venerdì 30 novembre 2018

Viniplus 2019 e le eccellenze vinicole lombarde

Presso la prestigiosa sede del The Westin Palace Hotel di Milano è stata presentata Viniplus 2019 , la tredicesima edizione della Guida alle produzioni vitivinicole di qualità della Lombardia pubblicata dall’Associazione Italiana Sommelier della  Lombardia.
 La parola chiave di quest’anno è: qualità .Sono state 250 le aziende recensite quest’anno e 160 i vini premiati con le quattro Rose Camune , 64 i vini insigniti della Rosa d’Oro. Tutto ciò è stato raggiunto grazia al lavoro dei vignaioli, veri custodi della terra che hanno saputo creare vini di estrema eleganza e piacevolezza. Le quattro Rose Camune rappresentano il punteggio più alto che possa essere assegnato ad un vino mentre la  Rosa d’Oro è una segnalazione di merito per alcuni vini che valorizzano il territorio, il vitigno, la tecnica di produzione o l’attenzione all’ambiente. Il Presidente AIS Lombardia Hosam Eldin Abou Eleyoun ha commentato i risultati ottenuti: “Dal lavoro dei nostri degustatori emerge con chiarezza una crescita del livello qualitativo  in tutti i distretti vitivinicoli lombardi e un’attenzione particolare all’utilizzo di pratiche meno invasive sia in vigna che in cantina”.
La Guida Viniplus sarà inviata a oltre 800 ristoranti lombardi affinchè possa essere uno strumento utile per comunicare e far apprezzare i vini regionali. Il Presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana ha dichiarato “Grazie a un territorio vario per clima, ambiente e terreno, la Lombardia è in grado di produrre, per il 90 %  vini a denominazione di qualità, con DOCG, 21 DOC e 15 IGT.  Negli ultimi anni, l’export dei vini lombardi è cresciuto sensibilmente, raggiungendo, nel 2017, il livello di record di oltre 270 milioni di euro (+4,2 % sul 2016) Rinnovo i miei complimenti all’Associazione Italiana Sommelier della Lombardia per  l’importante lavoro di catalogazione e divulgazione dei prodotti vinicoli del territorio.
Una recente ricerca dell’Isnart, l’Istituto Nazionale Ricerche Turistiche, in collaborazione con Unioncamere, ha rilevato che nel 2017 in Italia ben 110 milioni di turisti hanno legato il loro viaggio all’enogastronomia, per una spesa di oltre 12 miliardi.  Secondo Lara Magoni Assessore al Turismo Regione Lombardia, oggi siamo di fronte a un turismo rinnovato, il viaggiatore è curioso e vuole scoprire prodotti di nicchia, legati alle eccellenze del luogo. Il vino lombardo permette di apprezzare  profumi e corposità insieme alla valorizzazione di luoghi e percorsi unici, alla scoperta di paesaggi e piccoli borghi di rara bellezza. Un mix speciale che, a suo avviso contribuirà a rendere la nostra Lombardia la prima meta turistica d’Italia.
                 
