giovedì 23 aprile 2015

Tigullio tra mare e monti


In attesa dell’estate, niente di meglio che “immergersi” nei profumi della macchia mediterranea di un’area di grande impatto paesaggistico, da Camogli a S. Margherita Ligure. Lo zaino che ci si mette sulle spalle è il fardello di cui bisogna farsi carico, per entrare in una dimensione paradisiaca, oltre a quello della  lunga fatica dell’inerpicarsi su gradoni impervi.  Si sale a poco a poco costeggiando il Rio Gentile, fra muretti a secco, in mezzo a una fitta vegetazione di pini, cipressi e tanti ulivi che con le graziose  cappellette votive ricordano la dolorosa strada del calvario. L’abitato di S. Rocco, a quota 221 metri, si affaccia sulle
propaggini occidentali dello splendido Promontoriodi Portofino, ed è affiancato da due agglomerati di vetuste casette, Poggio e La Mortola, da cui ci si inoltra su un sentiero a fondo naturale che conduce nel fitto bosco. Ci si accorge di un progressivo chiarore che riscalda gli umori, in una giornata iniziata con il cielo terso, a quota 610 metri,da cui  si scorge la  sommità del Monte Portofino. Il sentiero principale  contorna a mezza costa il promontorio, passando per i “bunker”, sopra Punta Chiappa e il Passo del Bacio. Un percorso altimetrico piuttosto accidentato,  ci conduce per circa 4 Km. alla incantevole


Baia di S.Fruttuoso, dal vallone del Rio di Cala dell’Oro  al Passo del Termine. Alcuni  di noi  preferiscono raggiungere la più agevole località di Pietre Strette,  dove si ergono alti blocchi di conglomerato in un’oscura pineta. Come naufraghi che approdano su un ‘isola miracolosa, percorriamo quasi di corsa gli ultimi tratti per giungere alla spiaggetta sopracitata .Qualche gruppo di temerari  si gode in costume l’intenso calore, splendidi i riflessi  sulla superficie del mare, che riflette i colori dell’azzurro cielo, misti al verde dell’ intricata vegetazione.

Un gabbiano, spuntato  chissà come dall’acqua , zampetta dinanzi , osservando  noi camminatori  che liberandoci degli scarponi, addentiamo avidi una  gustosa focaccia  e, vola via , forse considerandoci “sportivamente”patetici.Divoriamo le cibarie proprio dinanzi all’  Abbazia dei Doria come novelli pellegrini, prima di proseguire per località Prato fra case sparse, alberi contorti e vigneti. Alcuni scelgono di recarsi a Portofino, fiancheggiando un’osteria con pergolato e la Chiesetta di S. Sebastiano, pur se affranti dalla estenuante discesa, ammiriamo gli splendidi scorci panoramici sul Golfo del Tigullio fino a Punta Mesco.

La piazzetta-salotto, incorniciata da variopinte casette in cui sono incastonati lussuosi esercizi commerciali, appare sventrata dai lavori di un cantiere,  tutt’intorno bianchi  gazebo di venditori artigianali tentano di accaparrarsi l’attenzione degli sparuti turisti ,in cerca di qualche effluvio di leggendaria mondanità. Breve la sosta che precede il cammino  fra piante secolari e lecci facendo incantare lo sguardo sulla Riviera di Levante, mentre si compiono gli ultimi sforzi per giungere a Paraggi, dove si erge  il celebre castello e poi si imbocca la salita alle Gave, sbucando dinanzi all’omonima cappella.

Un frettoloso sguardo alla Chiesa della Madonna di Nozarego e alla Cappella della Neve per catapultarci verso il Porto di S.Margherita  e successivamente in alcuni luoghi di delizie della graziosa cittadina per ritemprarci dopo l’intensa  giornata fra le  meravigliose perle di Liguria. Ci resterà nel cuore il calore di un ambiente denso di profumi e di colori che si fondono magicamente, restituendo il sapore di una vita arcaica che si snoda fra viottoli  e carruggi a ridosso di un’incantevole distesa marina .

                (Giuseppina Serafino)