giovedì 30 giugno 2016

Montisola e The Floating Piers

Un tripudio di umanità varia che cerca di accalcarsi su treni che per ore non arrivano, code chilometriche sotto un sole cocente che arroventa l’asfalto e coloro che lo calpestano. Il luogo è quello del lago d’Iseo,
detto anche Sebino, un grazioso gioiello, nella bellissima cornice di monti e valli delle Province di Brescia e di Bergamo, solcato dal fiume Oglio e con suggestivi borghi come Iseo, Sulzano, Pisogne, Lovere e Sarnico. E’ sembrato di rivivere l’atmosfera che ha caratterizzato l’ultimo periodo di Expo con la smania diffusa di esserci per farsi contagiare dall’euforia dell’evento: The Floating Piers. La mitica passerella che dal 18 giugno al 3 luglio ha consentito di “camminare” sul lago d’Iseo raggiungendo l’incantevole Montisola, definita “zona di particolare rilevanza naturale e ambientale”, con una superficie di quasi 5 kmq e una circonferenza di 9 
kmq.
 A 600 metri, tra boschi di castagni e antiche rocce dolomitiche, sorge il Santuario della Madonna della Ceriola (XIII secolo), dal quale è possibile spaziare oltre alla riserva naturale delle Torbiere e a gran parte della Franciacorta. Sul promontorio più basso, coperto da ulivi e viti, si erge la Rocca Oldofredi Martinengo, un castello costruito nel XIV secolo come punto strategico di avvistamento e difesa. 
Chissà cosa avrebbero provato all'epoca se avessero dovuto fronteggiare le moltitudini che hanno attraversato il percorso arancione, formato da duecentomila blocchi di polietilene, lungo 4,5 chilometri, posto a 35
centimetri dalle onde azzurre, per giungere trionfanti sull’isola sia pur se a caccia di selfie, souvenir e gaudenti libagioni. Tramite un sistema modulare di pontili galleggianti che collegano Sulzano con Monte Isola e l’isola di San Paolo, l’artista bulgaro Christo, con un investimento di circa 15 milioni di euro, ha trasmesso l’ebrezza della sospensione fra acqua e cielo, rendendo il paesaggio come materia stessa dell’opera. Rispetto al passato, ha affermato: “The Floating Piers non è solo una creazione da ammirare, ma da vivere, toccare, 
calpestare, su cui camminare preferibilmente a piedi scalzi”. Si tratta di una modificazione della percezione di “arte pubblica” per offrire opere temporanee
dalla durata volutamente breve. Terminata l’esposizione, tutti gli elementi che compongono il progetto saranno riciclati e di esso rimarrà l’indelebile emozione che ha destato l’attenzione di gran parte dell’opinione pubblica. Resterà comunque l’impagabile sensazione di ondeggiamento sull’acqua, mentre si accarezzava con lo sguardo lo splendido paesaggio lacustre, circondati da una folla oceanica, felice di ave  raggiunto in maniera rocambolesca la fantastica passerella dei sogni.
                                Giuseppina Serafino