martedì 30 luglio 2019

Il patron del Merano Wine festival si racconta


Helmuth Kocher, conosciuto come The WineHunter e patron di MeranoWineFestival, storica manifestazione fra gli eventi wine&food di eccellenza si racconta parlando dell’amore per il suo luogo d’origine.La sua famiglia si è insediata in Alto Adige oltre 150 anni fa, suo nonno proveniva da una famiglia di maestri tessili della Boemia mentre sua nonna invece da una famiglia di viticoltori della Wachau dell’Austria. Vivere in Alto Adige, in particolare a Merano dove è nato, lo ispirano nella sua fantasia, facendogli ritrovare aromi e sapori in un piccolo paradiso che gli tocca il cuore. Quando ha iniziato con Merano WineFestival nel 1992 si iniziava a parlare di qualità, mentre la parola eccellenza era allo stato embrionale perché non c’era la ricercatezza che c’è oggi. Il mercato della viticoltura non aveva a disposizione la tecnologia attuale e ora produrre un prodotto di qualità non è più così difficile. Per lui qualità, soprattutto nel segmento che riguarda il vino è da considerare a livello di emozione. L’Italia negli ultimi dieci anni ha riscoperto il territorio e le sue varietà autoctone, si parla di oltre 1000 varietà all’interno delle quali ogni regione ha una sua chicca e qualcosa di particolare. Ultimamente la mia attenzione è stata richiamata dai vitigni resistenti alle malattie fungine, i cosiddetti PIWI, come il Solaris o il Souvigner Gris che non sono ancora molto conosciuti.Fra le regioni d’Italia che stanno emergendo vi è sicuramente la Puglia che ha vitigni particolari come il Primitivo e il Negroamaro che promettono bene per il futuro. Ogni produttore cerca di dare la sua 
impronta al vino oltre a quella che viene conferita dal territorio, per cercare di trasferire il vissuto, il passato e la storia della famiglia stessa come il Pinot Nero in Alto Adige quando nel 1885 un arciduca portò la vite in questo terreno, per questo oggi esso è considerato il miglior vino rosso dell’Alto Adige per eccellenza.I Italia vi sono più di 15 guide e innumerevoli portali dedicatati al vino e figure di critici, occorre quindi quindi un riferimento importante a livello nazionale e internazionale, come una fondazione che ne sia garante dell’alta qualità. Tra i 100 migliori vini l’Italia ogni anno ha un massimo di 3-5 vini, mentre la Francia ha oltre il 70%e questa disparità continua a dare più referenze al vino francese. 

Ogni anno potrebbero essere valutati i migliori 100 vini con il cappello dei Wine Hunter che all’interno di un algoritmo tenga conto anche delle valutazioni delle maggiori guide italiane ed estere. Il vino italiano in questa maniera otterrebbe maggiore attenzione ed anche maggior richiesta.
                                                           


