decine e decine di gradoni di granito per raggiungere  la graziosa Codera  passando dalla frazione di Mezzolpiano.  Ripide e tortuose mulattiere costeggiano , di tanto in tanto,  graziose cappellette che ricordano il grande senso di devozione che animava le antiche genti. Fuori dal bosco,  impregnato di profumo di vegetazione umida,  si intravvedono antiche abitazioni di pietra, con porticine consunte e inferriate arrugginite che richiamano alla mente frammenti di  leggende o echi fiabeschi. Ci si chiede dove siano i  dispettosi folletti e le vecchiette malefiche. Ma l'atmosfera che aleggia è di pace e "profondissima quiete", un viaggio nel tempo e nella memoria che riaffiorano beneficamente.Una sosta per ritemprarsi con la colazione al sacco o, per i più gaudenti, presso il Rifugio “Risorgimento” o l’Osteria Alpina con gustosi pizzoccheri . Poi, giusto per smaltire, giù a “rotta di collo”, si fa per dire, attraverso la mulattiera, scavalcando due suggestivi ponti di legno sul torrente  Codera e l’affluente Ladrogno.  Che ebrezza  il  guado, stile Indiana Jones, mantenendo il precario equilibrio su piccole rocce immerse nell’acqua, con una “cascatella” che rompe (l'ironia è implicita) ritmicamente, la monotonia di un silenzio interrotto solo dalla voce concitata di chi teme di scivolare, suscitando  l’ilarità dei compagni di cordata. Salendo si accede al versante opposto prima dell'Alpe di Cii e poi al "Tracciolino", un termine tecnico che indica una antica carrareccia pianeggiante che segna il tracciato di una preesistente ferrovia a scartamento ridotto, costruita a suo tempo per gli impianti idroelettrici della val Codera e della cosiddetta Valle dei Ratti. Lunghissima  la discesa, di circa tre ore, e alquanto faticosa ma impagabile la vista panoramica che spaziava dai monti a bacini lacustri, su minuscole casette, su campanili e legnaie. Che dire di San Giorgio, un pittoresco nucleo rurale, su un pianoro  verdeggiante che affascina per quella patina di visione onirica che l'ammanta, così  come quei caldi raggi di un sole preautunnale che imbionda le foglie, creando scintillii fantastici in un paesaggio fuoriuscito, magicamente, forse  chissà... da un  magnifico acquerello d'autore.        (Giuseppina Serafino)

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martedì 14 ottobre 2014

Viaggio sensoriale nella "Milano Golosa"


"Conoscere, fare, assaggiare per risparmiare" era il perno della III edizione di Milano Golosa, tenutasi presso  il Palazzo del Ghiaccio, in via Piranesi, assurto a Tempio del gusto. Protagonisti di questa Kermesse, ideata dal giornalista,"Gastronauta" Davide Paolini, sono stati 150 artigiani del cibo, selezionati in giro fra le molteplici eccellenze che connotano l'Italia. Salumieri, casari, pasticceri, vignaioli, birrai assurti ad ambasciatori delle loro zone
d'origine, per aver saputo coniugare tradizione ed innovazione, antiche tecniche e personali rielaborazioni.

