giovedì 31 gennaio 2019

Salento da gustare

Tante le prelibatezze che abbiamo gustato in Salento nel recente prenatalizio minitour. Un modo per appropriarsi di tutti gli aspetti di un territorio unico per la varietà degli aspetti che offre oltre al turismo balneare estivo. Una cucina che ha saputo distinguersi pur 
nell’apparente povertà di risorse utilizzate. Ed ecco allora le molteplici varianti di una tavola raffinata come quella delle Cantine Menhir di Minervino  di Lecce o Lemì di Ippazio Turco a Tricase, "La rua de li travai"" di Patù, ristoranti gourmet che hanno voluto rivisitare la tradizione apportando varianti anche nella presentazione dei piatti, con aspetti accattivanti delle micro porzioni di cibo proposto, su tavole prive di tovaglie, che vogliano così ricordare la sobrietà della cultura di provenienza. Gli elementi principali utilizzati sono le verdure come ci diceva Yole Sammali che ha fondato l’Associazione La Rivaròla a Salve, per la tutela della cucina salentina e che ci ha coinvolti nella preparazione delle sagne torte, una pasta fresca lavorata a mano; altro tipo di pasta sono dei maccheroncini 
detti anche minchiareddi. Il piatto più tipico della tradizione contadina è la purea di fave sgusciate con le cicorie selvatiche, sintesi deliziosa di verdure e legumi. Poca la carne consumata poiché era tradizionalmente considerata un lusso da non potersi permettere, ad eccezione delle polpette al sugo o della carne dei cavalli,utilizzati per i lavori agricoli. Fra i secondi piatti abbiamo gustato lu purpu alla pignata, ossia il polpo cucinato in un contenitore di terracotta, oppure l’orata con patate in boccaccio (un piccolo barattolo di vetro con chiusura ermetica).Prodotto tipico del periodo natalizio è la pittula, una frittella di pasta dalla forma più o meno tonda, che abbiamo mangiato in grande 
quantità anche in occasione della festa dell’Immacolata, presso il Palazzo baronale di Tiggiano, al suono della pizzica e fra nugoli di compaesani infreddoliti ma gaudenti; fra i farinacei ci sono anche le pucce ,che sono dei pani con le olive. Sul Sagrato del Santuario di S.Maria di Leuca alcuni di noi hanno ingannato l’attesa divorando il rusticotto: un disco di pasta sfoglia ripieno di besciamella, pomodoro, mozzarella e pepe, di produzione recente ma già molto apprezzato. Fra i dolci oltre a quelli con la pasta di mandorle e i mostaccioli, dominano i pasticciotti leccesi che sono una preparazione a base di pastafrolla e crema pasticciera, realizzati in forme piccole ovali oppure a forma tonda, della grandezza di una torta. 
L’olio d’oliva è la produzione principale del Salento, insieme al vino. La produzione di olio è molto antica e risale probabilmente ai greci ma si è diffusa nel Medioevo, come testimoniano le distese di ulivi secolari e la presenza di frantoi ipogei, che derivano dalla presenza dei monaci basiliani nel Salento; l’olio extravergine d’oliva salentino ha la denominazione di origine protetta 

(DOP). La produzione di vini è alquanto ampia e tra i vitigni più coltivati abbiamo apprezzato il Negro amaro, la Malvasia, il Primitivo di Manduria. Un Salento dai sapori intensi che non sono le  orecchiette e le cartellate che contraddistinguono per antonomasia la 
Puglia, ma un connubio di elementi semplici, sapientemente amalgamati, che restituiscono il gusto di una terra antica densa di fascino unico, da vivere tutto l’anno.                   Giuseppina Serafino                 

 

                        

martedì 29 gennaio 2019

Salento 365 giorni (II parte)

