giovedì 10 gennaio 2019

In bici da Fano e Pesaro

 Dopo aver atteso da tempo, decido di recarmi nelle Marche per scoprirne la bellezza da molti decantata scegliendo di soggiornare a Fano per avere la vicinanza del mare e delle suggestioni contemplative a fine giornata.
 Dal grazioso alberghetto che reca il nome della spiaggia Sassonia, osservo la lunghissima costa e le piccole imbarcazioni che stazionano trasmettendo un senso di fiduciosa quiete a chi è spesso preda del ritmo compulsivo delle metropoli. La località sorge infatti sul mare Adriatico a circa 12 km a sud di Pesaro e a meno di 3 km a nord della foce del Metauro. Inizio a visitarla passeggiando intorno alla cinta murata con dei bei torrioni di difesa e la monumentale Porta di Augusto che risale al IX sec.d.C. Ogni edificio rappresenta la testimonianza di un periodo storico: dopo quello romano attestato dalla distrutta Basilica di Vitruvio, vi è quello bizantino e quello medioevale.
Visito la romanica Cattedrale di Magister Rainerius con pregevoli altorilievi che adornano il pulpito e il trecentesco Palazzo del Podestà , oggi utilizzato come facciata dell’ottocentesco Teatro della Fortuna di Luigi Poletti, e le coeve ex chiese di S.Francesco, S.Domenico e S.Agostino. Del periodo malatestiano Fano conserva
con la Rocca e le Arche tombali, riunite nel sottoportico di S.Francesco, la monumentale Corte con le bifore tardogotiche e la loggia rinascimentale, ricostruita dopo un incendio nel 1544, quando la città era sotto il dominio della Santa Sede, circondata dal ducato di Urbino.Nei dintorni di Fano di un certo pregio è l’Eremo di Monte Giove sulla sommità del colle omonimo (m.223), un ameno luogo di preghiera e di meditazione eretto dalla Congregazione Camaldolese di Monte Corona, nel primo ventennio del sec. XVII. da cui traspare quel senso di devozione radicato sul territorio. Molto bella la via lungo il porto, la Marina dei Cesari, percorrendo la passeggiata del Lisippo, per vedere i vecchi pescherecci e le casette sospese su pali con le reti tese come braccia che si protendono verso il mare per raccoglierne le sue rinomate prelibatezze. 
 I cosiddetti trabucchi rientrano nel campionario dell’architettura popolare delle Marche, simili a palafitte, presentano una piattaforma con un casotto di legno circondato da un’incastellatura di tiranti e sostegni, con passerelle che si ergono sull’acqua e sugli scogli. Realizzate con materiali di recupero spesso corrosi dalla salsedine e dall’usura del tempo, sono testimonianza di una tecnica sapiente. Al termine della passeggiata si ammira una copia della statua del Lisippo, una scultura bronzea ritrovata nel mare Adriatico da pescatori fanesi nel 1961; la scultura originale, datata tra il IV e il II sec, a.C è conservata presso il Getty Museum di Malibù, in California. 
Per consolarmi di questa prestigiosa assenza, dopo qualche ritrosia, decido di assaporare la “moreta” di Fano, un caffè servito in tazza di vetro con alcune gocce di rum, anice e cognac uniti a scorza di limone, che mi procura una sorta di dipendenza serale, con il pretesto della visione degli struggenti tramonti. Bere questa essenza pregiata è una sorta di momento rituale, che dà la sensazione di ingerire una pozione magica che trasmette la consapevolezza di un’identità collettiva. Galvanizzata da queste piacevoli scoperte mi dirigo in sella ad una bicicletta lungo la ciclabile che costeggia il mare, la Bicipolitana, spaziando con lo sguardo sulla vegetazione selvaggia che lambisce l’acqua salata, sulle dune di sabbia che paiono celare tesori infiniti, sui tronchi divelti che sembrano stanchi guerrieri prostrati dalle insedie del tempo.                           

 Dopo una decina di chilometri giungo a Pesaro, dinanzi alla fontana con la Sfera Grande di Arnaldo Pomodoro,  simbolo di un microcosmo di bellezze che gli audaci pedalatori tendono a fare proprie quasi fossero in sella ad un fido destriero. La città è un moderno centro turistico e manifatturiero, sviluppatasi sulle orme degli Sforza e dei Della Rovere, nominata nel 2017 dall’Unesco Città creativa della musica. La presenza di Gioacchino Rossini, nel 150 esimo dalla sua morte echeggia in molti angoli della località , dalla sua casa natale, che visito accompagnata dalle celebri arie musicali da lui scritte, alle tante sagome che lo ritraggono , sospese
dovunque come una sorta di conviviale sagra paesana. Dopo aver visitato i Musei civici e le aree archeologiche di via dell’Abbondanza e di Colombarone, ritorno a Fano sulle fedelissima due ruote osservando i bei colori pastello del cielo che incorniciano il mare, gioiendo della carezza di un fresco venticello che mi sospinge invitandomi a tornare presso la mia quiete serale, appagata da quel fantastico territorio marchigiano che la mobilità lenta mi ha fatto inebriare, accarezzandomi
dolcemente il cuore.

                       Giuseppina Serafino

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