mercoledì 24 luglio 2019

Ai laghi e al Santuario di Sant’Anna di Vinadio

In una torrida giornata di fine giugno ci rechiamo in Valle Stura per visitare il Santuario di S.Anna di Vinadio, nel cuneese. Attraversiamo paesaggi piemontesi di incredibile bellezza per i colori intensi che caratterizzano l’ambiente montano verdeggiante, con cime che si stagliano verso il cielo in un tripudio di onnipotenza per la suggestione che li pervade. 

I numerosi paesini sembrano immersi in un sonno atavico sul piazzale su cui si erge il campanile, muta vedetta di una comunità dedita ad attività spesso ancora agresti o di stampo artigianale. Demonte, Vinadio con il suo imponente Forte Albertino e le terme sulfuree della frazione Bagni, a circa 1300 m di quota. Sembrano guardarci stupite le mandrie al pascolo, le pecore sambucane sono tipiche, tanto che le è stato dedicato un Ecomuseo della Pastorizia, nella frazione Pontebernardo di Pietraporzio. Avvistiamo la maestosa costruzione del Santuario. 
Il primo documento che attesta la presenza di una chiesetta nel vallone è un atto di intesa sui confini di Vinadio, redatto il 23 settembre 1307, che nomina “l’ospizio di S.Maria di Brasca”, una piccola cappella affiancata da umili locali per l’ospitalità dei viandanti e pellegrini.Un atto del 1443, attesta il nuovo titolo della chiesa detta d’ora in poi di “S.Anna”; l’antico ospizio alpino stavacambiando fisionomia diventando un tipico santuario, il più alto d’Europa poichè si erge a 2.035. La tradizione popolare fece ricorso ad una presunta apparizione di S.Anna ad una pastorella, Anna Bagnis, che sarebbe avvenuta su una roccia tra i pascoli . Ancora oggi è possibile raggiungere la cosiddetta Roccia dell’Apparizione, a poche centinaia di metri di distanza dal Santuario, ove si notano le statue di S.Anna con Maria Bambina e la pastorella inginocchiata verso di loro. Poiché si trattava di un luogo di confine, il territorio venne utilizzato per costruire trincee e fortini militari, così come la strada carrozzabile che a partire dal 1924 venne fatta per scopi militari, oltre ad una teleferica che collegava Pratolungo al Colle della Lombarda. 
Ci inerpichiamo su per il sentiero che s’infiltra fra prati scoscesi puntellati di fiorellini policromi, tante le azalee e i rododendri, sul percorso dei tre laghetti di S.Anna.Un panorama fantastico si schiude ai nostri occhi, con cime rocciose parzialmente innevate che si sporgono fra l’azzurro intenso del cielo e quello ancora più straordinario del primo laghetto, costituito da acqua trasparente in cui pullulano numerosi girini. La Valle è segnata 

dal fiume Stura, che defluisce dal lago della Maddalena a quasi 2000 metri di altezza e separa le Alpi Marittime dalle Alpi Cozie.La strada che percorre la valle culmina ai 1.996 m del Colle della Madallena (Col Larche in francese) che collega il cuneese alla Val d’Ubaye e a Barcellonette. Nei pressi della sommità si trova una stele in onore di Fausto Coppi, che sulla salita del colle effettuò la celebre fuga che lo portò a trionfare nella tappa Cuneo- Pinerolo, nel Giro d’Italia del ’49. L’intento di alcuni di noi sarebbe quello di giungere nei pressi dei tre laghi e poi effettuare un giro ad anello che tocchi i colli di Sant’Anna (2308 m), Lausfer (2430 m), Saboulè (2460 m) e Passo Tesina (2400 m). Soltanto un paio di avventurieri effettuano il giro poiché si tratta di oltrepassare un ampio tratto innevato con rischio di scivolamento. Il senso di gioia provato è stato comunque immenso, appoggiati ai cartelli che attestavano la quota dei 2400 metri con lo scenario superbo che si spalancava dinanzi a noi e la vista del confine francese, dopo aver toccato la neve fresca come un ambito trofeo. Ridiscendiamo verso il santuario su un percorso di circa 16 chilometri, assaporando straordinarie sensazioni nella vegetazione alpina e immergendo i piedi accaldati nell’acqua limpida di uno dei ritrovati laghetti. Ritroviamo la Roccia dell’Apparizione, con due fontanelle da cui esce acqua freschissima che ci ritempra dell’arsura. 
Riteniamo sia d’obbligo una visita al luogo sacro, dove osserviamo le pareti tappezzate di ex voto, non lesinando di accendere un cero dinanzi alla statua di S.Anna per ringraziarla della fantastica scoperta di questo affascinante luogo e per aver ammirato quello straordinario patrimonio ambientalistico. 

                 Giuseppina Serafino

Nessun commento:

Posta un commento