lunedì 31 dicembre 2018

Milano in Mostra 2019

Le Mostre 2019 presentate a Milano sono incentrate sul Cinquecentenario della morte di Leonardo da Vinci e interesseranno diversi spazi della città. Si va dal Castello Sforzesco, in quanto casa del genio vinciano, durante la sua permanenza nel capoluogo meneghino a servizio degli Sforza; verrà riaperta la Sala delle Asse con un intervento multimediale che proporrà un tour virtuale alla scoperta dei luoghi di Leonardo a Milano. Palazzo Reale dedica tre mostre alla sua opera e a come Leonardo abbia influenzato il modo di rappresentare la realtà, presenterà inoltre grandi mostre dedicate ad Antonello da Messina, Giorgio De Chirico, Emilio Vedova e Jean-Auguste- Dominique Ingres, artista che più di ogni altro si è ispirato a Raffaello. 
Cesare Viel- Infinite ricomposizioni
   
ll Museo del Novecento, mette in un insolito dialogo, Lucio Fontana e il grande maestro del Rinascimento; si vedranno inoltre opere di Filippo De Pisis, Adriana Bisi Fabbri, Remo Bianchi, Renata Boero. Gam- Galleria d’Arte Moderna, partendo dal marmo della Vestale, tra i capolavori di Antonio Canova, rende omaggio ad Angelo Morbelli, uno dei protagonisti della pittura divisionista. Il Pac -Padiglione d’Arte Contemporanea dedica una mostra al suo stesso progettista, Ignazio Gardella, il grande ingegnere, architetto e
Bob Krieger
designer scomparso vent’anni fa, che nel 1948 vinse il concorso di progettazione per la trasformazione delle vecchie stalle della Villa Reale di via Palestro. In questo spazio espositivo si terranno le personali degli artisti contemporanei Anna Maria Maiolino e Cesare Viel, oltre ad un focus sull’arte contemporanea australiana. Il Mudec- Museo delle Culture prosegue la strada dell’approfondimento delle relazioni tra mondi diversi con un progetto espositivo che indaga il rapporto fra impressionismo e giapponismo; l’Estremo Oriente è anche il riferimento del confronto culturale all’interno del progetto espositivo dedicato a Roy Lichtenstein.
Sono in programma focus sulle tradizioni e le collezioni di arte giapponese e un approfondimento sulla cultura peruviana, in particolare sui flussi migratori tra Perù ed Italia, con un riferimento alla comunità milanese, la quarta per numero di presenze in Italia.
Antonello da Messina
Giorgio De Chirico
Alcune anticipazioni per il 2020, anno dedicato alla creatività femminile, vedono la retrospettiva di Maria Lai al Museo del Novecento, la prima in Italia dell’artista cubana Tania Bruguera al Pac e una mostra dedicata alle donne nelle avanguardie russe del Novecento. Nel bicentenario della composizione de “L’Infinito”, la Biblioteca centrale dedica una mostra a Giacomo Leopardi, in collaborazione con il centro nazionale di Studi Leopardiani, per porre in risalto l’importanza del soggiorno milanese dello scrittore e poeta marchigiano. Un Infinito incanto della metropoli milanese.       