Uno di questi,da noi interpellato,ha affermato "Ci consideriamo dei veri e propri artisti, dietro il nostro lavoro, c'è molto amore e il costo deve essere  un punto di arrivo di un processo. Purtroppo, per tanti, esso è la base di partenza che porta ad arrivare a brutti compromessi, anche perché molti acquirenti non sono disposti a sborsare il prezzo necessario. La conoscenza del Pianeta cibo, tramite officine del gusto, con corsi e degustazioni guidate, ha fornito strumenti tesi a consentire acquisti mirati, in base al rapporto qualità/prezzo. Curioso il giro del mondo di peperoncino, dalle sue origini fino all'uso moderno, riservato a palati coraggiosi. Alcuni chef hanno fatto assaggiare le alghe secondo l'alta cucina  napoletana, spiegando dove si raccolgono, come si lavorano e si conservano. L'Università della Spesa, invece, ha voluto suggerire alcune indicazioni per effettuare scelte consapevoli, risparmiando denaro, salute e risorse naturali. Nella  Sala del Tempo è stato possibile apprezzare l'effetto dell'invecchiamento sui prodotti, gustando l'aroma del Barolo e del Balsamico di Modena dopo anni trascorsi nel legno, annusando i profumi delle stagioni sulle cosce di Prosciutto San Daniele. Quest'ultimo, dal 1996 è riconosciuto dall'Unione Europea come Prodotto a Denominazione di Origine Protetta per il quale vige l'obbligo di sottostare ad un severo sistema di controllo attuato da un Istituto autorizzato dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali.I Making Show sono state delle occasioni per apprezzare un prodotto grazie alle sue fasi di produzione, distinguendolo dalle sue imitazioni, come nel caso della mozzarella di bufala. 
A suggello della ricca manifestazione si è tenuta la premiazione del "Miglior ristorante dell'anno 2014" mediante un sondaggio promosso da www.gastronauta.it.
Il "nutrito" popolo dei simpatizzanti, raddoppiato rispetto al 2013, ha notevolmente gradito la rassegna Di Milano Golosa. Un evento che contribuisce a diffondere la cultura del cibo di qualità e il gusto della ricerca di piaceri raffinati, insiti nella ricca produzione agroalimentare dei nostri affascinanti territori.
                    Giuseppina Serafino

mercoledì 8 ottobre 2014

Un viaggio di gusto nelle Terre di Mantova

Difficile sentitizzare i molteplici piatti della  poliedrica fucìna di "gioielli" del gusto della cucina mantovana.
 Una tradizione culinaria che scaturisce da un'attività agricola piuttosto fiorente ma anche dal fasto delle Corti nobiliari. Alcuni prodotti compaiono infatti nelle pagine letterarie del Rinascimento, come ad esempio in quelle del Baldus del mantovano Teofilo Folengo (1496-1544),che forniscono un accurato trattato di gastronomia cinquecentesco.


Egli rammenta la "vernaccia di Volta", la borgata incastonata sulle colline moreniche dell'Alto mantovano, che produceva un vino da re. Quella di Mantova, viene definita "cucina dei principi e del popolo", poichè anche alcuni piatti tipicamente popolari, come i "bigoli con le sardelle" o la polenta, abbrustolita, con salamelle, ciccioli di maiale o gras pistà (lardo battuto con prezzemolo ed aglio),o fritta e spolverata di zucchero, risente dell'influenza dei cuochi dei Gonzaga, artefici di splendidi banchetti di Corte.
Elementi basilari della tradizione gastronomica mantovana sono:
la pasta fresca con ripieno, gli insaccati di maiale,il culto per il brodo, il raffinato accostamento di salse dai sapori dolce-forte, l'uso di erbe aromatiche e prodotti della terra. La tipica salamella viene spesso bollita, arrostita sulla griglia o sbriciolata in un risotto.I Signori mantovani spesso facevano precedere il pranzo dal "Sorbir d'agnoli", ossia degli agnolini, serviti in tazza,con brodo di carne,a cui qualcuno univa del vino Lambrusco.
Gli "agnolini" mantovani si distinguono dai tortellini bolognesi, per la forma e, soprattutto, per la composizione del ripieno: polpa di manzo cotta con cipolla, vino bianco, salamella e pancetta, impastata con uovo, parmigiano e noce moscata,lasciati a riposare per dodici ore. Tra i primi senza carne, si possono annoverare i capunsèi,gnocchetti a forma di fuso, fatti di pane grattato, salvia e formaggio.Ma il piatto tipico sono comunque i tortelli di zucca, preparati oltre con questo ortaggio, con un’uguale quantità di amaretti sbriciolati e di mostarda senapata, (fatta con mele tagliate a pezzi e mescolate con senape)parmigiano e noce moscata.
L'emblema della gastronomia è comunque il risotto, tipico quello alla pilota, il cui nome deriva dagli addetti alla pulitura e al confezionamento del riso; il risotto alla villimpentese è particolare oltre che per gli ingredienti (riso Vialone Nano, carne di maiale, aglio, grana e vino bianco secco) per la meticolosa preparazione. Il riso sarà riuscito,dicono a Villipenta, se si potranno contare i chicchi individualmente.Fra i secondi piatti,molto gustoso è il luccio in salsa, lessato e ricoperto con salsa di capperi, peperoni sottaceto, acciughe aglio, prezzemolo, accompagnato con polenta abbrustolita.
Un'antica pietanza è lo stracotto d'asino,con polenta bollente, ricoperta con sugo di verdurine e vino rosso.Un'usanza derivata dai banchetti rinascimentali,per staccare i sapori, è quella di servire una scaglia di grana prima di gustare i dolci. Fra questi il più tipico è la sbrisolona,i cui ingredienti sono:farina bianca,di mais passata al setaccio, mandorle, zucchero, strutto, tuorli d'uovo, buccia di limone grattugiata e vaniglia. Il tradizionale dolce di Natale, simile ad un pandoro, è l'anello di Monaco,vi è poi la torta di tagliatelle, ma vi sono poi quelli che vengono fatti in casa,secondo una rigida tradizione: il chisoel, il mirtol,il bussolano che vengono inzuppati nel vino.
Altre leccornie sono il sùgolo, crema fatta con il mosto e la farina bianca, i "Sospiri di Giulia" o i biscotti Filos di Sabbioneta.
Tra i vini predomina il Lambrusco che può essere evanescente o molto scuro, delle zone del Basso mantovano o in quella Sud-Ovest della provincia.
 Assaporando queste deliziose prelibatezze, magari in una tipica osteria, con arredi rustici, o in un grazioso agriturismo, con specchi lacustri popolati da variopinte ninfee, ci si perde in un magnifico oblìo che restituisce il fascino straordinario della Storia. Decisamente un magico connubio quello che fonde il calore del territorio a  quello della generosa civiltà contadina mantovana, fedele baluardo di una preziosa essenza che lo connota.
                                 
