martedì 28 aprile 2020

Il Friuli, bellezza senza confini

Ippolito Nievo definiva il Friuli un compendio dell’universo, denso di elementi naturali e culturali: il Golfo di Trieste e il Carso, la laguna, le dolci colline del Collio ricoperte di vigneti. A tutto ciò si unisce una ricca storia che va dalle atmosfere asburgiche di Gorizia e Trieste, ai 
castelli a picco sul mare come Miramare e Duino, al fascino dei tre gioielli Unesco: Aquileia, antica città romana; Palmanova, città fortezza a forma di stella e Cividale, importante centro longobardo). Senza dimenticare Udine, con i suoi pregevoli palazzi in stile veneziano e i celebri itinerari della Grande Guerra.Tante le trincee, le costruzioni militari che ricordano tristi momenti bellici assieme a Forti e ai cimiteri dedicati alle vittime del grande conflitto. Il Museo del Monte San Michele, recentemente 
rinnovato, grazie alla realtà aumentata , permette di rivivere alcuni di quei drammatici eventi; il piazzale antistante offre una bellissima 
vista della vallata dell’Isonzo e della città di Gorizia. A poca distanza si ergono gli importanti sacrari di Redipuglia ed Oslavia, l’Ara Pacis Mundi di Medea ed il Colle Sant’Elia. Una Regione che si
è posta come crocevia di culture e interscambi, le cui località presentano peculiarietà di grande suggestione come Aquileia, fondata nel 181 a,C, è stata definita la “seconda Roma “ per la ricchezza delle sue testimonianze archeologiche. Dal 1988 
considerata Patrimonio dell’ 
Umanità dall’Unesco, permette di ammirare i resti del foro romano, del sepolcreto,pavimenti in mosaico, il porto fluviale e della Via Sacra ed un grande mausoleo.Altro luogo da visitare è Palmanova, significativo esempio di città fortezza che ha conservato pressochè intatto l’impianto urbanistico dato dai veneziani nel 1593 
 con pianta poligonale a stella con nove punte, circondata da mura con un profondo fossato. Esplorando poi i dintorni di Grado ci si può perdere in un incantevole paesaggio dal particolare microclima per escursione termica e ventilazione. Il Collio è una zona di produzione di vini 
pregiati che si estende per circa 1.600 ettari ed alla quale è stata 
riconosciuta dal 1968, come una delle prime in Italia, la Denominazione di origine controllata. Incantevole il susseguirsi di dolci colline puntellate da piccolo borghi, vigneti ed aziende agricole da San Floriano ed Oslavia, sopra Gorizia a quelli di Ruttars, Lonzano e Vencò, sulle sponde dello Judrio, che segnava il confine fra l’Austria e l’italia.Una miscellanea di tradizioni friulane, austriache e sloveneche rendono unici il sapore dei prodotti locali e di
alcuni eccellenti vini bianchi come : Pinot, Sauvignon, Ribolla Gialla, Verduzzo e Piccolit. Un territorio di grande ricchezza che permette di ritrovare dei valori autentici intrisi di storia millenaria e di grande fascino ambientalistico. 
                                         
                        Giuseppina Serafino




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domenica 26 aprile 2020

Un viaggio indimenticabile verso il Nord (15-18 febbraio 1944)


