giovedì 17 dicembre 2015

Paesaggio d’autore nelle Langhe

L’escursione inizia con una fitta nebbia che sale agli irti colli, in  quella che sarà una calda giornata novembrina  inneggiante alla vitale energia della leggendaria estate di San Martino. Ci si incammina fra profumi di vigneti e di frutti autunnali: cachi e melograni, che pendono come gioiosi trofei dai rami di alberi che si configurano come elementi di contrasto cromatico dinanzi ad uno sfondo patinato da acquerello d’autore.Paesaggi collinari  a metà strada tra le Alpi e il mare, resi celebri dalle pagine di autori come Pavese e Fenoglio, le Langhe sono  una zona del Piemonte situata a cavallo delle provincie di Cuneo e di Asti,  sono confinanti con altre regioni storiche come il Monferrato e il Roero. Risultano costituite da un esteso sistema di dolci pendii definito dal corso dei fiumi Tanaro, Belbo, Bormida di Millesimo e di Spigno. Borghi suggestivi  come La Morra, Alba Canelli, Santo Stefano Belbo Dogliani, San  Donato di Mango si ergono, con le loro rocche , a baluardo di una civiltà densa di valori e tradizioni secolari.
Si parte da quella che viene definita la capitale delle Langhe, Serralunga d’Alba, caratteristica località arroccata in cima ad una collina, ai piedi di un castello fiabesco. Percorrendo viottoli e strade sterrate in mezzo ad uno scenario intriso di colori accesi, fra la ordinata geometria di innumerevoli filari d’uva, ci si dirige verso Monforte d’Alba, passando per S.Bernardo e Collaretto. Rapiti dalla quiete innaturale che ci avvolge, scendiamo sul fondovalle percorso dal piccolo rio Talloria di Castiglione (m.300) per poi salire il bivio di Case Manera-frazione Le Coste (m.430) e raggiungere il Castello di Monforte, con un magnifico panorama che spazia sull’intero arco alpino nord-occidentale , dominato dall’inconfondibile massiccio del Monviso. Lungo un percorso  agevole, ci ritempriamo con la dolcezza del sapore dei piccoli grappoli di uva  rimasti sui vitigni nonostante la razzia della recente vendemmia, dopo circa tre ore di cammino, giungiamo a Barolo per la sosta pranzo a base di  formaggi  e salumi tipici. Piacevole la gimcana fra orde di turisti  a caccia di sapori autentici fra risotti al barolo, agnolotti del plin, dolci alle nocciole e pregiato “succo di Bacco”.
Una capatina al museo del Cavatappi e a quello del vino, in cui il visitatore può interagire con sofisticati meccanismi per immergersi in modo emozionale nella  affascinante cultura del vino.  Estasiati dai colori innaturali  che ci avvolgono, ci dirigiamo a  Grinzane Cavour , dove fervono i preliminari per l’attesissima asta mondiale  del tartufo. Incantevole anche qui lo scenario vitivinicolo circostante e il gusto di memoria storica che aleggia nel  Castello Museo presso il quale soggiornò, dal 1832 al 1849, Camillo Benso Cavour  e dove sono custodite preziose testimonianze di carattere etnografico.Si riparte per il rientro con il cuore denso di emozioni per quel turbinio di immagini oniriche che hanno accarezzato i nostri sguardi, felici per quel tripudio di sollecitazioni sensoriali che ci hanno inebriati, restituendoci il piacere della semplicità in un raffinato contesto paesaggistico di superba bellezza.
                                                                                                     Giuseppina Serafino