sabato 16 novembre 2019

Courmayeur magica

Courmayeur, grazie all’attenzione rivolta alle tradizioni e all’attenzione delle eccellenze del territorio, è entrata nel prestigioso circuito Best of the Alps, che, da oltre 25 anni, annovera le 13 località turistiche alpine internazionali più famose ed esclusive delle Alpi. Per questo la Val Ferret e la Val Veny, oltre ad essere raggiunte da un servizio navette sempre più attivo, offrono e-bike e fat-bike, biciclette elettriche con pedalata assistita per evitare l’utilizzo dei mezzi a motore. Anche la stazione SkyWay Monte Bianco si conferma una destinazione sostenibile grazie all’utilizzo di pannelli solari che contribuiscono a rendere minima la dispersione dell’energia, del calore e dello spreco d ’acqua

L’attenzione all’inclusione viene a sottolineata da azioni concrete che hanno consentito a Courmayeur di entrare a far parte del circuito “Mountains 4All-Ski 2 Freedom”, una Fondazione no-profit inglese che promuove i benefici terapeutici delle attività svolte in montagna e sostiene un turismo senza barriere. Le scuole di sci della località, Scuola Sci & Snowboard Courmayeur e Scuola di Sci Monte Bianco ( nata nel 1936), propongono ulteriori soluzioni personalizzate: carrozzine mono e bi sci, trotty ski, strumenti audio per le persone con disabilità visiva. Il freeride e lo scialpinismo sono gli sport ideali per raggiungere le vette incontaminate e percorrere itinerari fuori pista, supportati dalla professionalità della Società delle Guide Alpine di Courmayeur. Sono possibili attività esclusive come l’heliski, praticabile, nell’area del Monte Bianco, e le tante discese dai ripidi pendii, insieme alla famosissima traversata della Vallée Blanche. L’offerta sportiva non si esaurisce con le esperienze adrenaliniche ma offre anche proposte più “slow”, come slow bike, ciaspolate o, ancora, lo sleddog, per vivere l’emozione di condurre una muta di cani da slitta immersi in una natura incontaminata. 
L’approccio responsabile rivolto all’accessibilità, si ritrova anche all’interno delle strutture alberghiere, ristoranti, rifugi e stessi impianti sciistici che sono infatti pet friendly: pronti ad accogliere gli amici a quattro zampe. A Courmayeur si contano 58 strutture alberghiere per un totale di 3572 posti letto e 43 strutture extra alberghiere (affittacamere, bed &breakfast, rifugi, campeggi), per un totale di 3.143 posti letto. La località si proietta ora nel futuro con l’apertura del nuovo hotel resort, TH Courmayeur, a un passo da Skway, che rispetta una filosofia eco-sosteni
bile, esaltandone il territorio e i suoi prodotti a km zero. A SKway Monte Bianco troviamo alcune delle principali novità di questa stagione: La Feltrinelli a 3446 m di altezza, che diventa il pop-up della libreria più alta d’Europa; l’area espositiva Hangar 2173, museo che custodisce la storia delle funivie del Monte Bianco; L’innovativo Mountain Bar che propone un nuovo concetto di alimentazione salutare, più antica e tradizionale e la sperimentazione enogastronomica. Come ogni anno la funivia Courmayeur rimarrà aperta fino a mezzanotte per permettere agli ospiti di raggiungere con facilità i nove ristoranti in quota. Da questa estate è stata presentata la candidatura del Monte Bianco a patrimonio mondiale Unesco come “paesaggio culturale”, questa tutela permetterà di contribuire ancora di più alla salvaguardia del territorio e al mantenimento della diversità orografica e naturalistica di questa incantevole località.        


