lunedì 9 marzo 2015

Trek mistico fra Rapallo e Zoagli


La stagione escursionistica inizia con un tepore primaverile, proprio nell’ultimo dei tre giorni della merla, partendo da Rapallo nel Golfo del Tigullio. Si attraversa la passeggiata sul lungomare, osservando i riflessi cristallini e lo sciabordio delle onde che sembra volerci salutare, dopo la pausa autunnale. Sopra ad uno sperone di roccia, all’inizio della passeggiata Vittorio Emanuele si erge il grazioso Castello cinquecentesco, costruito a difesa dei pirati barbareschi. Man mano ci si inerpica su scalinate che conducono dentro frazioncine che sono incorniciate da una rigogliosa vegetazione, fra cui spiccano splendide  belle fioriture di mimosa, una vera e propria “esplosione” di colore giallo, come quella dei profumati limoni e dei cedri. 
L’itinerario prevede un giro fra i cinque campanili per giungere a Zoagli e rientrare nella località di partenza. Incantevole la chiesetta di S. Ambrogio, raggiunta dopo aver costeggiato piantagioni di ulivi  e di castagni, un periplo nella lussureggiante macchia mediterranea, con piante di alloro e rosmarino che adornano ville e casali. Difficile incontrare tracce di presenze umane al di là di qualche lavoratore addetto a mansioni di giardinaggio, si ode solo in lontananza il fastidioso rombo della automobili su un’autostrada, e  il rumore dei  passi cadenzati dei nostri scarponi sulle foglie secche e dei bastoni telescopi sulle rocce, che attenuano la fatica dei  nostri ritmati movimenti.    
Un palo di legno con sopra due stecche riporta la  scritta rossa” Madonnetta”  che affianca S. Pantaleo”, prima di proseguire, lo sguardo staziona sui statue ed incisioni, riprese da ripetuti scatti fotografici. Ci si accorge che cadono gocce di pioggia e subito dopo,  anche leggeri chicchi di grandine  che ci costringono a indossare le giacche a vento, pur con il sole  che continua a risplendere. Come non pensare a un segnale divino in questo tour fra chiese che si ergono come muti baluardi di una civiltà che sembra essersi fermata a ritmi arcaici connotati dallo scoccare delle ore,  tramite le  assordanti campane. Probabilmente si avverte come un’intrusione questo passaggio di una cinquantina di novelli forestieri che profanano il luogo, non si sa bene a quale titolo. Si giunge a Zoagli quando il cielo si è ammantato di un velo di grigiore che agita il mare a tal punto da inzuppare alcuni temerari che si erano avvicinati per carpirne l’intenso profumo intriso di salsedine .Già nell’ottocento era un centro turistico ambìto da personaggi illustri, come Friedrich Nietzsche, Ezra Pound, e il pittore Vasilij Kandinskij. La prima cosa che si nota arrivando è uno strano edificio, un po’ villa un po’fortezza medievale, si tratta del castello Sem Benelli. l’autore del dramma la Cena delle Beffe; all’inizio del ‘900, egli troppo fiducioso del successo ottenuto, decise di costruirsi questa eccentrica dimora dilapidando il patrimonio e andando a vivere nella dependance, dopo averlo venduto. Si prosegue per la Chiesa di S.Martino e poi per S. Pietro di Rovereto.Lo sguardo si perde in lontananza per ritemprare la fatica con altre suggestioni visive ed olfattive, ogni tanto si notano qua e là, fiori di cui non si conosce il nome ma che appaiono come veri e propri tesori  di una natura generosa e creativa. Dopo le località di Costa e Oliveto,  si perviene a Cerisola, con la Chiesa  che sembra essere un simbolo di noi ritrovati viandanti,
S.Pellegrino. Il tempo non sembra più promettere nulla di buono quando si arriva a Semorile e alla Chiesa di S.Giovanni Battista. Si stenta a credere come possano essere state edificate tutti questi simboli della cristianità in fazzoletti di terra incastonati fra terrazzamenti e pendici boscose. Dopo aver oltrepassato le località dallo strano nome, poco consono alla sacralità fin troppo diffusa, Sexi  Alto  e Sexi Basso, si giunge, alquanto affaticati,  alla cappella di S. Maria Maddalena. Il tratto finale di un percorso chi si è snodato su un dislivello  di circa 790 metri e una lunghezza di 16,30 Km , viene percorso sotto una pioggia insistente, per ritrovare Rapallo in una dimensione cupa e spettrale. Si parte per fare rientro a casa, con alcuni  di noi che recano in mano un fascio di ulivi, simbolo di quella pace interiore raggiunta con il giro fra i cinque campanili e, poco dopo averli lasciati alle spalle, ci si accorge che un emblematico chiarore illumina il cielo, esaltando  con un fantastico  gioco di colori, un tramonto… di incommensurabile bellezza.                        
    (Giuseppina Serafino)