domenica 31 dicembre 2017

Viaggio nel mondo del cibo. Buon 2018!

Nel bellissimo saggio “Le vie della paura”, a cura del Gruppo Antropologico Cremasco, la food blogger Annalisa Andreini ci aiuta a sondare i meandri del mondo del cibo fra paure e stereotipi. Un iter fra le paure alimentari per riuscire a creare un rapporto armonioso con il cibo fugando le paure che ci pervadono. Sempre di più, in questi ultimi tempi, si è avvertita la necessità di andare alla scoperta del gusto e del cibo e dei sui significati. Dentro un piatto, viene detto, esiste la natura con le sue meraviglie , le tradizioni culinarie di un territorio, in connessione con i modelli agricoli e
alimentari , le conoscenze scientifiche e le tecnologie alimentari. 
Secondo l’autrice la realtà tratteggiata dai mass media deve essere integrata con la consapevolezza dell’importanza della biodiversità e di un’”educazione al consumo intelligente”, la ri-scoperta dell’orto, della stagionalità, delle tipicità territoriali, ma anche dei ritmi della produzione e della globalizzazione . Essi devono diventare una fonte preziosa per attivare le nostre emozioni legate ai sapori, ai ricordi, alle mode e, naturalmente, ai profumi. Sorge un dilemma:”Come districarsi fra la cucina salutistica, vegetariana e vegana, lo slow food e, dall’altra parte, la filosofia del fast food, del junk food e del “all you can eat”? Alimentazione e nutrizione rivestiranno un ruolo sempre più importante per le generazioni future associate al tema della sostenibilità del Pianeta.   
 I dossier sugli scandali alimentari si susseguono in modo impressionante: vino al metanolo, mucca pazza, influenza aviaria, carne alla diossina, febbre suina, uova contaminate da insetticida. In un periodo di difficoltà economiche, Coldiretti ha evidenziato i pericoli di poter incappare nella scelta di generi alimentari a basso costo e di scarsa qualità. Esiste comunque una alimentazione sana e slow cost con diverse possibilità di scelta: frutta e verdura di stagione, minori quantità di carne, pesce e formaggio, maggiori quantità di legumi e cereali integrali, attenzione agli sprechi quotidiani. Piacevole l’accostamento della cucina a reminescenze proustiane: le zuppe fumose dei contadini, il sapore dei prodotti che provengono da piccole aziende familiari e dagli esemplari masi altoatesini; un ritrovato elogio alla “terra delle delizie”, alle semplici seduzioni di una vita realmente sana e naturale, fuori dalle lusinghe delle mode consumistiche.                                                                                    
 Un’alimentazione “del futuro” che parte dalla “Madre terrae”, come auspicano da tempo Vandana Shiva, ambientalista indiana che si batte  per modificare alcuni paradigmi dell’agricoltura e dell’alimentazione e Carlo Petrini, fondatore di Slow Food. Alcuni antropologi ci descrivono come dei “gourmet anoressici”, da un lato sedotti dalle prelibatezze e dall’altro, ossessionati dalle manie salutiste. Siamo di frante a rapidi cambiamenti di rilevante portata etica, quali ad esempio agricoltura biologica, biodinamica e utilizzo di OGM.     
In questa esigenza di una politica europea di sicurezza alimentare, ogni paura potrebbe svanire perché l’Unione Europea salvaguarda la salute considerando la catena “agroalimentare”. Nella densissima panoramica un’attenzione viene dedicata al tema del design del gusto e alla pubblicità, che hanno mascherato le nostre paure costruendo un poliedrico food styling che sa ammaliarci e si è spinto fino al food art. Svolte significative sono state nel 1989 la nascita di Slow Food e nel 1996 l’apertura del primo Salone del gusto che ha segnato l’esplosione della gastro-cultura; sono nati diversi movimenti e percorsi del gusto e della tradizione culinaria, dal celebre Eataly di Oscar Farinetti fino ad arrivare all’attuale progetto di East Lombardy
Lombardia Orientale, Regione Europea della Gastronomia 2017 con uno strepitoso viaggio fra i sapori e le materie prime d’eccellenza fra Bergamo, Brescia, Mantova e Cremona. Cucinare è un atto d’amore per gli altri,”verso la natura che ci nutre in cambio dell’accudimento”. Un atto d’amore come quello della bravissima food blogger Andreina che, con queste sue riflessioni e con i consigli che trasmette, grazie al suo blog “Dolci emozioni in cucina”, sa restituirci il sapore vero dell’esistenza, partendo dall’ essenzialità del quotidiano, con i suoi valori autentici e profondamente appaganti. Non resta che addentrarsi ne "Le vie della paura", magari soltanto per esorcizzarle, scaramanticamente, con qualche succulenta prelibatezza! 
                                                                                                     