                                Giuseppina Serafino

giovedì 27 dicembre 2018

In Armenia a passo lento

Da qualche tempo il turismo mostra un certo interesse per la regione caucasica dell’Armenia che viene considerata alquanto tranquilla. Si tratta di un grande impero divenuto un territorio di circa 30.000 chilometri quadrati a est del monte Ararat, racchiusa fra Turchia ad Ovest, Iran a sud, Azerbajan a sud est, Georgia a nord. Ai suoi tre milioni di abitanti si devono aggiungere i circa dieci milioni di Armeni sparsi per il mondo, che contribuiscono ad alimentare le risorse economiche della loro povera nazione. Dal 21 settembre 1991 l’Armenia è uno stato sovrano che risente, come gli altri stati satelliti dell’ex Unione Sovietica, di una grande crisi di risorse, pur con l’apparente benessere della capitale.
Il suo antico nome era Hayastan, ossia terra di Hayq, figlio di Jafet e nipote di Noè; gli Armeni sono uno dei popoli indoeuropei più antichi. Nel I secolo a.C divenne protettorato romano e nel 63 d. C Nerone,fece costruire il tempio di Mitra in stile ellenistico perfettamente conservato che si trova a Garni, a circa trenta chilometri da Yerevan, ed è sulla strada di Gheghard , dove sarebbe stata venerata la lancia che ferì il costato di Cristo. Gli Armeni sono stati accostati al popolo ebraico per la sua storia sofferta che li hanno portati a costruirsi una propria identità.
L’Associazione denominata “Movimento lento” propone un itinerario che dalla capitale Yerevan, in senso orario si spinge a nord sfiorando la Georgia e scende verso sud est, costeggiando il lago Sevan, per arrivare alle pendici dell’Ararat, in Turchia, per una camminata o pedalata di circa 550 chilometri. Lasciando la capitale, città che supera il milione di abitanti, ci si sposta a ovest di 25 chilometri concludendo la tappa a Edjmiadzin, lungo chilometri di fatiscenti case da gioco, in una sorta di Las vegas dei poveri; a metà percorso si possono visitare i resti dell’antica basilica di Zvartnots (sec.VII). La sopracitata località è la sede del catholicòs, il pontefice della chiesa armena ed è un grande parco animato da una moltitudine di fedeli e da cerimonie solenni.Tappe successive sono Aruk, Talin ed Artik con campagne deserte e rilievi fra i quali si erge il monte Ararat, alto 5137 metri.
 Si cammina con un programma di tappa ma non sapendo dove si alloggerà al termine della giornata, fra alberghetti o sistemazioni precarie. Dopo sei giorni si raggiunge Gyumri, 160 chilometri a nord della capitale, con circa centomila abitanti, in un’ampia vallata dominata dal monte Aragats che supera i quattromila metri. Spostandosi ad est, superando un colle, si scende su Spitak, seguendo la ferrovia che va in Georgia. Nei dintorni di Stitak è stato costruito, in seguito al terremoto, il villaggio Italia che ora è gestito dai nostri alpini in congedo. A Vanadzor ci si dirige verso nord per raggiungere Alaverdi in due giorni in un paesaggio georgiano, che ha l’aspetto alpino, nonostante la quota sia più bassa. Si notano valli chiuse e strette, più verdeggianti rispetto all’aridità precedente con vasti
altipiani, nascosti in alto. La tradizione dice che nel villaggio pastorale di Odzun,con una chiesa antichissima, sia passato l’apostolo Tommaso. Sopra Alaverdi si trovano due monasteri imperdibili poiché inseriti nel Patrimonio Unesco: Sanhahin e Haghpat, raggiungibili con minibus e fuoristrada. Ridiscendendo verso sud-est, attraversando la regione abitata dai “molocani”, una comunità di contadini (al contrario degli armeni pastori)di origine russa, così denominata per la loro dieta a base di latte, che giunse dalla Russia all’inizio del XIX secolo perché considerata eretica rispetto alla chiesa di Mosca. I due villaggi di Liermontovo e Filetovo, sono incastonati in una piana circondata da montagne.
 L’undicesima tappa del viaggio porta al lago Sevan: a poco meno di 2000 metri, con un’estensione di 3650 chilometri quadrati è un ottavo dell’Armenia, tanto che occorrono due giorni di cammino per costeggiarlo da nord a sud. Come fecero gli invasori ed i mercanti, si percorrono le orme di Tamerlano sulle vie della seta e delle spezie. Yeghegnadzor, dal nome impronunciabile, è sede di monasteri e di antiche università; un pellegrinaggio dovuto è quello al monastero di Kor Virap, affacciato alla terra di nessuno che divide l’Armenia dalla Turchia, Dopo una ventina di giorni si rientra a Yerevan, alle comodità e alle certezze quotidiane ma con la nostalgia degli spazi infiniti e il desiderio di riassaporare le molteplici suggestioni accostate.
                                                                                                                                                             Giuseppina Serafino



lunedì 24 dicembre 2018

Un piccolo Natale nel cuore


Anche quest’anno, nel periodo dell’estate di San Martino, è giunto inatteso il Natale. Nella prima quindicina di novembre alcuni postavano su Facebook le foto del loro albero riccamente addobbato. La città in pochi giorni si è riempita di cascate di luminarie e di eventi dedicati alla fragranza dei migliori panettoni provenienti da ogni luogo d’Italia, meno che dal capoluogo meneghino. Che nostalgia di quella nebbiolina che ci avvolgeva da piccoli in zona Porta Romana, stretti nei consunti cappottini marcati Oviesse; il freddo pungente ci faceva desiderare persino l’alito caldo del bue e dell’asinello di plastica dello striminzito presepe che ci aggiungevamo a preparare, in una sorta di rito taumaturgico. Dalla finestrella dell’umile mansarda, noi cosiddetti “ terroni” del V piano, udivamo le melense litanie degli zampognari che si aggiravano per le stradine circostanti, quasi ricordandoci le nostre umili

