martedì 23 agosto 2016

Nel sud del Belgio in bici (III parte)

Una leggera pioggia, volta forse a celare la delizia di ulteriori scoperte, ha fatto sì che ci affrettassimo a congedarci per dirigerci in pullman a Tournai, una delle più antiche città del Belgio, sede vescovile, sulle rive della Schelda, a 9 km dal confine francese. Qui ci ha accolti un bellissimo sole che ha impreziosito ancora di
più la ricchezza del vasto patrimonio architettonico della città, famosa anche per le 5 torri di pietra della cattedrale di Notre Dame“, Patrimonio dell’umanità; foto a volontà ad una strada con ombrelli sospinti sul capo come a Namur. Nella triangolare piazza del mercato, fiancheggiata da stupendi palazzi a timpano, un tempo sede delle corporazioni, si erge una torre alta 72 metri, il più antico campanile del Paese. Buffissima la scena dei bimbi che, grazie a genitori incuranti, sguazzavano fra i getti intermittenti di una spettacolare fontana che fuoriusciva dal terreno, in particolare, una sfrontata ragazzina, che scorrazzava in sella ad una bici,
completamente fradicia ma gaudente, pareva l’ involontaria testimonial di una “Vallonia” vélo 2016". Poco lontano, Mons, capitale della provincia dell’Hinaut, già Capitale Europea della Cultura nel 2015, si erge su una collinetta nel cosiddetto “Pays Noir”, il grande bacino carbonifero che ambiremmo a visitare per ripercorrere le vicende dei circa 20.000 connazionali che qui hanno vissuto e, a volte, accidentalmente perso la vita. Mi ha colpito la tradizione del Doudou, dichiarato Patrimonio Immateriale dell’Unesco che prevede la processione del Car d’Or con l’urna di Saint-Waudru e il Lumecon, il combattimento tra San Giorgio e il drago, al quale i partecipanti strappano i peli della coda come portafortuna, peccato non l’avessero fatto i compianti minatori.L’intensa giornata si conclude presso l’hotel “Le Floreal, “ con marchio “Bienvenue Vélo”, una struttura attrezzata per l’accoglienza dei cicloturisti con materiali e preziosi supporti; straordinaria la vista a

perdita d’occhio del paesaggio collinare che si godeva dalle finestre delle nostre confortevoli camere, che ci appagava della faticosa ma intensa giornata cicloturistica (15 km...ehm,
speriamo non si sappia!). Il terzo e ultimo giorno, giusto per recuperare, non è stato possibile pedalare a causa dell’intensa pioggia mattutina , temo sopraggiunta per le preghiere di coloro che accusavano intenso dolore alla parte bassa della schiena. Ci spostiamo in pullman nella Vallonia Piccarda, raggiungendo Ath , la Città dei Giganti, e Aubechies , con una puntatina al Castello di Beloeil che solo un gruppetto di temerari ha raggiunto in bici, forse per emulare tardivamente gli antichi condottieri che lo popolavano.

Quello che viene definito la “Versailles” belga”, residenza dei principi di Ligne dal XIV secolo, ci appare sopìto in un sonno atavico a causa del cielo plumbeo che pare voler tiranneggiare il visitatore, aprendosi di tanto in tanto con un chiarore ingannevole.Incuriositi, apprendiamo che la prima traccia del gigante” denominato Golia risale al 1481, con una tradizione secolare che anima il folclore della città tanto che la Ducasse di Ath, il grande corteo folcloristico con giganti e carri allegorici è divenuto Patrimonio Immateriale Unesco. Terminata la festa, i titanici personaggi fanno rientro nella Maison des Géants, luogo che dettagliatamente ne illustra la storia. Prima della partenza per Bruxelles, è stato fantastico soffermarsi presso
la Taverna Saint Gery, una locanda immersa nel verde che ci ha restituito il sapore autentico della Vallonia Piccardia con un vero e proprio museo etnologico che pendeva dal soffiitto. Oggetti di ogni sorta di uso quotidiano facevano gustare, oltre al cibo delizioso di stampo rurale, il fascino di una rassicurante atmosfera bucolica come alcune vecchie biciclette usate come fioriere dinanzi alla porta. Saranno proprio questi i ricordi che molti terranno  nel cuore, avvertendo ancora quello straordinario piacere di pedalare lungo le anse dei fiumi per riscoprire la ricchezza di un contesto ambientalistico denso di suggestioni storiche ed architettoniche di notevole pregio, che si protendono verso il cielo, come quella miriade di ombrelli colorati che ci invitavano magicamente a sognare.  
   Giuseppina Serafino