venerdì 16 ottobre 2015

Tempo prezioso

Presso il Museo Poldi Pezzoli di Milano è stata riaperta al pubblico  la Sala degli orologi, con un rinnovato allestimento, reso possibile grazie al generoso contributo di Nina Stevens, in ricordo del compagno Patrick Heiniger, storico CEO di Rolex. Gian Giacomo Poldi Pezzoli possedeva nella sua collezione di preziose rarità un piccolo gruppo di orologi: due esemplari con automi (uno è il                                                  famoso
“carro di Diana”), alcune tipologie curiose (un orologio da carrozza, orologi da tavola e da persona con raffinati smalti e pietre dure, objets de vertu). Si trattava in tutto di quindici oggetti, cui si aggiungevano dieci tra pendole e orologi da muro, destinati all’arredo delle dimore patrizie; in seguito nuove donazioni arricchirono le collezioni con orologi solari e meridiane. Ora sono quasi 250 gli oggetti che compongono la preziosa collezione della casa museo, la maggior parte dei quali restaurati tra il 1973 e 1986. Grazie ad ARASS Brera e Fondazione Cologni Mestieri per l’Arte almeno una trentina di essi potranno tornare a suonare, alcune volte durante l’anno. La conoscenza dei meravigliosi meccanismi si potrà attuare mediante un’applicazione touchscreen realizzata da Streamcolors con il bando Innovacultura di Regione Lombardia, Camere di Commercio Lombarde e FondazioneCariplo. Non si è trattato solo di un intervento di carattere tecnico, ma anche di un ripensamento sotto il profilo museografico, che consente agli esperti e ai visitatori di comprendere meglio le caratteristiche della raccolta, ora suddivisa in ben 15 sezioni, studiate da Lavinia Galli (dai primi orologi portatili fino al modernissimo Breguet, attraverso importanti nuclei dal barocco al XIX secolo) all’interno delle quali si raggruppano tipologie di orologi che mostrano la trasformazione della

misurazione e quindi del valore del tempo nel corso dei secoli.“Il nuovo lavoro e il nostro sforzo- ha affermato Annalisa Zanni, direttore del Museo,-“testimoniano il costante impegno del Poldi Pezzoli nell’aggiornamento museografico, che avviene attraverso la tecnologia ma tiene sempre protetta l’identità del Museo: è il nostro doveroso tributo a questo scrigno prezioso, nato dalla passione collezionistica di Gian Giacomo Poldi Pezzoli e, successivamente, di Bruno Falck e di molti altri donatori che insieme agli studiosi continuano a farlo vivere”.
                              Giuseppina Serafino