                                                                                         Giuseppina Serafino

domenica 10 novembre 2019

Bike and Wild dai Colli all’Adige

Il Gal (gruppo di azione locale)Patavino ha organizzato un facile itinerario su due ruote per conoscere la campagna a sudest di Padova.Un progetto volto a migliorare l’ospitalità turistica nell’area del Parco Regionale dei Colli Euganei, in modo da garantire un elevato livello di attrattività verso cittadini residenti e turisti alla ricerca di proposte “green”. Un territorio in cui risulta ancora attuale la tradizione contadina, ben tratteggiata da Angelo Beolco, detto il Ruzzante, incorniciata a nord dal dolce profilo dei Colli Euganei e a sud dal fiume Adige. Il celebre commediografo fu grande maestro di Dario Fo che l’ammirava perchè metteva in scena il quotidiano, la gioia e la disperazione della gente comune, l’ ipocrisia e la spocchia dei potenti. La Bassa Padovana si connota per il suo paesaggio rurale in cui fanno capolino ville, chiese ed oratori che spesso sono costeggiati da fiumi e canali, con un avvicendamento di circa 44 Comuni, contraddistinti da peculiarità storico ed artistiche. L’itinerario si è snodato dalle Terme Euganee di Montegrotto verso Due Carrare, passando dinanzi all’antica abbazia di Santo Stefano, fondata nel 1027, essa apparteneva all’ordine benedettino riformato di Cluny. 
Siamo stati subito piacevolmente sorpresi dal Castello di San Pelagio, dei Conti Zaborra, che ospita il Museo dell’Aria e dello Spazio, inaugurato nel 1980, ha una sezione espositiva esterna, con aeroplani ed elicotteri e un’altra interna con 38 sale espositive dedicate all’evoluzione del volo umano, dalla mongolfiera allo Space Shuttle. Da qui partì e tornò il poeta Gabriele d’Annunzio con il celebre volo su Vienna del 9 agosto 1918. Pedalando con il piacevole tepore autunnale raggiungiamo Cartura , centro che fra il II e III secolo d.C, fu un importante centro di produzione di laterizi da costruzione, pare derivare il suo nome dalla fornace Cartorian; nella Chiesa parrocchiale si può ammirare un affresco di Giandomenico Tiepolo che occupa gran parte del soffitto, raffigurante l’”Assunzione” che risale al 1793. Successiva tappa è stata Conselve, così denominata dal latino “caput”, ossia estremità, confine e da “silva”, poiché si tratta di un insediamento sorto ai margini di una zona boschiva, a tal punto ampia da raggiungere l’Adige. Oltre al grazioso centro storico, sono degni di nota alcuni palazzi e ville nobiliari, come Ca’ Sagredo e Villa Lazara che ha ospitato nel corso dei secoli celebri figure fra cui Enrico III di Valois (1574), divenuto poi re di Francia, San Gregorio Barbarigo, vescovo di Padova e il cardinale Carlo Rezzonico (1748), poi papa Clemente XIII. 
Ci soffermiamo per il pranzo in una delle tante ottime osterie che ci sorprende poiché dinanzi ad essa sorge una piazzola con una sorta di pergolato che riunisce alcuni simboli della civiltà rurale: sedie di ferro battuto, paiolo, damigiane, pannocchie di mais. All’interno della locanda un elegante camino acceso riscalda l’ambiente e fa pregustare i robusti sapori della cucina locale in una sorta di viaggio nel tempo prima ancora che nelle campagne padovane. A Tribano, un tempo zona paludosa, e poi resa coltivabile dall’opera di bonifica dei monaci benedettini, sostiamo per ammirare il pregio della Torre Civica, con il sindaco in persona che funge da Cicerone.
 La struttura a pianta quadrata, in mattoni in cotto, domina il paese dai suoi 30 metri di altezza. Una sosta viene effettuata a San Pietro Viminario, località così denominata per la produzione di vimini, per raggiungere poi Pernumia, città natale del sopracitato Ruzzante, la cui casa originaria venne distrutta nel 1930. Costeggiando il Canale Battaglia, una volta solcato dai grandi burchi carichi di masegni e granaglie destinati ai porti di Venezia e della laguna, arriviamo al borgo di Battaglia Terme, soprannominato Porta del Parco dei Colli Euganei, ospita l’unica grotta termale naturale dell’area euganea, situata nel piccolo Monte Sant’Elena, detto anche Monte della Stufa. Intravvediamo numerosi barconi a cielo aperto che rientrano nel Museo della Navigazione Fluviale, unico nel suo genere poiché raccoglie le testimonianze dei mestieri caratteristici del passato produttivo della zona. L’acqua è stata una preziosa risorsa che ha fornito l’energia necessaria per il funzionamento dei mulini, delle seghe, dei magli e dei folli della cartiera che hanno reso Battaglia un dinamico centro artigianale. Mentre il cielo continua ad incupirsi, forse per la nostra forzata intrusione in quel piccolo paradiso, rientriamo alle Terme Euganee dopo aver percorso circa 46 Km, su un dislivello di media difficoltà. 
Una giornata di assoluto benessere, immergendoci con le bici a pedalata assistita in un paesaggio davvero incantevole che merita di essere riscoperto per le molteplici testimonianze culturali ed ambientalistiche che restituiscono il magico sapore del tempo e di un’identità fortemente agreste. 