                                                                                 Giuseppina Serafino

sabato 27 luglio 2019

Nelle grotte turistiche del Piemonte

Un Patrimonio sotterraneo di incommensurabile bellezza quello che si cela nelle viscere della terra e in particolare in Piemonte. Nell’Alta Val Corsaglia, a Frabosa Soprana (CN), la Grotta di Bossea presenta 2500 metri di sviluppo del sentiero turistico per un livello ascendente di 116 metri, tanto da collocarla fra le più grandi d’Italia. A Frabosa Sottana, in 
Val Maudagna si può scoprire la Grotte del Caudano che ha uno sviluppo di oltre 3200 metri, la ricchezza d’acqua della cavità, nel corso dei millenni, ha creato un gran numero di conformazioni calcaree, dando vita a svariate sculture naturali di grande impatto. Risulta ancora più suggestiva la Grotta dei Dossi a Villanova Mondovì (Cn), situata sui pendii del Monte Calvario, disseminato di cappelle votive che culminano verso una croce centrale. Presenta uno sviluppo di 910 metri per 21 di dislivello, con molteplici corridoi e sale dalle mille sfumature.                                        
 Ci si aggira piegano la testa che pur protetta dal caschetto non manca di toccare bruscamente le volte e si è colpiti dalla temperatura alquanto fredda, intorno ai 10 gradi.La Grotta dei Dossi, di origine carsica, scoperta da un ignoto cacciatore nel 1797, è stata la prima ad essere illuminata con luce elettrica, 30 lampade Edison. Si passa dalla “Galleria moresca” “Alla barca di Caronte” evocando suggestive creature mitologiche, dall’Anticamera dell’Inferno” alla “Sala dei pipistrelli”; inquieta l’idea che ci possano essere celati migliaia di questi volatili vaganti. La Grotta fu molto visitata
nell’Ottocento e poi rimasta chiusa per circa due secoli, ora ritornata a nuova vita con fasci di luce che ne esaltano la bellezza e la varietà dei colori , tanta da farla definire “La grotta più colorata d’Italia”. Dai “Bagni di Venere” al “Salottino gotico”, a volta cuspidale” si giunge all’”Albo dei visitatori” dove vi sono dei nomi di ospiti, fra i quali quelli di tre giovani contadini” che rimasero nella grotta chiusi per tre giorni, incapaci di uscirne. 
 Girando nei cunicoli, accompagnati dalla guida, era alquanto ossessionante l’idea di un possibile forzato soggiorno in questo antro della Terra. Nel “Salone del lago” ci sono sfumatura cromatiche che vanno dal bianco al grigio ferro e al rosso. La Storia di questo luogo è segnata da depredazioni di avventurieri che asportavano le stalattiti e le stalagmiti per rivenderle al vicino mercato di Mondovì a proprietari di ville e giardini anche della Liguria.Nelle Grotte Si tengono numerosi eventi 
come il concerto natalizi di quest’anno “Da Betlemme a New Orleans”, mostre, quali“La grotta animata” di un’artista ligure, nel mese di gennaio è avvenuta la premiazione di un suggestivo Concorso presepi. Curioso vedere in una delle ultime sale una cataste di bottiglie di vetro, dietro una grata protettiva, che ci è stato detto essere vino “bollicine”, portato qui a diventare pregiato, da una azienda dell’Alta Langa. Chissà quanti segreti di questo magico luogo si potranno evocare sorseggiandolo, sulla scìa del celebre detto “In vino veritas”! 

             

                                                                                      Giuseppina Serafino

mercoledì 24 luglio 2019

Ai laghi e al Santuario di Sant’Anna di Vinadio

In una torrida giornata di fine giugno ci rechiamo in Valle Stura per visitare il Santuario di S.Anna di Vinadio, nel cuneese. Attraversiamo paesaggi piemontesi di incredibile bellezza per i colori intensi che caratterizzano l’ambiente montano verdeggiante, con cime che si stagliano verso il cielo in un tripudio di onnipotenza per la suggestione che li pervade. 

I numerosi paesini sembrano immersi in un sonno atavico sul piazzale su cui si erge il campanile, muta vedetta di una comunità dedita ad attività spesso ancora agresti o di stampo artigianale. Demonte, Vinadio con il suo imponente Forte Albertino e le terme sulfuree della frazione Bagni, a circa 1300 m di quota. Sembrano guardarci stupite le mandrie al pascolo, le pecore sambucane sono tipiche, tanto che le è stato dedicato un Ecomuseo della Pastorizia, nella frazione Pontebernardo di Pietraporzio. Avvistiamo la maestosa costruzione del Santuario. 
Il primo documento che attesta la presenza di una chiesetta nel vallone è un atto di intesa sui confini di Vinadio, redatto il 23 settembre 1307, che nomina “l’ospizio di S.Maria di Brasca”, una piccola cappella affiancata da umili locali per l’ospitalità dei viandanti e pellegrini.Un atto del 1443, attesta il nuovo titolo della chiesa detta d’ora in poi di “S.Anna”; l’antico ospizio alpino stavacambiando fisionomia diventando un tipico santuario, il più alto d’Europa poichè si erge a 2.035. La tradizione popolare fece ricorso ad una presunta apparizione di S.Anna ad una pastorella, Anna Bagnis, che sarebbe avvenuta su una roccia tra i pascoli . Ancora oggi è possibile raggiungere la cosiddetta Roccia dell’Apparizione, a poche centinaia di metri di distanza dal Santuario, ove si notano le statue di S.Anna con Maria Bambina e la pastorella inginocchiata verso di loro. Poiché si trattava di un luogo di confine, il territorio venne utilizzato per costruire trincee e fortini militari, così come la strada carrozzabile che a partire dal 1924 venne fatta per scopi militari, oltre ad una teleferica che collegava Pratolungo al Colle della Lombarda. 
Ci inerpichiamo su per il sentiero che s’infiltra fra prati scoscesi puntellati di fiorellini policromi, tante le azalee e i rododendri, sul percorso dei tre laghetti di S.Anna.Un panorama fantastico si schiude ai nostri occhi, con cime rocciose parzialmente innevate che si sporgono fra l’azzurro intenso del cielo e quello ancora più straordinario del primo laghetto, costituito da acqua trasparente in cui pullulano numerosi girini. La Valle è segnata 

