mercoledì 5 agosto 2015

Pedalando da Monaco a Venezia (Terza parte)


Uno scenario completamente diverso, da mondo della fiabe, è quello che conduce al lago della Tosa (in veneto “ragazza”),secondo un vero e proprio percorso della leggende rammentato da alcuni cartelli appesi in
mezzo al bosco.Ognuno di noi conduceva la bici a mano fra specchi lacustri, connotati da ponticelli, tronchi d’albero a guisa di comode panche, rigagnoli che sembrava volessero restituire il piacere di immergersi più che in “chiare e fresche dolci acque”in una dimensione onirica in cui a farla da padroni sono streghe e folletti  e le proiezioni delle nostre non ben identificate inquietudini. Piacevole il senso di frescura  che ci ritempra prima di rimetterci in sella e farci condurre in località Anconetta, al ristorante “Al borgo”, presso l’antica villa veneta Dogliani, immersa nel verde e con annessa fattoria e coltivazione per
la produzione di prodotti a chilometro zero, che abbiamo molto gradito. Poco distante abbiamo intravisto l’antica residenza dello scrittore bellunese  D.Buzzati, che alcuni di noi rammentano  per “Il deserto dei Tartari”.Lo sguardo spazia sulle colline circostanti, accarezzando  la fitta vegetazione rigogliosa e i dolci colori di un paesaggio agreste di bucolica memoria. Ma sono attimi fugaci poiché
dopo il lauto pranzo a base di
gustose specialità regionali, si prosegue per Belluno e l’hotel  Astor, che mi sovviene  per i nomi della camere corrispondenti ai nome dei massicci dolomitici ma, soprattutto, per la bellissima terrazza panoramica che spazia sul fiume e su un panorama lussureggiante, sulla quale è terminata la  nostra  conviviale
serata con  una cena essenziale ma raffinata. Domenica mattina, 5° giorno del tour,ci dirigiamo verso Vittorio Veneto, percorrendo la via Regia, attraverso le  località di Ponte nelle Alpi,  Polpet e Fadalto, su strade sterrate, con un tratto che ci ha visti emulare Jndiana Jones, imbattendoci in un gregge di pecore con agnelli refrattari alle regole, siamo poi  passati su strade a basse percorrenza ed asfaltate. Fra i luoghi particolari ci sono stati segnalati la Chiesa di San Liberale, cosiddetta degli “Innamorati”, proposta dal FAI e alcune celebri ville come la Fucis Montalban e Gregorian del Papa Greporio XVI a Paiana di Cadore. Sfrecciando come saette, o quasi …( la sottoscritta dovrebbe tacere),
arriviamo a Farra d’Alpaga e al Lago di S.Croce, denso di folle con sdraio e borse frigo, alla ricerca di un’oasi di frescura;  ciò che stupiva inoltrandosi lungo la specchio lacustre  dai colori intensi come frammenti di diamante,  in prossimità della Baia delle Sirene,  erano  le decine e decine di barchette minuscole che sembravano abbandonate  o in attesa di un magico evento. Dopo una serie di lunghissime discese, a “rotta di collo” arriviamo all' "Hostaria via Caprera”, con un solleone che pareva volerci togliere il respiro, nel  paesino  di Vittorio Veneto , adornato con bandierine multicolori e  con sedie disposte sugli stretti marciapiedi  per ospitare il
passaggio di una competizione sportiva, non la nostra ovviamente. Di quel pranzo oltre alle celebri specialità venete,  ricordo “Il piatto della grande guerra”, uno spezzatino contenuto in un vasetto con chiusura ermetica , stile elegante  gavetta rivisitata. Avvalendoci del provvidenziale pullmino che ci segue come un nume protettore, ci dirigiamo a Conegliano per visitare le Cantine Bellenda del prosecco, divenuto per noi,come già detto,  un must onnipresente, al pari del menzionato mezzo a quattro ruote. Dolci pendii sui quali spicca l’
ordinata geometria dei filari di vite accarezzano il nostro sguardo con colori tenui, come il profumo di vino
frizzante che solletica le nostre papille gustative e “il piacer mio s’inebria”, direbbe il poeta. Pare siano circa 500 le aziende vinicole presenti, in questa zona, alcune delle quali, come questa, trasformate in eleganti resort che ammaliano i turisti più esigenti ed  “euro dotati”. La
giornata si conclude con una cenetta presso il locale “ Al Vecio Portego” di Treviso e infine con il desiderato riposo nella splendida location dell’Hotel La Pasina a Casier, struttura raccomandata della Marca trevigiana, un’oasi  di pace e di confort nelle belle camere arredate con mobili d’epoca.     
                                 Prosegue…
                                                          (Giuseppina Serafino)