lunedì 29 giugno 2015

Magici scorci lariani

Un'atmosfera patinata avvolge il lago di Como con la vegetazione ancora intorpidita dal recente sonno primaverile.Il sole mattutino crea riflessi argentei che accarezzano lo sguardo di noi viandanti che ci accingiamo a partire da Cadenabbia (m.201),nei pressi dell'imbarcadero, osservando l'ambiente circostante connotato da tenui colori che restituiscono un senso 

di appagante tranquillità. Graziosa la chiesa di san Rocco che schiude,come un prezioso scrigno,un "piccolo mondo antico" 

scandito da piacevoli ritmi bucolici. Si inizia a prendere una mulattiera, attraversando la frazione di Carsolina, si scende fra vigneti e un viottolo selciato e e gradinato, affiancato da una via 

Crucis che pare voler sminuire la sofferenza del nostro cammino, rispetto a quella pi— ardua del Calvario,scandito dalle numerose cappellette votive disseminate sul percorso. Su un piano erboso,a picco sul lago, ci si imbatte nel Santuario della Madonna di San Martino(m.475),dove rapisce una sensazione di mistico stupore in un suggestivo angolo di paradiso, contornato da un bosco lussereggiante,in cui si vorrebbe comparissero i personaggi delle nostre fiabe più amate. Si riprende il cammino sul sentiero "Le forcolette", nei pressi di un'ex strada militare del 1915-18. Con una lunga serie di svolte su pendici erbose e cespugliose di un 



dossone, si sale alla base del "Sass del fee", un gigantesco torrione di roccia che strapiomba sul sentiero, sorpassato il quale si raggiungono le baite del Pilone (m.757). Di tanto in tanto ci si sofferma, tenendo sospesi i bastoncini telescopici per perlustrare lo spazio antistante e assaporare l'incanto della visione aerea. Lasciata la mulattiera che scende in Val 
Menaggina,si risale infine sulla spaziosa sommità del Sasso di San Martino (m.862), uno straordinario balcone naturale che permette di godere di uno spettacolare panorama sul lago. Ci si sdraia sull'erba

pronti a rifocillarsi e facendosi 
accarezzare la pelle dall'intenso tepore di un sole che pare volerci premiare per la lunga fatica della 
camminata asciugando il sudore che ci imperla la fronte. Dopo la meritata pausa, ci si accinge, a malincuore, alla discesa verso Menaggio. Scendendo a tornanti nel bosco, attraversando resti di trincee e fortificazioni delle guerra, finchè si raggiunge l'asfalto tra 
ville e giardini. Si giunge all'abitato di Croce, attraversato dalla statale che conduce al lago di Lugano. Si passa dinanzi alla Trattoria della Pace,un nome che evoca la bellissima sensazione che questa escursione ha saputo donarci. A Menaggio osserviamo stupiti le molteplici attrazioni di una località prettamente 

turistica mentre a nostra volta siamo guardati con diffidenza per il nostro abbigliamento da "moderni" pellegrini. Bellissimo l'azzurro del lago a cui fanno da cornice aiuole di fiori policromi, mentre lecime aguzze dei monti ancora innevate,creano uno scenario fantastico che riempie i nostri cuori di felicità, dopo quella già provata, come aquile sospese nella meraviglia del Creato, al fantastico "Sasso di San Martino".
   Giuseppina Serafino
                                                 


                              

                                                 

giovedì 25 giugno 2015

Milanesiana e …Lucania ritrovata

Bellissime fotografie di una Lucania ferma ai ritmi arcaici di una società contadina spesso ripiegata su stessa, quasi a voler proteggersi dai rigori della sorte poco benevola. Agglomerati di pietre intorno a piazze assolate con finestrelle che paiono occhi socchiusi  alla ricerca di un qualsiasi stimolo in un mondo fatto di niente. Una desolazione che si  connota di magica poesia  e che diviene un messaggio di speranza per tutti coloro che auspicano un riscatto sociale. E’ ciò che si avverte nella mostra”La Lucania di Henry Cartier- Bresson. Immagini di una terra  ritrovata”,  fino al 14 luglio presso la Sala