Porto di Otranto
Nel viaggio invernale in Salento ci siamo  catapultati nei segreti della cucina creativa dello chef Ippazio Turco, autore del pluripremiato gelato ai ricci di mare, nell’estro artistico del ceramista Agostino Branca, artefice delle preziose statuette denominate angeliche, allorchè egli plasmava le sue opere sembrava accarezzasse la Terra del Salento restituendole quella misteriosa empatia che la contraddistingue. E’ stato bello conoscere le  doti  gastronomiche di Yole Sammali dell’Associazione “La Rivarola”, impegnata a tenere salda l’identità dell’autentica cucina salentina, con il desiderio di attivare un Home restaurant per poter ricreare l’atmosfera di un  desco familiare, nella sua stessa casa, riadattata con travi a vista, caminetto e persino muretti a secco nell’adiacente giardinetto interno, abbiamo avuto modo di cimentarci nella preparazione delle sagne torte,i ovvero tagliatelle corte attorcigliate. Tanti i piatti che abbiamo potuto gustare quasi tutti a base di verdure, condizione imposta dal retaggio di povertà che caratterizzava queste zone, con nomi che somigliavano ad imprecazioni o a  divertenti
scioglilingua: minchiareddi,ciqurieddi, pittule, pulpu alla pignata. Con quelle pietanze sapientemente preparate, grazie all’energia del cuore prima ancora che delle mani, pareva di introiettare il sapore della Terra salentina, 
all’apparenza aspra e inospitale ma  al suo interno  pregna di  ammaliante dolcezza. Il cibo si configurava come il nostro elemento 
propulsore che, dal pasticciotto a colazione alle puntarelle con alici della sera, ci sospingeva come novelli esploratori, verso mete ritrovate di una Puglia gioiosamente cannibalizzata.Enrica ci ha accolti nel suo Bar “Lento” per descriverci le fasi del  progetto di riqualificazione di un’area degradata, avvalendosi di materiali riciclati o di recupero per gestire uno spazio che, oltre ad essere una benefica opportunità di lavoro, costituisce un valido  servizio di aggregazione sociale. Da questa intraprendente ragazza abbiamo gustato liquori biologici alle erbe d’Otranto: al rosmarino, alla salvia,  alla cannella e peperoncino,inglobando le delizie di un Salento da gustare. 
Piacevole attività che abbiamo abbondantemente praticato presso le Cantine Menhir di Minervino di Lecce, il ristorante “La Ruia de li Travai” di Patù, i  “Fornelli di Teresa” di Tricase e il Food  bar” Lemì”, rinomato  per l’accostamento di cozze e gin. Una sorta di sensazione mistica quella trasmessa dalle tante pietanze che abbiamo assaporato, come quella dei luoghi di devozione disseminati nei tanti paesini che abbiamo attraversato, con statue che protendevano le braccia verso il cielo a invocarne la clemenza, forse  per il senso di abbandono ingiustamente patito da questa terra, ricca di  fascino persino nel periodo che prelude al Natale.L’auspicio è quello che molti  avvertano il desiderio di accostarsi alle  molteplici suggestioni di un Salento scrigno di tesori di incommensurabile pregio, quasi fosse un ammaliante canto di Sirene da assaporare, evitando di rimanervene eternamente avvinti.                                

                                     Giuseppina Serafino                  

sabato 26 gennaio 2019

We are in Salento


In occasione del periodo prenatalizio ho avuto modo di tornare in Salento per riscoprire il fascino di questo luogo nelle sue molteplici sfaccettature. Ci accoglie un tepore primaverile, trasmettendoci il ritrovato calore di una terra che mi era rimasta nel cuore, fra distese di ulivi secolari contornati da erba verde, punteggiata di fiorellini gialli, cactus ricolmi di fichi d’India, casette bianche squadrate, contesto di un surreale presepe contemporaneo. Un breve ma intenso viaggio multisensoriale fra i sapori della cucina salentina tipica o rivisitata in chiave gourmet, attraversando le distese paesaggistiche inondate di sole e di effluvi mediterranei. Lo sguardo si perde avido fra i preziosi cimeli cha fanno capolino fra gli agglomerati abitativi: pagliare, menhir, dolmen o dimore diroccate di stampo atavico che si connotano come mute presenze a salvaguardia del male 
dell’oblio e della moderna dimenticanza. Oltre 250 Km di coste, da una parte bassa e sabbiosa, dall’altra alta e frastagliata, con tantissimi centri abitati che gravitano intorno alla città di Lecce, ricchi di storia e di tradizioni ; la Terra d’Otranto, abitata nell’antichità daiMessapi,conosciuta come penisola salentina e tacco d’Italia per la sua forma allungata, Santa Maria di Leuca costituisce il vertice estremo, ed in particolare Punta Ristola che secondo la leggenda separa l’Adriatico dallo Jonio.Al Salento appartiene anche il punto più est dell’Italia Punta Palascia, nei pressi di Otranto, graziosa località sull’Adriatico, nota come Porta d’Oriente. Di notevole impatto sono risultati i laghetti di bauxite di Orte che incantano con i forti contrasti dei colori accesi della terra rossa e del verde smeraldo dell’acqua. 

