martedì 6 novembre 2018

Varazze e la musica del cuore

Venivamo a Varazze (SV) per una quindicina di giorni all’anno, soggiornando in qualche grazioso alberghetto a conduzione familiare in zona S.Nazario, vicino alla stazione e all’omonima chiesetta, con il gigantesco cortile della polisportiva presso la quale si

tiene ogni anno la Festa del
mare. Una sagra che per cinque giorni, nel mese di agosto, raggruppa centinaia di persone che beatamente ballano il liscio romagnolo, fra odori intensi di trenette al pesto, focaccette e pesce fritto a volontà. Questo avviene a pochi giorni dalla ricorrenza del 15 agosto, con la solenne processione per i carruggi con la statua dell’Assunta prelevata dalla chiesa a Lei dedicata, presso la quale si assiepano decine e decine di devoti che, boccheggiando, inneggiano al piacere della

Salvazione. Mi ha sempre affascinato nel corso degli anni questo senso di devozione che si perpetua anche per la Festa di S. Bartolomeo nel quartiere Solaro, ricordando con l’esposizione di antichi gozzi , le tradizioni marinare della località. Si osservano con grande senso di compartecipazione emotiva i tanti volontari che si avvicendano in queste sagre e coloro che si offrono come portatori dei pesantissimi crocefissi che sfilano per le viuzze, cercando di non

incastrarsi fra persiane consunte, fili della corrente e di biancheria stesa come nei “migliori”bassi napoletani.  Un’aria benefica negli afosi periodi estivi la si ritrova nelle belle passeggiate lungo il viale Europa o pedalando sulla fantastica ciclopedonale che costeggia tratti rocciosi a picco sul mare; partendo dalla Villa Araba si arriva a Cogoleto e poi ad Arenzano, sotto fresche gallerie un tempo attraversate dalla ferrovia. Nella suggestiva Marina di Varazze fra lussuosi ristoranti, si notano yacth e vecchi pescherecci che s’inventano occasioni di business quali la pesca turismo o la semplice vendita di cartocci di pesce fritto con vino bianco fresco, spacciandola come
merenda del pescatore, nome bizzarro al pari degli autori della medesima
proposta di street food, 
la “Cooperativa del pesca pazzo”. Sapori di Liguria li si assapora nella focaccia al pesto o nei gusti limone e basilico e “l’ oro del Beigua” del simpatico Marco della Gelateria “I giardini di marzo”. Graziosi i nomignoli che caratterizzano pure alcune località limitrofe di Varazze come l’ Eremo del deserto, Alpicella, Casanova, Castagnabuona e Cantalupo che evocano antiche usanze, come quella dei muretti a secco che si incontrano inerpicandosi per piccoli sentieri e per

quello che conduce al Santuario della Madonna della Guardia , da cui si domina tutta la costa dalla cima del Monte Grosso. Più volte è capitato di recarmi con gente del posto presso questa graziosa chiesetta, magari al tramonto per godere di una vista straordinaria che spazia fino al porto di Genova, o in
occasione della rituale festa di fine agosto quando quasi tutti i varazzini vanno con mezzi di ogni sorta per

assistere alla tradizionali
sfilata liturgica. Altro simbolo di questa rinomata località di villeggiatura, presa d’assalto da piemontesi e lombardi, è “U campanin russu” il celebre campanile rosso quadrangolare che svetta sulla Collegiata di S. Ambrogio, quasi volesse ricordare ai turisti una storia che costituisce il sapore autentico del posto di cui
andare orgogliosi. Cosa che accade in occasione delle celebrazioni della patrona S. Caterina da Siena, a fine aprile, con complesse rievocazioni alle quali partecipano centinaia di figuranti ingaggiati nella quotidiana vita cittadina, dal parroco ai commercianti, sontuosamente ricoperti di abiti medioevali.
Anche le varie statuette di santi poste in ogni sorta di nicchia agli
angoli dei “budelli” , fra le casette policrome dalle tinte color pastello, paiono sorridere di questa solenne goliardia che coinvolge folle di visitatori facendogli percorrere idealmente uno straordinario viaggio nella storia ligure. Viaggio che mi capita di fare, tutte le volte che mi rifugio a Varazze, assorta sugli scogli della Baia del Sole o del porto, guardando le barche che prendono il largo o fanno ritorno. Lo sguardo si perde lontano, insieme ai gabbiani, “esuli pensier nel vespero migrar”, che volteggiano dove meno te li aspetti, mentre si ode il suono delle tante campane, come un misterioso dialogo che si
perpetua fra le diverse parrocchie , e mi ricordano le tradizioni del mio Sud, nel quale non mi è più capitato di far ritorno. Inoltrandomi a fare trekking sui percorsi del Parco del Beigua e dell’alta Via dei Monti liguri rivedo le boscaglie e le piane assolate che percorrevo da piccola, con il fruscio del vento che sembra voler propagare quel pensiero che aleggia nel mio cuore, sulle note della celebre canzone dello scomparso musicista di Varazze Manuel, e in questo mio ritrovato rifugio, dolcemente pare ripetere:“Vaze te veuggio ben!” (Varazze ti voglio bene).
                                    Giuseppina Serafino