origini di mezzadri del Sud. Pochi gli addobbi da preparare in casa, così come i dolci, quasi sempre le zeppole e i panzerotti, oltre al panettone, che pareva sintetico come il muschio del presepe. Le lucette intermittenti trasmettevano un senso di gioia inebriante mentre lo sguardo si perdeva fra le casette ed i pastori, in una spasmodica ricerca di un contatto che ci restituisse il piacere dell’evento condiviso. Pochi gli scambi affettivi con genitori troppo concentrati nel loro ruolo di rigidi censori di atteggiamenti sconvenienti nella prole svezzata a rimproveri e metodi improntati al risibile stile “ Pesta…lozzi”, così come era accaduto a loro stessi. Pressochè inesistenti le possibilità di mediazione riguardo a concessioni anche minime, come il programma televisivo da visionare, scelto sempre dal capofamiglia: la Messa del Papa e il messaggio del Presidente della Repubblica sul televisore in bianco e nero. I medesimi colori del sacerdote che veniva a benedire le case in
occasione del Natale, fornendo una sorta di sacralità al magico evento, così come la letterina scritta ai genitori in una specie di “captatio benevolentiae”. Ora è capitato di vedere aggirarsi per le strade gruppetti di rumeni che suonavano con la tromba musiche natalizie, non si sa se per ripulire le coscienze o semplicemente le case limitrofe. Molti anziché affaccendarsi a preparare le libagioni natalizie si interrogano sulla bontà delle lasagne precotte o sulla necessità di prenotare pranzi in ristoranti dai prezzi allettanti, menù pesce o carne, limoncello compreso. Un senso di attesa di non si sa che cosa, in una generazione di adolescenti che esibiscono l’essere atei quasi

fosse il prodotto di una estenuante diatriba filosofica esistenziale da loro affrontata. Un giorno di Natale che per tanti è il segno di un fallimento esistenziale a livello di famiglie smembrate, di affetti mai creati per un a sorta di paura di vivere che costringe alla solitudine, a rallentare i passi per non tornare in case vuote dove il cellulare serve come unico rifugio per trovare una realtà parallela in cui addentrarsi. Allora la festa diventa una prigione dalla quale liberarsi, così come quei ragazzetti che il giorno di Natale si aggirano nei giardinetti per dedicarsi allo spaccio, quasi fosse un rito di
liberazione nei confronti di quei legami
familiari opprimenti o scarsamente appaganti. Sovvengono i dormitori di fortuna, sotto i portici di eleganti via cittadine, o nei pubblici parchetti con i clochard infagottati sotto luridi piumoni, se non di pesanti cartoni. Un Natale che per alcuni è soltanto una visita ai propri cari in un cimitero, con tombe ricolme di agrifogli e di persone che si aggirano ricordando quei frammenti di una festa, quando erano parte di una famiglia, con tradizioni magari claustrofobiche ma che davano un senso al fluire del tempo. Poco lontano si sentono le grida di gioia di coloro che inneggiano alla vita strappando bottiglie di costosi spumanti, favoleggaiando su mete da sogno di prossime vacanze o sui

possibili obiettivi da assecondare alla propria viziatissima discendenza. Ebbene che dire di questo acre fluire di un forzato tripudio di cui si avverte il sentore pur non potendone assaporare l’essenza? La dolcezza dei canti natalizi trasmette spesso un senso di pungente malinconia, come “Il valzer delle candele” o “bianco Natale” con le parole…”chiudi gli occhi e spera anche tu, è Natale non si soffrire più”. Ci riscalda quel senso del Natale nel cuore, che la nostra infanzia ci aveva donato, non importa se con le scarse libagioni, o con le sbiadite statuine di gesso di un presepe che cadeva a pezzi, dell’unico regalo ricevuto con l’adesivo del prezzo, di quell’odore acre d’incenso che inondava le nostre case…aperte come le prospettive dei nostri umili orizzonti, come i nostri occhi dinanzi ad un bastoncino di zucchero filato, sbalorditi davanti ai nostri piccoli ma…fantastici mondi fatti di poco o forse addirittura di niente. Buon Natale!
                                                                 
