lunedì 16 ottobre 2017

Sulle tracce delle streghe in Val Antigorio

Un trekking in una calda giornata ottobrina in Val d’Ossola per ritrovare le tracce di streghe fra storia e leggende popolari. Baceno, tappa di partenza, e Croveo furono palcoscenico di una drammatica lotta alla stregoneria che vide fra il XVI e XVII condannò al rogo numerose donne. Il termine strega deriva dal latino “strix” che oggi è il nome scientifico di alcune famiglie di
rapaci notturni, diventato “striga” dal latino popolare, assumendo il significato di esperto di magie e filtri.Si trattava spesso di soggetti che in qualche modo uscivano dagli schemi per il loro modo di essere, rappresentando una

sorta di minaccia da eliminare. Quaranta donne e due uomini vennero torturati e processati dall’Inquisizione domenicana e dal Tribunale diocesano di Novara. Viene da chiedersi perché ciò avvenne proprio in Valle Antigorio. La valle era vicina alla Svizzera calvinista e protestante, dove mercanti, cavallanti e spalloni frequentavano quelle regioni valicando gli alti passi alpini. La Bocchetta d’Arbola fu un luogo di transito di idee innovatrici, fra vino e formaggi passarono nuove
visioni della vita e della religione; in anni
di cattivi raccolti ed epidemie dilaganti, 
di lotte di fazione e violenze diffuse, l’Inquisizione causò una ulteriore incertezza in anni già tragici. Lo storico Gianbattista Beccaria vede nel fenomeno delle streghe di Croveo la sopravvivenza di antichi riti pagani in sacche culturali confinate sulle Alpi Lepontine, per cui il demonio potrebbe
essere la trasformazione dell’antichissimo culto del dio celtico Cernunnos, raffigurato con corna e gambe incrociate. Nessun elemento inquietante ha caratterizzato la nostra camminata su mulattiere ed anfratti rocciosi su cui si
avvertiva un senso di vertigine,
così come sul ponte di ferro che permette di attraversare il torrente Devero. Molto suggestive le numerose baite di pietra disseminate lungo il percorso nei pressi dell’oratorio di Uresso e i ruderi del vecchio abitato di Cuggine sommerso dai rovi. Al Ponte della Baulina ci siamo soffermati ad ammirare il grande ponte ad arco realizzato in pietra e le impressionanti marmitte dei giganti. Incantati dalle meraviglie di questa natura selvaggia,
giungiamo a Croveo, porta d’accesso al Parco Naturale Veglia-Devero, per visitare la parrocchiale, edificata nel 1621, dedicata alla Natività di Maria Vergine. Sul sagrato della medesima è posto il monumento a Don Amedeo Ruscetta, prete viperaio, che teneva lezioni
di cattura dei rettili che venivano poi inviati ad istituti sieroterapici per l’estrazione del veleno.Scendiamo poi sul“Sentiero storico-Via dell’ Arbola”, delimitato da muretti in sassi e con resti di antichi mulini per arrivare al ponte ad arco ed alla caldaie di
Croveo, davvero spettacolari per il vertiginoso baratro in cui precipita una cascata, sovrastata da due massi
giganteschi disposti a capanna. Assaporando il profumo della vegetazione lussureggiante facciamo ritorno a Baceno con la sua monumentale Chiesa, dedicata a S.Gaudenzio, una delle più belle delle

Alpi occidentali, sulla cui facciata campeggia il
grande affresco del 1542 raffigurante San Cristoforo che porta il Cristo Bambino. Affascinante l’interno dell’edificio superbamente affrescato che restituisce il valore appagante di un luogo denso di mistero e di significati autentici come quello della Valle Antigorio, in cui si fondono Storia ed echi di credenze popolari radicate nell’essenza del territorio.
                                        Giuseppina Serafino