                                                               Giuseppina Serafino

giovedì 28 dicembre 2017

MAUA a Milano

A Milano è sorto un nuovo MAUA, ossia un museo di arte urbana aumentata, sorto dall’idea di proporre itinerari culturali inediti, fuori dai tradizionali circuiti dell’arte. In questo modo, 50 opere di street art animate in realtà aumentata diventano l’occasione per esplorare quartieri meno noti della città. Si inizia scegliendo il                                                                   
proprio percorso e, giunti, sul posto, l’esperienza prosegue in forma digitale: ogni opera, inquadrata con lo smartphone, ne genera una nuova e si trasforma in un lavoro di digital art, creato appositamente per il museo grazie a tecnologie di realtà aumentata. MAUA scaturisce dal progetto“Milano Città Aumentata”, uno tra i 14 vincitori del “Bando alle periferie” promosso dal Comune di Milano per ripensare e valorizzare i quartieri. 
Inizialmente i progetti presentati da quasi 500 associazioni erano stati 160, con un finanziamento di 548 mila euro. Si tratta di alcune importanti iniziative delle forze sociali, culturali ed economiche per migliorare la qualità della vita nei cinque ambiti strategici del Piano delle Periferie: Giambellino-Lorenteggio, Adriano-Padova-Rizzoli, Corvetto-Chiaravalle- Porto di Mare, Niguarda-Bovisa e Qt8-Gallaratese. “Un museo è un luogo in cui si testimonia un momento, un passaggio, un pensiero, uno spazio in cui si conserva la memoria di un tempo raccogliendone tracce e segni, in modo che quelle esperienze, viste, vissute e approfondite, possano essere utili allo sviluppo di una comunità-ha dichiarato l’assessore alla Cultura Filippo Del Corno-Un’esperienza come quella del MAUA può quindi servire a raccontare anche questo nostro tempo, che fa sbocciare ovunque, spontanee, creatività e bellezza, “fissandole”in uno spazio virtuale senza separarle dal loro contesto, e animandole là dove sono nate per invitare tutti ad alzare gli occhi e scoprirle”. Da questi presupposti 
nasce l’idea di coinvolgere nel progetto MAUA gli stessi abitanti dei quartieri fin dalla prima fase della ricerca, che ha portato alla creazione della più grande mappatura realizzata dalla street art a Milano con 218 opere e tour alternativi. Ad abitanti, studenti ed associazioni dei cinque quartieri è stato chiesto di selezionare le opere più rappresentative della propria zona e di fotografarle insieme a studenti e docenti della scuola CFP Bauer, diffusa che ha portato all’acquisizione di 50 opere in un immaginario grande museo a cielo aperto. Per ogni visitatore, la visita del reale continua poi sul proprio smartphone tramite l’app Bepart che grazie alla realtà aumentata, anima e trasforma le 50 opere in 50 lavori di digital art, sviluppati durante un workshop da 50 giovani animation designer.
Per coloro che non hanno la possibilità di accedere direttamente, è possibile osservare le animazioni in realtà aumentata inquadrandole sul catalogo di MAUA, edito da Terre di Mezzo.
                                                                                   