                                      Giuseppina Serafino

martedì 27 novembre 2018

Madagascar... continente in miniatura

Il Madagascar viene definito una sorta di continente in miniatura con 18 etnie diverse e con ecosistemi unici che si trovano difficilmente in altri luoghi del mondo. Un possibile viaggio per i fortunati realizzatori dei propri sogni, può iniziare da Antananarivo con un volo in direzione di Tulear, una graziosa cittadina sul canale del Mozambico, lungo la costa sud-occidentale. Nella direzione nord, presso la Route Nationale n.7, si può attraversare Ilakaka, territorio ambito dai cercatori di zaffiri, per recarsi presso alcune miniere a cielo aperto. Si può attraversare l’altipiano di Horombè, in cui sono disseminate sottili palme argentee, per 
giungere alla grande “muraglia” di roccia del massiccio dell’Isalo e al Parco omonimo; vi sono autentiche rarità botaniche, con specie fra gli 800 e i 1300 metri di altezza. Si tratta di un territorio unico poiché si nota un alternarsi di canyon, savane, piscine naturali e cascate refrigeranti, con rocce modellate dall’acqua e dal vento con forme stravaganti. Nelle spaccature e sul fondo dei canyon cresce rigogliosa la foresta decidua popolata da famiglie di lemuri: i Catta (dalla coda ad anelli), i Fulvis Rufus ( dalla pelliccia rosso fulvo), il Sifaka di Verreaux ( conosciuto anche come lemure danzante). 
Altre particolarità che rendono questo luogo affascinante sono strane specie botaniche come il Pachypodium rosulatum ( un albero nano a forma di bottiglia) endemico del Madagascar, che misura tra i 50 e i 60 centimetri, con straordinari fiori gialli. Rientrando a Tulear, dopo una navigazione di 45 minuti in lancia a motore, si arriva alla baia a mezzaluna dell’Anakao Ocean Lodge: un complesso di edifici in pietra chiara e legno che si affaccia sulla spiaggia. Qui si può sostare per un meritato relax nella grande baia vicino ad una spiaggia delimitata da un grande reef corallino, solcata da piroghe a bilanciere che solcano acque cristalline e color turchese. Ritornando a Talea si possono percorrere i viali di tamarindo, con il piacevole via vai di biciclette e dei variopinti pousse pousse (risciò).
 Una necessaria tappa è quella che porta in volo ad Antanarivo, capitale del Madagascar, che si estende sull’altopiano dell’Imerina tra i 1200 e i 1500 metri di altezza. Costruita come fortezza all’inizio del XVII secolo dai re della dinastia Merina, che qui avevano la loro residenza principale, fu conquistata dai francesi nel 1895. Aggirandosi si nota un’atmosfera suggestiva, che deriva dai diversi piani su cui è costruita, dalle abitazioni caratteristiche e dalla natura che la circonda. Chiamata confidenzialmente dai suoi abitanti Tanà, gode di un clima piacevole con quartieri tra loro molto diversi, collegati da scalinate, viottoli e stradine con piccoli mercati locali. Nella Haute-Ville, la parte alta della città, si trova il Rova, o “Palazzo della regina” da 
cui si ha una bellissima panoramica sulla città, nel cuore della basse-Ville, l’Avenue de
l’Independance e l’Esplanade di Analakely con la tipica stazione ferroviaria d’epoca. Piacevole sostare al tipico mercato della Digue con la sua varietà di prodotti artigianali provenienti da tutta l’isola. Un modo per portare con sé qualcosa di questo fantastico luogo e le suggestioni che lo connotano. (Fonte Evolution Travel)

                                                                  Giuseppina Serafino

sabato 24 novembre 2018

I Maestri del Panettone a Milano

Anche quest’anno si è tenuta la manifestazione I Maestri del panettone al Museo della Scienza e della Tecnica di Milano. Dopo la kermesse della settimana precedente del Re Panettone a cura di Stanislao Porzio, 26 pasticcieri hanno esibito le loro creazioni ad un pubblico esigente desideroso di appropriarsi dei segreti di un gusto speciale che sottende al dolce tipico milanese per antonomasia. Accanto ai grandi classici che celebrano la tradizione, sono stati presentati panettoni ai sapori d’inverno ( strudel, fichi secchi, pere e zenzero); ai sapori d’estate (al pistacchio, all’albicocca del Vesuvio, con fragoline); passione e cioccolato (caramello e noci, gianduia, ciliegia); panettoni al caffè e zucca, al caffè e latte; panettoni alcolici ( con passito di Pantelleria, al recioto, ginger, Franciacorta, alla birra , al rhum, al Brunello di Montalcino); panettoni speciali con cacio e

pepe, pecorino, ed infine panettoni sfiziosi (Anello di Monaco, Scoppiettante, ai grani antichi, focaccia al tè verde). Si tratta dei migliori panettoni artigianali d’Italia, con oltre 150 varietà, fatti da titolari e produttori di pasticceria da almeno 10 anni, prodotti con lievito madre all’interno di laboratori artigianali. Essi sono stati realizzati con pasta acida, mantenuta con il solo utilizzo di farina e acqua, autoprodotta, senza aggiunte di lieviti disidratati di qualsivoglia natura. Nessun aroma artificiale è aggiunto agli impasti per ottenere prodotti ad alta digeribilità poiché gli aromi artificiali spesso non sono digeribili dal corpo umano che non è dotato degli enzimi necessari per metabolizzarli. I panettoni durano all’incirca 60 giorni perché non vengono usati mono-digliceridi e additivi chimici; a detta degli

