domenica 19 giugno 2016

Israele e i contrasti di Tel Aviv

Dopo le grandi aspettative di un viaggio "fai da te" in Israele, denso di ansie per i possibili pericoli in una Terra che avvertivo come culturalmente “esplosiva”, ecco l’arrivo a Tel Aviv. Profonda la sensazione di smarrimento fra i grattacieli di quella che pareva Manhattan, acuita ancora più da frotte di scalmanati con travestimenti  carnevaleschi per il Purim, in ricordo della liberazione dalla schiavitù persiana. La mattina successiva era buffissimo vedere passeggiare sulla spiaggia odalische o schiere di creature che parevano reduci da una sfortunata battuta di caccia. Per il resto ci si aggirava in una vera e propria palestra a cielo aperto dove la cultura del fisico sembrava l’unico valore preponderante sui 13 chilometri che lambiscono il mare. Da Herzliya nel nord fino al centro storico di Giaffa e a Bat Yam ancora più a sud, la città ha sviluppato un grande assortimento di aree per il

divertimento e la vita notturna, così come nel vecchio Porto. Dal punto di vista culturale spiccano alcuni musei come quello della Diaspora (O Bet Hatefuzot) situato nel campus dell’Università di Tel Aviv. Nelle vicinanze si trova il Museo Eretz Israel, che ripercorre gli sviluppi dei mestieri e dei commerci del Paese, non lontano c’è il Museo del Palmach, una struttura interattiva che documenta la storia delle principali unità paramilitari attive prima dell’indipendenza di Israele. Vicino al centro della città si trova poi il Museo dell’Arte di Tel Aviv, con dipinti che vanno dai vecchi maestri olandesi, agli impressionisti, insieme a una collezione dei più noti artisti israeliani del XX secolo. Piazza Balik, nel centro storico della città, offre l’opportunità di notare una varietà di stili che documenta lo 
                                                                                                                         
sviluppo dell’architettura a Tel Aviv. L’edificio del Vecchio Municipio, ristrutturato anni fa, espone l’ufficio di Meir Dizengoff, il primo Sindaco della città, completo degli arredi e dei cimeli di quel tempo.Ma ciò che colpisce di più è l’antico porto di Giaffa , per secoli la porta d’accesso dei pellegrinaggi in Terra Santa, che venne utilizzato come porto sia da re Salomone che dal re Erode, affascina per i vicoli stretti e l’antico porto dei pescatori che fa da contrasto alla modernità di Tel Aviv con cui è collegata a nord. Caratteristico                                                                                                                  
è il vecchio Shuk Hapishpeshim, il Mercato delle Pulci, situato all’ingresso nord di Giaffa da dietro l’angolo della suggestiva Torredell’Orologio del tardo periodo Ottomano. Qui si avverte un colorito spaccato di umanità che ben si accosta all’affascinante miscuglio di merci di ogni sorta. All’interno delle mura di cinta della Città Vecchia, è stato fatto un grande investimento per sviluppare la centrale piazza Kedumim e ricostituire il Centro Visitatori della Vecchia Giaffa. Mi accingevo a spostarmi a Gerusalemme proprio in concomitanza dello Shabbat ebraico, giorno in cui non circola il trasporto pubblico, negli hotel non 
funzionano gli ascensori e non vengono utilizzate neanche le macchine per le colazioni (piacevole il ricordo di Prima Hotel). 
In questi casi, aggirandosi per le
strade deserte alla ricerca di uno “sherut”, pulmino taxi, si riscopre la virtù della preghiera anche se non avvezzi a tale pratica. A Tel Aviv ci sarei ritornata qualche giorno dopo per rientrare in Italia, felice di aver fatto un’esperienza ricca di contrastanti suggestioni in Terra d’Israele (Ringrazio Maria Falcone dell'Ufficio stampa per il supporto fornito).

                  Giuseppina Serafino