domenica 9 settembre 2018

Trilogia dell’Alto Materano

Matera
Una Lucania aspra dai sapori intensi che si cela negli intrecci di vicende che rappresentano uno spaccato di abitudini consolidate, di frammenti esistenziali connotati da un lento fluire del tempo. Personaggi caratterizzati da un umile contesto di appartenenza ma con una indomita fierezza che li ha resi parte integrante di quegli
scenari contraddistinti spesso dalla fatica di vivere che li ha catapultati in differenti realtà da cui ambiscono a ritornare. Tornare per ritrovare il cuore pulsante delle proprie radici fra quegli agglomerati di pietre che chiamano paesi, fra quelle finestre, socchiuse come gli occhi stanchi degli anziani che stazionano dinanzi agli usci consunti dalla calura e che interrogano gli sguardi dei forestieri
Dolomiti lucane
per carpire il senso del loro passaggio. Accolgo sempre con entusiasmo l’invito a condividere il
piacere della scrittura da parte di autori della mia regione d’origine, quasi volessi ritrovare con il magico potere delle parole, quei profumi di terra e di antiche consuetudini che le immagini non riescono a trasmettere. Ho così ritrovato Giuseppe Colangelo che dopo aver presentato “La freccia di mezzanotte” e “Creta
Irsina
rossa”, ha completato la trilogia sull’Alto materano con il recente “La muta del serpente”- Edizione La Vita felice. Questo romanzo è incentrato sul lento percorso di integrazione di un oriundo argentino che, dopo la caduta di Peron, nella seconda metà del Novecento è catapultato in una piccola comunità della provincia di Matera, dove si ingegna a sopravvivere esercitando diversi mestieri. Ma il passato rimane vivo per le inquietanti lettere inviategli dall’amico più caro che gli procurano un lacerante dilemma
Stigliano
psicologico. Non si fa riferimento ad una cronologia che faccia intuire il periodo di svolgimento dei fatti, anche se il contesto di Stigliano è reale come alcuni dei protagonisti del libro, colmi di ironica rassegnazione, da sempre ai margini della storia e alla ricerca di se stessi. Giornalista free lance, Giuseppe Colangelo, è stato
corrispondente dall’Italia per alcune agenzie di stampa latinoamericane. Ha scritto vari testi di cinema, fra i quali “A zonzo per il Materano. Guida ai tesori, ai sapori e ai set cinematografici di una terra tutta da scoprire”.Insegna Storia del cinema presso l’Accademia di comunicazione di Milano ed ha conseguito il Premio Letterario Nazionale Carlo Levi nel 2015. Il sopracitato scrittore denota una sapiente capacità di intrecciare dramma e commedia in un
Parcomurgiamaterana
luogo in cui molti degli attori che agiscono sono sempre meno artefici del proprio destino, tratteggiando, loro malgrado , il profilo di una Basilicata ripiegata su se stessa e in quello che appare come un affascinante isolamento.                                                                             Giuseppina Serafino