martedì 29 gennaio 2019

Salento 365 giorni (II parte)

Porto di Otranto
Nel viaggio invernale in Salento ci siamo  catapultati nei segreti della cucina creativa dello chef Ippazio Turco, autore del pluripremiato gelato ai ricci di mare, nell’estro artistico del ceramista Agostino Branca, artefice delle preziose statuette denominate angeliche, allorchè egli plasmava le sue opere sembrava accarezzasse la Terra del Salento restituendole quella misteriosa empatia che la contraddistingue. E’ stato bello conoscere le  doti  gastronomiche di Yole Sammali dell’Associazione “La Rivarola”, impegnata a tenere salda l’identità dell’autentica cucina salentina, con il desiderio di attivare un Home restaurant per poter ricreare l’atmosfera di un  desco familiare, nella sua stessa casa, riadattata con travi a vista, caminetto e persino muretti a secco nell’adiacente giardinetto interno, abbiamo avuto modo di cimentarci nella preparazione delle sagne torte,i ovvero tagliatelle corte attorcigliate. Tanti i piatti che abbiamo potuto gustare quasi tutti a base di verdure, condizione imposta dal retaggio di povertà che caratterizzava queste zone, con nomi che somigliavano ad imprecazioni o a  divertenti
scioglilingua: minchiareddi,ciqurieddi, pittule, pulpu alla pignata. Con quelle pietanze sapientemente preparate, grazie all’energia del cuore prima ancora che delle mani, pareva di introiettare il sapore della Terra salentina, 
all’apparenza aspra e inospitale ma  al suo interno  pregna di  ammaliante dolcezza. Il cibo si configurava come il nostro elemento 
propulsore che, dal pasticciotto a colazione alle puntarelle con alici della sera, ci sospingeva come novelli esploratori, verso mete ritrovate di una Puglia gioiosamente cannibalizzata.Enrica ci ha accolti nel suo Bar “Lento” per descriverci le fasi del  progetto di riqualificazione di un’area degradata, avvalendosi di materiali riciclati o di recupero per gestire uno spazio che, oltre ad essere una benefica opportunità di lavoro, costituisce un valido  servizio di aggregazione sociale. Da questa intraprendente ragazza abbiamo gustato liquori biologici alle erbe d’Otranto: al rosmarino, alla salvia,  alla cannella e peperoncino,inglobando le delizie di un Salento da gustare. 
Piacevole attività che abbiamo abbondantemente praticato presso le Cantine Menhir di Minervino di Lecce, il ristorante “La Ruia de li Travai” di Patù, i  “Fornelli di Teresa” di Tricase e il Food  bar” Lemì”, rinomato  per l’accostamento di cozze e gin. Una sorta di sensazione mistica quella trasmessa dalle tante pietanze che abbiamo assaporato, come quella dei luoghi di devozione disseminati nei tanti paesini che abbiamo attraversato, con statue che protendevano le braccia verso il cielo a invocarne la clemenza, forse  per il senso di abbandono ingiustamente patito da questa terra, ricca di  fascino persino nel periodo che prelude al Natale.L’auspicio è quello che molti  avvertano il desiderio di accostarsi alle  molteplici suggestioni di un Salento scrigno di tesori di incommensurabile pregio, quasi fosse un ammaliante canto di Sirene da assaporare, evitando di rimanervene eternamente avvinti.                                

                                     Giuseppina Serafino                  

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