dal fiume Stura, che defluisce dal lago della Maddalena a quasi 2000 metri di altezza e separa le Alpi Marittime dalle Alpi Cozie.La strada che percorre la valle culmina ai 1.996 m del Colle della Madallena (Col Larche in francese) che collega il cuneese alla Val d’Ubaye e a Barcellonette. Nei pressi della sommità si trova una stele in onore di Fausto Coppi, che sulla salita del colle effettuò la celebre fuga che lo portò a trionfare nella tappa Cuneo- Pinerolo, nel Giro d’Italia del ’49. L’intento di alcuni di noi sarebbe quello di giungere nei pressi dei tre laghi e poi effettuare un giro ad anello che tocchi i colli di Sant’Anna (2308 m), Lausfer (2430 m), Saboulè (2460 m) e Passo Tesina (2400 m). Soltanto un paio di avventurieri effettuano il giro poiché si tratta di oltrepassare un ampio tratto innevato con rischio di scivolamento. Il senso di gioia provato è stato comunque immenso, appoggiati ai cartelli che attestavano la quota dei 2400 metri con lo scenario superbo che si spalancava dinanzi a noi e la vista del confine francese, dopo aver toccato la neve fresca come un ambito trofeo. Ridiscendiamo verso il santuario su un percorso di circa 16 chilometri, assaporando straordinarie sensazioni nella vegetazione alpina e immergendo i piedi accaldati nell’acqua limpida di uno dei ritrovati laghetti. Ritroviamo la Roccia dell’Apparizione, con due fontanelle da cui esce acqua freschissima che ci ritempra dell’arsura. 
Riteniamo sia d’obbligo una visita al luogo sacro, dove osserviamo le pareti tappezzate di ex voto, non lesinando di accendere un cero dinanzi alla statua di S.Anna per ringraziarla della fantastica scoperta di questo affascinante luogo e per aver ammirato quello straordinario patrimonio ambientalistico. 

                 Giuseppina Serafino

domenica 21 luglio 2019

“Before Venice”-Dal Colli Euganei all’Adige


La storia dei Colli Euganei e il fiume Adige è stata condizionata dall’arrivo dei Veneziani a partire dal XV secolo con importanti opere di bonifica. Il Gal Patavino ha adottato il tema “Before Venice” per raccontare quest’area, ricca di storia millenaria. Il territorio a sud della provincia di Padova presenta un paesaggio rurale caratterizzato da ville, chiese, oratori, testimoni degli avvicendamenti politico- militari susseguitisi per secoli, in una campagna costellata da fiumi e canali. Una prima tappa è quella di Anguillara Veneta, un paesino lungo il corso dell’Adige, dal quale affiorano i resti del castello di Borgoforte, risalente al XIV 
secolo, il cui nome è da mettere in relazione con la pesca delle anguille. Ci si muove seguendo uno degli itinerari di Frigus, una rete nata per promuovere il sistema di accoglienza in queste aree rurali. Bagnoli di Sopra- nome che deriva da “Balneoli”, ossia acquitrini, è famosa per il suo vino Friularo D.O.C.G e per la sua tradizione vinicola millenaria, già ampiamente documentata nel periodo romano. Lungo il percorso per Agna e Conselve passava l’antico tracciato della Via Annia- voluta nel II secolo a. C. da un magistrato romano e Aquileia; si tratta di punti strategici che collegavano l’entroterra veronese con la costa adriatica.. La Ciclovia del Sale è inoltre una pista ciclabile di 8 km che si snoda lungo il corso del Vigenzone, conduce al borgo di Due Carrare, uno dei Comuni del circuito Slow Tourism, iniziativa tesa a valorizzare le risorse turistiche locali; Pontemanco è un grazioso borgo medioevale, a due passi dall’area termale. 

