lunedì 15 gennaio 2018

Siviglia "non mi ha abbandonato" (III Parte)

Nell’area monumentale di Siviglia, al centro della Plaza del Triunfo sorge la Casa Lonja (1583-98) in stile tardo rinascimentale, ospita l’Archivio generale delle Indie, in cui sono conservati materiali sulla colonizzazione europea del Centro e Sudamerica, saggi di Ferdinando Magellano, primo circumnavigatore e Cristoforo Colombo.   Questa struttura edificata da Juan de Herrera, fungeva da Loggia dei Mercanti (Lonjia) Per poterla fotografare con luci
diverse, raggiungo più volte Plaza de Espana, all’interno del Parque de Maria Luisa,che fu costruita nel 1929 in occasione dell’Esposizione Iberoamericana, su progetto dell’artista sivigliano Gonzales.  Decorata con mattoni, ceramiche e marmi colorati, la piazza, con la sua forma semicircolare richiama il senso dell’abbraccio della Spagna nei confronti delle sue nuove colonie, le 58 panchine, ricoperte di piastrelle mirabilmente decorate, rappresentano le province spagnole. Il Palacio Espanol al suo interno, testimonia il prestigio della potenza mondiale spagnola. Essa guarda verso verso il fiume, rotta da seguire per raggiungere       
l’America, cosa che sembra vogliano fare i tanti turisti che si affollano sulle barchette quasi volessero salpare per far conoscere al mondo la gioia provata nel vedere tanta bellezza. Un tripudio di umanità gaudente fastidiosamente preda del selfie compulsivo.    
 La sottoscritta attraversa frettolosamente all’imbrunire il Parque, per recarsi al Museo de Artes Y Costumbres populares de Sevilla, un bellissimo edificio creato nel 1972, con oggetti e utensili che documentano usanze del vivere tipico del vivere della zona.
 Si trova nel Padiglione Mudejar, un edificio progettato dall’architetto Anibal Gonzalez per la  

sopracitata Esposizione Iberoamericana del 1929. 
Passeggiando nel quartiere di Santa Cruz si trova una forma architettonica inconsueta: il Metropol Parasol chiamato dai sivigliani “setas”, ossia funghi. L’edificio fu realizzato dall’architetto tedesco Jurgen Mayer come progetto di riqualificazione della zona di Plaza de la Encarnacion, iniziato nel 2004 e terminato nel 2011, è alto 28 metri ed è formata da mega reticoli in legno micro-laminato e si articola in cinque livelli. Il primo livello contiene i resti dell’ antica città romana, mentre l’ultimo offre una suggestiva vista sulla città moderna. Ha la forma del simbolo di Siviglia, il NO8DO, che è costituito da due sillabe separate da una matassa o gomitolo a forma di 8 che in spagnolo si dice “madeja”. 
L’origine di questo simbolo risale al XIII Secolo periodo che vide un contrasto fra il re Alfonso X il Saggio e suo figlio Sancho sulla gestione del paese. Il re regalò alla città il simbolo onorario che in dialetto andaluso significa “ NO ma deja DO”, “ non mi ha abbandonato”, per significare che egli non fu abbandonato dai suoi concittadini.
Questa struttura attesta il grande contrasto di stili di una città estremamente affascinante il cui sapore intenso, a distanza di tempo, ritengo anch’io di poter dire che non mi avrà abbandonato così come l’intrigante paesaggio andaluso dall’alto delle sue magnifiche torri che si pavoneggiano sul fiume Guadalquivir rivendicando l’antica potenza.                                                 Giuseppina Serafino