lunedì 23 maggio 2016

Scuola di trek a Montisola

Si giunge a Sulzane, sul lago d'Iseo, con un cielo plumbeo che rende cupa l’atmosfera che aleggia intorno all’imbarcadero e sulla superficie lacustre. Ancora assonnati, traghettiamo sull’isola a Peschiera Maraglio,
poco convinti della necessità di esplorare un luogo, che a giudicare dall’espressione corrucciata degli abitanti, appare poco ospitale. Forse ciò che spaventa è l’invasione perpetrata da una settantina di preadolescenti scortati da otto accompagnatori a cui non sembra mancare, oltre al numero canonico, il piglio convinto di eroici Cavalieri della Tavola Rotonda. Si prosegue l’intento di avvicinare i discenti di alcune scuole del centro storico di Milano alla fruizione della montagna come luogo intriso di significati per la bellezza che la connota e per i valori sottesi alla pratica del camminare. A supportarci ci sono guide dell’Associazione “La montagna incantata”che illustrano dettagliatamente caratteristiche del paesaggio e della vegetazione presente.Oltrepassiamo la chiesa di S.Michele del XVII sec e ci inerpichiamo su un percorso che si snoda in un fitto bosco emulando dei novelli Indiana Jones. Si intravvedono scorci incantevoli 
dell’Isola di San Paolo, di proprietà privata,  che ospitava un convento che fu raso al suolo nel 1700, venne abitata da pescatori, monaci e nobili. Si giunge a Carzano, antico borgo di pescatori e di fabbricanti di reti, con case antichissime, ben conservate. A poca distanza dalla chiesa di S.Giovanni Battista, si può osservare l’isola di Loreto, sulla quale nel 1.400 venne costruito un convento per le suore di S.Chiara; vi è un bel castello neogotico con un parco di conifere e il grazioso porticciolo.
Apprestandosi l’ora della libagione, ci viene detto che a Montisola viene prodotto un olio di oliva extravergine molto pregiato e si conservano delle ottime sardine da lago. Dopo un paio di ore di cammino, fra selfie e pettegolezzi non sempre consoni alla solennità del luogo, giungiamo al Santuario della Ceriola
Qui, si dà uno sguardo fugace al panorama spettacolare, purtroppo velato da una fastidiosa foschia, e all’interno della chiesa dove sono conservati numerosi ex voto. Ma è una parentesi poiché quello che sembrava più interessare è il sapore delle proprie vettovaglie divorate alla stregua di soldati dopo giornate di perpetrate privazioni.La pausa è breve poiché occorre ridiscendere su un lungo sentiero costellato di cappellette votive che paiono essere poste per segnare la Via Crucis degli accompagnatori di quello strano gruppo di settanta ragazzini milanesi che nemmeno si degnano di incrociare lo 
sguardo di un altro manipolo, più numeroso di coetanei, iscritti al CAI che ci guizza dinanzi con l’agilità propria di stambecchi. Arriviamo al Museo della Rete dove ci vengono illustrate le tecniche di pesca e di fabbricazione degli strumenti utilizzati in un pittoresco ambiente costellato di interessanti fonti iconografiche e ci viene fatto visitare anche la piccola azienda al piano superiore per la moderna produzione di reti di ogni sorta. Viene concesso di fare l’acquisto di un’amaca low cost che ognuno si porta arrotolata sulla spalla come un glorioso trofeo di guerra e ci si reca all’imbarcadero dove il battello ci riporterà a 
Sulzane e al nostri pullman per il rientro. Lo sguardo è ancora assorto sull’incantevole panorama, teso ancora a rapire degli effluvi che si sprigionano da un ambiente di incontaminata bellezza che ci riscalderà i cuori nelle giornate di prolungato grigiore cittadino.
                                                                                                 
            Giuseppina Serafino