venerdì 31 maggio 2019

Marina di Varazze e il bien-vivre

Immersa nel verde della Riviera di Ponente, a sud –est della splendida
 cittadina, Marina di Varazze, è costituita da due moli alternati tra di loro da una banchina centrale. Lo spazio acqueo all’interno del porto è dotato di 12 pontili fissi e tre galleggianti. Aperta tutto l’anno,offre 800 posti barca, 900 posti auto, 8 stazioni supercharger Tesla, 36 appartamenti fronte mare. Questo moderno complesso ha visto il Gruppo Azimut-Benedetti ed il suo Presidente soggetti attivi nella realizzazione e nello sviluppo del progetto.Già da tre anni il mercato mostra segnali incoraggianti e anche l’apertura della stagione 2019 sembra confermare questa tendenza. 
Soddisfacenti i dati sia per quanto riguarda i diportisti in transito sia per i contratti relativi agli ormeggi stanziali che registrano un aumento rispettivamente del +10% e del 7,5% in termini di ricavo.Giorgio Casero, direttore di Marina di Varazze, ha affermato “ Si è verificato un aumento di yacht di oltre 15 metri, cosa impensabile fino a qualche anno fa, si sta puntando anche su barche di lunghezza compresa tra i 10 e i 14 metri”. La vivacità registrata si riflette in primo luogo su tutte le attività di indotto, secondo quanto rilevano ristoranti, servizi nautici ed esercizi commerciali del porto ma anche dell’intero territorio varazzino.

 Complessivamente le attività del primo sono cresciute di circa l’8% in termini di giro di affari. L’obiettivo di Marina di Varazze è quello di accompagnare i propri armatori in un’esperienza completa fruendo di relax e divertimento appagante. Sono 44, proprio come la latitudine della posizione geografica del luogo sopracitato: sport, eventi, life che contraddistinguono il programma organizzato accuratamente. Per gli amanti della vela torna la 44 CUP-Campionato invernale del Ponente, una serie di regate dedicate alle classi IRC, ORC e Gran Crociera, a partire da ottobre e per tutto l’inverno, fino a febbraio 2020, grazie alla preziosa partnership con Varazze Club Nautico. Sono stati oltre 40 gli equipaggi che hanno preso parteall’edizione 2018-2019.Fra le tante iniziative ci sono: corsi di vela, regate e veleggiate per ragazzi diversamente abili, minicrociere, sail-campi estivi, sci nautico, moto d’acqua, canoa. Fra gli eventi è un appuntamento fisso il
°Marinasummerfestival, serie di intrattenimenti musicali, spettacoli comici. Un’ importante festa dedicata a tutta la città, sarà il Capodanno in Marina di Varazze con un grande concerto organizzato in collaborazione con il Comune di Varazze. Il centro di manutenzione e riparazioni AlfA Servizi Nautici entra ufficialmente nel network Lusben, assumendo la denominazione di Lusben Varazze.Ciò avrà ricadute significative in termini economici ed occupazionali con la ripresa di un’attività cantieristica che ha qui un’eccellente tradizione.
                                 

                                                      

                                                  Giuseppina Serafino

mercoledì 29 maggio 2019

Diversity media awards 2019


All’Alcatraz di Milano si è tenuta la quarta edizione dei DMA- primo riconoscimento europeo che premia i personaggi e i contenuti mediali che hanno contribuito a valorizzare il tema della diversità. Si tratta di “oscar dell’inclusione” assegnati nel corso di un gala show con charity dinner, presentato da Fabio Canino e da Melissa Greta Marchetto.Il clam dello show di quest’anno è stato “A Human Rapsody", un racconto composito e armonico della realtà, rappresentato dall’Ensamble vocale ambrosiano, un coro di 80 elementi. Candidati come migliori personaggi dell’anno sono stati Alessandro Cattelan, Don Luigi Ciotti,Fiorella Mannoia, Enrico Mentana, Heather Parisi e Liliana Segre. Sono state premiate le categorie Miglior Film, Miglior Serie Tv italiana,Miglior Serie Tv Straniera, Miglior Programma Tv, Miglior Programma Radio, Miglior Campagna Pubblicitaria, Influencer dell’anno, Miglior Prodotto digitale.Altri riconoscimenti sono stati assegnati all’informazione: Miglior Tg, Miglior Articolo Stampa Quotidiani, Miglior Articolo Stampa Periodici, Miglior Articoli Stampa Web. I proventi della serata saranno destinati al sostegno dell’attività di monitoraggio e ricerca,
comunicazione e divulgazione delle tematiche di