                                                                  Giuseppina Serafino

venerdì 21 dicembre 2018

Un Presepe in viaggio

Prosegue il percorso dei presepi monumentali della Basilicata, iniziato nel 2009 ad Assisi, con una Tappa prestigiosa: il Quirinale. Fino al 5 gennaio la Sala d’Ercole della “Casa degli italiani” ospiterà un nuovo allestimento del prestigioso presepe lucano ideato dal maestro Franco Artese, grazie alla collaborazione dell’Agenzia di Promozione Territoriale della Basilicata. Sergio Mattarella ha inaugurato la mostra”La luce della Natività tra i Sassi di Matera”-Il Presepe della Basilicata nel Palazzo del Quirinale. 
 Un paesaggio artefatto con vicoli, scalinatelle, grotte e palazzotti signorili, archi e ballatoi da cui sbucano i campanili delle chiese ipogee. Le casupole scavate nel tufo e affastellate fra di loro evocano tradizioni artigianali arcaiche. Un brulicare di vita contraddistinto dalla cultura del vicinato fatta di valori condivisi; una dimensione di vita connaturata nei Sassi di Matera, “paese “presepe” come è stato definito da Giovanni Pascoli. L’opera di quest’anno si estende su un’area di quaranta metri quadrati per un’altezza di circa sei metri, realizzata in polistirene, pietra, legno e ferro, con circa centoventi personaggi in terracotta. Il presepe in oggetto è il racconto della nascita di Gesù nel contesto dei borghi della Basilicata e dei Sassi di Matera, quelli che Pasolini scelse per il suo “Vangelo” affermando di aver ritrovato qui i volti e i luoghi “intatti” che in Palestina erano andati perduti. Si tratta di un viaggio senza tempo fra chiese rupestri, abbazie, santuari, cattedrali con echi della civiltà rurale lucana.                                                                                     
 L’allestimento in una delle sale storiche del Palazzo del Quirinale, sede della massima Istituzione della Repubblica, ha suggerito la creazione di una scena che propone il ricordo di un importante evento per la Lucania, la visita del Presidente del Consiglio Giuseppe Zanardelli, fatta su sollecitazione dell’amico Giustino Fortunato e di altri parlamentari, nel settembre del 1902.“La disponibilità del Presidente della Repubblica –ha dichiarato il direttore generale dell’APT Mariano Schiavone, che ha avuto l’onore di illustrare l’opera al Capo dello Stato accanto 
all’autore- ha reso possibile questo ambìto traguardo; il presepe lucano si colloca così in una dimensione altamente simbolica e in un contesto di inestimabile valore storico, culturale e artistico. L’avvenimento si presenta di forte impatto perché preannuncia il grande evento di Matera Capitale della Cultura 2019, grazie al quale la Basilicata vivrà un’esperienza irripetibile di centralità e protagonismo. La Basilicata intera si riconosce nel presepe, nei volti e nei gesti che animano la platea davanti alla grotta della natività”.
                 