                                           Giuseppina Serafino

martedì 26 dicembre 2017

Folgaria e l’arte del benessere

Siamo stati invitati a Folgaria come blogger, in occasione dell’apertura della stagione sciistica, in un contesto costituito da oltre 65 Km di piste, adatto anche ad escursioni a piedi o in mountain bike. Evento suggellato la notte precedente da una copiosa precipitazione nevosa che ci ha permesso di effettuare una gradevole ciaspolata a 1600 metri, presso il Rifugio Alpe Cimbra, in una magica
atmosfera prenatalizia. Piacevole il contatto con la neve soffice fra schiere di abeti e malghe che parevano restituirci l’intenso sapore di un tempo ritrovato come quello che abbiamo provato all’osteria Coe presso il passo omonimo. Una struttura tipica all’insegna degli arredi di stampo rurale e con i robusti piatti della tradizione che sembrano voler ritemprare il cuore prima ancora che il corpo spossato per la fatica dello sport montano, fra offerta di sci, nordic walking
e orienteering.
Medesima sensazione l’ abbiamo assaporata nell’hotel presso al quale abbiamo soggiornato: Il BLU HOTEL NATURA & SPA, un elegante contesto con ambienti moderni e di design che rievocano il calore e lo stile dei più apprezzati alberghi alpini. Le camere sono realizzate in abete e larice e, come nelle parti comuni, presentano ambientazioni che richiamano il concept dei quattro elementi della natura: acqua, fuoco ,terra, aria.
Le stanze dispongono di un sistema di domotica gestibile direttamente dai clienti. Scopriamo esserci una Suite Vitalis
con ben tre camere da letto, due bagni, di cui uno con accogliente sauna privata e l’altro, con ampia vasca idromassaggio, e in aggiunta un ampio terrazzo che consente di spaziare con lo sguardo su un panorama straordinario . Ci rechiamo presso il Centro Benessere per un tonificante massaggio e per accedere alla piscina, aggirandoci curiosi fra sauna ad infrarossi, bio sauna,
sauna finlandese e zona relax con angolo tisane. Straordinario potersirilassare contemplando, attraverso le vetrate, scorci paesaggistici che paiono ammiccare in quella splendida fusione di sensazioni davvero intense di profumi di spezie che si diffondono invitandoci all’oblio. I prodotti by Clarins che vengono utilizzati, notiamo che sono a base di ingredienti naturali come miele, sale marino e le migliori piante, coniugando natura e scienza in un perfetto 
binomio basato sul rispetto per l’ambiente e la 
ricerca. Molto appagante la colazione mattutina, con dolcissime musiche di sottofondo, e le cene raffinate che abbiamo apprezzato per l’estrema premura e cortesia del personale. Ricorderemo particolarmente l’abbondante buffet, con prodotti che, ci è stato detto, arrivano freschi tutti i giorni, ci ha colpiti l’originale presentazione dei piatti a tavola ma, soprattutto, la varietà dei dessert a fine pasto, impreziositi con sapori delicati. Davvero una bella scelta la vacanza a Folgaria, presso strutture ricettive come questa, adatte ad intenditori del proprio benessere e dell’arte del saper vivere.

Giuseppina Serafino                    

domenica 24 dicembre 2017

Un Natale... davvero. Auguri!