Buzzati, nella sede della Fondazione Corriere della Sera, organizzata dalla galleria Ceribelli di Bergamo, con allestimento di Luca Volpatti.  L’evento è stato inserito nell’ambìto della Milanesiana, la nutrita kermesse di


letteratura, musica, cinema, scienza, arte, filosofia  e teatro ideata e diretta da Elisabetta Sgarbi, giunta alla sua XVI edizione.  molto suggestiva è quella che ritrae una donna mentre riempie botti di acqua alla fontana pubblica, scattata a Pisticci nel 1952, che permette di ricostruire uno spaccato di vita intriso di fatica e di rassegnazione. Altro  momento di riflessione sul ruolo della donna è quello che scaturisce dall’immagine  che raffigura un’anziana che trasporta legna con un mulo sul cui dorso è assisa una pecora dallo sguardo stanco come quello dei suoi due accompagnatori.

“A Matera-recita la presentazione-città a lungo dimenticata e abbondata persino dai suoi abitanti, oggi splendente e invidiata Capitale europea della Cultura 2019, Cartier-Bresson,  tra gli anni ’50 e’70 ha dedicato meravigliosi scatti di cui la Milanesiana presenta una selezione a cura di Vincenzo Trione”. Tra le fotografie fornite dal Centro Scotellaro diTricarico, All’inaugurazione sono intervenuti  oltre a Elisabetta, suo fratello Vittorio Sgarbi, l’abbandonologa Carmen Pellegrino, famosa per le sue ricerche sui luoghi abbandonati e ritrovati del nostro Paese, e Piergaetano Marchetti, Presidente della Fondazione Corriere Gianpiero Perri, Direttore generale APT RegioneBasilicata .Quest’ultimo ha affermato:”Poiché il tema della Milanesiana è “Ossessioni e manie”, nel nostro caso possiamo parlare di “ossessione del riscatto”. Con la mostra di Cartier-Bresson,  portiamo a Milano nell’anno di Expo, una narrazione che rafforza l’immagine straordinaria di una città come Matera che rappresenta il destino di tutta la Basilicata e speriamo di tutto il Sud che non si ripiega su se stesso e che cerca di ripartire dalla cultura per generare economia che faccia  in realtà sperare in un futuro migliore” .      
                                                                               Giuseppina Serafino

lunedì 22 giugno 2015

Una pizza da record

A Expo 2015, in occasione della “Settimana  Mondiale del Pomodoro”,  è stato decretato il nuovo record per la pizza più lunga del mondo con  1596,45 metri. Il precedente  primato  era stato stabilito dagli spagnoli nel 2011, attestandosi  a 1141,5 metri. La pizza, impastata e infornata da 80 pizzaioli provenienti da tutta Italia,  con 12 ore di lavoro ininterrotto , è stata prodotta con 2 tonnellate e mezzo di impasto e

condita con 1,5 tonnellate di salsa pomodoro, oltre a  1,7 di mozzarella e 150 litri d’olio. Da Piacenza sono partiti ben 12 camion carichi di alimenti e macchinari; sono state utilizzati 5 forni mobili e teglie per un chilometro e mezzo, posizionate su 800 tavoli di acciaio, disposti a ferro di cavallo lungo il Decumano. A sancire il grande traguardo raggiunto è stato Lorenzo Veltri, Giudice del Guinness World Records, obiettivo così commentato da Paola De Micheli,  Sottosegretario di Stato dell’Economia e delle Finanze, una delle fautrici dell’iniziativa- “Questo evento è un esempio della grandezza del Made in Italy-“ Il Ministro delle Politiche Agricolo
Ambientali, Maurizio Martina ha ricordato invece che “La pizza è un simbolo del nostro Paese e dell’agroalimentare italiano, un punto di forza straordinario”. Felici sono risultati i tanti visitatori di Expo che hanno potuto gustare uno dei 35 mila tranci  preparati, consentendo la realizzazione del record che prevedeva il consumo integrale del prelibato food. Da evidenziare anche il risvolto sociale della singolare manifestazione, legato alla lotta allo spreco del
cibo e a garantire alimenti sani e sicuri. A rendere possibile questa  originale kermesse sono stati oltre alla Nazionale Pizzaioli, anche “La Pizza+1”, azienda piacentina leader nella produzione di pizza fresca in teglia. L’amministratore unico di quest’ultima,  Ludovico Sante, insieme con Robero Moncalco, 

