domenica 6 gennaio 2019

Trek al Ponte tibetano Carasc

Una escursione nel Canton Ticino per vivere l’esperienza del percorso su un ponte tibetano. In una incantevole giornata autunnale si inizia a camminare tra filari di vigna con una splendida vista sul Piano di Magadino e sul Lago Maggiore che si intravede sullo sfondo. Percorso un breve tratto, abbandoniamo l’asfalto per risalire lungo la mulattiera selciata che s’inoltra nel bosco per giungere al bivio per San Defendente (m.633), dopo aver visitato il grazioso borgo, con i prati ben curati, le baite ristrutturate e l’oratorio di origini tardo medioevali con affreschi risalenti al XVI secolo. Proseguendo in direzione Carasc, il paesaggio cambia e le vigne lasciano il posto ai castagni che caratterizzeranno tutto il cammino. Molti di noi si sguinzagliano
lungo i pendii a far incetta di marroni quasi fossero preziosi trofei da esibire, altri preferiscono osservare la magia della tavolozza di colori che impreziosisce l’ambiente circostante come un quadro d’autore. Dal fitto bosco risaliamo la costa per raggiungere il versante che guarda alla Val Sementina. Con una breve discesa raggiungiamo il “Ponte Tibetano di Carasc” che, con un grandioso impatto scenografico, ci appare in tutta la sua superba eleganza. prima di iniziare a percorrerlo ci soffermiamo a farci scattare foto per documentare quella che riteniamo sia un’eroica impresa da condividere. Dopo un
primo tratto attraversato con euforia baldanzosa, una strana sensazione di disagio inizia a impadronirsi della mia compostezza mentre con la coda dell’occhio avverto sotto i miei piedi il baratro sulla vallata. Il panico per il senso di vertigine è acuito dal leggero movimento oscillatorio del ponte che si estende per una lunghezza di duecento metri. L’istinto di sopravvivenza spinge a guardare davanti accelerando il passo per raggiungere prima possibile il traguardo finale dove ci attendono divertiti i restanti componenti del gruppo. Riprendendoci con una dignitosa compostezza, raggiungiamo il panoramico spiazzo nel bosco su cui sorge la Chiesa di san Bernando (m.616) di origine romanica, ricchissima di affreschi del Trecento e del Quattrocento. Fra questi si nota un curioso dipinto dell’Ultima Cena, nel quale l’autore ha disposto sulla tavola prodotti locali come i gamberi di fiume, ciliegie, vino e pani di varie dimensioni, illustrati con dovizia da una guida del Comune del
Monte Carasso.Oggi appare isolata ma un tempo era il fulcro della vita del villaggio, le sue origini risalgono alla fine dell’XI secolo. Sostiamo fra un agglomerato di case di pietra disabitate che paiono volerci far riassaporare un’atmosfera fiabesca con la fontanella che attenua il disagio della forte calura. Meraviglioso il panorama sulla vallata sottostante che ci fa sentire come aquile che planano nella bellezza dell’infinito. Nel primo pomeriggio, a malincuore, ci stacchiamo da quella pace idilliaca per scendere verso Sementina, assaporando i mille colori di una natura decisamente generosa che ci appagherà della necessaria fatica intrapresa. Ripensandoci si stenta a credere che ci possano essere contesti incontaminati in cui riprovare a vivere le sensazioni dei primi abitatori che avevano creato ponti di ogni sorta verso mete apparentemente irraggiungibili. Una affascinante metafora da incarnare nel vivere quotidiano.
                        Giuseppina Serafino


                                               
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