lunedì 20 maggio 2019

I tesori di Carovigno (II Parte)

 La mattinata di martedì ha visto un susseguirsi di popolani con costumi d’epoca pronti a sfilare in corteo per le vie del paese, mentre si preparava la solenne processione con la statua della Madonna di Belvedere adornata di ori, donati dai 
Riserva naturale di Torre Guaceto
compaesani come ex voto. Sulla piazza si assiepavano migliaia di cittadini desiderosi di carpire alcuni effluvi benefici derivanti dalla battitura della ‘Nzegna ad opera dei due membri della famiglia Carlucci, che si tramanda il possesso della bandiera, agitata come solenne trofeo, segno di protezione divina. La danza dei due baldanzosi giovanotti veniva accompagnata da musiche ritmate sullo stile della pizzica. Grande euforia al termine dell’ esibizione, conclusasi senza che ci fosse la caduta dello stendardo, indice di malasorte, paventata dal freddo vento che aleggiava sin dalle prime ore e fugato da un tiepido sole che salutava la conclusione della complessa manifestazione. Nel pomeriggio per rinfrancarci del dispendioso impegno di compartecipazione profuso, siamo stati accompagnati per il pranzo presso la Masseria Bellolio, ambiente rustico 

Sindaco di Carovigno e Famiglia Carlucci
riscaldato da un grazioso caminetto che restituiva il 
calore della civiltà  contadina
Qui è stato possibile partecipare ad
una degustazione di olio extravergine, con notizie relative alla conoscenza di questo prodotto chein queste zone risulta di eccellente qualità, tanto da aver ricevuto il riconoscimento DOP. L’Unione Europea ha introdotto la Denominazione Protetta (D.O.P) a salvaguardare l’originalità e territorialità della produzione di olio extravergine d’oliva, marchio di qualità che viene attribuito agli oli che 
seguono un disciplinare di produzione predefinita in tutte le fasi della catena produttiva dalla pianta all’ imbottigliamento. La Regione Puglia è intervenuta con una Legge Regionale definendo gli “ulivi “elementi peculiari e caratterizzanti della storia, della cultura e del paesaggio regionale” e per questo sottoposti a vincolo paesaggistico, vietandone il danneggiamento, l’ abbattimento e l’espianto. In serata dopo aver assistito alla processione, con sfilata di sbandieratori e fuochi d’artificio che suggellavano la solennità dell’evento svoltosi, ci siamo rifocillati con una raffinata cena a base di pesce presso il Ristorante Chechele, nel centro di Carovigno. Al mattino, inebriati dal bel sole che impreziosiva le vestigia del borgo, dal Castello alla Chiesa 
di Sant’Anna, siamo stati accompagnati al Santuario della Madonna di Belvedere, non si sa se per un implicito ringraziamento per la fruizione delle bellezza storico ambientalistica concessaci o se per una nostra tacita richiesta di perdono per gli eccessi goderecci, celati dalla necessità di conoscenza del territorio tramite le sue essenze enogastronomiche. La struttura, che si trova a circa 4 km a nord-est da Carovigno, sulla strada per Specchiolla, comprende la chiesa superiore e un sistema di grotte naturali disposte su due livelli, ambienti ipogei diventati importanti luoghi di culto. Si pensa che la chiesa in grotta sia stata usata da monaci di rito greco in fuga dall’area siropalestinese sotto la pressione dell’Islam. Su un lato si trova una nicchia in cui è inserito il quadro della Madonna di Belvedere che viene portato in pellegrinaggio durante le feste pasquali, sul lato opposto è esposta la statua della Madonna di Finibus Terrae 
(fine XV secolo). Dopo aver percorso una lunga scalinata di 31 gradini, a circa 20 metri di profondità, si trova la grotta inferiore da cui dipartono vari cunicoli, con immagini sacre in prevalenza a soggetto mariano; furono rinvenute molte ossa appartenenti alla fauna pleistocenica. Il Santuario, presso il quale si tiene l’ultima battitura della ‘Nzegna il quarto giorno, è diventato un luogo mistico, con le sue grotte create dall’acqua, modellate dai fenomeni carsici e impreziosite dall’opera umana con affreschi ed altari.A malincuore ci siamo allontanati dal quel luogo sublime per dirigerci a Torre Santa Sabina, circondata da strisce erbose e intrecci di cactus a ridosso di pescherecci sulla bluastra superficie del mare. Tutto questo nuovo incanto l’abbiamo fruito dalle vetrate del ristorante “Da Turicchio” affollato di accaldati turisti, mentre 
assaporavamo le delizie ittiche 
intuendo il motivo della’imponente stazza di molti dei compaesani che ci osservavano stupiti per le nostre ritrosie dinanzi agli eccessi culinari prospettatici. Appagati da quelle pietanze davvero assortite ma, soprattutto, per ciò che abbiamo ammirato nel magico territorio di Carovigno, ci siamo congedati con la recondita speranza di ritornare al più presto per carpire il misterioso segreto che contraddistingue la bellezza selvaggia e dal sapore arcaico di questi angoli paradisiaci.                                                                                                  Giuseppina Serafino



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