esperti le caratteristiche fondamentali di un vero panettone artigianale sono la freschezza , ossia un prodotto dal gusto equilibrato e che lascia la bocca pulita. Gli ingredienti vengono selezionati in modo accurato e lavorati a regola d’arte, altre caratteristiche sono: l’aspetto con la tipica forma cilindrica, la struttura morbida e leggera, un profumo fresco, preciso e avvolgente con un aroma persistente. I Maestri del panettone sono stati anche Maestri di Bontà poiché hanno deciso di dare un piccolo contributo a “Qubi”-La ricetta contro la povertà infantile”, il programma promosso da Fondazione Cariplo ( in collaborazione con Fondazione Vismara, Intesa Sanpaolo, Fondazione Fiera e Fondazione Invernizzi) per contrastare la povertà minorile nella città di Milano. Sono stati donati 500 panettoni a famiglie in difficoltà per festeggiare il Natale con il dolce simbolo della condivisione. Che la festa abbia inizio...

                               Giuseppina Serafino

mercoledì 21 novembre 2018

Crescono i Comuni Ciclabili

In una cerimonia ufficiale presso la Triennale di Milano, la Fiab-Federazione italiana Amici della Bicicletta ha consegnato le bandiere gialle della ciclabilità italiana ai sindaci dei primi nuovi Comuni Ciclabili 2019.
 Alle 69 amministrazioni locali già insignite dal riconoscimento si sono affiancati: Modena, Padova, Piacenza, Alba Adriatica, (Te) , Carpi (Mo), Lignano Sabbiadoro (UD), Maranello (MO), Martinsicuro(Te), Misano Adriatico (RN), San Donato Milanese (Mi), San Giovanni Lupatoto (VR), Serrone (FR) e Turriaco (GO). L’attestazione di Comune Ciclabile è accompagnata da un punteggio (da 1 a 5 bike-smile ) assegnato in base a diversi parametri di valutazione all’interno di 4 aree di intervento: mobilità urbana, cicloturismo, governance, comunicazione e promozione. Tra le particolarità delle new entry nella rete italiana dei ComuniCiclabili spicca Maranello, capitale dell’auto di lusso che è stata capace di intraprendere negli ultimi tempi politiche a favore della mobilità ciclistica.
Invece in Lombardia crescono i ComuniCiclabili della città metropolitana di Milano: dopo Cinisello Balsamo, Segrate, Cassina de’ Pecchi e Cernusco sul Naviglio, si aggiunge San Donato Milanese. 
L’iniziativa Fiab –Comuni Ciclabili tende a riconoscere l’impegno delle realtà attive in politiche bike-friendly e in interventi per lo sviluppo di una mobilità in bicicletta. Il progetto si prefigge di sostenere i singoli territori nelle scelta della bicicletta come mezzo di trasporto in ogni ambito: dagli spostamenti quotidiani : Bike-to-work e bike-to-school, al tempo libero e alle vacanze in sella. Alessandro Tursi, vicepresidente FIAB ha affermato: “Siamo orgogliosi di affermare come l’iniziativa ComuniCiclabili, giunta alla seconda edizione, sia in grado di mettere in moto le amministrazioni locali. Lodevole è l’impegno di alcune realtà, già nella rete dallo scorso anno, in particolare Ferrara che, pur avendo già ottenuto il riconoscimento nella fascia più alta, ha comunque 
operato per migliorarsi con ulteriori interventi, dall’ampliamento della rete ciclabile urbana, all’incremento delle zone 30, fino alla promozione di eventi di sensibilizzazione sul territorio.
 La cerimonia di consegna degli attestati di Comune Ciclabile è avvenuta al termine del convegno “Ciclovie nazionali, locali e territori” promosso all’interno della XV edizione di Urbanpromo, “Progetti per il Paese”.
 Questa importante manifestazione è stata organizzata da Urbit e da INU-Istituto Nazionale di Urbanistica, con cui FIAB-Comuni Ciclabili ha siglato un accordo di collaborazione per legare i temi della mobilità ciclistica all’urbanistica e alla pianificazione territoriale. “Il prossimo passo è la dimensione Europea del Progetto- ha spiegato Giulietta Pagliaccio, presidente Fiab. ComuniCiclabili opererà in sinergia con il network europeo Cities & Regions for Cylists, per portare le città italiane a confrontarsi con quelle europee, dove il livello è molto più alto. Sarà uno stimolo e soprattutto un’opportunità offerta alle amministrazioni più volonterose”
                                Giuseppina Serafino