 Come ogni anno “ ieri era Pasqua e  mò stamo già Natale!”  Fervono i preparativi per allestire sontuosamente  le vetrine con alberi faraonici o luminarie di stampo holliwoodiano, per approntare menù da smaltire con forzati digiuni o costose palestre. Parafrasando il poeta “Non ho voglia di tuffarmi in un gomitolo di strade, ho troppa stanchezza sulle spalle”, verrebbe da dire. Eppure 
nonostante questo, ognuno, con fanciullesco smarrimento, attende tale periodo di follia collettiva che sembra ridare smalto al grigiore di una vita priva di un’ autentica condivisione di significati che le diano un appagante  valore. Quanti attenderanno  invece che passi velocemente il Natale per non provare il dolore della coabitazione con familiari dalla presenza opprimente, quanti vorranno riimmergersi nella quotidiana routine per sfuggire al vuoto di un’esistenza, priva di affetti o vissuta forzatamente in solitudine, ancora più nel giorno di festa. Per non parlare del Natale di quel bimbo che  per la priva volta  proverà sollievo  per la mancanza di sua  madre,  morta dopo aver vissuto con sfinimento,  suo e dei propri cari, nei meandri della malattia mentale e della  depressione. 
I più fortunati, parteciperanno a lauti banchetti, scambiandosi doni, frutto di estenuanti corse alla ricerca di una soluzione originale che coniughi aspettative del ricevente e capacità intuitive del donatore, spesso infastidito dalla difficoltà di sbarazzarsi dell’inutile regalo ricevuto. Quanta amarezza i tanti  sguardi sfuggenti dei silenziosi commensali  duranti i lunghi  pranzi 
natalizi, assorti nella gestione della tempesta compulsiva della messaggistica sul proprio cellulare. Che voglia di ritornare ai tempi del Natale con il suono delle ciaramelle presenti nelle filastrocche della scuola elementare, a quando bastava la letterina,  un pugno di noci e il calore del focolare per accendere la gioia di un giorno speciale. Un desiderio di semplicità scandito dalle campane di chiesette sperdute fra i monti a cui i pochi fedeli accorrevano, percorrendo sentieri impervi per sentirsi parte di quell’evento collettivo che è la Messa di mezzanotte, fra musiche e canti che  riscaldavano il cuore. Camminando infreddoliti sotto il chiarore delle stelle, come novelli pastori di un rinnovato presepe, dopo giorni di affanno per preparare con poco, l’intenso sapore di dolci casalinghi o di  robuste pietanze che allietassero la celebrazione di un rassicurante rituale familiare. 
Il pensiero corre veloce ai  versi del poeta Gozzano, alle antiche locande prive di un posto per Maria partoriente e alla fredda mangiatoia che accolse il bimbo nascente.  Che dire di quello sguardo sfuggente dato per le vuote strade delle nostre metropoli ai cosiddetti barboni che giacciono, per scelta o per necessità, sotto cartoni, su panchine di giardinetti,  sotto  portici oscuri, contornati da cumuli di rifiuti, indifferenti  agli eccessi  consumistici del popolo cristiano. Il pensiero si rivolge  a coloro che si adoperano per alleviare le sofferenze nelle corsie d’ospedale, a coloro che si rendono  utili per servire  pasti nelle mense dei poveri, o che prestano soccorso  sui mezzi di pronto intervento, a chi allieta  la giornata di anziani abbandonati da figli troppo presi dal divertimento  in resort caraibici  o villaggi esotici.  Il dono  più bello forse è  soltanto un tenue  sorriso, una  dolce carezza su un volto contratto dal  dolore o dal pianto.  Un tributo proprio a  costoro, a  chi celebra il proprio freddo Natale alimentando il calore della speranza di una vita diversa, di un mondo migliore…di un Natale davvero.  Auguri   di cuore!

                                
                             