                                                                                          
                                                                                            Giuseppina Serafino



giovedì 7 novembre 2019

Igraw, l’Oscar delle vie verdi.

Parte la 5 edizione di Igraw, Italian Green Road Award, Premio ideato da Ludovica Casellati, direttrice della rivista on line Viagginbici.com. L’obiettivo è quello di mettere in luce i migliori percorsi e territori che sono riusciti a valorizzare al meglio le vie verdi, con servizi atti a sviluppare il cicloturismo; far conoscere al grande pubblico le realtà virtuose e spesso poco conosciute, per incrementare nel nostro paese un turismo più sostenibile. La più bella via verde italiana sarà premiata a Cosmobike, la fiera della bicicletta che si terrà il 15 e 16 febbraio alla Fiera di Verona che mette al centro la passione, gli interessi e le esigenze del ciclista, ma guarda anche al futuro del settore, dalla sostenibilità ambientale ai nuovi concetti di mobilità urbana e ricerca tecnologica. “L’Italian Green Road Award- ha dichiarato Ludovica Casellati- è nato con l’idea di far conoscere i territori che hanno investito in infrastrutture verdi, diventando un esempio da seguire. Dare vita alle vie verdi significa incentivare il cicloturismo e promuovere quindi un turismo green che porterà allo sviluppo dell’ambiente che le ospita e dei piccoli borghi storici che attraversano.

Le vie verdi diventano punti ideali dove fa r nascere nuove idee lavorative, in particolare i giovani possono guardare a questa nuova frontiera impegnandosi in progetti nuovi e spesso vincenti, dalle guide cicloturistiche specializzate, alle ciclofficine, a bike café, a strutture bikefriendly o agribike”. La scorsa edizione il Primo Premio assoluto è stato assegnato alla Ciclovia del fiume Oglio: un percorso di oltre 280 chilometri che si snoda tra le province di Brescia, Bergamo, Cremona e Mantova con caratteristiche molto particolari: 1883 metri la quota di partenza del Passo Tonale, 21 metri la quota di arrivo al Ponte di Barche a San Matteo delle Chiaviche, 1862 metri di dislivello, il 70 % su asfalto e il 30% su sterrato.La giuria l’ha ritenuto un esempio virtuoso perché permette di attraversare la Lombardia partendo dalle montagne fino alla pianura. L’Italian Green Road Award vuole innescare una gara virtuosa spingendo i diversi enti a collaborare tra loro, proprio come è avvenuto in Lombardia, provincia di Brescia, tre comunità montane e due parche regionali. Il risultato è stato una via ciclabile che valorizza la mobilità dolce nei territori lombardi, con un percorso di turismo sostenibile per l’intero bacino dell’Oglio, compreso il lago d’Iseo dal passo del Tonale fino al Po. 
Una strada percorsa anche dai vincitori delle edizioni precedenti: la Spoleto Norcia, che si snoda sul suggestivo tracciato della ex ferrovia che collega le due cittadine dell’Umbria; la famosa Alpe Adria, ciclovia italo-austriaca che collega Salisburgo, Villach, Tarvisio, udine e Grado, unendo la ciclabile centreuropea con il mare Adriatico; la Corina Venezia, che partendo da Cortina d’Ampezzo, perla delle Dolomiti Patrimonio Unesco, e passando per Treviso e il Montello, sfocia sul mare a Jesolo. Le Green Road offrono un modo diverso di viaggiare e visitare una regione in bicicletta, sia essa una road bike, una mountain bike o una e-bike.; spesso il loro tracciato segue il percorso di ex ferrovie, attraversa corsi d’acqua e opere d’ingegneria civile come ponti e gallerie di valore storico ed architettonico.Gli uffici del turismo delle Regioni italiane verranno invitati a partecipare inviando il materiale entro il 31 gennaio 2020 all’indirizzo igraw@viagginbici.com I premi saranno assegnati nella giornata inaugurale di Cosmobike. 