Qui si trova il più antico mulino di tutto il Nord Italia, risalente ai primi decenni del 1300, affacciato sul canale Biancolino e dichiarato di particolare interesse monumentale dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Ci si può dirigere verso Montegrotto Terme, rinomata è l’area archeologica Aquae Patavine-Parco archeologico delle Terme Euganee, dove è possibile sperimentare le proprietà benefiche e curative delle acque termali euganee, note da oltre duemila anni.
 Un lago di acqua termale è considerato un luogo sacro dove già i Veneti antichi avevano eretto un santuario; nel sito di Viale Stazione/Via degli Scavi sono visibili alcuni resti di età romana relativi ad un complesso termale, di cui si sono conservati tre grandi vasche con relativo sistema di adduzione e deflusso idrico, un piccolo teatro, un edifico con vasca circolare al centro ed absidi laterali. Ultima tappa di questo viaggio è la città di Este che deve il suo nome ad Atesis un antico e importante ramo del fiume Adige che fino al VI secolo d.C attraversava la città, così come accadeva per altri affluenti minori provenienti dai Colli, facendo dell’antica Ateste una sorta di città-isola.                                            

 Una città porto fluviale, ricca di luoghi di culto e crocevia dei mercanti greci, etruschi e celtici. Migliaia di reperti archeologici, conservati in gran parte nel Museo Nazionale Atesino, attestano l’esistenza di almeno tre importanti santuari di Retia, Henoto e degli Alkmnoi (In età romana Dioscuri), considerati zone franche poste sotto la protezione divina e adatti a commerci e scambi. Favorita anche dall’abbondante presenza di acque, sia per il trasporto, che per il commercio e la lavorazione, Este è famosa per la produzione delle ceramiche. Tale attività è continuata dalla preistoria come documenta il sopracitato Museo, dalla civiltà dei Veneti antichi per poi svilupparsi tra il 900 e il 200 a.C circa fino ai nostri giorni. 

#dai Colliall’Adige è un nuovo sistema di promozione del turismo rurale che coinvolge 44 Comuni dell’area tra i Colli Euganei e la Bassa padovana. Il progetto che si inserisce nell’ambito del Programma di Sviluppo Locale 2014-2020 del Gal Patavino è sostenuto dal Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale (con Unione Europea, Stato e Regione Veneto) e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo.
                             
                                                           Giuseppina Serafino

giovedì 18 luglio 2019

I tanti volti del Portogallo del nord


Quando si pensa al Portogallo la prima città che viene in mente è Porto, che ha dato il nome al Paese e che appare una città incantevole se vista dal Rio Douro, con i suoi edifici medioevali e le chiese barocche. Un elemento caratteristico sono gli azulejos, le tipichedecorazioni in ceramica dipinte a mano che connotano chiese ed opere d’arte. 

L’Igreja do Carmo è rivestita con esse, e reca un pannello che illustra la nascita delle carmelitane. Nel centro storico di Porto, proclamato Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco, s’incontra il quartiere di Ribeira, il cuore del lungofiume e uno dei più caratteristici. Si notano le celebri casette colorate e le barche tipiche lusitane che trasportano il vino Porto attraverso il Douro; ammirevole il Ponte de Dom Luis I, una delle opere architettoniche più iconiche della città. Parlando di Cammino di Santiago si pensa al percorso che va dal confine della Francia per attraversare tutta la Spagna, ma esiste anche un itinerario alternativo e meno battuto che è il Cammino portoghese. Il punto di partenza è Lisbona e l’itinerario segue la costa


portoghese, attraversando il nord del paese e passando per Coimbra, Tomar e Porto, giungendo quindi a Santiago di Compostela, ritrovando il fascino dell’antico pellegrinaggio. Altro luogo di suggestiva bellezza, definita come una valle incantata, Patrimonio Mondiale, è la Valle del Douro , percorribile in auto, treno, bicicletta o elicottero. Il percorso inizia a Vila Nova de Gaia, con una visita alle cantine in cui invecchia il Porto, e termina a Miranda do Douro, punto in cui il fiume entra in territorio lusitano; un paesaggio costellato da vigneti, paesini e villaggi tipici. Un altro volto del Portogallo lo si scopre a Vila Real, una cittadina posta su un promontorio e circondata dalla Serra Alvao e dalla Serra do Marao a ovest, mentre a sud dalla Serra de Montemuro. Viana do Castelo è ricca di palazzi nobiliari, chiese, conventi e fontane. Una delle città più antiche è poi Braga, in cui si erge

