martedì 9 gennaio 2018

Siviglia capolavoro di stili (I Parte)

Una vacanza postnatalizia a Siviglia, elegante capitale dell’Andalusia, che mi appare prostrata sul fiume Guadalquivir, quasi volesse ammirare narcisisticamente il riflesso della sua sontuosa bellezza. Palcoscenico di vita gaudente che inneggia alla sensualità del flamenco, fra tapas, carrozze e fascino di toreador. Uno scrigno che racchiude, fra strette viuzze e quartieri aristocratici, edifici in stile

arabo, un patrimonio architettonico di inestimabile valore. Tracce indelebili sono quelli dei musulmani, presenza infedele che la Riconquista cattolica non è riuscita a cancellare. Il Barrio Santa Cruz, chiamato anche Juderia o
quartiere ebraico, sorge sull’area un tempo abitata dagli Ebrei, è l’antico quartiere di Siviglia che racchiude alcuni tra i monumenti più significativi della città ed è per questo Patrimonio dell’ Umanità, con piazzette dal tono raffinato e
palme fiorite. La Giralda, torre simbolo della città, rispecchia lo stile degli Almohadi, rigidi in ambito religioso, ostili al lusso ma abili nel coniugare la maestosità alla raffinata semplicità. Fu edificata su quella che era la Moschea maggiore della città, troneggia di fianco alla Cattedrale, facendo ansimare il visitatore che percorre a serpentone i suoi tanti piani per raggiungere la sommità, a 96 metri; impagabile la vista che si gode a 360 gradi sulla città. Essa deve il suo nome alla statua della Fede (detta anche Girardillo) che la sovrasta e che gira su stessa in base alla direzione del vento. Altri monumenti imponenti sono l’Archivio delle

Indie e i Reales Alcazares (Palazzi reali) la cui caratteristica è la mescolanza di stili, dall’ islamico al neoclassico. L’Alcazàr, un’antica fortezza araba, è un magnifico esempio di architettura muéjar con saloni, patii ed eleganti giardini che affascinano per la grande
combinazione di colori, in cui lo stile arabo ha fuso forme rinascimentali a forme romaniche. La costruzione originaria risale al 712 come fortezza araba ma la trasformazione avvenne durante il XII secolo, con il già citato regno degli
Almohadi che elessero Siviglia a capitale del regno di Taifa. Dell’originale fortezza almohade del XII secolo si conservano solo il Patio del Yeso e gli archi separanti il Patio de la Monteria (cortile della caccia) dal Patio del Leon. Nel 1356, con il Regno di Pietro il Crudele, l’Alcazar viene trasformato in residenza cristiana in stile Mudejar. Per questo il palazzo è conosciuto anche con il nome di Placio de Pedro el cruel, che per costruirlo si fece portare i resti delle antiche moschee. Un passaggio obbligato della fortezza è quello che conduce al Patio de las Doncellas (Cortile delle Donzelle) con le sue decorazioni in gesso tipiche dell’arte arabo-andalusa e quello de las Muhecas (Cortile delle bambole), chiamato così per via delle piccole teste di donne che ornano i capitelli. Il salone de los Embajadores, in stile mudejar, è la stanza più lussuosa dell’Alcazar ed è sovrastata da una grande cupola ornata di arabeschi del 1427. Estenuanti le file che occorre fare per accedere a queste sontuose bellezze ,  un tributo che viene reso per accedere al magico regno de "Le Mille e una notte".
                             

Giuseppina Serafino