Via Appia – Una lunga colonna di carri armati tedeschi diretti a Roma e la mia famiglia ed io seduti su un rimorchio di un camion con la stessa destinazione. Nel cielo notturno aerei americani si avvicinano pronti a sganciare bombe sulla colonna in marcia. Comandanti tedeschi che continuamente ci fermano per non farci proseguire, ma davanti al lasciapassare delle autorità vaticane non oppongono resistenza. 
La paura per noi bambini è tantissima anche se da mesi e mesi viviamo in questo incubo. Ci rannicchiamo sotto la coperta che ognuno di noi porta con sé e ci auguriamo di addormentarci per non vedere il peggio. Per fortuna il sonno ci trasporta in un mondo più sereno e ci svegliamo a Roma in Vaticano.Qui, il tanto atteso mezzo di trasporto, che per motivi che non so deve andare verso nord, ci garantisce il viaggio fino a Firenze e così si riprende subito, sempre su di un rimorchio, il lungo tragitto. Il freddo mi tormenta, ma il pensiero che presto saremo dalla
nonna e finalmente troveremo un po’ di pace, mi fa sopportare tutto.Dopo un viaggio massacrante giungiamo a Siena in una bellissima piazza di cui non ricordo il nome. Dopo pochi minuti però, suona l’allarme: gli americani bombardano; giù tutti di corsa e ci catapultiamo nell’ospedale lì vicino dove si spera di trovare un rifugio. Si finisce invece nella camera mortuaria dove i cadaveri del bombardamento precedente sono ammucchiati. Suona finalmente il cessato allarme. Usciamo, timorosi di non
trovare più l’automezzo, invece le bombe fortunatamente lo hanno risparmiato. 
All’ arrivo a Poggibonsi troviamo un paese quasi raso al suolo, solo l’altar maggiore ed 
il Crocifisso sono rimasti illesi. Siamo ormai abituati a questo spettacolo che ci lascia quasi indifferenti. Ad un certo punto del viaggio ci fermano dei tedeschi; salgono, perquisiscono gli uomini senza però trovare armi, poi si siedono accanto a noi. Mia madre offre loro da bere, ma non accettano finchè non beviamo anche noi. Si sa, non si fidano. (Noi italiani avevamo firmato l’armistizio con gli americani l’8 settembre del 1943). Il viaggio prosegue ma, dopo alcuni chilometri il camion, assai malandato, si arresta all’inizio di una
salita. Dal rimorchio scendono tutti, tranne i bambini ma, nonostante la buona volontà e tutte le energie, il mezzo resta lì, inchiodato. Allora mia madre fa cenno ad un tedesco di far scendere anche gli altri occupanti, non solo quelli del rimorchio, e lui, me lo ricordo bene, alto, biondo, con la sua bella divisa, sale sul timone del rimorchio e con un “RAUS”, in modo forte ed imperativo, fa saltare tutti a terra e dopo sforzi immani, superata la salita, il viaggio riprende. E.. finalmente si giunge a Firenze. Qui il mondo cambia completamente. Gente seduta ai caffè, l’orchestrina che suona, ma siamo proprio in Italia mi chiedo? Ai miei occhi di bambina tutto ciò sembra una favola; mi pare di 
essere passata dall’inferno al paradiso dopo le brutture viste per due anni consecutivi:bombardamenti, gente impazzita dalla paura, morti, feriti, gente affamata. Qui invece c’è la pace e la gioia di vivere. Dopo una sosta e diverse trattative per trovare un altro mezzo di trasporto, si riparte. Sugli Appennini nel febbraio del 1944 la neve è molto alta ed il camion scivola, il rimorchio sbanda , la paura è sul viso di tutti; i genitori tranquillizzano i bambini, ma ad otto anni il pericolo si percepisce molto bene. Giunti alla Porretta mia madre sta malissimo, una dolorosa colica, causata dal freddo, ci obbliga a fermarci. L’autista freme, non vuole perdere
tempo, ma vista la situazione si arrende. Mamma viene ospitata per mezza giornata in un’osteria e con bevande calde e coperte si riesce a farla stare meglio. Intanto noi, sempre sul rimorchio, veniamo guardati con compassione; ho l’impressione che i nostri coetanei ci vedano come zingari, (forse perché sono io che mi sento così,) ma i loro genitori, mossi a pietà, dopo aver sentito i racconti del nostro gruppo, veramente agghiaccianti,-mesi e mesi passati nei rifugi, visioni di macerie, morti e feriti ovunque - ci portano un po’ di pane e si augurano che non capiti anche a loro la stessa sorte. Loro non hanno ancora avuto bombardamenti, ma la fame regna più o meno dovunque. Al ritorno di mia madre un altro spavento: manca 
