lunedì 17 dicembre 2018

A Gradara sulle orme dantesche

Durante il mio viaggio nelle Marche decido di recarmi a Gradara sull’eco delle reminiscenze dantesche. Un bel percorso quello che parte da Fano, mia base di partenza, che mi permette di attraversare due regioni passando per alcune rinomate località turistiche romagnole affollate anche in media stagione. 
Grande lo stupore allorchè, dopo giri interminabili, si intravvede il Castello sulla sommità della collina, celebre per le vicende del dramma d’amore di Paolo e Francesca, evocato nel V canto dell’Inferno della Divina Commedia. La bella giornata di sole domenicale ha invogliato frotte di turisti ad effettuare questa bella visita, gradita ancor più per l’opportunità dei musei gratuiti. Sorta come fortezza medioevale nel XII secolo fu luogo di scontri fra Stato Pontificio e casate nobiliari che si susseguirono nella dominazione del territorio. Fra di esse vi fu quella degli Sforza con Giovanni detto Gianciotto “Lo sciancato”, marito di Francesca, della quale si innamorò suo fratello Paolo, ucciso insieme all’amante dall’uomo tradito.
Qui vi soggiornò pure Lucrezia Borgia, figlia illegittima di papa Alessandro VI e Sigismondo Malatesta con la sua adorata Isotta. 
Niente sembra evocare tragedie o presenze inquietanti in questo luogo di pace, incastonato nel dolce paesaggio collinare a perdita d’occhio. La Rocca, una delle meglio conservate del periodo medioevale, è racchiusa da due imponenti cinte murarie merlate, la più lunga delle quali misura 800 metri. Procedo divertita su camminamenti di ronda, osservando estasiata le torri poligonali, i ponti levatoi e, soprattutto, il Mastio che domina la vallata da 30 metri di altezza.  Splendida la vista panoramica che comprende il mare Adriatico a Nord, il Monte Carpegna ad Ovest che mi sbizzarrisco a fotografare dalle molteplici feritoie. L’elegante Cortile d’Onore è affrescato con episodi mitologici di epoca classica, da esso si accede agli appartamenti del piano nobile con il Salone dei sopracitati Sigismondo e Isotta, membri della famiglia Malatesta che succedettero ai De Grifo nel XIII secolo e apportarono l’aggiunta della cinta muraria.
Sgomitando fra la folla visito la Sala della Passione, il Camerino di Lucrezia Borgia, la Stanza del Vescovo e la Sala dei Putti immaginando le feste sfarzose, con i balli di corte.Altri spazi a cui viene dato accesso sono la Sala delle torture e del Consiglio, la Camera di Francesca, la Cappella Gentilizia e la Sala del

Corpo di Guardia, con gente che si affanna per farsi ritrarre dinanzi ad armature, grossi focolari o bizzarri baldacchini. Ci viene spiegato che, dopo un periodo di abbandono, il Castello fu acquistato dalla famiglia Zanvettori che ne finanziò il restauro restituendo alla collettività questo prezioso capolavoro architettonico presso il quale si ospitano mostre ed eventi.
 Fra questi ultimi spicca “Assedio al castello”, una rievocazione storica del lungo assedio del 1446 con effetti speciali e figuranti in costume d’epoca, oppure Castello di Natale e The Magic Castle, un fantasy festival che si tiene in agosto. A malapena si abbandona un tale dedalo di suggestioni per inoltrarsi nel borgo che pullula di gitanti che si affannano per l’acquisto di souvenir kitch: dalle alabarde, ai pugnali o balestre di svariate dimensioni. Molto originali le insegne che si susseguono davanti a ristorantini e botteghe di ogni sorta: si va da “Paolo e Francesca” a“V Canto”per degenerare su termini che evocano peccati o presenze diaboliche. Alquanto compiaciuta, mi accingo al rientro marchigiano appropriandomi di altri scorci di quel fantastico paesaggio puntellato di colori tenui e di luci che paiono accendere nei nostri cuori di viandanti il piacere di aver riscoperto le vestigia di un’affascinante epoca storica nel mitico castello di Gradara.
                                    Giuseppina Serafino

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