                                                               Giuseppina Serafino                  

lunedì 17 dicembre 2018

A Gradara sulle orme dantesche

Durante il mio viaggio nelle Marche decido di recarmi a Gradara sull’eco delle reminiscenze dantesche. Un bel percorso quello che parte da Fano, mia base di partenza, che mi permette di attraversare due regioni passando per alcune rinomate località turistiche romagnole affollate anche in media stagione. 
Grande lo stupore allorchè, dopo giri interminabili, si intravvede il Castello sulla sommità della collina, celebre per le vicende del dramma d’amore di Paolo e Francesca, evocato nel V canto dell’Inferno della Divina Commedia. La bella giornata di sole domenicale ha invogliato frotte di turisti ad effettuare questa bella visita, gradita ancor più per l’opportunità dei musei gratuiti. Sorta come fortezza medioevale nel XII secolo fu luogo di scontri fra Stato Pontificio e casate nobiliari che si susseguirono nella dominazione del territorio. Fra di esse vi fu quella degli Sforza con Giovanni detto Gianciotto “Lo sciancato”, marito di Francesca, della quale si innamorò suo fratello Paolo, ucciso insieme all’amante dall’uomo tradito.
Qui vi soggiornò pure Lucrezia Borgia, figlia illegittima di papa Alessandro VI e Sigismondo Malatesta con la sua adorata Isotta. 
Niente sembra evocare tragedie o presenze inquietanti in questo luogo di pace, incastonato nel dolce paesaggio collinare a perdita d’occhio. La Rocca, una delle meglio conservate del periodo medioevale, è racchiusa da due imponenti cinte murarie merlate, la più lunga delle quali misura 800 metri. Procedo divertita su camminamenti di ronda, osservando estasiata le torri poligonali, i ponti levatoi e, soprattutto, il Mastio che domina la vallata da 30 metri di altezza.  Splendida la vista panoramica che comprende il mare Adriatico a Nord, il Monte Carpegna ad Ovest che mi sbizzarrisco a fotografare dalle molteplici feritoie. L’elegante Cortile d’Onore è affrescato con episodi mitologici di epoca classica, da esso si accede agli appartamenti del piano nobile con il Salone dei sopracitati Sigismondo e Isotta, membri della famiglia Malatesta che succedettero ai De Grifo nel XIII secolo e apportarono l’aggiunta della cinta muraria.
Sgomitando fra la folla visito la Sala della Passione, il Camerino di Lucrezia Borgia, la Stanza del Vescovo e la Sala dei Putti immaginando le feste sfarzose, con i balli di corte.Altri spazi a cui viene dato accesso sono la Sala delle torture e del Consiglio, la Camera di Francesca, la Cappella Gentilizia e la Sala del

Corpo di Guardia, con gente che si affanna per farsi ritrarre dinanzi ad armature, grossi focolari o bizzarri baldacchini. Ci viene spiegato che, dopo un periodo di abbandono, il Castello fu acquistato dalla famiglia Zanvettori che ne finanziò il restauro restituendo alla collettività questo prezioso capolavoro architettonico presso il quale si ospitano mostre ed eventi.
 Fra questi ultimi spicca “Assedio al castello”, una rievocazione storica del lungo assedio del 1446 con effetti speciali e figuranti in costume d’epoca, oppure Castello di Natale e The Magic Castle, un fantasy festival che si tiene in agosto. A malapena si abbandona un tale dedalo di suggestioni per inoltrarsi nel borgo che pullula di gitanti che si affannano per l’acquisto di souvenir kitch: dalle alabarde, ai pugnali o balestre di svariate dimensioni. Molto originali le insegne che si susseguono davanti a ristorantini e botteghe di ogni sorta: si va da “Paolo e Francesca” a“V Canto”per degenerare su termini che evocano peccati o presenze diaboliche. Alquanto compiaciuta, mi accingo al rientro marchigiano appropriandomi di altri scorci di quel fantastico paesaggio puntellato di colori tenui e di luci che paiono accendere nei nostri cuori di viandanti il piacere di aver riscoperto le vestigia di un’affascinante epoca storica nel mitico castello di Gradara.
                                    Giuseppina Serafino

giovedì 13 dicembre 2018

Mercatini di Levico Terme


Il parco più grande di tutto il Trentino, il Grand hotel Imperial di Levico Terme, storica residenza degli Asburgo, si è tinto di Avvento. La sfilata principesca dell’intera corte asburgica ha dato l’avvio alla kermesse natalizia con una solenne cerimonia in preziosi costumi storici. Il suggestivo Mercatino di Natale Asburgico rievoca i tempi remoti, quando l’imperatore Francesco Giuseppe elevò Levico Terme al rango di città nel 1894. Il fascino imperiale che lo contraddistingueva in tutta Europa già nel 1900, anno dell’inaugurazione, impreziosisce ancora questo luogo di fascino regale, circondato da un parco di 15 ettari, con secolari abeti, aceri      caucasici, ginkgo biloba.