Come nostra base di appoggio è stata scelta la località di Tricase, con puntatine verso Tiggiano per la sagra della pittulata , dove una moltitudine di paesani si assiepava nel Palazzo Baronale per gustare le onnipresenti pittule , fritte nell’olio, scoppiettante come l’atmosfera densa di pizzica tamburellante che echeggiava la Notte della taranta, della vicina Melpignano.Tanti i riferimenti che ci venivano forniti dai nostri pazienti nocchieri, membri dell’Associazione Archès e affiliati, che con coraggio e tenacia si adoperano per promuovere i valori di un patrimonio storico-ambientalistico di straordinario spessore, come una sorta di appassionati idealisti rivoluzionari di epoca pre risorgimentale, in un piccolo “mondo antico”.
Ci venivano dischiusi da Giacomo, Carlo, I significati della simbologia celata nei fregi del castello di Corigliano d’Otranto (borgo in cui si parla un dialetto di origine greca, il griko), della cattedrale di Otranto, le leggende che aleggiano intorno al Santuario De Finibus terrae di S. Maria di Leuca. Marco e Melissa ci hanno incuriositi dal canto loro, con l’impegno culturale profuso a Morciano, mediante la creazione di una biblioteca presso Palazzo Ramirez, a Salve dove è presente un sito con frantoi ipogei, a Torre di Vado, a Barbarino del Capo, nel Santuario di Leuca Piccola, da loro tenuto aperto e valorizzato, con sacrifici encomiabili.
Otranto
Tanti i personaggi bizzarri o affascinanti che abbiamo incontrato, in una specie di implicita immersione nella variegata connotazione antropologica che rappresenta l’essenza di questo territorio unico: dai coniugi Mommens Grey , artisti inglesi che si sono stabiliti in una masseria di Spigolizzi perché lì finivano le strade; Giuseppe Alessio detto “ Re della Mortadella”, salumaio di fiducia dell’attrice Premio Oscar H. Mirrer ( altra abitatrice di masserie circostanti con il marito , il regista americano Taylor E. Hackford). Il simpatico ragazzotto, soprannominato King, ha costruito una buffa identità parallela nel suo esercizio commerciale, esaltando le sapienti virtù legate alla manipolazione delle gigantesche forme di mortadella che accarezza quasi fossero personificazioni umane ed elargendone bocconi agli avventori con gesti sacrali al pari di un’ostensione di simboli del corpo di Cristo (continua)

