giovedì 27 dicembre 2018

In Armenia a passo lento

Da qualche tempo il turismo mostra un certo interesse per la regione caucasica dell’Armenia che viene considerata alquanto tranquilla. Si tratta di un grande impero divenuto un territorio di circa 30.000 chilometri quadrati a est del monte Ararat, racchiusa fra Turchia ad Ovest, Iran a sud, Azerbajan a sud est, Georgia a nord. Ai suoi tre milioni di abitanti si devono aggiungere i circa dieci milioni di Armeni sparsi per il mondo, che contribuiscono ad alimentare le risorse economiche della loro povera nazione. Dal 21 settembre 1991 l’Armenia è uno stato sovrano che risente, come gli altri stati satelliti dell’ex Unione Sovietica, di una grande crisi di risorse, pur con l’apparente benessere della capitale.
Il suo antico nome era Hayastan, ossia terra di Hayq, figlio di Jafet e nipote di Noè; gli Armeni sono uno dei popoli indoeuropei più antichi. Nel I secolo a.C divenne protettorato romano e nel 63 d. C Nerone,fece costruire il tempio di Mitra in stile ellenistico perfettamente conservato che si trova a Garni, a circa trenta chilometri da Yerevan, ed è sulla strada di Gheghard , dove sarebbe stata venerata la lancia che ferì il costato di Cristo. Gli Armeni sono stati accostati al popolo ebraico per la sua storia sofferta che li hanno portati a costruirsi una propria identità.
L’Associazione denominata “Movimento lento” propone un itinerario che dalla capitale Yerevan, in senso orario si spinge a nord sfiorando la Georgia e scende verso sud est, costeggiando il lago Sevan, per arrivare alle pendici dell’Ararat, in Turchia, per una camminata o pedalata di circa 550 chilometri. Lasciando la capitale, città che supera il milione di abitanti, ci si sposta a ovest di 25 chilometri concludendo la tappa a Edjmiadzin, lungo chilometri di fatiscenti case da gioco, in una sorta di Las vegas dei poveri; a metà percorso si possono visitare i resti dell’antica basilica di Zvartnots (sec.VII). La sopracitata località è la sede del catholicòs, il pontefice della chiesa armena ed è un grande parco animato da una moltitudine di fedeli e da cerimonie solenni.Tappe successive sono Aruk, Talin ed Artik con campagne deserte e rilievi fra i quali si erge il monte Ararat, alto 5137 metri.
 Si cammina con un programma di tappa ma non sapendo dove si alloggerà al termine della giornata, fra alberghetti o sistemazioni precarie. Dopo sei giorni si raggiunge Gyumri, 160 chilometri a nord della capitale, con circa centomila abitanti, in un’ampia vallata dominata dal monte Aragats che supera i quattromila metri. Spostandosi ad est, superando un colle, si scende su Spitak, seguendo la ferrovia che va in Georgia. Nei dintorni di Stitak è stato costruito, in seguito al terremoto, il villaggio Italia che ora è gestito dai nostri alpini in congedo. A Vanadzor ci si dirige verso nord per raggiungere Alaverdi in due giorni in un paesaggio georgiano, che ha l’aspetto alpino, nonostante la quota sia più bassa. Si notano valli chiuse e strette, più verdeggianti rispetto all’aridità precedente con vasti
altipiani, nascosti in alto. La tradizione dice che nel villaggio pastorale di Odzun,con una chiesa antichissima, sia passato l’apostolo Tommaso. Sopra Alaverdi si trovano due monasteri imperdibili poiché inseriti nel Patrimonio Unesco: Sanhahin e Haghpat, raggiungibili con minibus e fuoristrada. Ridiscendendo verso sud-est, attraversando la regione abitata dai “molocani”, una comunità di contadini (al contrario degli armeni pastori)di origine russa, così denominata per la loro dieta a base di latte, che giunse dalla Russia all’inizio del XIX secolo perché considerata eretica rispetto alla chiesa di Mosca. I due villaggi di Liermontovo e Filetovo, sono incastonati in una piana circondata da montagne.
 L’undicesima tappa del viaggio porta al lago Sevan: a poco meno di 2000 metri, con un’estensione di 3650 chilometri quadrati è un ottavo dell’Armenia, tanto che occorrono due giorni di cammino per costeggiarlo da nord a sud. Come fecero gli invasori ed i mercanti, si percorrono le orme di Tamerlano sulle vie della seta e delle spezie. Yeghegnadzor, dal nome impronunciabile, è sede di monasteri e di antiche università; un pellegrinaggio dovuto è quello al monastero di Kor Virap, affacciato alla terra di nessuno che divide l’Armenia dalla Turchia, Dopo una ventina di giorni si rientra a Yerevan, alle comodità e alle certezze quotidiane ma con la nostalgia degli spazi infiniti e il desiderio di riassaporare le molteplici suggestioni accostate.
                                                                                                                                                             Giuseppina Serafino