il 
complesso di Bom Jesus, recentemente dichiarato Patrimonio Mondiale dell’Unesco. Fra un tour e l’altro è piacevole rilassarsi sulla spiaggia di Foz a Porto, una delle zone nobili della città, che comprende l’area formata dalle spiagge di Ourigo, Ingleses e Luz. Il Turismo del Portogallo è da poco stato eletto come il “Miglior Ente Ufficiale del Turismo d’Europa” (Europe’s Leading Tourist Board) del 2019, un riconoscimento assegnato al World Travel Awards-edizione Europa, equivalente agli “oscar” del turismo, cerimonia nata nel 1993 per stimolare la qualità nel turismo. Il Portogallo è stato proclamato “Miglior Destinazione in Europa” per il terzo anno consecutivo;
 Lisbona è stata, invece, premiata come “Miglior Destinazione City Break in Europa” e il “Miglior Porto da Crociera Europeo”; l’Algarve è stato invece eletto come la “Miglior Beach Destination in Europa” e Madeira “Migliore Destinazione Insulare”. In totale il Portogallo ha ricevuto 39 premi (tre in più rispetto al 2018). Una meta che presenta tesori di grande pregio da scoprire. 
                             
                                                         

                                             Giuseppina Serafino

lunedì 15 luglio 2019

Rossano e la Calabria che non ti aspetti


Dall’alto Ionio cosentino si giunge a Rossano, città bizantina, nota anche come la “Ravenna del sud”, un antico borgo, fuori dai circuiti di massa, una delle più belle finestre del Mediterraneo da cui si può raggiungere la Sila Greca per effettuare belle escursioni alla scoperta di una rigogliosa vegetazione selvatica. Quella di Rossano è una Calabria da scoprire, è che si estende dall’antico borgo collinare al mare, con le chiese bizantine e preziosi cimeli come il Codex Purpureus Rossanensis. 
Quest’ultimo è l’antico evangeliario ritrovato nel 1879, dichiarato Patrimonio dell’umanità dall’Unesco e conservato nel Museo Diocesano, a pochi metri dalla Cattedrale di Maria Santissima Achiropita; fu portato qui probabilmente da qualche monaco in fuga dall’Oriente durante l’invasione araba del VII sec. o al tempo delle persecuzioni iconoclaste del secolo successivo. Nel Duomo si può ammirare la sacra icona bizantina della Madonna Achiropita, dove” Achiropita “significa immagine che non è sta dipinta da mano umana. Altri esempi di pitture murali si trovano in altre chiese bizantine del centro storico come l’Oratorio di San Marco, eretto su uno sperone di roccia e dedicato ai 
monaci asceti che vivevano nelle grotte di tufo sottostanti, vi è poi la Panaghia, entrambe del IX-X secolo. Il percorso bizantino si completa sui monti rossanesi, appena fuori dal centro storico, dove si trova il maestoso Pathirion, edificio sacro fondato nell’XI sec .L’antico cenobio basiliano testimonia la fusione e delle tecniche architettoniche ed artistiche bizantine, normanne ed arabe, in un connubio stilistico davvero unico.     

Fra le strutture ricettive consigliate ci sono il B&B Domus Purpurea, situato nel centro storico di Rossano, oppure Casa Solares, una lussuosa oasi di pace nata per volontà della famiglia Toscano Mandatoriccio Mascaro. A ricordare come Rossano sia una terra di antiche tradizioni e di nobiltà, la baronessa Bebè Cherubini e il figlio Luca, accolgono i loro ospiti nell’agriturismo Il Giardino di ITi, una tipica struttura calabrese del 1700, circondata da oltre 10 mila ettari di terreno,un tempo tenuta di ulivi da cui si ricavava un olio pregiato.