                       
Giuseppina Serafino

mercoledì 23 gennaio 2019

Il turismo lento e Cosmobike

Il 2019 è stato proclamato Anno del turismo lento per “valorizzare i territori italiani meno conosciuti del turismo internazionale e rilanciarli in chiave sostenibile favorendo esperienze di viaggio innovative, dai treni storici ad alta panoramicità, ai cammini, alle ciclovie, ai viaggi a cavallo. Investire sul turismo sostenibile- aggiungeva il ministro Franceschini- è una 
strategia di sviluppo che ha come fine la tutela e riproposizione innovativa di luoghi, memorie, conoscenze ed artigianalità che fanno del nostro Paese un luogo unico: un circuito di bellezza straordinariamente diffuso lungo tutto il suo territorio fisico e lungo un arco di secoli di civiltà”. Una posizione di rilievo in questo quadro la occupa la bicicletta. 
Negli anni scorsi molto è stato fatto per sviluppare il turismo in bicicletta: l’inizio della costituzione della “Rete nazionale delle Ciclovie Turistiche””, sulla base della rete ciclistica nazionale Bicitalia, ideata da Fiab ma l’Italia potrebbe utilizzare l’immenso patrimonio costituito dalla fitta rete di percorsi rurali, a bassissimo traffico veicolare che potrebbe essere reso fruibile per il turismo lento adottando una apposita segnaletica e facendo attenzione alla manutenzione del fondo stradale. Tanti i temi che possono essere affrontati alcuni dei quali saranno trattati in occasione di Cosmobikeshow a Verona, da l 16 al 17 febbraio 2019.
Fra i numerosi eventi che verranno presentati “Cicloturismo: Ferrara e Comacchio in bicicletta” in collaborazione con Visit Comacchio; la presentazione delle potenzialità esistenti e future di AIDA; l’Alta Italia Da Attraversare, la Ciclovia “disegnata” dalla Federazione tra Susa e Trieste. Il tracciato è stato protagonista dell’ultima Bicistaffetta 2018, allorchè due gruppi di cicloturisti Fiab l’hanno percorsa (uno da est, l’altro da ovest) incontrandosi proprio a Verona; la ciclovia tocca diversi siti Unesco. I siti di 
interesse comunitario ( i cosiddetti SIC), saranno al centro del progetto SIC to SIC che ha già attraversato diverse Regioni seguendo percorsi incentrati sulla tutela della biodiversità e delle specie a rischio. Esperti dell’Ispra, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, hanno pedalato già in Sardegna, Friuli Venezia Giulia, Lazio ed Umbria. Verranno inoltre presentati i Biciviaggi della Fiab per l’Estate 2019: dalla bici barca nelle isole della Dalmazia alla Foresta Nera, 
da Berlino a Santiago de Compostela, dalla maremma alla Sardegna. CosmoBike Tourism è una vetrina che mette a disposizione del viaggiatore i servizi per vivere una vacanza all’insegna della passione per la bicicletta, con una forma di turismo sostenibile, a contatto con la natura e rispettosa dell’ambiente. 
                                                  Giuseppina Serafino

domenica 20 gennaio 2019

Minitour in Friuli

Decido di recarmi in Friuli in occasione del Ponte di Ognissanti dopo giorni di alluvioni diffuse, sperando nell’aiuto della Provvidenza. Soggiorno a Udine, storica Capitale della regione e centro di fondamentale importanza durante il primo conflitto mondiale: Il liceo ginnasio Stellini fu sede del Comando Supremo italiano fino alla tragica ritirata di caporetto del 1917.
Vado a visitare il Tempio Ossario, esempio di architettura del 1925 che custodisce le salme di 21.558 caduti ( di cui 5668 ignoti) sui campi di battaglia tra l’Isonzo ed il Tagliamento. Ho proseguito la mia passeggiata verso il centro storico dove ho visitato il Duomo con alcuni celebri affreschi di Giambattista Tiepolo, poi il Castello che mi delude a parte la vista impagabile sulla città. Altri edifici degni di menzione sono il Palazzo Dipinto, la torre occidentale e svariate chiesette che conservano esempi di pittura regionale fra il XIV e XXI secolo.Il giorno dopo raggiungo Cividale del Friuli fondata nel 53 sec. a.C da Giulio Cesare, con il nome di Forum Iuli ( da cui il nome Friuli) è stata dichiarata Patrimonio Unesco nel 2011. Visito il Duomo , il Museo archeologico e mi soffermo a guardare dall’esterno il Tempietto longobardo appena chiuso, mentre inizia a scrosciare una fastidiosa pioggia battente che mi impedisce di osservare il Ponte del Diavolo, avvolto dall’oscurità, quasi fosse un triste monito. Mi soffermo presso la piccola Botteguccia dei Sapori come se volessi pregustare con la fantasia la dolcezza della tipica gubana dolcezza per consolarmi delle sopraggiunte 
avversità climatiche mi stanno precludendo il piacere della vacanza. Il giorno successivo, inaspettatamente vedo il cielo rischiararsi con un tiepido sole che irradierà il tempo restante della mia permanenza. Mi reco ad Aquileia, una delle più importanti roccaforti dell’Impero romano per l’artigianato e per la sua posizione strategica nell’ambito dei commerci. Cammino intorno al sito archeologico, verso il foro romano, non 
capacitandomi di quella inaspettata “estate di S. Martino”, una sosta al Cimitero degli Eroi, situato nel cuore della città, a ridosso della famosa Basilica di Santa Maria Assunta, che a differenza di altri sacrari ha mantenuto la forma originale. Bellissimo il tramonto che avvolge gli importanti cimeli del museo archeologico che sembra un labirinto denso di lapidi, statue, frammenti di sepolcri che giacciono accatastati in magazzini limitrofi.
Il giorno successivo mi reco a Grado passeggiando sulla spiaggia e mi stupisco delle poche testimonianze culturali in rapporto alla quantità di strutture turistiche che ne fanno una città prettamente balneare..Lo sguardo si perde lontano sulla superficie del mare avvertendo delle magiche sensazioni che mi restituiscono il sapore della Terra friulana, come avviene presso il castello di Gorizia. Un minitour denso di affascinanti connotazioni in maniera trasversale a differenti epoche storiche.
                                                 