                                       Giuseppina Serafino



domenica 3 novembre 2019

Tas’t-Livigno native food

Livigno ha presentato a Milano “Tas’t-Livigno native food”, il progetto che porta le specialità del territorio nelle colazioni degli alberghi del Piccolo Tibet. Bisc’ot da Livign, Breciadegl, Salam da Baita e Scimudin sono solo alcune delle golosità che rientrano nel progetto che unisce l’Associazione Cuochi e Pasticceri di Livigno (ACPL), l’Associazione Turismo e Commercio (ATC), gli albergatori e i produttori del Piccolo Tibet per la valorizzazione dei prodotti locali. Questi ultimi, pur essendo molto semplici, sono diventati col tempo, veri e 
propri alimenti della tradizione, infatti Tas’t, già nel nome racchiude l’essenza dell’intero accordo: ovvero Tradizione Alpina Senza tempo.Per la colazione, ogni hotel allestirà l’Angolo della Colazione livignasca e successivamente gli appartamenti disporranno della Merenda livignasca per offrire fra i dolci la Torta da Rosina e quella da l’Indomenia, mentre ad accompagnare i salati ci saranno la Bondiola, Brasc’carola, la Panceta e il Salam da Baita, con diversi tipi di pane, tra cui il Pan da seal, il Breciadegl, il Pan da col e il Pan da carcent. Svariata la scelta di formaggi d’alpeggio e di capra, la ricotta “Poina”, lo Scimudin, il Latte stagioni e, d’estate, il Burro d’alpeggio. Lo chef Luca Galli dell’Associazione Cuochi e Pasticceri di Livigno ha commentato: “Siamo orgogliosi di aver preso parte attivamente a questo progetto e di aver contribuito anche attraverso il Leina da Saor, il libro fotografico che abbiamo creato come ACPL e poi edito da Giorgio Mondadori nel 2014, che contiene 100 ricette tradizionali, 37 rivisitate e oltre 250 fotografie per tramandare la tradizione culinaria livignasca. 

Quest’opera è stato il punto di partenza per dare vita a due eventi speciali legati alla storia enogastronomica livignasca: il Sentiero Gourmet, un percorso itinerante che si snoda per cinque chilometri fra i boschi di Livigno con cinque tappe per gustare finger food gourmet e piatti della tradizione rivisitati, accompagnati da vini valtellinesi, e il Li Tea Gourmand, 5 cene con 5 diversi ingredienti principali che danno vita ad altrettanti diversi menu, creati dagli chef e dai pasticceri divisi in brigate, ognuno da gustare in una diversa tea tipica della tradizione livignasca.

 Da sapere è che la Latteria di Livigno è costituita da 25 medi e piccoli produttori di latte riuniti in cooperativa che offrono la possibilità di visitare laboratori, fare tappa nel piccolo museo per ammirare le attrezzature agricole d’epoca e approfondire la storia contadina. Altra eccellenza del Piccolo Tibet è l’Associazione Mattias, nata in ricordo di Mattias Peri, il primo chef di Livigno e della Valtellina a ricevere una Stella Michelin nel 2009. I soci e gli amici hanno dato vita ad uno dei suoi desideri: la prima edizione di “Un Sogno di Mattias”, una cena gourmet in alta quota alla scoperta dei sapori più autentici in una location davvero unica. ossia le cabine dell’impianto di Carosello 3000. Un modo originale di assaporare Livigno e il fantastico scenario che le fa da cornice, rendendola davvero unica.                                                                                                                    

                                                        Giuseppina Serafino

giovedì 31 ottobre 2019

Buona la Puglia

A Milano presso i ristoranti“Pescaria” è stato presentato “Buona la Puglia”, un viaggio gourmet per valorizzare le eccellenze enogastronomiche di una regione ricca di valenze culturali e ambientalistiche. La Puglia è una regione dove l'accoglienza e la convivialità sono i tratti inconfondibili, così come la genuinità dei suoi prodotti agroalimentari e l’autenticità della sua tradizione culinaria. 