Presidente della Coldiretti, ha tenuto a ringraziare Marco Lucchini, Direttore generale della Fondazione Banco Alimentare e tutti i volontari che hanno consegnato 300 metri di pizza a 6 centri di accoglienza milanesi che si occupano di disagio sociale e dell’emergenza immigrazione.
                                                     Giuseppina Serafino              

venerdì 19 giugno 2015

Grand Tour in Italy

Una mostra davvero suggestiva quella organizzata presso la Biblioteca Sormani di Milano, fino al 15 settembre 2015, "Grand Tour in Italy". Un viaggio che offre una panoramica della rappresentazione letteraria del cibo negli scrittori stranieri in viaggio in Italia. Numerosi sono gli autori da Stendhal, Byron,Dickens,Dumas fino a Joyce,Hemingway,Montalbàn che hanno lasciato  tracce della bellezza italiana nei loro romanzi o diari.Il Grand Tour in Italy ha origini seicentesche in area anglossassone come viaggio d'istruzione e ha permesso di raccogliere descrizioni, 
riflessioni, spesso scritte di getto, durante questi soggiorni, che hanno creato un vero e proprio genere letterario. Motivi ricorrenti di tutta una serie di appunti,resoconti, lettere sono l'arte, il paesaggio, il clima,i sapori del Bel Paese raccontati da autori alla ricerca delle testimonianze della antiche civiltà e dei patrimoni artistici inseriti in contesti naturalistici pittoreschi. Lungo lo Scalone 
Monumentale della Sala del Grechetto, proprio in occasione di Expo2015, alcuni pregevoli manifesti consentono di comprendere le sensazioni di autori di area mondiale,nei confronti della 
tradizione gastronomica italiana. La nostra ricca tradizione culinaria si è connotata come fonte inesauribile di ispirazione letteraria, per citare solo una delle opere esposte nelle bacheche "I bucatini di Garibaldi"di W. Black. Una sezione significativa è dedicata al viaggio a Milano con tantissime 
stampe, riviste, ricettari, menù, almanacchi e guide storico-turistiche che corredano il percorso riportando informazioni già dalla fine del '700. Anima della mostra è la componente iconografica, costituita da una rara collezione di manifesti turistici della prima metà del Novecento, messa a disposizione dalla galleria L'Image diAlassio e la Confcommercio. Bellissime vedute di mete turistiche dai colori caldi e con particolari molto significativi, traducono in immagini le citazioni degli autori ricreando atmosfere e vissuti.
Il percorso è poi arricchito da depliants provenienti dalle raccolte di Silvana Editoriale e dall'archivio storico del Touring Club Italiano che illustrano le grandi tradizioni culturali delle più importanti località italiane. Oltre agli Enti sopracitati 
hanno collaborato a realizzare la complessa iniziativa il Dipartimento di Lingue e Letterature straniere dell'Università degli Studi di Milano e l'Archivio storico-pubblicitario Dino Villani.
Lalande nel 1769, nell'incipit del suo “Voyage d'un Francais en Italie” ha scritto: "In Italia le cose belle, grandi , singolari, sono in maggior numero che in tutto il resto d'Europa.Senza parlare delle prodigiose testimonianze dell'antichità e dei capolavori immortali d'ogni arte che vi si trovano, non è forse in Italia che vediamo la natura in tutta la sua bellezza e la vegetazione in tutto il suo vigore, la cultura in tutta la
sua perfezione?" Attraverso le emozioni vissute dai grandi viaggiatori del passato è possibile cibarsi di sublimi narrazioni che, a loro volta, costituiscono un fecondo nutrimento dell'anima e della creatività.
                       Giuseppina Serafino