diversity&inclusion che l’associazione Diversity presieduta da Francesca Vecchioni porta avanti nel corso dell’anno. Come nel 2018, a conferma dell’anima inclusiva dell’evento, Diversity ha messo a disposizione di chiunque volesse il segnale, diffondendo la serata in diretta streaming TRUlive (Trasmissione a Rete Unificata); I primi ad aver aderito sono stati Real Time, Tg Com24, FoxLife,laf, Zelig Tv, Roba da Donne, Le Fanfarlo,Lierac, Obe, Tv Serial, Smemoranda.Nati nel 2016 come riconoscimento dedicato nei media ai temi LGBT+, da quest’anno i Diversity Awards si estendono alla diversità nelle aree relative a a orientamento sessuale ed affettivo, etnìa, età e generazioni, disabilità. Fra le tante istituzioni che hanno scelto di essere a fianco di Diversity  ci sono stati i patrocini di 

Commissione Europea, Ambasciata del Canada, Comitato Interministeriale Per i Diritti Umani e Comune di Milano e la collaborazione con l’Osservatorio di Pavia. Preziose sono risultate le collaborazioni con Carrefour, Eidoo, Google, Vodafone Italia e Fondazione Vodafone Italia, Lierac, Jack Daniel’s, Dell Technologies e Phd.Si è voluto dimostrare con questi importanti riconoscimenti che le tematiche inerenti alla diversità rappresentano un elemento cardine da salvaguardare in una società che voglia dirsi pluralista e all’insegna della condivisione democratica. 
                                                             
                                                                                                   

                              Giuseppina Serafino
                                     


domenica 26 maggio 2019

Occit’amo

Un modo straordinario per scoprire il patrimonio della cultura e delle tradizioni occitane, nelle Terre del Monviso, ponte fra Italia e Francia “Occit’amo” è una grande festa diffusa che si svolge tra le Valli Stura, Maira, Po e Infernotto, tra le Valli Varaita, Grana e la Pianura del Saluzzese, con incursioni oltralpe. Si esibiranno 20 gruppi musicali da tutta Italia e Francia,artisti e scrittori.La direzione artistica della manifestazione è affidata a Sergio Berardo, musicista e anima del Lou Dalfin, il gruppo che da tempo fa ballare “occitano”.L’Occitania è “Il paese che non c’è”, è una terra che si estende dalle Alpi all’Atlantico, condividendo linguaggi, sapori, identità; un unico territorio, intrecciato in una storia plurisecolare, che abbraccia pianure e valli, che si incontra in una festa simbolo. Protagonisti assoluti di questa quarta spedizione sono la musica e la cultura