Oltre 350 i prodotti tipici, 12 le Strade del Vino e dei sapori, 188 le masserie didattiche, quasi 1.800 gli agriturismi, tanti i musei a tema, i frantoi e le cantine, le Città del Vino dell’Olio e i micro-birrifici. Niente di meglio che iniziare a gustare la Puglia partendo da Milano , la città per antonomasia più business friendly. “Buona la Puglia” è stato un evento cool che si è svolto nelle due sedi di “Pescaria”-brand made in Puglia in forte ascesa- di via Bonnet e via Solari, per un gradito show cooking e workshop sull’enogastronomia pugliese. Un viaggio gourmet nei cinque sensi realizzato attraverso un progetto di valorizzazione e promozione territoriale ideato da “Comunica-Creative Company” di Manfredonia (Fg), in collaborazione con regione Puglia e ARET 

Pugliapromozione nell’ambito dell’Avviso Pubblico” Attività di comunicazione in co-branding 2018/2019”. Partners di “Buona la Puglia”­-a Milano sono stati due avamposti dell’identità regionale nel panorama nazionale, e non solo, che in questi anni hanno
 contribuito alla diffusione della pugliesità: l’Associazione “Pugliesi a Milano” ed “Inchiostro di Puglia”. “Buona la Puglia” ha fatto “sposare” i sapori e saperi di tutte e sei le province, da Poggio Imperiale a Santa Maria di Leuca (Foggia, Barletta-Andria-trani, Bari, Brindisi, Lecce e Taranto) mixando prodotti e ricette fra tradizione ed innovazione, gusto ed estetica, assumendo come fil rouge, la frisella, uno dei simboli più noti della tavola pugliese. In questa regione è sempre festa, grazie agli intensi sapori del Mediterraneo, dal Gargano al Salento. In qualsiasi paesino si vada, si trovano menu dalle diverse varianti, che profumano di orecchiette fatte a mano, carne alla brace o specialità a base di pesce; ma anche verdure di stagione, latticini, formaggi e tanti prodotti da forno come pettole fritte e dolci come i pasticciotti. In Puglia ciò che ha a che fare con il cibo non è soltanto alimentazione, ma veri e propri riti ancestrali in una terra autentica impreziosita dal sole caldo. Anche il New York Times si è lasciato trasportare dalla Puglia eleggendola fra le 52 mete da visitare nel 2019. Le ragioni salienti di questo fascino sono i paesaggi e borghi caratteristici e , ovviamente, la cucina che, con orecchiette con le rape, fave , cicorie o capocollo crea una piacevole dipendenza, in una vacanza davvero di gusto.
 La Puglia recentemente è stata eletta “Regione dell’anno” da “Food and Travel Italia”, magazine internazionale di viaggi ed enogastronomia che ha organizzato gli Awards 2019. “La regione che stupisce per i suoi paesaggi colorati e forti, disegnati tra distese di ulivi secolari e coste rocciose, interrotte da spiagge che si tuffano nel mare più blu che ci sia- si legge nella motivazione del premio. Una terra armonica, equilibrata, decisa, in cui tutto è da vedere, toccare, respirare, da gustare lentamente, con il vento tra i capelli. Terra di sapori che, madre natura accompagna con sapienza e perfezione e che, lavorati dalle mani e dalla genialità dell’uomo danno vita a vere e proprie opere d’arte dedicate al gusto. Siamo in Puglia e non vorremmo essere altrove.”