martedì 16 giugno 2015

Find Paradise in Ras Al Khaimah

Affacciato sul Golfo Persico Ras Al Khaimah è uno dei sette emirati che costituiscono gli Emirati Arabi Uniti. Un gioiello ancora poco conosciuto che si trova a solo 45 minuti da Dubai Internationl Airport e che gode di un clima temperato grazie alle montagne che caratterizzano il suo suggestivo paesaggio. Marjan Island la prima isola artificiale costruita a Ras Al Khaimah, è formata da 5 isole che si estendono per oltre 2,7  milioni di metri quadrati, per un valore di 1,8 milioni di 


dollari. Tra le affascinanti dune del deserto di Ras AL Khaimah,"Bassata DesertVillage" offre un tuffo nel passato con i tetti delle tende di pelle di capra e con l'illuminazione data dal fuoco e da antiche lanterne a gas. Il tutto viene

impreziosito da: danze del ventre o come l'egiziana Tanoura, spettacoli con i falchi e tatuaggi all'hennè, corse con i cammelli, tipiche della tradizione araba. Coloro che amano le acque termali, possono visitare la Khatt Spings una sorgente naturalmente calda rinomata per le sue proprietà curative; le sue

acque, ricche di sali minerali, risalgono da una profondità di 90 metri ad una temperatura che si avvicina ai 40 gradi.
Per quanto riguarda l'aspetto culturale si può‗ segnalare il Museo Nazionale di Ras Al Khaimah,che ospita una collezione di reperti archeologici ed etnologici; costruito nella metà del 18°secolo durante l'invasione da parte dei Persiani, era la casa della famiglia reale fino al 
1964. Un altro sito di un certo interesse è il DhayahFort,su una montagna che domina il Golfo, è un castello militare strategico costruito nel XVI secolo. Nel 1819 le sue torri sono state incendiate e distrutte durante una battaglia tra le truppe locali e quelle britanniche.IL Forte è stato restaurato nel
1990 e offre una vista eccezionale sul panorama del paese. Un'altra menzione merita il villaggio costiero ora abbandonato di Jazirat Al Hamra, abitato dal XVI secolo fino a metà del secolo scorso e i cui abitanti vivevano principalmente della pesca delle perla.
Lo  scorso anno c'è stato un record positivo per la destinazione di Ras Al Khaimak: oltre 2 milioni di pernottamenti (+ 72% rispetto al 2013),con un particolare interesse dimostrato da turisti di Germania,Regno Unito, Svezia, Russia, Svizzera e India, con un + 29% del mercato Italiano.
 Steven Rice, Chief Executive Officer di Tourism Development ha dichiarato:" Il nostro Emirato ha dato prova di essere una destinazione di grande attrattiva, attirando visitatori da tutto il mondo. Siamo certi che la combinazione tra i nostri paesaggi naturali, le spiagge e un'offerta alberghiera che comprende i più famosi brand internazionali, sarà il punto di partenza per un'ulteriore crescita nel 2015 e negli anni a venire".

                    Giuseppina Serafino

sabato 13 giugno 2015

Suggestioni Oniriche


Anna Maria  Germontani comincia a fotografare intorno ai ventanni.  Nel 79’ trasferitasi nel Sud America , inizia ad attingere ad una realtà ricca e stimolante svolgendo reportage su luoghi e culture che le forniscono suggestioni molteplici. Rientrata in Italia, dieci anni dopo, realizza un libro