all’appello il mio fratellino, che viene ritrovato dopo un’ora di angoscianti ricerche: una signora, vedendolo così infreddolito, l’aveva portato a casa sua per riscaldarlo e farlo mangiare. E così, tra una difficoltà e l’altra, avvistiamo il cartello della città di Bologna dove veniamo scaricati e nuovamente abbandonati a noi stessi. I 
miei genitori si informano subito se il tratto di ferrovia Bologna –Milano è attivo, così corriamo alla stazione, ma il treno sarebbe partito il giorno seguente, e dove dormire? Gli orari non venivano rispettati e per paura di perdere quel treno, si decide di dormire li. Ma siamo stremati. Allora mia madre, donna forte e sicura ed anche molto bella, va da
un tedesco di guardia alla stazione e dopo aver spiegato la nostra situazione e quella dei compagni di viaggio, chiede il suo interessamento per trovarci una sistemazione. Dopo un po’ di tempo il militare ritorna e ci accompagna in un luogo buio dove, su un binario morto, c’è un carro bestiame fermo. A quella vista mia madre viene presa da un attacco d’ira, e ritornando velocemente sui suoi passi, si reca dall’ufficiale che aveva impartito quell’ordine. Gli urla in faccia tutto il suo sdegno perché noi bambini stavamo male ed avevamo freddo e soprattutto che lui non doveva permettersi di trattarci come bestie. A quel punto mio padre, uomo mite e timido, avanza e dice a mia madre di tacere perché, se avesse 
continuato quello sfogo, l’avrebbero portata in un campo di concentramento. Infatti ogni contestazione veniva punita, e lei oltretutto stava insultando un ufficiale! Ma mia madre, in quel momento, non ascolta nessuno, è come una bottiglia di champagne stappata a fine anno e tutte le sue sofferenze, le sue amarezze e le sue disillusioni vengono fuori come un fiume in piena. Mio padre dice. “Siamo alla fine, la Germania è vicina” Invece sotto quella divisa da “S.S”, quel giorno, c’era anche un cuore, così il mesto corteo, che diventava sempre più lungo perché confidava in quella donna forte, approdò su una bellissima carrozza di prima classe, riscaldata, dai sedili di velluto rossi e con gli appoggiatesta bianchi. Ma quando ci pareva di essere finalmente in pace, suona l’allarme ed in pochi minuti una formazione 
americana bombarda la stazione. E’ un fuggi, fuggi generale, ma essendoci riversati tutti verso la porticina d’uscita del treno, non si riesce a scendere. Faticosamente mio padre mette piede a terra e urla a mia madre di calare noi bambini dal finestrino. Ma che fare ? Due bambini, le valigie da curare, gli spintoni, la ressa. Gentilmente un signore si offre per un aiuto, con grande sollievo di mia madre, ma quando si volta per far scendere anche le valigie, il signore non c’è più, scomparso con quella che conteneva quel poco cibo rimastoci ma, per fortuna, aveva lasciato quella con le poche cose preziose che avevamo salvato. Finalmente 
il treno riparte e giungiamo a Milano senza più intoppi. Telefoniamo subito ai parenti brianzoli che vengono a prenderci con la carrozza, ed appena in casa, dopo averci rifocillato, ci fanno spogliare e buttano nel fuoco del camino tutti i vestiti, tagliano i capelli a noi bambini e, dopo quest’ultimo dolore, ci viene versato e strofinato in testa del petrolio, ci viene legato un foulard a mò di turbante sul capo, per far morire tutti i pidocchi che avevamo addosso.
 E così, dopo tre giorni, finì il nostro burrascoso viaggio e con il calore e l’affetto della nonna materna e degli zii, la vita ricominciò per noi bambini a trascorrere abbastanza normalmente riprendendo la scuola ed i giochi. 

