sabato 19 settembre 2015

Raffaello e i capolavori di Budapest a Milano

Dopo il grande successo  della Madonna di Esterhazy di Raffaello a Palazzo Marino, prosegue la collaborazione fra il Museo di  Bellearti di Budapest e il Comune di Milano.  In occasione di Expo, fino al 7 febbraio 2016, sono presenti 76 opere di grandi autori del passato come Leonardo, Rembrandt, Parmigianino, Annibale Carracci, Van Gogh, Heintz e Schiele. La mostra è prodotta e organizzata da Palazzo Reale, Arthemisia Group e 24 Ore Cultura Gruppo 24 Ore, in collaborazione con il Museo Nazionale Ungherese, ed è curata da Sfefano Zuffi.Nella prima sala dedicata all’alto Rinascimento italiano, ci sono disegni di Leonardo da Vinci e un memorabile bronzetto con un cavallo impennato e il dipinto mitologico di Lorenzo Lotto “Apollo dormiente e le muse”. La seconda sala è dedicata alla pittura della Serenissima, “La cena di Emmaus” di Tintoretto troneggia, accanto ai tre ritratti virili dipinti da Tiziano; il genio solitario di El Greco si distingue con 
“Maddalena Penitente” e San Giacomo Minore. Nella terza sala (il Rinascimento in Europa) sono messi a confronto dipinti di diverse scuole: fiamminga, italiana e tedesca, a cavallo della riforma luterana. La Salomé di Lukas Cranach il vecchio, risplende con un fascino 
sensuale. Con la quarta sala si entra nell’arte barocca,  in essa spicca “Scena di Osteria “di un Velazquez sotto l’influsso di Caravaggio, siamo nel 1618 circa. Sono esposte opere di Rubens e di Artemisia Gentileschi, con Giaele e Sisara. Nella quinta sala (arte barocca) si distingue la luminosità mediterranea di uno stupendo “Villa nella campagna romana” di Claude Lorrain ,“La coppia di sposi” di Anthony van  Dyck e la “Sacra famiglia” dello spagnolo Murrillo. La sesta sala è dominata da uno spettacolare “Il San Giacomo Maggiore” di Gian Battista Tiepolo ; sono messe a confronto tre opere di Goya, da ammirare “La chiusa di  Dolo” di Canaletto. Il simbolismo internazionale è il tema conduttore della settima sala, dove si ammirano diversi simbolisti ungheresi e, per il              
simbolismo italiano , Giovanni Segantini con  il bozzetto per “L’angelo della vita”. Nell’ultima sala (dall’impressionismo alle Avanguardie) spiccano due tele di grande importanza storica: la “Donna con il ventaglio” di Edouard Manet (del 1862 )e la meravigliosa Credenza, esemplare natura morta di Paul Cezanne,  affiancano  le opere “Tre pescherecci” di Monet, Van Gogh “Giardino in inverno a Nuenen” e Gauguin “Maiali neri”. Uno straordinario acquerello di Egon  Schiele “Due donne che si abbracciano” chiude il percorso suggellando cinque secoli di grandiose opere in cui è bello perdersi per assaporare il magico gusto dell’arte.
                 Giuseppina Serafino