in bianco e nero sulle comunità cattoliche presenti a Milano; segue una mostra di alto profilo scaturita da una reinterpretazione, fondata su valori plastici ed espressivi ,di volti e corpi di opere scultoree religiose. Ad un giro di boa della sua vita interiore , la fotografa sopracitata  muta il suo approccio e cerca la rarefazione, forse il mistero pur non mostrando 
gli individui in maniera diretta , crea suggestivi rimandi alla presenza umana. Oltre  al ritratto e al reportage metropolitano predilige soggetti scultorei ed architettonici, in bianco e nero , mentre utilizza il colore per caratterizzare il paesaggio urbano, quasi fosse un modo per umanizzare la realtà indagata. Suggestive le
immagini nate dall’emozione provata dinanzi ad alcuni costumi presso il MuseoBagatti Valsecchi  di Milano, poiché a suo dire pareva che essi avessero una vita propria. Le fotografie scattate mostrano,  secondo la sua interpretazione, una realtà parallela, che si sovrappone a quella del visitatore, una dimensione “immaginaria” che l’ha ispirata per molti anni, fino a quando è stata 
sostituita dalla “realtà ingannevole”. Quest’ultima sarebbe una realtà che ci coinvolge senza che ci si renda conto, una realtà fugace che può durare quanto un episodio di contestazione come quella del manichino nel cortile di Brera. Anche se non  ne siamo consapevoli , l’artista ci fa divenire attori in un mondo di sogno che viene creato intorno a noi, salendo sulle “stelle blu fatte di rugiada lacrimosa”. Sono 

immagini che entrano prepotentemente nella nostra vita: guardiamo stupiti l’esile figura che ruota con grazia nel cielo o il tripudio di fiori che pare voglia sostenere il  solido palazzo d’epoca. Toccano il cuore le parole con cui AnnaMaria Germontani  sembra  volere suggellare la sua opera fotografica e, più in generale il  dianamico 
percorso di vita da Lei  effettuato: “Con curiosità ho cercato questa realtà onirica , che appare e scompare, senza avere il tempo di invecchiare”. L’auspicio sarebbe quello di poter ammirare ancora le sue  bellissime fotografie in altre mostre, onorandoci della presenza di  una fotografa  di pregevole livello  artistico. 


                                                  Giuseppina Serafino

venerdì 12 giugno 2015

Val TidonExpò

Cicerone, duemila anni fa, durante una riunione del senato Romano, accusa Lucio Calpurnio Pisone, suocero di Giulio Cesare, di bere calici troppo grandi del famoso vino di Placentia. Risulta storicamente che rendessero onore ai vini piacentini principi e condottieri come Alberto Scoto, i Visconti, Bartolomeo Colleoni. Papa III Farnese mandava appositamente sui Colli Piacentini a prendere i vini per la sua mensa.
La Val Tidone, ricca di castelli e panorami incantevoli dominati dal monte Penice, è una delle aree dei Colli Piacentini in cui la tradizione vitivinicola è  ancora oggi maggiormente radicata. I punti di forza sono le produzioni tradizionali, cioè vini giovani, freschi, profumati e fruttati, come il Bonarda ed il Gutturnio, l’Ortrugo ed il Sauvignon, il Pinot Nero e la Malvasia aromatica di Candia, tutti D.O.C che offrono un ottimo qualità-prezzo. Si tratta di vitigni e vini versatili, che si prestano a dare il meglio di sé anche se leggermente invecchiati. Meritano una menzione a parte gli spumanti brut: Gran Cuvée (Pinot nero e Chardonnay) Ortrugo, per il dessert Venus (Malvasia Dolce) e, non ultimo, il raffinato Passito di Malvasia “Luna di Candia”.
Nel 1966 nasce la società cooperativa  Cantina Valtidone formata esclusivamente da soci viticoltori, all’inizio  erano solo 16 ora  sono divenuti 250 e conferiscono ben 90.000 quintali d’uva ( dei quali oltre l’80% è D.O.C), circa un quarto dell’intera produzione piacentina. Le scelte strategiche sono il continuo miglioramento della produzione delle uve, il costante
rinnovamento tecnologico della cantina e
l’espansione commerciale in nuove zone.
Presso il Casello Ovest di Porta Venezia a Milano, è stato organizzato un fitto programma di degustazioni, fino al 29 ottobre, per far assaporare  questi vini DOC, accompagnati da deliziosi prodotti tipici piacentini.”Wines & Flavours of our land”. Un modo per far conoscere ai cittadini ma, soprattutto a coloro che visitano il capoluogo in occasione di  Expo, i sapori della incantevole Val Tidone.

                              Giuseppina Serafino