                      Giuseppina Serafino
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domenica 5 ottobre 2014

Viaggio nell'arte di Segantini,tra Milano e le Alpi svizzere.

Ad attendere il visitatore,quasi a volerlo salutare, una riproduzione del dipinto "Mezzogiorno sulle Alpi",all'interno di Palazzo Reale. Una mostra con oltre 120 opere di Giovanni Segantini, curata da Annie-Paule Quinsac e da Diana Segantini, pronipote dell'artista.A produrla è stato il Comune di Milano-Cultura, Skira editore, in collaborazione con Fondazione Antonio Mazzotta.
La retrospettiva, divisa in otto sezioni, ripercorre diverse fasi della vita del pittore con particolare attenzione agli ultimi anni trascorsi sulle montagne svizzere dell'Engadina. La montagna è stata per lui fonte d'ispirazione,non come luogo di isolamento e di arretratezza culturale ma come ambiente di transito, di incontri, di scambio e condivisione. Il Divisionismo ha rappresentato la forma espressiva in grado di rendere le  sfumature luminose e cromatiche della vette immacolate, dove il paesaggio assurge a simbolo, diventando protagonista assoluto.
Giovanni Segantini, nato ad Arco di Trento nel 1858, arriva nel capoluogo meneghino a 7 anni, se ne andrà nell'autunno 1881, per trasferirsi in Brianza, dove aspira a un contatto con la natura, rifiutando l'idea metropolitana della vita e dell'arte dei suoi amici scapigliati. Approda poi a Savognino nei Grigioni, infine in Engadina, dove morirà nel 1899. Gli inizi milanesi, dai toni dickensiani, sono anni difficili e di miseria: affidato alla tutela di una sorellastra, pressochè analfabeta e per due anni chiuso al riformatorio Marchiondi, fino all'apprendistato di bottega e, finalmente, a Brera, dove riesce ad educare l'innato talento. Milano è stata per Segantini l'incontro con tutto ciò che agitava il panorama artistico in Europa: con la Scapigliatura, con il Divisionismo, il Simbolismo, e il Liberty.
Poche le immagini che raffigurano gli scorci cittadini se non quelle dedicate a "Il coro di Sant'Antonio" e ai Navigli sotto la neve, suggestivo il dipinto che ritrae le donne a Ponte San Marco, con una forte intensità cromatica che trasmette una gioia che pare un inno alla vita. Le tematiche chiave di Segantini vanno dalla solitudine al cospetto della natura, al parallelo tra quest'ultima e il destino, al tema della maternità umana e animale. Dipinti da cui scaturisce un respiro lirico, di matrice biblica e virgiliana. Spesso protagonista è la luce, calda,un segno tangibile di vita che si contrappone all'ombra della morte, come in"Ave Maria a trasbordo", dove il vortice delle onde sembra rappresentare un ripiegamento come un’accorata preghiera, in forma panteistica.
Il consolato generale di Svizzera a Milano ha aderito con entusiasmo al grande progetto espositivo dedicato ad una personalità poliedrica e cosmopolita come Giovanni Segantini, considerandolo un ottimo biglietto da visita in vista di Expo 2015.La rassegna a Palazzo Reale intende rendere omaggio a uno dei maggiori artisti europei del secondo Ottocento che"in meno di vent'anni di attività ha espresso -conclude la curatrice Quinsac- tutte le angosce e i fermenti della sua epoca in un linguaggio che, teso tra innovazione e tradizione, risulta di una forza senza ulteriori esempi".
www.mostrasegantini.it

