lunedì 3 luglio 2017

Paesaggi e smarrimenti nel Salento minore (I Parte)

Ricordi di infanzia che piacevolmente si affastellano ritornando in Puglia per l’educational tour a Tiggiano. Lo sguardo si perde lontano, fra distese di ulivi centenari, masserie, cumuli di pietre , muretti e “paiare”, che caratterizzano l’aspro paesaggio rurale.          
Queste ultime, dette anche “Furnieddhi” scopriamo che sono originali costruzioni di forma conica o piramidale, realizzate a secco, come deposito di materiali agricoli. Una straordinaria ingegneria della semplicità che connota un vissuto all’ insegna dell’economia di sussistenza scandita dai ritmi ciclici dei lavori agricoli stagionali. Fra agavi che svettano al cielo, quasi a volerne invocare la clemenza nelle troppe avversità, e la vegetazione riarsa dalla calura estiva, serpeggia la demonizzata poesia dell’abbandono. A poca distanza, però la distesa marina fa capolino, invitando al refrigerio dello spirito, prima ancora che del corpo spossato. Affiorano così, nelle molteplici testimonianze storiche disseminate intorno a masserie e piccoli santuari, echi di epopee leggendarie che aleggiano significativamente su questi luoghi del Salento, incastonati a guisa di splendidi diademi in contesti ambientalistici di notevole pregio, come il Parco naturale di Otranto e S.Maria di Leuca.                                                                                            
 Il Capo di Leuca è stato da sempre crocevia di civiltà e culti cha hanno fuso miti e storia. Svariati sono i luoghi religiosi che attestano le diverse religioni, chiese, basiliche e cattedrali risalenti a epoche diverse. Tra queste la Basilica Santuario “Santa Maria de finibus terrae” (ai confini della terra) un grande tempio dedicato dai Romani alla “Dea Minerva”. La millenaria storia del Capo di Leuca, è raccontata                                                                
da reperti custoditi nel Museo Archeologico “Salvatore Zecca di Ugento”, ubicato all’interno dell’ex convento dei Francescani di Santa Maria della Pietà. Oltre a cimeli della storia locale, sono presenti resti fossili e oggetti risalenti all’età paleontologica e a quella della civiltà messapica. Un patrimonio ambientalistico di inestimabile valore è quello rappresentato dalle circa trenta grotte di età preistorica e natura carsica dai nomi evocativi di storia e miti: “Grotta Porcinara” (ad est di Punta Ristola, sulle pareti vi sono testimonianze epigrafiche ed iscrizioni in greco, latino e messapico) ,“Grotta del 
Diavolo”, “Grotta del Presepe “ e “Grotta dei Giganti”. Sul versante di levante è celebre la “Grotta del Morigio” , così detta perché secondo la tradizione i Mori si fermarono lì prima di attaccare Leuca, e la Grotta degli Innamorati, che come questi luoghi, invita a sognare, proiettandosi in suggestioni paradisiache. Altra tappa significativa è stata quella nella cittadina di Salve, dove sono stati rinvenuti siti che hanno rivelato l’esistenza di insediamenti umani fin dall’età del bronzo.
 Davvero straordinari i trappeti ipogei, frantoi risalenti al 1600, a guisa di caverne sotterranee che si schiudono celando anfratti inquietanti. Il nome di tali opifici, atti alla produzione del pregiato “oro giallo”, deriva dal fatto di essere scavati sottoterra per favorire la spremitura delle olive e l’estrazione dell’olio che altrimenti 
tendeva a solidificare. Splendidi frantoi di questo tipo si trovano anche a Specchia, a Presicce, ad Acquarica del Capo e a Morciano di Leuca. Bellezze archeologiche che è stato bello assaporare grazie ad alcuni appassionati giovani come Giacomo Cazzato e Marco Cavaleri, giovane archeologo, Presidente della Pro loco Torre Vado e dell’Associazione Archès che si adopera per valorizzare quello che a molti appare come un natìo borgo selvaggio. “Paesaggi e smarrimenti del Salento minore” è stato denominato il breve viaggio che ci ha accompagnati a riscoprire i tesori più celati di questo estremo lembo dell’Italia,
posto fra i due mari dell’Adriatico e dello Ionio. 
Il manipolo di privilegiati comunicatori del turismo è stato accolto sabato 17 giugno a Tiggiano nel Palazzo baronale, solennemente inaugurato dopo il suo restauro. Alla serata hanno preso parte l’attrice Helen Mirren, premio Oscar per il film “The Queen” e il marito regista e produttore, Taylor Hackford (celebre il suo“Ufficiale e gentiluomo”), proprietari un’antica masseria e cittadini onorari di Tiggiano. A far da corollario, la presentazione del bel libro dell’antropologo Vito Teri “ Quel che resta. L’Italia dei paesi tra abbandoni e ritorni”. Lo studioso ci ha onorato della sua presenza, camminandoci a fianco, sondando con noi i meandri della storia che si legge sulle porte consunte delle abitazioni, sulle scritte incise nei muri che inneggiano a figure monarchiche non ben identificate.         Giuseppina Serafino