sabato 17 novembre 2018

Nel neolitico di Alpicella

Dopo aver camminato fra le rocce dei laghetti di Arenzano, sorge il desiderio di visitare i laghetti di Alpicella inseriti anch’essi nel Parco del Beigua. Si parte in corriera da Varazze(SV) di buon’ora, meravigliandosi di quella vitalità che già anima la località, fra turisti fuoriusciti dagli hotel e gente del posto che si saluta amabilmente, facendo ritorno nelle proprie

abitazioni dopo la spesa quotidiana. Le strade alquanto tortuose conducono a San Donato, Parasio e poi Pero, dopo le quali giungiamo alla nostra destinazione, al termine di una mezz’ora. Scendiamo su una spaziosa piazzetta con al centro un monumento ai caduti e sui lati due o tre negozietti, fra i quali troneggiano la Trattoria “Ai cacciatori”e il Ristorante “Baccere bacciccia”; una sorta di palcoscenico che ospita la vita del paese anche nelle sue rinomate sagre alle quali fanno da corollario le solenni processioni con la folla assiepata nella vicina chiesa. Di fianco a quest’ultima, si trova il piccolo museo di Alpicella con ritrovamenti del periodo neolitico, sfortunatamente quasi sempre chiuso, a differenza del vicino cimiterino, visitabile previo spostamento del chiavistello sul grosso cancello. Si oltrepassa da una
scorciatoia questo luogo di silenzio, per inoltrarsi lungo una stradina che conduce verso gli scavi archeologici, mentre si osserva il paesino abbarbicato sulla collina che sembra ammiccare come a voler rivendicare una propria dignitosa identità nei confronti della luccicante superficie marina che si intravvede in lontananza. Camminiamo per una ventina di minuti in mezzo ad una fitta vegetazione incolta prima di accorgerci di essere giunti dinanzi a della pozze d’acqua alquanto estese formatesi a seguito di una cascatella che scende da una sorta di parete dotata di alcuni buchi.Iniziamo a camminare sui sassoni che troneggiano in mezzo all’acqua prestando molta attenzione agli appoggi alquanto scivolosi e facendo nostre con lo sguardo tutte le suggestioni che quel tratto di ambiente incontaminato offrono: dalla sparuta farfalla che svolazza, al fiorellino striminzito che sopravvive fra le rocce. La luce dei sole irradia in maniera anomala ciò che ci circonda quasi fossimo


immersi nel dormiveglia di un sogno fantastico.Pur temendo di catapultarmi giù dai grossi massi, mi aggiro scattando foto col cellulare per carpire il più possibile l’essenza magica che aleggia fra felci e gigantesche piante acquatiche. Mi siedo su alcune rocce e osservo dall’alto il fiume lento che scorre sotto ai miei piedi a perdita d’occhio, intuendo ciò che provassero gli avventurieri fra le intricate foreste, lontani
dal mondo e dalla vita pulsante. Vediamo comparire su un sentiero posto in alto un individuo a cui chiediamo informazioni riguardo ad altre particolarità da circospezionare; costui dice di abitare nell’unica casa presente al termine della strada poco distante, e ci parla di un ponte saraceno. Galvanizzati dalla presenza di questa nuova meta ci dirigiamo oltre, pur lasciando a malincuore la località dei graziosi laghetti. Mentre continuiamo a chiederci come si possa decidere di vivere in luoghi sperduti, ai confini fra identità umana ed animale, vediamo una sorta di arco di pietra che sovrasta una discesa con di fianco una cappella votiva e una grossa croce di metallo arrugginita, adagiata come a voler accompagnare il viandante per il “ponte della vita”. Altra domanda che sorge a noi spontanea è come potessero gli antichi edificare queste costruzioni in maniera semplice ma così straordinariamente durevole. Appagati da tale nuova scoperta ci dirigiamo nel bosco per osservare il cosiddetto “Riparo di roccia”, zona in cui sono stati ritrovati i resti neolitici e che presenta un ponteggio di legno atto a condurre il visitatore ad osservare questi antri naturali che fungevano da baluardi per i viventi preistorici. Alcuni pannelli danno spiegazioni su ciò che qui è stato ritrovato. Quanto basta per riprendere il cammino fra grossi castagni e sparute abitazioni disabitate e rimmergerci sulla piazza arsa dalla cocente calura dove alcuni ragazzi di colore, forse profughi, attendono come noi, che la corriera ci riporti nel flusso della vita frenetica della rinomata località balneare da cui eravamo partiti. Trascorrerà un po’ di tempo prima di realizzare che fosse realmente vero ciò che abbiamo osservato sulle alture di Alpicella facendo riaffiorare le immagini di quell’ ambiente straordinariamente surreale ai confini con il mondo preistorico.                                                                                                                                        
                                                                    Giuseppina Serafino