"Buona la Puglia" a Milano è stata la prima stazione di un lungo viaggio dei cinque sensi nelle eccellenze pugliesi-con il supporto di aziende locali-che intende proseguire la sua mission con un format dinamico che associa una puntuale operazione di marketing, per gli addetti ai lavori della comunicazione, ad una promozione turistica tout court , per un pubblico trasversale. Una vera e propria call to action per scoprire la Puglia nella sua interezza in un periodo destagionalizzato e non collegato al classico “prodotto mare”.
Puglia: un’esperienza che non si dimentica.


Giuseppina Serafino

domenica 27 ottobre 2019

Golosaria e “il cibo che ti cambia”

Golosaria a Fieramilanocity per la quattordicesima sua edizione , con il suggestivo tema “Il cibo che ti cambia” ovvero le molteplici valenze che sottendono alla semplice alimentazione .Mangiare influisce sul benessere, ma anche sulle nostre abitudini personali e sociali; una panoramica sul mondo del cibo, partendo dall’agricoltura, posta di fronte ai cambiamenti climatici.Una vera e propria immersione nel gusto con 250 artigiani e 100 cantine nella Terrazza dei Vini Top Hundred.Presso l’Agorà, oltre al tema in oggetto, Paolo Massobrio, l’ideatore della manifestazione, insieme a Marco Gatti, ha presentato le regioni ospiti: Sicilia, Calabria, Valle d’Aosta, Liguria e produttori delta del Po.Fra i prodotti della tradizione regionale italiana spiccavano in particolar modo quelli della Sicilia chè è stata presente con ben 51 aziende. Le eccellenze del settore agroalimentare siciliano, sono state supportate dall’Assessorato regionale alle Attività produttive che ha finanziato la partecipazione dell’isola. 
La Regione Autonoma Valle d’Aosta, è tornata dopo anni, declinandosi in tre versioni: uno spazio dedicato ai suoi migliori prodotti ( la Fontina, il lardo di Arnod, i distillati, le tegole) ; il suo vino presente a Wine Tasting con “I vini delle montagne: viaggio nella viticoltura eroica valdostana” e l’Area Arte & Food Design, dove sono state annunciati gli eventi della Saison Culturelle 2019/2020 al Castello Gamba. Oltre alla cucina di strada d’autore, tanti gli show cooking fra i quali meritano una menzione: “La modernità di Leonardo in cucina: le spezie” . Ma sono stati davvero interessanti i talk show che hanno messo in luce gli aspetti salienti del tema individuato. Così si scopre che il cibo cambia il nostro corpo, con lo studio della nutriceutica e l’individuazione di quelle proprietà che favoriscono il nostro benessere. Il cibo cambia anche il nostro modo di concepire la distribuzione, modificando le superfici di vendita, che diventano più piccole, come le botteghe. Il cibo ha cambiato il nostro modo di comunicare e di informarci, con l’avvento del digitale direttamente in etichetta e in tutto il processo comunicativo. Insieme al cibo è cambiato anche il nostro modo di bere, in una fruizione sempre più personalizzata, all’insegna della moderazione e della sostenibilità.

 Originale l’accostamento Arte e cibo: un rapporto che ha sempre alimentato l’immaginario artistico di ogni epoca. Per la prima volta a Golosaria uno spazio per “nutrire” la mente con le opere proposte da un gruppo di 17 artisti e designer selezionati dalla galleria Fiber Art and…di Milano.Un affinamento del gusto che passa dagli occhi al cuore, una bellezza accessibile e condivisa.