                           Giuseppina Serafino

venerdì 3 ottobre 2014

Merana: capolavoro d’Alta Langa

Un piccolo gioiello incastonato in Alta Langa, fra sapori e colori d'un tempo magico per le suggestioni che si offrono discrete, al visitatore che le vuole riscoprire.
Merana si erge nell’area più calda delle Langhe,una zona collinare con boschi termofili, calanchi, prati aridi,gerbidi e un particolare tipo di flora,detta termoxerofila, poichè resiste alle alte temperature e alla carenza idrica di tipo mediterraneo. Arbusti come le ginestre, i ginepri, le eriche sono dei veri e propri preparatori e ricostruttori del bosco.
Da aprile a giugno si possono ammirare bellissime fioriture di orchidee spontanee che prediligono terreni calcarei.
Il paese è situato sulla sponda sinistra del fiume Bormida, lungo la ferrovia Alessandria Savona.Piacevole la scoperta di questo magico paradiso presentato a Varazze dall'Associazione "U Campanin russu" nell'ambito delle serate al Chiostro. Un paesaggio che è in continuità con la Liguria e che affascina perchè poco antropizzato, ha affermato il Sindaco di Merana, Silvana Sicco. Infatti si trovano borgate con 70-80 persone, sovrastate da graziose chiesette scaturite dal grande culto della devozione; in una di queste frazioni è nata la nonna di Papa Francesco.La Chiesa parrocchiale di Merana, dedicata a San Nicolao e Maria Ausiliatrice,è stata edificata a fondovalle nel 1941, la struttura è in pietra di Langa, su disegno del Canonico Thea di Acqui Terme. Al suo interno si conservano alcuni arredi della seicentesca chiesa parrocchiale, posta accanto al cimitero, ora distrutta. Degna di nota risulta la pietà lignea di scuola renana, parte di un "retablo" (pala d'altare)forse trafugato dagli spagnoli che per giungere a Milano risalivano la Valle Bormida da Vado.
Terre disabitate ma ora riscoperte per le molteplici risorse anche faunistiche. Cinghiali e caprioli apportano purtroppo non pochi problemi agli sparuti abitanti del luogo, protési a salvaguardare i  magri raccolti. Chi ha scelto di investire in questi luoghi incontaminati,lo ha fatto per il piacere di perdersi fra colori unici, fra profumo di tartufi, misto a quello di lavanda e di ginestre, dedicandosi al trekking o ad escursioni in mountain bike.
Merana è un piccolo laboratorio geologico, le formazioni che qui si possono osservare sono tre: quella di Molare con le sue rocce inglobanti fossili,la seconda è quella di Rocchetta con i calanchi, forme di erosione scolpite negli antichi sedimenti marini delle Langhe. La formazione di "Monesiglio" composta da sabbie grossolane gialle o rossastre, ingloba noduli arenacei conosciuti come "murion", misteriosi personaggi di pietra che si susseguono a decine fra le ginestre e il timo, dando vita ad un singolare giardino roccioso da cui spuntano varie forme somiglianti ad una grossa rana, ad una testa di coccodrillo,o al corpo di una sfinge. L'evoluzione geologica in queste zone, datata da circa 35 a 5 milioni di anni fa, è legata al Mare Paleo-Adriatico che all'epoca occupava l'odierna Pianura Padana, lambendo le coste delle valli piemontesi in un contesto geografico estremamente diverso da quello attuale.
Affascinante il viaggio in questo suggestivo patrimonio ambientalistico, gustato mediante le delizie del palato, quasi fossero effluvi benefici e ammalianti,di una landa arcaica dove, misteriosamente, anche il "vento fa il suo giro".