mercoledì 14 novembre 2018

I Magnifici 7 a Di Pizza


Un evento itinerante consentirà di fotografare lo stato delle pizzerie in Italia facendo tappa nelle principali città dopo essere partiti da Milano. L’obiettivo è quello di far incontrare le pizzerie più rappresentative del territorio con un selezionato pubblico di esperti del settore e opinion leader del mondo del food. Saranno sette gli appuntamenti che consentiranno di far individuare le realtà pizzaiole d’eccellenza che saranno protagoniste della manifestazione, con performance live per raccontarsi e migliorarsi. Il primo appuntamento si è svolto nella prestigiosa sede di Sonia Factory, lo spazio recentemente aperto da Sonia Peronaci, cuoca, scrittrice, blogger e personalità di rilievo nell’ambito del food italiano. Una location di 450 metri quadri , in via Bramante, con due cucine, aree living e pareti adornate di piante. I Magnifici 7 della pizza che hanno svelato i loro segreti sono stati i maestri pizzaioli di : Lievità, Pizzium, Piz, Da Zero, Capuano’s, Marghe, Assaje. “Questi eccellenti professionisti descriveranno come

hanno conquistato l’esigente piazza milanese, con un mix vincente di capacità imprenditoriale e offerta gastronomica”- ha affermato Antonio Fucito, in arte Tanzen Vs. Pizza, food writer di Dissapore e tra i food influencer più attivi del momento. Dissapore è attualmente una tra le voci più autorevoli del web nel mondo dell’informazione gastronomica, consultato dai professionisti del settore alimentare e dai sempre più numerosi “gastrofissati”.
Esso ha rivoluzionato il modo di scrivere di cibo, andando oltre le apparenze, smitizzando i luoghi comuni, con il vantaggio di rimanere indipendenti. Si tratta di un potente web influencer con 19 milioni di visite annue, 31 milioni di pagine viste e 1 milione e mezzo di letture al mese. Dissapore ha dimostrato di possedere un intuito eccellente nel riconoscere i fenomeni emergenti, le tendenze e le abitudini in grado di affermarsi. Con l’avvento in società dell’editore Netaddiction, intraprende ora una nuova sfida, confermando l’attitudine al cambiamento e all’innovazione nel modo di raccontare il cibo; vengono fornite più notizie quotidiane, con un mix di approfondimenti e di inchieste. Garage pizza è un nuovo progetto editoriale interamente dedicato alla pizza. Il nuovo sito avrà un modello snello di business legato al digital advertising, a partnership quadro e si esprimerà con massima trasparenza nei confronti del lettore e al di fuori dei canonici schemi pubblicitari.
Il lancio di Garage pizza è previsto per l’inizio del 2019, ma le sinergia evidenziate hanno già dato vita al format “Di Pizza” e al prossimo evento “La Pizza unisce l’Italia col Giappone” che avrà luogo presso l’Ambasciata italiana a Tokyo il 23 novembre, durante la settimana dedicata alla cucina italiana nel Mondo.