occitana, in tutte le sue forme d’arte, dalla danza al cinema, legate dal patrimonio paesaggistico ed architettonico: malghe, sentieri e vette, chiese e cappelle, conventi e siti storici.Il festival farà vivere il territorio a 360 gradi, affiancando agli appuntamenti musicali, passeggiate e tour in bicicletta fino ai rifugi, percorsi enogastronomici alla scoperta delle eccellenze del territorio, incontri con i produttori. Ci saranno interazioni con importanti Festival italiani e francesi che raccontano la montagna e le tradizioni, anche attraverso la presenza di Provenza e Lengua Doc. Dopo Goran Bregovic nel 2017 e poi Francesco De Gregori, ci sarà sul palco Carmen Consoli, che lunedì 8 luglio aprirà ufficialmente la quinta edizione di Occit’amo con un concerto speciale.La cantante catanese, interprete di un mix di rock e folk, suonerà sul palco allestito nel cortile della Fondazione Amleto Bertoni a 
Saluzzo, l’antica capitale del marchesato. Seguirà un programma di sei settimane che animerà il territorio transalpino e che si chiuderà il 15 agosto con l’attesissimo concerto di Lou Dalfin a Castelmagno (CN). Occit’amo è promosso da Terres Monviso e organizzato dalla Fondazione Amleto Bertoni; si tratta di un suggestivo progetto inserito in “Performing Arts 2018-2020” della Compagnia di San Paolo.

                                                                                                 
                                                              Giuseppina Serafino

giovedì 23 maggio 2019

Carovigno e l’antica tradizione della ‘Nzegna (I Parte)


Piccoli tesori di pietra celati fra ulivi secolari , delimitati da muretti a secco a pochi passi dal mare cristallino e impreziositi da un clima perennemente propizio. Antiche torri di avvistamento fra sparute masserie, castelli che custodiscono segreti di un tempo che si vorrebbe perpetuare con echi di leggende e tradizioni che evocano riti e celebrazioni di profonda devozione popolare. Carovigno sorge su una collina a circa 
170 metri sul livello del mare,  al confine tra il Salento e le Murge, a 6 km dal Mare Adriatico, fra Ostuni a nord e Brindisi a sud. Essa è conosciuta come la “città della ‘Nzegna”, una bandiera che attesta il culto per il miracolo della Madonna di Belvedere, patrona della località, con l’attribuzione del valore di documento medievale di pace ecumenica fra Greci e Latini. La tradizione vuole che il battimento della ‘Nzegna, di forma quadrata con disegni a triangolo a montetti e con al centro la rosa mistica, avvenga il martedì dopo Pasqua.Di generazione in generazione, i figli maschi danzano alla 
maniera orientale e giostrano con la bandiera ruotandola intorno alla vita, sotto le gambe, intorno al collo, lanciandola in alto, tra il tremore dei paesani che temono l’eventuale caduta del drappo, segno di probabili avversità. Una grande folla si assiepa intorno partecipando emotivamente all’evento, accompagnando la solenne processione con le Autorità cittadine che sfilano sulla via principale adornata con sfarzose luminarie, precedute da gruppi di sbandieratori e figure storiche di ogni sorta che 
rievocano la vita del vicino Castello. Un press tour ci ha consentito di conoscere questa tradizione ma soprattutto il suggestivo territorio in cui è incastonata la località sopracitata. L’arrivo a Carovigno avviene nel pomeriggio di Pasquetta con un benvenuto che giunge proprio nel Castello Dentice dei Principi di Frasso, al centro del paese, a poca distanza dalnostro albergo diffuso Dimore S.Anna. Una prima notizia di questa fortificazione si ha nel 1163, come risulta da un documento della curia di Ostuni; in periodo angioino-aragonese fu di proprietà della 
Santuario
contessa leccese Maria d’Enghien, sposa del principe di Taranto Raimondo del Balzo Orsini. Per volontà della famiglia Loffreda, sul finire del 1400 venne edificata la terza e ultima torre, la famosa torre a mandorla, detta così per la tipica forma ogivale, progettata con la punta rivolta verso il mare per la difesa a oltranza, conferisce al castello un aspetto originale e unico. Tra le fine del 1800 e l’inizio del 1900 la struttura divenne di proprietà della famiglia da cui prende il nome e poi fu venduto alla Provincia di Brindisi. Molto belli sono i giardini, attualmente divisi in villa comunale, che divenne un vero e proprio orto sperimentale e parco, al quali si accedeva tramite un tunnel, un piccolo e stretto sottopasso oggi murato. Inebriati da queste preziose testimonianze storiche facciamo una visita ad alcune della graziose 
chiesette che fanno capolino in diversi angoli del paese: S. Angelo, di epoca normanna, la chiesa del Carmine, quella dell’ Addolorata che venne usata come ricovero per i viandanti e per i malati infettivi; la Chiesa Madre, dedicata originariamente a S.Antonio da Padova. A suggello di queste delizie dello spirito non potevano mancare quelle del corpo con una raffinata cenetta presso il ristorante gourmet “Dissapore”, prossima stella Michelin.
                                               Giuseppina Serafino
                                                     

