martedì 30 luglio 2019

Il patron del Merano Wine festival si racconta


Helmuth Kocher, conosciuto come The WineHunter e patron di MeranoWineFestival, storica manifestazione fra gli eventi wine&food di eccellenza si racconta parlando dell’amore per il suo luogo d’origine.La sua famiglia si è insediata in Alto Adige oltre 150 anni fa, suo nonno proveniva da una famiglia di maestri tessili della Boemia mentre sua nonna invece da una famiglia di viticoltori della Wachau dell’Austria. Vivere in Alto Adige, in particolare a Merano dove è nato, lo ispirano nella sua fantasia, facendogli ritrovare aromi e sapori in un piccolo paradiso che gli tocca il cuore. Quando ha iniziato con Merano WineFestival nel 1992 si iniziava a parlare di qualità, mentre la parola eccellenza era allo stato embrionale perché non c’era la ricercatezza che c’è oggi. Il mercato della viticoltura non aveva a disposizione la tecnologia attuale e ora produrre un prodotto di qualità non è più così difficile. Per lui qualità, soprattutto nel segmento che riguarda il vino è da considerare a livello di emozione. L’Italia negli ultimi dieci anni ha riscoperto il territorio e le sue varietà autoctone, si parla di oltre 1000 varietà all’interno delle quali ogni regione ha una sua chicca e qualcosa di particolare. Ultimamente la mia attenzione è stata richiamata dai vitigni resistenti alle malattie fungine, i cosiddetti PIWI, come il Solaris o il Souvigner Gris che non sono ancora molto conosciuti.Fra le regioni d’Italia che stanno emergendo vi è sicuramente la Puglia che ha vitigni particolari come il Primitivo e il Negroamaro che promettono bene per il futuro. Ogni produttore cerca di dare la sua 
impronta al vino oltre a quella che viene conferita dal territorio, per cercare di trasferire il vissuto, il passato e la storia della famiglia stessa come il Pinot Nero in Alto Adige quando nel 1885 un arciduca portò la vite in questo terreno, per questo oggi esso è considerato il miglior vino rosso dell’Alto Adige per eccellenza.I Italia vi sono più di 15 guide e innumerevoli portali dedicatati al vino e figure di critici, occorre quindi quindi un riferimento importante a livello nazionale e internazionale, come una fondazione che ne sia garante dell’alta qualità. Tra i 100 migliori vini l’Italia ogni anno ha un massimo di 3-5 vini, mentre la Francia ha oltre il 70%e questa disparità continua a dare più referenze al vino francese. 

Ogni anno potrebbero essere valutati i migliori 100 vini con il cappello dei Wine Hunter che all’interno di un algoritmo tenga conto anche delle valutazioni delle maggiori guide italiane ed estere. Il vino italiano in questa maniera otterrebbe maggiore attenzione ed anche maggior richiesta.
                                                           


                                                                                 Giuseppina Serafino

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