                                                 Giuseppina Serafino

giovedì 17 gennaio 2019

Viaggio nella Memoria: dal Binario 21

Un incontro molto significativo quello tenutosi presso il Teatro degli Arcimboldi di Milano, durante il quale Liliana Segre ha incontrato gli alunni di alcune scuole per raccontare la sua esperienza di ebrea vittima delle persecuzioni razziali in Italia. Nel 1938 viene espulsa, a otto anni, dalla scuola “per la colpa di essere nata” come lei stessa dice; a tredici anni ha vissuto l’esperienza della deportazione nel campo di Auschwitz-Birkenau in Polonia. Il 30 gennaio 1944 è partita dal binario 21 della Stazione Centrale del capoluogo meneghino ed è stata l’unica bambina a tornare indietro.
Dal 1990 è divenuta
testimone della Shoah e ha iniziato a rivivere il proprio dolore in pubblico per diffondere la speranza di un mondo migliore che superi il male incombente dell’oblìo e dell’indifferenza. Il 19 gennaio del 2018 Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella l’ha nominata Senatrice a vita come riconoscimento dell’ encomiabile impegno profuso. Liliana Segre ha pubblicato un libro “Scolpitelo nel vostro cuore “- dal Binario 21 ad Auschwitz e ritorno, a cura di Daniela Palumbo, che aiuta a comprendere la sua ma anche la Storia di tanti come lei. Nell’estate del 1943 i nazisti divennero padroni anche dell’Italia del Nord perché si costituì la Repubblica di Salò, un governo fantoccio guidato da Benito Mussolini e al servizio della Germania nazista.
 Alle leggi razziali italiane, severe e umilianti, si sovrapposero le leggi della Repubblica di Salò, ancora più crudeli, e quelle naziste di Norimberga che faceva riferimento all’atroce obiettivo della Soluzione finale. I nonni di Liliana Segre furono arrestati nella loro casa, portati prima nel campo di concentramento italiano di Fossoli, vicino a Modena, poi caricati sui treni della deportazione. Essi giunsero vivi ad Auschwitz, dove furono immediatamente gasati e bruciati nei forni. La narrazione avviene in prima persona, seguendo le vicende biografiche dell’autrice e senza soffermarsi sulle vicende storiche che le hanno determinate; significativo il rilievo dato ai sentimenti, alle emozioni e ai pensieri della protagonista. 
Una lettura che costituisce una preziosa occasione educativa poiché trasmette un messaggio positivo: ce la puoi fare , ce la possiamo fare! Possiamo superare le difficoltà, contrastare la prepotenza, sia nelle relazioni di tutti i giorni che nella comunità più vasta, assumendosi le responsabilità di essere testimoni di pace e di giustizia. La Segre afferma che quasi sempre l’ indifferenza è più grave della violenza. Sulla copertina posteriore del libro, a suggello del suggestivo viaggio effettuato nella memoria si legge: “Non dite mai che non ce la potete fare, non è vero. Ognuno di noi è fortissimo e responsabile di se stesso. Dobbiamo camminare nella vita, una gamba davanti all’altra. Che la marcia che vi aspetta sia la marcia della vita.” 

                                                        Giuseppina Serafino