Questi ultimi vennero trasportati a Levico dai vivai austriaci all’inizio del secolo. Entrando nell’hotel, ci si sente proiettati nella Belle Epoque, una sorta di viaggio nel tempo e non solo nello spazio geografico.Un ricco programma offre momenti musicali, spettacoli pirotecnici e feste gastronomiche all’insegna di polenta, formaggi di malga e miele.
Un altro appuntamento particolarmente atteso è quello del Simposio “EncontrArte”, che vede una selezione di scultori del legno tenere vivo l’artigianato tradizionale con statue a grandezza naturale. Le opere verranno collocate insieme alle figure della Natività scolpite durante le precedenti edizioni, e saranno esposte in piazza della Chiesa per tutta la durata del Mercatino. Altre usanze levicensi si ripeteranno durante la serata del 31 dicembre con la fiaccolata dei quartieri, il processo teatrale di fine anno e il tradizionale appuntamento “Brusar la Vecia”. Le casette di legno nel Parco Secolare degli Asburgo chiuderanno i battenti, il 6 gennaio, con la sfilata della befana, che giungerà con un sacco pieno di regali, in sella al suo asinello.
L’hotel e il bellissimo parco furono realizzati dall’architetto Georg Ziehl di Norimberga alla fine del secolo scorso. All’interno dell’albergo si trova un’area wellness con piscina, vasca idromassaggio, sauna finlandese e bagno turco; le 81 stanze sono in parte arredate con mobili d’epoca come quella più speciale la Sissi Suite. Questa località turistica è famosa per la sua vocazione termale, infatti le acque arsenicali-ferruginose delle Terme di Levico e Vetriolo sono note da oltre 150 anni per le loro qualità terapeutiche e rigenerative che le rendono uniche in Italia e rare in Europa, come i suoi tipici Mercatini del Natale


                                        Giuseppina Serafino

domenica 9 dicembre 2018

Friburgo e l’Avvento

Friburgo è una vivace cittadina in Brisavia, nella Germania meridionale, rinomata per la bellissima cattedrale gotica e l’alta qualità della vita dei suoi abitanti. Sede di  un’importante università e votata all’eco-sostenibilità, essa è anche considerata il capoluogo della Foresta Nera ed è la città che vanta il maggior numero di ore di sole di tutta la Germania. Un valido motivo per frequentare Friburgo è festeggiare l’Avvento con i suoi mercatini e sorseggiare l’arrivo della birra di Natale. Questa varietà di birra, più corposa e speziata della bevanda tradizionale, è prodotta artigianalmente dal birrificio
artigianale Martin’sBrau. 
Oltre alla specialità dei mercatini il vin brulè, in tedesco Gluwein, il birrificio Ganter ha inventato la Gluhebier-una declinazione invernale della propria birra che si può assaggiare il venerdì e il sabato, direttamente sulla piazza del Duomo di Friburgo; la ricetta che rimane segreta, parte da una Lager scura e aromatica, specialità del birrificio dal 1898. Dal 1973 esiste il mercato di Natale di Friburgo sulla Rathausplatz che si legava ad una tradizione antica del XIX secolo, all’inizio degli anni ’90,  si teneva su Franziskanerstrabe, con 17 capanne alle quali ne  sono state aggiunte altre 26. Attualmente il mercato vanta più di 110 bancarelle e ogni anno viene aperto da Lord Mayor con il taglio di un gigantesco pan di zenzero che viene distribuito fra la popolazione. 
Al mercatino di Natale, che si tiene nelle piazze medieval-rinascimentali della città, si possono trovare preziose ceramiche, prodotti in feltro e lana, oltre alle prelibatezze gastronomiche. Molto caratteristico è il laboratorio di candele walk-in, dove i visitatori possono cimentarsi come produttori di candele natalizie. Passeggiando fra le casette di legno si sentono i profumi di zenzero e cannella, ingredienti-principe dei dolci dell’Avvento nell’Europa del nord. Nei fine settimana si aggiunge il Bo-GartWeihnachtsmarkt presso il castello di Bollschweil, dove è possibile curiosare fra 50 espositori, attraversando gli eleganti giardini e cortili del XVIII secolo, abbelliti da torce, fuochi e rami d’abete che decorano le grandi finestre. Vi è poi il Mercatino di Natale di Munzingen nel castello di Reinach, un raffinato hotel ospitato in un 
contesto d’epoca. Nel chiostro della chiesa monastica di san Martino viene allestito un presepe e ogni giorno viene fornito un impulso ecumenico dell’Avvento prenatalizio. A poca distanza, tra le pendici della Foresta nera, si può sciare presso la stazione del monte Schauinsland dove esiste uno”skilift delle slitte”, che permette di salire in cima alla discesa di 300 metri. A tutto ciò si aggiungono le delizie gastronomiche della tradizione che fanno assaporare il gusto della magia del Natale a Friburbo e dintorni.
                                                             Giuseppina Serafino