 Aperto nell’estate del 2001 e divenuto uno dei luoghi più amati della località, è il Relais Masseria Mazzei, Le Colline del Gelso, un antico convento del’ 700, nel quale l’atmosfera di altri tempi si coniuga con le comodità delle strutture a cinque stelle. Rossano è celebre anche per la liquirizia, la cui storia può essere conosciuta visitando il Museo della Liquirizia Amarelli. Questo piacere di conoscere un luogo fantastico per le suggestioni che offre, può essere scoperto con i giovani dell’associazione “Insieme per Camminare”, nata per volere dell’Arcivescovo di Rossano-Cariati Mons. Giuseppe Satriano. Costoro, amano profondamente il loro territorio e quotidianamente si adoperano per individuare le azioni più idonee per trasmettere il messaggio culturale del loro luogo natìo.                                                         


    


                                                                                                 Giuseppina Serafino

venerdì 12 luglio 2019

Alla scoperta delle Isole Canarie

Le Canarie sono conosciute come le “isole fortunate” per la presenza costante del sole, rinfrescato da vento e per la qualità delle acque cristalline. Per quanto riguarda la scelta delle spiagge non c’è che l’imbarazzo della scelta nelle sue sette isole, dense di baie e di calette suggestive.
Fuerteventura-Playa de Corallejo

Playa de Papagayo-Lanzarote
 Il viaggio alla scoperta di questi autentici scrigni di bellezze parte dall’isola di Fuerteventura, detta “isola lenta” per il clima rilassato che la connota; la spiaggia più conosciuta è Playa de Corralejo, caratterizzata da nove chilometri di battigia dinanzi alle dune di Corralejo.Particolare, oltre alle acque turchesi, è la sabbia bianca formata dall’erosione delle conchiglie marine, con potere esfoliante per la pelle, costituisce un’autentica spa naturale con vista sulle isole Lobos e Lanzarote. Da Fuerteventura si può raggiungere Lanzarote in circa 25 minuti di traghetto, per poi visitare la famosa spiaggia di Papagayo, una baia alquanto ristretta ma incantevole per la forma di una conchiglia. Le acque limpide, di color verde smeraldo, sono piuttosto calme come quelle di una piscina e consentono lo snorkeling, per godersi l’incanto dei fondali. Lanzarote è ben collegata con Gran Canaria grazie a voli interni della durata di 45 minuti. Su quest’isola è possibile sperimentare una sorta di “continente in miniatura”, a causa della grande diversità di microclimi, in un territorio alquanto variegato; la spiaggia da visitare è quella di Maspalomas , con l’ esperienza unica della vista del faro al tramonto da dietro le dune. Da Gran Canaria in 50 minuti di volo si raggiunge inoltre l’isola di El Hierro, la Isla del Meridiano è la più meridionale della Spagna, un’isola da godere con i cinque sensi. Playa El Verodal è la spiaggia su cui poter sentire viva la forza della natura poiché la sabbia è rossa , le rocce sono colate laviche e le correnti sono tumultuose; il bagno è sconsigliato ma ci si 

Gran Canaria-Maspalomas
El Hierro-El Velodar
La Plama Nogales
La Gomera -Playa del Ingles
consola con la vista impagabile dell’oceano atlantico. In 70 minuti di aereo ci si dirige verso l’isola bella di La Palma che vanta la spiaggia di Nogales, con montagne, sentieri, lava e paesaggi lussureggianti. Si trova a nord vicino a Puntallana con la sua sabbia vulcanica dal colore nero, con sfumature di blu e grigio, ha scogliere spettacolari che l’hanno resa celebre. Da La Palma occorrono quasi due ore di navigazione per recarsi a La Gomera che è una Riserva della Biosfera, per la qualità del suo ecosistema terrestre e marino. Fin dagli anni Settanta, Playa del Inlgés è stata una meta leggendaria per i cosiddetti “hippy” e per i movimenti alternativi. Essa a differenza di altre spiagge incontaminate, è densa di vita mondana, con ristoranti, divertimenti e centri sportivi. Un ‘ultima tappa di questo viaggio alla scoperta delle Canarie è Tenerife, a cui si arriva con 50 minuti di traghetto da La Gomera. La spiaggia preferita dai residenti locali, EL Médano si trova nel sud, è nota per la sabbia dorata, le acque poco profonde e la possibilità di praticare il kitesurf, con venti costanti che paiono un vero e proprio sottofondo musicale. Non resta che visitare questi luoghi autentici per scoprire altre dimensioni da cui lasciarsi incantare. 
Tenerife-Teide
                                                                      

                                                Giuseppina Serafino