Lagazuoi photo Award: le Dolomiti mai “viste”


Professionisti e non sono stati invitati a reinventare l’iconografia delle Dolomiti, con scatti fuori dagli schemi, colmando un gap di rappresentazione che penalizza la montagna rispetto alla città. C’è tempo fino al 15 marzo per aggiudicarsi 10 mila euro, una pubblicazione fotografica e un’esposizione presso il Lagazuoi Expo Dolomiti, in piena stagione turistica.Fra i membri della giuria vi sono: Denis Curti, Nathalie Herschdorfer, curatrice e direttore del Musée des Beaux-Arts Le Locle in Svizzera, Andrèa Holzherr, Global Exhibition Director e curatrice per Magnum photos, la scrittrice Susanna Tamaro, il giornalista Mario Calabresi e l’ideatore del Lagozuoi Expo, Stefano Illing. Quest’ultimo ha affermato: “ La montagna è sempre più accessibile e frequentata, e d’altra parte la fotografia è più popolare che mai, con la diffusione degli smartphone e delle macchine fotografiche digitali.                              




 Eppure queste opportunità tecniche non hanno saputo rinnovare il nostro sguardo sul territorio. Nonostante tutto l’immaginario proposto è ancora quello nostalgico delle cartoline anni ’50. Un vero fotografo conosce la differenza fra guardare e vedere.
 Sa lavorare anche sulla propria percezione emotiva, sul senso di meraviglia, che restituisce intatto in uno scatto personale e può insegnarci a vedere. E le Dolomiti, tra le montagne più fotografate al mondo, sono il migliore banco di prova. Lo scrittore giornalista Mario Calabresi ha aggiunto:” Sono cresciuto in una famiglia di appassionati scalatori di vette alpine e la fotografia mi permette di avvicinarmi a questo mondo e alla narrazione delle storie che si nascondono dietro un’immagine.
 Ho constatato la scarsità in Italia di fotografi, soprattutto giovani, che si dedichino alla montagna con uno sguardo fresco e innovativo. Altri tipi di paesaggi, come le periferie, sembrano invece attirare questo tipo di attenzione. Quindi partecipo a questo progetto per curiosità, cerco chi sappia dare una lettura nuova della montagna, raccontandone i caratteri di vita e interazione.”
                                                               
Giuseppina Serafino

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