sabato 3 novembre 2018

Bologna e i suoi colori


Una città che non visitavo da tempo e che forse in realtà non avevo mai visto Bologna, in una calda giornata autunnale. Tanti gli appellativi con cui l’avevo sentita caratterizzare: dalla “dotta” per la sua celebre università , alla “grassa” per la sua robusta proposta enogastronomica, ma ciò che me la ritrae maggiormente è la “rossa” per i colori dei suoi mattoni, più che per storiche connotazioni politiche. Colpiscono subito i suoi tanti portici, che solo nel centro storico, si estendono per circa 38 km in una sorta di dedalo che sembra condurre il viandante in misteriosi cunicoli fuori dalla realtà tangibile. Uno dei più celebri è quello di San Luca, che con le sue 666 arcate, si dice rappresenti il diavolo in forma di serpente, la cui testa viene schiacciata dalla madonna, rappresentata dal Santuario. Cuore della città è
Piazza Maggiore, frutto di secolari trasformazioni che l’hanno impreziosita di importanti edifici, oltre la Basilica di San Petronio, i Palazzi: dei Notai, d’Accursio, del Podestà e quello dei Banchi. Di fronte alla chiesa di Santa Maria della Vita, si accede all’antica struttura dell’Ospedale di Santa Maria della Morte che era molto frequentato dagli studenti di medicina, che effettuavano
studi anatomici sui cadaveri dei giustiziati nell’adiacente università nel Palazzo Archiginnasio, con i suoi 7000 stemmi araldici. Nel XIX secolo l’ospedale è stato adattato per ospitare il nuovo Museo Civico Archeologico.  Altri simboli di questa città sono la fontana del Nettuno del Giambologna e le torri medievali, le maestose Due Torri, quella degli Asinelli (98 metri) e la sua “gemella” Garisenda (48 metri, citata nell’inferno di Dante)  che spingono ad alzare lo sguardo in una sorta di omaggio servile del visitatore. 
La Maserati, celebre casa automobilistica bolognese ha “strappato”il tridente di Nettuno e lo ha messo sulle proprie macchine.Suggestivi gli 80 chilometri di canali, che nel XII secolo nascevano per collegare il sistema idrico al fiume Po e che fanno sembrare Bologna una piccola venezia, se la
si osserva dalla finestrella di via Piella, sulle acque del canale delle Moline. Vi è poi il complesso delle “sette chiese”, dove sorge in realtà la Basilica di Santo Stefano, formato da sette edifici di culto collegati fra loro.  Ora ne sono rimasti solo quattro: la chiesa del Crocifisso, la chiesa del sepolcro e la chiesa dei Santi Vitale e Agricola (più due sarcofagi che custodiscono i resti dei primi vescovi della città-Francesco Guccini cantava:”Bologna è una vecchia signora dai fianchi un po’ molli col seno sul piano padano ed il culo sui colli Bologna arrogante e papale Bologna la rossa e fetale Bologna la grassa e l’umana già un poco
Romagna e in odor di Toscana”. Il fascino di una città che pare uno scrigno denso di tesori unici.
                                     Giuseppina Serafino