                                        Giuseppina Serafino

sabato 10 novembre 2018

Fra le mille pagode del Myanmar

La Birmania, come è più solitamente conosciuto il Myanmar, è un Paese in cui coesistono numerose etnie e tradizioni culturali, come si avverte a Yangon il più importante centro economico-sociale, con i suoi sei milioni di abitanti. Sono suggestivi i suoi viali costeggiati da case coloniali, gli imponenti palazzi vittoriani, i templi cinesi, il gigantesco Buddha sdraiato Chaukhtatgy e la padoda di Shwedagon. Proseguendo si raggiunge l’antica capitale Bago, già conosciuta come Pegu, per visitare il Buddha sdraiato gigante, Shethalyaung, lungo 55 metri e alto 16 metri, quindi la pagoda Kyaik Pun, contraddistinta da quattro Buddha alti 30 metri seduti schiena a schiena. Kyaikthyio, detta “Roccia d’oro”, è un monte ritenuto sacro che ha un grosso masso coperto di foglie d’oro situato straordinariamente in equilibrio sul bordo di una roccia.
Con un camion, adibito al trasporto dei pellegrini, si arriva in cima al monte dove si scopre che in una piccola pagoda dorata è custodita una reliquia del Buddha.A Pindaya, nell’altipiano dei Monti Shan vivono numerosi gruppi etnici come gli Shan e i Pao, con il classico turbante turchese e il vestito nero; le grotte situate di fronte al lago conservano circa seimila immagini votive di Buddha, lasciate dai viandanti durante i secoli. Anche presso il Lago Inle vivono svariate etnìe, oltre a quelle precedenti, ci sono gli Intha e Taungyo, che traggono il loro sostentamento dal grande specchio d’acqua (lungo circa venti chilometri e largo al massimo dieci, con profondità massima di tre metri) con un eco-sistema unico al mondo, grazie alle sue peculiarità naturali e alle antiche tradizioni dei suoi abitanti. Le splendide colline di Inthein, sono situate in un braccio secondario del lago, dove si trovano più di mille pagode risalenti al XII secolo che circondano un antico monastero; quello di NgaPhaKyaung, un tempo era famoso per i gatti addestrati dai monaci. Nella parte più meridionale del lago Inle, meritano una visita gli stupa “cavi” di Sagar:

108 stupa risalenti al XVI e XVII secolo; nel villaggio di Saekhaung, noto per le sue 
ceramiche, gli abitanti utilizzano forni sotterranei naturali. Sulle rive occidentali del territori di sgar si trova Kaung Tar, dove sorgono più di 200 stupa.. Dall’aereoperto di Heho, si puòraggiungere Mandalay, la città espressione del potere della Dinastia Kounbaung, terminata con la conquista da parte degli Inglesi. Seconda città del paese è divenuta capitale dal 185 , fino all’inizio della dominazione inglese nel 1885, ed oggi è un importante centro culturale, religioso e commerciale del Myanmar centrale. Il monastero Shwenandaw è un meraviglioso esempio di arte tradizionale birmana e unico superstite degli edifici del Palazzo Reale, andati completamente distrutti durante la seconda guerra mondiale.La KuthodawPaya fu il risultato di un grande sinodo di oltre duemila monaci riuniti da re Mindon nel 1857 per stabilire il canone definitivo del testo originale dei 15 libri sacri che tramandavano gli insegnamenti del Buddha: il testo fu scolpito in lingua pali su 729 lastre di marmo. Mingun è l’antica città reale e zona archeologica che

possiede la campana più grande del mondo del peso di 90 tonnellate e la pagoda Myatheindan, costruita con particolari spire bianche, simboleggianti monti mitologici. attraversare paesaggi rurali e villaggi per giungere a Bagan (Patrimonio Unesco), fra i siti archeologici più significativi del Sud-Est asiatico e del mondo. Un viaggio davvero fantastico in una sorta di dimensione onirica ai confini con la realtà tangibile.                                          (fonte evolution travel)                                                                 
                                     
                   Giuseppina Serafino


martedì 6 novembre 2018

Varazze e la musica del cuore

Venivamo a Varazze (SV) per una quindicina di giorni all’anno, soggiornando in qualche grazioso alberghetto a conduzione familiare in zona S.Nazario, vicino alla stazione e all’omonima chiesetta, con il gigantesco cortile della polisportiva presso la quale si

tiene ogni anno la Festa del
mare. Una sagra che per cinque giorni, nel mese di agosto, raggruppa centinaia di persone che beatamente ballano il liscio romagnolo, fra odori intensi di trenette al pesto, focaccette e pesce fritto a volontà. Questo avviene a pochi giorni dalla ricorrenza del 15 agosto, con la solenne processione per i carruggi con la statua dell’Assunta prelevata dalla chiesa a Lei dedicata, presso la quale si assiepano decine e decine di devoti che, boccheggiando, inneggiano al piacere della

