sabato 1 agosto 2015

La ciclovia dell’amicizia (Seconda parte)

Bressanone, Dobbiaco e giù per  un percorso in discesa versa la “Regina delle Dolomiti", Cortina d’Ampezzo,  modaiola e civettuola. Il tracciato si addentra in un fitto bosco fino a raggiungere la Chiesa di Ospitale, dedicata al protettore dei viandanti,  noi procediamo assorti, ritemprati dal vento fresco che sembra sospingerci più della pedalata, spesso  assistita, dinanzi a vecchie stazioncine, in oscure gallerie percorse alla  cieca  e  alla “spera indio”, dopo aver immortalato l’incantevole  Crota rossa, da cui sono state disperse le
ceneri del famoso Dino Buzzati. Da Cimabanche,  località di partenza, al confine fra Alto Adige e Veneto, il percorso fin qui è stato di 13 Km circa, ci fermiamo per uno spuntino ristoratore, con un caldo che a Cortina  avvertiamo come opprimente, al pari dello sguardo stupito della gente seduta negli eleganti caffè ed alberghi. Si tratta però di una breve 
sofferenza perché notiamo il cielo coprirsi di nuvole  da cui sopraggiunge una pioggerella breve ma insistente. Riparati sotto la provvidenziale tettoia di  una fontana fuori dalla cittadina, ironizzo con i colleghi tedeschi della scelta da me fatta di lasciare sul pullmino il kway perché  ritenuto sicuramente non necessario. Lasciando alle spalle la conca ampezzana, la pista ciclabile lambisce il torrente Boite verso sud, fino a San Vito di Cadore, dove il
monte Antelao fronteggia quello del monte Pelmo, osserviamo la maestosità delle Tofane, sfrecciando con la bici in pittoreschi paesini come Vodo, Venas, Valle, Tai, cercando posizioni differenti sul sellino della bici,ormai divenuto una tavoletta di pietra infocata per il protratto contatto  su di
esso della  nostra parte posteriore. Cibiana di Cadore  ci viene descritta come una rinomata località celebre per i suoi sessanta murales a cielo
aperto, con artisti che arrivano da tutto il mondo e per  il “Museo tra le nuvole” di R. Messner. Dopo una quarantina di chilometri , soffermandoci  dinanzi ad antiche dogane e suggestivi Hospitali per i pellegrini, giungiamo a fine giornata, all’agognato Bike Hotel“Al Pelmo” di Pieve di Cadore”. La  serata si conclude in maniera molto conviviale nel centro benessere fra  sauna, musica soffusa, tagliatelle al capriolo e…prosecco a volontà  per diversi giorni la nostra guida “spirit..uale” che ci sospingeva al pari del vento e  ancor più della sopracitata pedalata elettrica. Pur avendo perso la cognizione del tempo, per il clima vacanziero che cadeva, oltre all’effetto dei fiumi di succo di Bacco degustato, ci accorgiamo che siamo  giunti al quarto giorno Al mattino presto ci rechiamo a visitare la Chiesa


di San Dionigi con dipinti di Tiziano Vecellio e la sua Casa natale, non manca una sosta ad un belvedere che ci consente di spaziare con lo sguardo avido di suggestioni sull’incantevole panorama. Presto in bike e via verso Belluno lungo il Piave che un cartello definisce “Il fiume sacro della Patria” e che continuiamo ad auscultare per sentire se ancora mormora, calmo e placido al nostro passaggio, ma
tace.A Perarolo ci  si sofferma per
vedere “I giardini della Regina Margherita” e la chiesa di S. Nicolò , una delle tre più antiche delle Alpi, con una struttura in parte lignea che sembra essere  un capannone industriale più che un edificio sacro. Lungo il percorso la nostra guida ci parla del cosiddetto “albero della bicicletta “ che si trova  a Sitran , risalente a circa una settantina di anni fa quando un signore aveva dimenticato una due ruote appoggiata ad un ramo di
un castagno che, con il passare del tempo, ha inglobato il mezzo, ancora visibile, quasi fosse una originale installazione da Salone del Mobile di Milano. Si prosegue verso Longarone, la cui fiera ospita una Mostra storica del gelato, la cui 
produzione è molto rinomata un queste zone ma, ciò che ci attira maggiormente è la visita ai luoghi dell’alluvione del Vajont, e ad un albero secolare, unico sopravvissuto alla strage sopravvenuta.               (Giuseppina Serafino)
              Prosegue...