                          Giuseppina Serafino

mercoledì 23 ottobre 2019

Host Milano 2019

La 41 esima edizione di Host Milano ha visto presente tutto il mondo dell’18043con oltre 500 eventi, tra campionati nazionali e internazionali, show-cooking, esibizioni di pasticceri e bar tender. Una grandiosa manifestazione dove tutto il mondo dell’ospitalità e della ristorazione ha presentato la sua offerta .
Grazie alla collaborazione con ICE Agenzia, sono arrivati oltre 1.500 hosted buyer, provenienti da 80 Paesi ( soprattutto da Usa, Canada, Medio Oriente, Emirati Arabi, Cina e Russia) e più di 100 giornalisti internazionali accreditati. Dopo il successo delle tre ultime edizioni, è tornata Smart Label, Host Innovation award, il concorso di Fiera Milano e Host Milano, in collaborazione con POLI:Design, Consorzio del Politecnico di Milano con il patrocinio ADI-Associazione Italiana per il Disegno Industriale. Per quanto riguarda le merceologie l, la manifestazione è stata organizzata in macroaree per consentire la sinergia tra filiere affini_ il settore Bakery/Pizza/Pasta, ha visto crescere il numero degli espositori di circa un quinto (+19%) mentre la macro-area che la vede abbinato alla Ristorazione Professionale ha incrementato l’8%. 
Allo stesso modo sono cresciuti, rispetto al 2017, le aziende presenti nella macro-area Gelato Pastry con Bar/Macchine caffè, Caffè-tea vending. Nel complesso, La Ristorazione professionale, insieme a bakery/Pizza/Pasta, è stato l’ambito più rappresentato (43,5% del totale aziende),seguito da Bar/Macchine caffè/Caffè-tea vending (37,65) e dall’Arredo/Tavola (18,65), quest’ultimo sempre più rappresentativo per il life-style di gamma. Ad si è tenuto il Contest “Panettone World Championship”, organizzato dai Maestri del Lievito Madre per decretare il miglior panettone tradizionale artigianale al mondo.  La giuria dei tecnici composta dai maggiori pasticceri, chef nazionali e



internazionali ha giudicato il miglior panettone artigianale fra i 32 finalisti in gara mentre una giuria composta da esperti giornalisti, gourmet e accademici della cucina italiana ha attribuito il premio della critica. Tokio, Sydney, New York sono le città dei finalisti stranieri che hanno partecipato alla finale assieme ai Maestri del Lievito Madre e ai pasticceri che hanno superato le selezioni che si sono svolte a luglio ad Alma, La Scuola internazionale di Cucina. Ad aggiudicarsi il trofeo per il miglior panettone al mondo, da parte della giuria tecnica è stato Alessandro Slama di “Ischia Pane” -Ischia (Na) ,simpaticamente denominato gigante “buono”; un altro campano, Salvatore Gabbiano della pasticceria omonima di Pompei, si è aggiudicato il premio della critica. Venerdì, presso i Caselli del Dazio di Porta Venezia,è stata organizzata una presentazione di prodotti dolciari per esaltare la qualità delle delizie realizzate dai Panificatori, in un periodo di eccessiva fruizione della produzione della grande distribuzione. 

                                    
  Giuseppina Serafino

domenica 20 ottobre 2019

Viaggio negli archivi fotografici delle ferrovie.

Nella centralissima via Dante è stata inaugurata la mostra fotografica “Di Uomini e Ferro-Viaggio negli archivi fotografici delle Ferrovie dello Stato”, con il patrocinio del Comune di Milano. Questa pregevole operazione culturale, gratuita ed accessibile fino a mercoledì , 6 novembre 2019, consente di scoprire il patrimonio storico delle ferrovie dello Stato: 38 fotografie selezionate dell’archivio della Fondazione Fs Italiane, e in parte raccolte nel volume “Di Uomini e ferro” pubblicato da Rizzoli nel Gennaio 2019. All’evento erano presenti Claudia Maria Terzi, Assessore regionale alle Infrastrutture, Trasporti e Mobilità sostenibile, Luigi Cantamessa, Direttore Generale della Fondazione FS Italiane, ospite d’eccezione Mara Venier che ha ricordato alcuni momenti della sua vita, in qualità di figlia di un ferroviere. L’esposizione racconta il treno non solo come mezzo di trasporto, ma specialmente come luogo della memoria, dal fascino senza tempo; mezzo di locomozione simbolo della rivoluzione industriale che ha modificato radicalmente la mobilità delle
persone fra l’Ottocento e il Novecento.Si tratta di immagini molto significative che ricordano i tanti ferrovieri che grazie al loro duro lavoro hanno contribuito all’identità nazionale e illustrano il ruolo determinante della rete ferroviaria per l’Unità d’Italia. Luigi Cantamessa, Direttore generale della Fondazione FS Italiane ha affermato:”Di Uomini e di Ferro-Viaggio negli archivi fotografici delle Ferrovie dello Stato è una mostra unica nel suo genere che racconta, attraverso le immagini inedite ritrovate nel nostro archivio, la storia d’Italia. Il nostro Paese è riuscito a rialzarsi dopo la Seconda Guerra mondiale anche grazie alle migliaia di ferrovieri al lavoro da Bolzano alla Sicilia.