lunedì 20 maggio 2019

I tesori di Carovigno (II Parte)

 La mattinata di martedì ha visto un susseguirsi di popolani con costumi d’epoca pronti a sfilare in corteo per le vie del paese, mentre si preparava la solenne processione con la statua della Madonna di Belvedere adornata di ori, donati dai 
Riserva naturale di Torre Guaceto
compaesani come ex voto. Sulla piazza si assiepavano migliaia di cittadini desiderosi di carpire alcuni effluvi benefici derivanti dalla battitura della ‘Nzegna ad opera dei due membri della famiglia Carlucci, che si tramanda il possesso della bandiera, agitata come solenne trofeo, segno di protezione divina. La danza dei due baldanzosi giovanotti veniva accompagnata da musiche ritmate sullo stile della pizzica. Grande euforia al termine dell’ esibizione, conclusasi senza che ci fosse la caduta dello stendardo, indice di malasorte, paventata dal freddo vento che aleggiava sin dalle prime ore e fugato da un tiepido sole che salutava la conclusione della complessa manifestazione. Nel pomeriggio per rinfrancarci del dispendioso impegno di compartecipazione profuso, siamo stati accompagnati per il pranzo presso la Masseria Bellolio, ambiente rustico 

Sindaco di Carovigno e Famiglia Carlucci
riscaldato da un grazioso caminetto che restituiva il 
calore della civiltà  contadina
Qui è stato possibile partecipare ad
una degustazione di olio extravergine, con notizie relative alla conoscenza di questo prodotto chein queste zone risulta di eccellente qualità, tanto da aver ricevuto il riconoscimento DOP. L’Unione Europea ha introdotto la Denominazione Protetta (D.O.P) a salvaguardare l’originalità e territorialità della produzione di olio extravergine d’oliva, marchio di qualità che viene attribuito agli oli che 
seguono un disciplinare di produzione predefinita in tutte le fasi della catena produttiva dalla pianta all’ imbottigliamento. La Regione Puglia è intervenuta con una Legge Regionale definendo gli “ulivi “elementi peculiari e caratterizzanti della storia, della cultura e del paesaggio regionale” e per questo sottoposti a vincolo paesaggistico, vietandone il danneggiamento, l’ abbattimento e l’espianto. In serata dopo aver assistito alla processione, con sfilata di sbandieratori e fuochi d’artificio che suggellavano la solennità dell’evento svoltosi, ci siamo rifocillati con una raffinata cena a base di pesce presso il Ristorante Chechele, nel centro di Carovigno. Al mattino, inebriati dal bel sole che impreziosiva le vestigia del borgo, dal Castello alla Chiesa 
di Sant’Anna, siamo stati accompagnati al Santuario della Madonna di Belvedere, non si sa se per un implicito ringraziamento per la fruizione delle bellezza storico ambientalistica concessaci o se per una nostra tacita richiesta di perdono per gli eccessi goderecci, celati dalla necessità di conoscenza del territorio tramite le sue essenze enogastronomiche. La struttura, che si trova a circa 4 km a nord-est da Carovigno, sulla strada per Specchiolla, comprende la chiesa superiore e un sistema di grotte naturali disposte su due livelli, ambienti ipogei diventati importanti luoghi di culto. Si pensa che la chiesa in grotta sia stata usata da monaci di rito greco in fuga dall’area siropalestinese sotto la pressione dell’Islam. Su un lato si trova una nicchia in cui è inserito il quadro della Madonna di Belvedere che viene portato in pellegrinaggio durante le feste pasquali, sul lato opposto è esposta la statua della Madonna di Finibus Terrae 
(fine XV secolo). Dopo aver percorso una lunga scalinata di 31 gradini, a circa 20 metri di profondità, si trova la grotta inferiore da cui dipartono vari cunicoli, con immagini sacre in prevalenza a soggetto mariano; furono rinvenute molte ossa appartenenti alla fauna pleistocenica. Il Santuario, presso il quale si tiene l’ultima battitura della ‘Nzegna il quarto giorno, è diventato un luogo mistico, con le sue grotte create dall’acqua, modellate dai fenomeni carsici e impreziosite dall’opera umana con affreschi ed altari.A malincuore ci siamo allontanati dal quel luogo sublime per dirigerci a Torre Santa Sabina, circondata da strisce erbose e intrecci di cactus a ridosso di pescherecci sulla bluastra superficie del mare. Tutto questo nuovo incanto l’abbiamo fruito dalle vetrate del ristorante “Da Turicchio” affollato di accaldati turisti, mentre 
assaporavamo le delizie ittiche 
intuendo il motivo della’imponente stazza di molti dei compaesani che ci osservavano stupiti per le nostre ritrosie dinanzi agli eccessi culinari prospettatici. Appagati da quelle pietanze davvero assortite ma, soprattutto, per ciò che abbiamo ammirato nel magico territorio di Carovigno, ci siamo congedati con la recondita speranza di ritornare al più presto per carpire il misterioso segreto che contraddistingue la bellezza selvaggia e dal sapore arcaico di questi angoli paradisiaci.                                                                                                  Giuseppina Serafino



