sabato 26 marzo 2016

Sui sentieri da Albenga ad Alassio

La giornata inizia in maniera uggiosa, con un’atmosfera plumbea che avvolge il paesaggio ligure della Riviera di Ponente. Non certo un bell’inizio di stagione per noi escursionisti desiderosi di evadere dall’inquinamento cittadino per fondersi con la purezza di ambienti, parzialmente contaminati. Si parte da Albenga, città balneare e centro di produzione ortofrutticola , allo sbocco della piana alluvionale del fiume Centa , a pochi metri di dislivello dalla distesa marina. Il centro storico, considerato uno dei più interessanti del circondario, conserva l’impianto urbanistico romano dell’antica “Albingaunum”, città dei “Liguri Inganni” e vanta pregevoli monumenti medioevali. Dopo circa duecento metri, si sale verso la zona archeologica e la Via Julia Augusta, imboccando l’itinerario diretto al Monte Bignone. Si fiancheggiano i ruderi di una
necropoli di origine romana, risalenti al I­-II secolo con una sensazione di spettrale immobilità; lo sguardo spazia sull’incantevole isola della Gallinara che sembra un piccolo gioiello incastonato nel mare. Qualcuno di noi, mentre affonda i bastoncini sulla distesa erbosa, cadenzando i passi come se fosse una macabra danza, confonde la sopracitata con l’Asinara. Di tanto in tanto capita di imbattersi in esplosioni di mimose che infrangono la monotonia cromatica che aleggia su mulattiere, contornate da muretti e canalizzazioni originali. Un gruppo di infaticabili camminatori opta per un percorso lungo costeggiando il Monte Bignone a quota 520 metri, superando il Monte Castellaro, per raggiungere Punta Vegliasco, chiamata (per la gioia degli Alcolisti Anonimi) Monte Pisciavino. Qualche attimo per godere della splendida vista panoramica, poi si dirige verso il Santuario della Madonna della Guardia, edificio iniziato nel secolo
XVII sulla vetta del Monte Tirasso, nell’area di un castello medioevale. Si prende poi la “strada pedonale Moglio- Alassio” per incontrare il secondo gruppo e ripartire. Quest’ultimo dimezza il percorso, giungendo a S. Croce, sede di una graziosa chiesetta romanica, risalente all’ XI-XII secolo ma più volte rimaneggiata, a picco sull’omonimo Capo S. Croce, con una vista magnifica sul golfo.
Scendendo ripidamente lungo il tracciato della via romana, il manipolo di sfaticati arriva ad Alassio dove si gode un pomeriggio all’insegna delle passeggiate turistiche. Una visita è d’obbligo al “Muretto” presso il
quale ci si sofferma ad osservare la miriade di piastrelle incastonate. Il cielo si è improvvisamente aperto, rischiarato da un tiepido sole che accende gli umori di coloro che si aggirano sulla spiaggia deserta
fra lo stridio di gabbiani che frugano fra le carte abbandonate, odorose di calda focaccia. L’aria fredda sferza il viso e pare voler avvolgere in uno strano e appagante abbraccio che fa straordinariamente amare il mare d’inverno. Cullandosi con contrastanti sensazioni nell’assonnato rientro verso il grigiore cittadino, ci si protende con il pensiero verso la successiva, intrigante escursione nei magici contesti ambientalistici liguri.

Giuseppina Serafino