La grande famiglia dei ferrovieri, infatti, ha contribuito alla modernizzazione dell’Italia, dalla ricostruzione all’avvento dell’Alta velocità. Ci piacerebbe che le persone, visitando la mostra, comprendano come dietro al viaggio di un treno ci siano tecnologia d’avanguardia e il lavoro di chi, ieri come oggi, rende tutto questo possibile”

    Giuseppina Serafino


                                                                      

giovedì 17 ottobre 2019

Storia di cuore : Comte de Montaigne

Le radici dello Champagne vengono fatte risalire alle Crociate del XIII secolo, quando Comte de Champagne importò da Cipro un ceppo di Chardonnay che fu trapiantato nell’Aube, nella Côte des Bar. Quest’ultimo è il vero territorio di origine dello Champagne, contrariamente a quanti pensano che possa essere associato alla Marne. Comte de Montaigne è una Maison che ha fatto dell’autenticità del terroir dell’Aube il suo tratto distintivo. 
Una delle vetrate della Chiesa di Santa Maddalena, a Troyes, raffigura Comte de Champagne mentre porge a un cardinale il primo ceppo di uve di Chardonnay al ritorno dalle Crociate. Questa immagine ha impressionato molto da bambino Stèphane Revol, ora Ceo della sopracitata Maison, dando impulso a quella passione che ha alimentato la vera storia dell’azienda, che vede protagonisti il manager e la sua famiglia. Un tempo capitale della Champagne, Troyes è il capoluogo del Dipartimento dell’Aube, adagiata sulla riva sinistra della Senna, è una ridente cittadina che ha il centro storico con la forma di un tappo di champagne. Fra le viuzze medioevali si possono scorgere le tradizionali case a graticcio, costruite nel XII secolo con legno, fieno ed argille; queste ultime si ritrovano nel terroir delle Cuvée Comte de Montaigne ancora oggi. Il terroir della Côte des Bar, beneficia di un microclima unico e di un terreno con una particolare composizione mineraria. Si tratta diun habitat speciale, dal clima temperato, oceanico, semi-continentale, nel quale l’esposizione al sole


è limitata e il sottosuolo gessoso svolgono una funzione termoregolatrice, oltre che protettiva delle radici del vigneto. Pressa , assemblage, presa di spuma e invecchiamento sui lieviti, remuage, sboccatura, dosaggio, sono le fasi centrali del processo produttivo, che viene svolto nel massimo rispetto dei tempi della natura per produrre le Cuvèe nel segno della qualità. Da questa sorta di circolo virtuoso scaturiscono Champagne di carattere, dall’anima fruttata o fiorita, oppure con sentore di spezie, burro o crosta di pane: dal Brut (70% Pinot Noir e 30 % Chardonnay), all’Extra Brut (70% Pinot Noir e 30 % Chardonnay), al Rosé (100% Pinot Noir), al Blancs (100 % Chardonnay) fino alla Cuvèe Speciale (100% Pinot Noir). Il Brand Comte de Montaigne, oltre a storia e tradizione, mira all’innovazione e al futuro, facendo dell’ecosostenibilità uno stile di vita alla base della sua filosofia. I terreni, i vitigni, le cantine e la produzione, sono luoghi e attività “environmental friendly” dove tradizione e innovazione si incrociano nel segno della sostenibilità ambientale.
Il disciplinare dello Champagne include infatti fino a un massimo di tre trattamenti annuali della vigna e la lotta al gelo viene fatta principalmente con l’acqua, evitando di utilizzare il gas per ridurre le emissioni di CO2. Comte de Montaigne è stata scelta da alcuni dei ristoranti e degli hotel più esclusivi del Belpaese ed è presente in Wine Bar, enoteche e pasticcerie selezionate.
                                                                                   
                                                                                               Giuseppina Serafino