giovedì 16 maggio 2019

Il Poggiarello super star

Durante il Fuori Salone di Tutto Food, al Just Cavalli di Milano, è stato possibile degustare i vini de “Il Poggiarello”, in un evento a cura del Consorzio Piacenza Alimentare. Una piacevole esperienza multisensoriale che ha consentito di apprezzare al meglio le caratteristiche dei vini piacentini. L’azienda F&P Wine Group, a cui il brand sopracitato appartiene, ha fatto preparare un delizioso menù che ha esaltato i valori della produzione vinicola esibita.
Nel 2018 le famiglie Ferrari e Perini hanno unito i 6 marchi: Poggiarello, Perini&Perini, Costa Binelli, Borgofulvia e 4 Valli. Attualmente il Gruppo si estende su circa 200 ettari di vigneto, per un totale di 10 milioni di bottiglie prodotte annualmente, il cui 50% è destinato ai mercati esteri, soprattutto Russia, Germania, Belgio, Stati Uniti e Spagna. L’Azienda Agricola “Il Poggiarello” è stata creata  nel 1980 su venti ettari di terreno ecosostenibili; sistemi di allevamento, gestione del suolo, contenimento vegetativo, diradamento dei grappoli e raccolta rigorosamente manuale contraddistinguono il Poggiarello, il cui canale di vendita in Italia è rappresentato da HO.RE.CA.  Una passione per il vino che si tramanda da quattro generazioni, dopo che è stata rilevata una struttura in completo degrado; dal vecchio portico che si affaccia su un grazioso giardino e dalla terrazza sovrastante si gode un incantevole panorama con la vista su Piacenza e sui Castelli che circondano la piana di Statto. L’azienda ha fatto propria la filosofia che ha ispirato la costituzione del Movimento del Turismo del Vino, a cui aderisce fin dalla sua nascita, ossia il fatto che l’ospite abbia il ruolo di amico e consigliere. Particolarmente apprezzati durante la prestigiosa serata sono stati: il Gutturnio DOC Frizzante, dal 
colore rosso rubino brillante di varie intensità, con sapore consistente, fresco e giovane, dotato di un sapore ampio e fragrante, con note di frutti di bosco. Le pietanze a cui esso si accompagna sono i primi piatti saporiti, i secondi a base di carni bianche e i formaggi stagionati. Ma la vera gemma è stato l’Ortrugo DOC Frizzante, dal colore paglierino tendente al verdognolo, con sapore delicato e caratteristico con retrogusto amarognolo, impreziosito da un profumo intenso, molto fresco con sentori di menta e fiori freschi. I suoi abbinamenti ideali sono antipasti di salumi, paste asciutte , risotti e pesce. Un vero e proprio viaggio nel gusto e nella tradizione attestata dall’originale spago che recinge il tappo della bottiglia, dalle forme generose, come le terre piacentine, luogo di autentiche delizie.

