venerdì 6 febbraio 2015

Poesia nel DB Museum di Norimberga

Uno splendido “viaggio” nelle Ferrovie tedesche e fra i mezzi di trasporto in genere, questo rappresenta il Deutsche Bahn di Norimberga. Una mostra che si estende su due piani e una superficie di 2500 metriquadri per ripercorrere due secoli di storia della tecnica, dell’economia e della cultura, dall’avvento delle ferrovie in Inghilterra, intorno al 1800, fino al 1989, anno della Riunificazione della Germania.
In maniera, a dir poco “poetica”, viene analizzato il sistema dei trasporti a scopi militari, nel 20° secolo la “Reichsbahn” rappresentò la rete logistica dello sterminio e dell’olocausto.  In due padiglioni sono esposti più di 25 veicoli ferroviari;  lungo il marciapiede  “dei  principi”sono allineati il treno di corte del“Re delle favole”, Ludovico II di Baviera e la carrozza salone del principe Bismarck, il cancelliere dell’impero tedesco. Si scopre stupiti che i regnanti del 19° secolo fecero allestire nelle stazioni sale di attesa riservate a persone di alto rango, vennero però utilizzate di rado perché tali personaggi  non avevano, quasi mai, tempo di aspettare. Ci si aggira per le numerose sale  sorridendo dinanzi a momenti della vita quotidiana: piccole sale d’aspetto, ufficetti del capostazione, con arredi, divise di ogni sorta, valigie di cartone  portate in auge dai nostri emigranti, sontuosi orologi . 
Un omaggio è stato reso al I° treno tedesco  con trazione a vapore che nel 1835 ha collegato, per la I volta la città di Norimberga e Furth. Si assapora il profumo del tempo e gli occhi non si stancano di spaziare da un particolare all’altro, avidi di suggestioni emotive come a voler salire su quei numerosi convogli o quelle auree carrozze, per ritrovare il fascino della Storia e dei ricordi. 

Nella biblioteca del Museo DB è conservata la più importante raccolta di letteratura sulle ferrovie, più di 40.000 volumi dal 18° secolo, fino ai giorni nostri. Il pensiero transita su quei binari e sulle immagini d’epoca,

accarezza quei visi di  lavoratori  segnati dalla fatica
e dalla polvere di carbone, e gli trasmette la gratitudine per il progresso a cui ci hanno condotti. Uscendo si scopre di aver trascorso molto tempo  in quel mondo del viaggio, incantati come quei bimbi che osservavano i giganteschi plastici in cui i trenini saettano fra gallerie e dolci pendii, e si stenta a credere, con la dolcezza nel cuore, che tutto ciò che è si è osservato  possa un giorno  essere stato vero.
                                                                                        Giuseppina Serafino