Salvazione. Mi ha sempre affascinato nel corso degli anni questo senso di devozione che si perpetua anche per la Festa di S. Bartolomeo nel quartiere Solaro, ricordando con l’esposizione di antichi gozzi , le tradizioni marinare della località. Si osservano con grande senso di compartecipazione emotiva i tanti volontari che si avvicendano in queste sagre e coloro che si offrono come portatori dei pesantissimi crocefissi che sfilano per le viuzze, cercando di non

incastrarsi fra persiane consunte, fili della corrente e di biancheria stesa come nei “migliori”bassi napoletani.  Un’aria benefica negli afosi periodi estivi la si ritrova nelle belle passeggiate lungo il viale Europa o pedalando sulla fantastica ciclopedonale che costeggia tratti rocciosi a picco sul mare; partendo dalla Villa Araba si arriva a Cogoleto e poi ad Arenzano, sotto fresche gallerie un tempo attraversate dalla ferrovia. Nella suggestiva Marina di Varazze fra lussuosi ristoranti, si notano yacth e vecchi pescherecci che s’inventano occasioni di business quali la pesca turismo o la semplice vendita di cartocci di pesce fritto con vino bianco fresco, spacciandola come
merenda del pescatore, nome bizzarro al pari degli autori della medesima
proposta di street food, 
la “Cooperativa del pesca pazzo”. Sapori di Liguria li si assapora nella focaccia al pesto o nei gusti limone e basilico e “l’ oro del Beigua” del simpatico Marco della Gelateria “I giardini di marzo”. Graziosi i nomignoli che caratterizzano pure alcune località limitrofe di Varazze come l’ Eremo del deserto, Alpicella, Casanova, Castagnabuona e Cantalupo che evocano antiche usanze, come quella dei muretti a secco che si incontrano inerpicandosi per piccoli sentieri e per

quello che conduce al Santuario della Madonna della Guardia , da cui si domina tutta la costa dalla cima del Monte Grosso. Più volte è capitato di recarmi con gente del posto presso questa graziosa chiesetta, magari al tramonto per godere di una vista straordinaria che spazia fino al porto di Genova, o in
occasione della rituale festa di fine agosto quando quasi tutti i varazzini vanno con mezzi di ogni sorta per

assistere alla tradizionali
sfilata liturgica. Altro simbolo di questa rinomata località di villeggiatura, presa d’assalto da piemontesi e lombardi, è “U campanin russu” il celebre campanile rosso quadrangolare che svetta sulla Collegiata di S. Ambrogio, quasi volesse ricordare ai turisti una storia che costituisce il sapore autentico del posto di cui
andare orgogliosi. Cosa che accade in occasione delle celebrazioni della patrona S. Caterina da Siena, a fine aprile, con complesse rievocazioni alle quali partecipano centinaia di figuranti ingaggiati nella quotidiana vita cittadina, dal parroco ai commercianti, sontuosamente ricoperti di abiti medioevali.
Anche le varie statuette di santi poste in ogni sorta di nicchia agli
angoli dei “budelli” , fra le casette policrome dalle tinte color pastello, paiono sorridere di questa solenne goliardia che coinvolge folle di visitatori facendogli percorrere idealmente uno straordinario viaggio nella storia ligure. Viaggio che mi capita di fare, tutte le volte che mi rifugio a Varazze, assorta sugli scogli della Baia del Sole o del porto, guardando le barche che prendono il largo o fanno ritorno. Lo sguardo si perde lontano, insieme ai gabbiani, “esuli pensier nel vespero migrar”, che volteggiano dove meno te li aspetti, mentre si ode il suono delle tante campane, come un misterioso dialogo che si
perpetua fra le diverse parrocchie , e mi ricordano le tradizioni del mio Sud, nel quale non mi è più capitato di far ritorno. Inoltrandomi a fare trekking sui percorsi del Parco del Beigua e dell’alta Via dei Monti liguri rivedo le boscaglie e le piane assolate che percorrevo da piccola, con il fruscio del vento che sembra voler propagare quel pensiero che aleggia nel mio cuore, sulle note della celebre canzone dello scomparso musicista di Varazze Manuel, e in questo mio ritrovato rifugio, dolcemente pare ripetere:“Vaze te veuggio ben!” (Varazze ti voglio bene).
                                    Giuseppina Serafino