               Giuseppina Serafino

mercoledì 1 ottobre 2014

Abruzzo di...vino verso Expo 2015


L'Abruzzo forte e gentile, per usare una citazione di Primo Levi, è riconosciuta come Regione Verde d’Europa,grazie ai suoi tre parchi naturali ed uno regionale, alle Oasi del WWF.Terra di dolci pendii incastonati tra mare e monti, di prodotti non sempre adeguatamente valorizzati.
I migliori vini abruzzesi di 23 cantine,hanno avuto modo di sfilare a Milano,
nella prestigiosa location del Museo dei Navigli,in via S.Marco,nella rassegna denominata "Abruzzo di Sera". Accanto ai vitigni che rappresentano da decenni l'emblema del territorio abruzzese, trovano spazio, da diverso tempo, anche svariati vitigni autoctoni. Alcuni di questi sono già diffusamente presenti in molte aree, come il Pecorino, la Passerina, la Cococciola, altri sono invece in fase di recupero come il Montonico o il Moscatello. Si tratta di vitigni antichi, perlopiù dimenticati in passato, per la loro scarsa produttività ma che oggi, grazie ad un meticoloso impegno in vigna e in cantina, riescono ad esprimere appieno i caratteri forti e nel contempo gentili, di un territorio vocato alla produzione di vini di qualità. Rosso, rosato,bianco,una sinfonia di colori, sentori e sapori che si sono, a buon diritto, imposti in Italia e nel mondo.
Sette Denominazioni di Origine, fra cui: Montepulciano d'Abruzzo Colline Teramane Docg, le Doc Abruzzo, Cerasuolo,Controguerra,Ortona, Trebbiano d'Abruzzo, Tullum e Villamagna.
Nel corso della serata di degustazione, special guest sono stati i pregiati oli extra vergine di oliva e la tipica pasta "alla pecorara" fatta a mano proprio dinanzi al folto pubblico, più di mille presenze di enoestimatori.
L’edizione 2014 di Abruzzo di sera è stata importante per avere la conferma dell’ interesse del pubblico lombardo e, in particolar modo, milanese-ha affermato Tonino Verna, presidente del Consorzio di Tutela dei Vini d’Abruzzo- che d’altronde è già preparato ai temi dell’Expo, quindi sensibile alla grande qualità della produzione agroalimentare abruzzese, longeva in termini di tradizione e rispettosa del pianeta.
«Siamo particolarmente soddisfatti della forte rappresentanza delle province di Chieti e di Pescara-ha aggiunto il presidente del Movimento Turismo del Vino Abruzzo Nicola D’Auria- perché ci dimostra una comunione di intenti e di partecipazione.
"Il Gran Sasso e la Majella son le nostre basiliche, che si fronteggiano in un dialogo molto riuscito e complementare... Bisogna prenderci come siamo, gente rimasta di confine (a quale stato o nazione? O, forse, a quale tempo?), con una sola morale: il lavoro  (Ennio Flaiano)
Un superbo viaggio in una terra dai forti contrasti che si presenta con tutte le carte in regola per il variegato mondo di Expo 2015.

                       Giuseppina Serafino