giovedì 6 luglio 2017

Educational tour nel Salento (II Parte)

Nel corso dell' educational tour ci sono stati forniti esaurienti ragguagli sulla località che ci ospitava , a 15 km dal Capo di Leuca e a 3 km dal Mare Adriatico, Tiggiano ottenne la piena autonomia nel XVII sec. dopo essere dipesa per secoli dalla Contea di Alessano. Angelo Serafini
Sauli, notabile di Morciano, la acquistò edificando un castello che dall’ 86 è sede del Comune, circondato da un appezzamento di macchia mediterranea, costituita da lecci e pini. Di un certo pregio è la produzione di una particolare carota: la Pestanaca di Sant’Ippazio, santo orientale del 300 d.c., divenuto poi patrono del paese e protettore dell’ernia inguinale, della fertilità e virilità maschile. In occasione della sua festa, il 19 gennaio, vengono vendute le pestanache, insieme alle giuggiole caramellate. Nella periferia di Barbarano del Capo abbiamo visitato il monumentale complesso di Santa Maria del Belvedere (detta Leuca Piccola), struttura
 eretta tra il XVII e il XVIII sec., con la funzione di luogo di ristoro e di sosta lungo la “Via dei
Pellegrini” che conduceva al Santuario della Madonna di Leuca. Un imponente porticato in stile neoclassico, addossato al preesistente edificio di culto, consente l’accesso al suo interno. Nella sacrestia vi sono due confessionali ricavati nella roccia e un ampio ipogeo sotterraneo che ospita cuccette e tre profondi pozzi che garantivano acqua per i viandanti. A Giuliano di Lecce, oltre al castello, ci hanno colpito le tante epigrafi disseminate dinanzi alle case, una forma di ostentazione della cultura da parte dei tanti notabili del luogo e alcuni balconi con
mascheroni apotropaici, un modo per allontanare gli spiriti maligni incombenti. A Tricase, in una sorta di rapimento estatico, abbiamo ammirato il castello cinquecentesco, la Chiesa madre del ‘700 e la Chiesa barocca di S.Domenico. Nei pressi di Tricase Porto si incontra la Quercia vallonea,denominata la Quercia dei “Cento Cavalieri”, un dolmen vivente, che rappresenta il più maestoso monumento arboreo plurisecolare della Puglia. Ciò che ci ha maggiormente affascinati è però il paesaggio di pietra del sentiero a picco sul mare che abbiamo affrontato con un gradevole
minitrekking, tra il Ciolo e le Grotte Cipolliane. Dalla stradina che parte da Gagliano del Capo si percorre un tratturo che si snoda fra falesie e pareti di roccia verticali in cui si aprono suggestive cavità, frequentate fin dal medio Paleolitico. Lo sguardo spazia avidamente da Punta Palascia, presso Otranto, alla catena montuosa degli Acrocerauni , in Albania e al profilo dell’isola di Othonoi in Grecia.
Appoggiavamo i piedi su selci del Paleolitico
superiore, frammenti fossili di ogni sorta e gusci di molluschi bivalvi, splendida l’ebrezza procurata dalla miscellanea di profumi e di colori della vegetazione che ci avvolgeva. Una scoperta fantastica è stata
quella legata ad un’altra protagonista dell’ ambiente rurale: l’architettura rupestre, straordinaria testimonianza di un’ancestrale tradizione religiosa, rappresentata da cripte, come l’insediamento di Centopietre a Patù, la Chiesa del Gonfalone a Tricase e la Chiesa di Sant’Eufemia a Specchia. Abbiamo visitato il primo, proprio nel giorno della solenne infiorata che
troneggiava nella via Principe di Napoli, preparata con pazienza certosina la notte precedente e su cui abbiamo visto sfilare la solenne processione al termine di una giornata che ha attirato centinaia di visitatori desiderosi di osservare le numerose immagini sacre realizzate con petali di fiori policromi. Centopietre è un antico monumento funerario, che sorge nella zona sud dell’abitato, ad una decina di metri dalla chiesa di san Giovanni 
Battista, in un
terreno chiamato Campo di Re la cui origine risale al IX sec, che si fa risalire al generale Geminiano, ucciso dai Saraceni nell’877 D.C. La struttura, convertita in chiesa paleocristiana nel Medioevo, venne costruita in cento blocchi di roccia calcarea provenienti dalla vicina città Messapica di Vereto, decorata con affreschi a tema sacro.

                              Giuseppina Serafino