              Giuseppina Serafino

giovedì 21 dicembre 2017

Eccellenze campane a Milano

Prelibatezze della tradizione partenopea potranno essere gustate a Brera, nel cuore del capoluogo lombardo. Ha aperto infatti i battenti il polo enogastronomico Eccellenze Campane, in via Cusani 1 (angolo via Broletto), dopo Napoli e Londra. Il meglio del Made in Campania vanta uno spazio di 800 mq, in cui sarà possibile gustare le specialità della tradizione: dalla celebre pizza napoletana alla vera mozzarella di bufala
D.O.P prodotta in loco, dalla pasta trafilata alle sfogliatelle calde, acquistabili in loco. La struttura è stata realizzata dallo studio Storage ed è distribuita su due livelli: al piano inferiore c’è un ‘area dedicata allo streetfood con reparto caseificio, friggitoria, braceria e pizzeria dove sarà protagonista la pizza all’acqua di mare. Quest’ultima è caratterizzata da un impasto all’acqua marina a lunghissima lievitazione che assicura, leggerezza e digeribilità. Al piano superiore invece, la Trattoria Cetara, presenta materia prime, grazie alle quali i cuochi rivisiteranno i piatti della Tradizione, in linea con un’idea di cucina naturale e contadina.
 Il progetto, voluto e avviato da Paolo Scudieri, Presidente di Eccellenze Campane e già patron del Gruppo Adler, nasce con l’obiettivo di promuovere e valorizzare le eccellenze agroalimentari del territorio campano in un’ottica di filiera corta, dal “produttore” al “consumatore”, concentrando in un’unica struttura le migliori produzioni regionali. Si tratta dell’unico centro in Italia dove si producono prodotti gastronomici di qualità e dove valori di tipicità, cultura e tradizione si coniugano con la sostenibilità e l’artigianalità dei metodi di produzione, con la genuinità e il rispetto delle materie prime. Adler-Pelzer Group è il Gruppo internazionale con sede ad Ottaviano (Napoli) che progetta e sviluppa componenti e sistemi per l’industria del trasporto.
Il Gruppo conta 70 stabilimenti in 23 Paesi, 12 siti di Ricerca e Sviluppo, 15mila dipendenti per un fatturato annuo di oltre 1,5 miliardi di euro, ed è fornitore dei principali produttori mondiali nei settori dell’automotive e dell’aeronautica ( Ferrari, Porsche, Audi, Roll Royce, Agusta ecc.) La “Terra del Buono” è un concept innovativo che vuol coniugare design moderno alla tradizione partenopea con prodotti tipici e denominazioni DOP e IGP apprezzate a livello mondiale.
                    Giuseppina Serafino   





  

                                                                   

domenica 17 dicembre 2017

Cannes e l’Ile de Sainte Marguerite

Raggiungiamo Cannes per dirigerci con il traghetto l’isola di S.Margherita in una giornata che si preannuncia limpida e soleggiata. Appena scendiamo sul pontile avvertiamo un profumo intenso di eucalipti e guardandoci intorno notiamo una grande ricchezza di biodiversità. Ci viene detto che in questo luogo si trova un’importante stazione di sosta per gli uccelli migratori, lo stagno di Batéguier.
Questa isola ha avuto un ruolo strategico nelle vicende storiche legate alla Francia, ci sono infatti diversi fortini e nel forte è stata prigioniera la famosa e misteriosa Maschera di ferro. Diceva Voltaire. “ C’era una volta un giovane prigioniero col volto coperto da una maschera di ferro-una singolare maschera composta dal naso in giù di sottili lamelle mobili di metallo così che l’uomo poteva nutrirsi senza toglierla. Gli ordini erano tassativi: ucciderlo se avesse tentato di togliersi la maschera. Doveva trattarsi di un personaggio di alto rango, se il governatore in persona scendeva sovente nelle segrete per fargli visita. 
 Anche al medico che lo andava ogni tanto a controllare era vietato levargli la maschera”. Iniziamo a camminare fotografando ogni scorcio di questo autentico paradiso privo di qualsiasi forma di coesistenza umana: solo una vegetazione lussureggiante e l’ azzurro mare che lambisce speroni rocciosi che fungono da cornice ad un contesto ambientalistico di notevole pregio. Si trovano poche strutture ma quella di maggiore impatto è appunto il Fort Royal, costruito da Richelieu nel XVII secolo per difendere l’isola dagli spagnoli.
 Altri echi di storia che affiorano sono quelli della guerra di Algeria e di quella di Crimea, l’isola fu infatti utilizzata come ospedaletto per i soldati colpiti durante la guerra. Proprio a fianco del cimitero musulmano, se ne trova uno più piccolo risalente al periodo bellico sopracitato (1853-1865).. Dopo esserci aggirati per le diverse strutture del Forte ,sostiamo a guardare una parte del gruppo che sul piazzale affacciato sul mare, si cimenta in alcune danze popolari quasi a voler tributare un ossequio al mistero del tempo che aleggia in questo scrigno di “isolata” civiltà. Ripartiamo per rituffarci nella quotidiana routine non prima di aver cavalcato a passo sostenuto fra le stradine interne di Cannes per visitare la parte antica: i bastioni, il Musée de la castre, la torre quadrata e la chiesa. Più in basso al Suquet, il Vecchio Porto in cui il “Quai St Pierre”, risalente al 1883, accoglie vecchie attrezzature e yachts. Uno sguardo veloce al Palazzo del Cinema e alla Croisette, giusto per provare il sapore nostalgico delle rosse rocce de l’Esterel, fantastico tripudio di “eleganza” della 
natura in Costa azzurra. Facciamo ritorno nella nostra città con una fastidiosa perturbazione atmosferica cha va dalla pioggia alle precipitazioni nevose, paghi del mistero insondabile di una straordinaria bellezza che ci ha pervasi durante il nostro lento e appagante cammino.
                           