              Giuseppina Serafino

lunedì 13 maggio 2019

L’Adunata degli Alpini

Un raduno speciale quello tenutosi a Milano dal 10 al 12 maggio 2019 poiché si celebrava il Centenario dell’Associazione Nazionale degli Alpini. La scelta del capoluogo meneghino non è casuale ma è dovuta al fatto che proprio qui nacque l’8 luglio di 100 anni fa l’Associazione Nazionale Alpini. Per Milano si tratta della quarta adunata dopo quelle del: 1959, del 1972 e del 1992. L’Ana nasce ad opera di 
alcuni reduci delle campagne d’Africa e della Prima guerra mondiale.I momenti cruciali di questo evento storico sono stati  oltre l’alzabandiera in Duomo, la deposizione della corona ai Caduti in piazza S.Ambrogio, l’annullo postale al Castello Sforzesco, il lancio dei 
paracadutisti all’Arena civica ma, soprattutto, la
grande sfilata. Un’occasione che si è rilevata anche di business per gli esercizi commerciali e per la vendita dei numerosi articoli brandizzati ad hoc per la circostanza. Un’ invasione pacifica della città, quasi fosse un fiume in piena, con accampamenti nelle principali piazzettine verdi, con buffe presenze che si aggiravano in ogni angoli inneggiando alla potenza terapeutica del canto corale e del cibo “robusto”, innaffiato da buon 
vino.Difatti, nell’immaginario collettivo, l’alpino è colui che s’inerpicava sui sentieri impervi di cime inaccessibili, per difendere i confini del
patrio territorio, affrontando condizione 
climatiche spesso avverse. Oggi questa figura è ancora presente per attività di protezione civile o di interventi umanitari, dimostrando una certa versatilità. Alcuni loro significativi interventi si 
sono avuti in occasione del terremoto di Messina (1908), del disastro del Vajont nel 1963, dell’ alluvione della Valtellina del luglio 1987.Fra i tanti personaggi che si sono adoperati in imprese divenute eroiche vengono ricordati: Cesare Battisti che ha sostenuto l’entrata in guerra dell’Italia a fianco delle potenze dell’Intesa, per liberare le terre irredente dagli austriaci; egli perde la vita a 41 anni con lo sguardo fiero rivolto verso le montagne. Condivise con lui la cattura e la morte prematura, Fabio Filzi nel 1884. Vi è poi Damiano Chiesa fucilato 
alla “fossa della cervara” del castello del Buonconsiglio per colpa di un traditore. Fra le imprese più tragiche delle “Penne nere” , viene ricordata quella in Russia, una marcia eroica di 700 km dove, a causa del flagello del freddo su 57.000 uomini, ben 34.170, non tornarono indietro. Costoro, come i tanti che si ritrovano per i vari raduni annuali , o in questo caso per il raduno nazionale di Milano, che ha richiamato 500.000 presenze, mostrano un glorioso senso di appartenenza ad un Corpo militare che è simbolo di profondi valori, morali, civili e sociali.       
                                                                                                     
                                                Giuseppina Serafino