giovedì 9 novembre 2017

Un tuffo nell'ardente Liegi (I parte)

Un tuffo nella storia di Liegi con il viaggio offerto dal Premio stampa della Vallonia. Considerate le temperature roventi del week end ottobrino, nella città definita, ironia della sorte, “Città ardente”, il tuffo forse sarebbe stato il caso di farlo direttamente nella Mosa.
 Spettacolare la superficie cristallina del fiume incorniciato dai colori rosseggianti della vegetazione autunnale, così come la struttura ultramoderna de La gare des Guillemins, realizzata dal grande architetto spagnolo Santiago Calatrava ed inaugurata nel 2009. Con i suoi 32.000 mq di ampiezza e i 40 m di altezza, è sovrastata da una gigantesca volta in vetro e in acciaio che ricopre i nove binari in maniera impressionante. Desiderosi di conoscere i tanti aspetti di una città fortemente ancorata ad un retaggio storico di grande spessore, feudo del Sacro Romano Impero germanico e primo principato vescovile della Chiesa, ci dirigiamo verso il centro storico. Piacevole la cortesia dei passanti a cui chiediamo indicazioni sul percorso da seguire, dolce come la musicalità delle parole che ci rivolgono. Giunti al famoso “Carré”, nel centro della città, il quartiere più popolato di caffè e graziosi ristoranti, si avverte Hotel Neuvice, una piccola struttura raffinata, densa di fascino per il moderno design in un luogo di antica memoria.
un’atmosfera vivace e decisamente intrigante. Niente a che vedere con l’inquietante mistero dell’uccisione del principe vescovo Lambert a cui è stata dedicata la piazza fulcro della vita liegese, che sembra essere controllata dall’illustre concittadino Georges Simenon e dal suo celebre Commissario Maigret. Molto caratteristica risulta la Place du Marchè, una delle più antiche della città, affiancata da palazzi settecenteschi, grazie a Luigi XIV che, paradossalmente, distrusse quelli dei secoli precedenti.Svariati i localini e bistrot, che invitano alla convivialità e al gusto del buon cibo, come le
rinomate boulets de Liegi (polpettine di carne irrorate con salsa agrodolce e zucchero di canna)., le gaufre diverse da quella di Bruxelles per l’impasto molto più spesso, dolce, caramellato durante la cottura e aromatizzato con cannella e vaniglia. In mezzo a questa sorta di naturale salottino en plein air, si erge il Perron, un’edicola a portico che sorregge una colonna, e la sua fontana, simboli delle libertà comunali; sulla colonna si nota la tradizionale pigna: chiusa, simboleggiava il popolo, che sa stringere le fila per difendersi, aperta, è l’espressione della gioia, simbolo di fertilità e dell’apertura verso il mondo.
Sul lato sud di Place du Marchè, si scorge un elegante edificio chiamato familiarmente “La Violette”, in cui dal Duecento si esercitò il potere comunale. In stile neoclassico alquanto sobrio, possiede un doppio scalone, strano a dirsi, decorato da pigne. Di particolare impatto visivo, ammesso che la vista non si ottenebri per la fatica esercitata, è la colossale scalinata delle “montagne de Bueren”, con quasi 400 scalini, una delle più lunghe d’Europa. Venne costruita nel 1880 per consentire ai soldati della caserma posta alla sommità, di raggiungere la città direttamente, senza dover passare da alcune vie malfamate. Il nome della sopracitata è un omaggio ai 600 soldati provenienti da Franchimont e al loro famoso capitano, Vincent de , che tentarono di sconfiggere Carlo il Temerario, piazzato in cima al colle. A sinistra della scalinata di Bueren, percorrendo la piccola rue des

Ursulines, inizia il sentiero dei poggi, dove si trovano le vestigia di un beghinaggio ben restaurato, con davanti un’antica stazione di posta del Seicento. Splendido il panorama che si gode dalla tour des Vieux-Joncs con una città superbamente prostrata dinanzi a noi in segno di tangibile encomio per lo sguardo che pare accarezzarne le policromie irradiate da un fantastico tramonto. Dopo la faticosa giornata, piena di scoperte, un ulteriore appagamento è stato quello del soggiorno presso l’Neuvice, una piccola struttura raffinata, densa di fascino per il moderno design in un luogo di antica memoria.                     Giuseppina Serafino