                                            Giuseppina Serafino                                                         







                                                                                                                                                    

venerdì 15 dicembre 2017

L’ Esterel fra natura e leggenda

Più di cento accaniti appassionati dell’arte del camminare si sono dati appuntamento in Costa Azzurra per esplorare le rocce dell’Esterel nei pressi di Saint Raphael. La storia di questo luogo inizia 250.000 anni fa durante un’intensa attività vulcanica quando un’eruzione produsse rocce minerali, tra le quali la più diffusa fu la riolite che caratterizza il sito per il colore rosso.
La leggenda narra che la fata Estérelle, consultata dalle donne per ottenere la fertilità, sia all’origine del nome del massiccio. Più probabilmente, durante un movimento di placche tettoniche, la terra si fessurò lasciando risalire la lava in superficie e dando origine alla roccia viola: la riolite o porfido rosso. La vera origine del nome del massiccio deriverebbe dall’aggettivo francese “stérile” che rispecchia il territorio brullo dell’Estérel.
La foresta demaniale copre 6.017 ettari ed è ricca di una particolare biodiversità protetta dall’Unione Europea (Natura 2000) e ospita una Riserva biologica integrale. Ci inoltriamo attraverso quello che ci appare come un paesaggio lunare contraddistinto dal color porpora delle rocce, il verde scuro della vegetazione e il blu brillante del Mediterraneo. L’essenza dominante di questo territorio è la sughera (Quercus suber) ma anche le fioriture endemiche precoci in primavera,  

come l’Erica arborea e tardive in autunno come la Calluna vulgaris. Il luogo è contraddistinto da profonde fenditure rocciose create dalle forti piogge. Sul litorale le creste rosse dell’Estérel si tuffano nel mare offrendo a noi escursionisti uno spettacolo straordinario: una costa dentellata che alterna calanchi a punti rocciosi. Dalla sommità di Cap Roux, del Pic de L’Ours o di Cap Dramont, scopriamo degli scorsi che procurano un senso di fantastica vertigine. Alla curva di un sentiero si può ossrvare un menhir, una fontana romana, un oppidum o la via Aureliana lungo la costa fino ad Agay.                                 
 Nel Medioevo, l’Estérel fu rifugio per gli eremiti, fra cui Saint Honorat, che darà il nome ad una famosa grotta e nel 17° -18° sec. vi si rifugiarono prigionieri che fuggirono dalla prigione di Tolone e che si unirono a Gaspard de Besse, il ladro dal cuore grande che qui avrebbe nascosto il suo tesoro non ancora ritrovato. Dal 1996 questo massiccio eccezionale è classificato con il titolo di paesaggio; da novembre a giugno gli animali da pascolano garantiscono la pulizia del sottobosco e delle erbe secche, effettuando un grande lavoro di prevenzione degli incendi. Il massiccio costituisce un luogo importante per il periodo invernale degli apicoltori poiché qui le api trovano un clima temperato. Ascoltiamo incuriositi Gianluca, guida di Trekkingitalia e nostro nocchiero, raccontarci queste interessanti informazioni mentre il nostro sguardo spazia rapito dai colori fantastici di un ambiente che ci sembra quasi surreale per l'anomala bellezza che lo contraddistingue.                      

                      Giuseppina Serafino