sabato 5 marzo 2016

F/e.s.t.i.a nel carcere

Si celebrano i dieci anni di esperienze teatrali  presso la II Casa  di Reclusione di Milano- Bollate in cui opera la Cooperativa e.s.t.i.a . Essa nasce nel 2003 dall’ esperienza condotta dall’Associazione Culturale  omonima nelle carceri milanesi e ha come obiettivo ultimo di favorire il reinserimento sociale e professionale di detenuti ed ex-detenuti. Dal 2014 è membro di In Living Memory-un progetto europeo finanziato sotto il cappello di Erasmus+, coordinato da Lieux Fictifs (FR) e sviluppato insieme a partner francesi, spagnoli, slovacchi e norvegesi. Il fulcro delle attività previste rimane il teatro/danza perché la produzione teatrale è il risultato di un processo educativo informale che è parte integrante del percorso di reinserimento sociale. Accanto al teatro  la 
e.s.t.i.a  si adopera per fornire diversi prodotti e servizi: realizzazione di mobili e manufatti in legno, service audio video, servizi informatici e la realizzazione e il montaggio  di video. Avvalendosi di questa esperienza professionale svolta dentro il carcere, i soci detenuti acquisiscono una professionalità specifica spendibile anche al loro rientro nella società civile. Gli individui, accompagnati in questi anni, appartengono in maniera
 preponderante a categorie in difficoltà, dove il “reato”è spesso sintomo della povertà reale,  piuttosto che frutto  di un’appartenenza  a logiche delinquenziali.  Il percorso di teatro/danza individuato da e.s.t.i.a  affianca  la pedagogia alla ricerca e alla scoperta di nuovi linguaggi; si rivolge a chiunque fuori o dentro il carcere senta la necessità di intraprendere nuovi percorsi di crescita. Capita che detenuti e persone

della società civile si mescolino nella medesima esperienza artistica, e succede che chi ha già scontato la pena rientri in carcere, spontaneamente, per lavorare con gli ex compagni di reclusione. Con questo festival, che prevede spettacoli dal 10 marzo al 13 maggio 2016, si intende ripercorrere il lungo percorso svolto e gettare un altro ponte fra la realtà dei reclusi e la società che vive “libera”.                                                                                  

           Giuseppina Serafino