                                                                                      Elisa Prada 

(Un ringraziamento ad Elisa per questa pregevole testimonianza di un viaggio molto particolare svolto nel periodo bellico)
                                                                                 Giuseppina Serafino





mercoledì 22 aprile 2020

Cicloturisti nelle Terre di Arezzo


Ad Arezzo è stato presentato un suggestivo progetto che consentirà agli appassionati di cicloturismo di percorrere 80 chilometri in un territorio di incantevole bellezza. Il tracciato ricalca quello de “L’Ardita”, la celebre ciclo storica che da qualche anno richiama 
appassionati di bici vintage.Ideato dalla Fondazione Arezzo Intour e dall’associazione 
A.S.D, esso è finanziato nell’ambito territoriale omogeneo Arezzo, Capolona, Castiglion 
Fibocchi. A tale proposito si appronterà una cartellonistica adeguata per consentire ai 
cicloturisti di esplorare lo storico tracciato 
365 giorni all’anno e di 
conoscere la storia dell’Alpe Poti. Questa stazione climatica, meta di importanti corse ciclistiche, potrà essere così raggiunta in autonomia. Il progetto sarà arricchito con itinerari di tipo naturalistico legati al trekking e al podismo, fruibili grazie ad un’area internet con mappe, tracce, gpx per pianificare al meglio la vacanza. Si sarebbe svolta dal 17 al 20 aprile la quinta edizione de L’Ardita la Ciclostorica dell’Alpe di Poti, all’interno di Bicinfiera il festival del ciclismo vintage, nata come evento collaterale della “Fiera Antiquaria di Arezzo”. La tradizionale location della manifestazione è “Piazza Grande”, sorta intorno al 1200 e poi modificata nel corso del XVI 
secolo, in epoca comunale, ha la caratteristica 
forma trapezoidale e una superficie fortemente inclinata, da qui si sarebbero snodati tre possibili percorsi: il primo, “Gourmet , di 30 km , pensato per chi vuole passeggiare in bicicletta alla scoperta del territorio e delle prelibatezze gastronomiche; il percorso “Classico”, più impegnativo poiché di 50 km, si articola nel Casentino mentre il percorso “L’Ardita” di 80 km, prevede la cronoscalata dell’Alpe di Poti. Arezzo, famosa come città dell’oro, è di origine etrusca, il suo periodo medioevale è ricordato dalla manifestazione storica “La Giostra del Saracino”. A pochi chilometri, sulla strada Setteponti che conduce a Castiglion Fibocchi e Loro Ciuffenna, si trova Ponte Buriano, un’opera di architettura medioevale, con sei possenti arcate che 
sembra quasi galleggiare sull’Arno, ha 
resistito a tutte le alluvioni degli ultimi 850 anni e alla furia distruttiva della guerra; molto probabilmente la struttura in oggetto è quella risultante nel dipinto “La Gioconda” di Leonardo da Vinci. “Con la prima fase di realizzazione del percorso stabile dell’Ardita ha commentato Massimiliano Refi, presidente dell’Associazione sportiva “Gli Arditi del Ciclismo”- si concretizza un piccolo sogno per chi ama pedalare. Grazie a questo progetto si vanno a valorizzare strade minori e strade bianche, adatte a svariate tipologie di biciclette”.Un’opportunità offerta ai fruitori del turismo lento per gustare il pregevole contesto storico ambientalistico aretino.

                             
Giuseppina Serafino
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domenica 19 aprile 2020

Bibione, differente per natura

In attesa di disposizioni specifiche riguardo alla fruibilità delle località balneari, Bibione si prepara ad offrire fino a 54 metri quadrati di spazio vitale sulle sue spiagge. “Il mare dell’ estate 2020 sarà l’elemento cardine della nostra resilienza e la migliore cura allo stress 
accumulato in queste lunghe settimane, in particolare per i
bambini” Italo Farnetani, professore ordinario di pediatria e ideatore, nel 2008, della ricerca per l’assegnazione delle bandiere verdi alle spiagge adatte ai più piccoli, ha affermato “ In seguito al lockdown i bambini hanno perso l’interazione sociale, la possibilità di muoversi e di esporsi alla luce naturale.Anche in presenza di regole di distanza, il mare permetterà veri e propri bagni di linguaggio e stimolazioni sensoriali 
fondamentali per l’apprendimento.

Per non parlare dei benefici dei raggi solari, gli unici che consentono di sintetizzare la vitamina D, indispensabile per assorbire il calcio”La proposta di Bibione, località circondata da una splendida pineta, è una maxi spiaggia immersa nel verde che come già sperimentato, come primato nazionale,sarà senza fumo, 
ed offrirà nursey dove allattare e cambiare i neonati, servizi pedriatico e dermatologogico. “La situazione impedisce di fare previsioni attendibili- spiegano le società Bibione Spiaggia e Bibione Mare che gestiscono l’arenile.Le dimensioni del nostro litorale sono uniche in
Italia, raggiungono fino a 400 metri di larghezza. Un enorme vantaggio che valorizzeremo al massimo”. La proposta dei box in plexiglass viene ritenuta irricevibile e lesiva dell’immagine delle spiagge da Giuliana Basso, presidente del consorzio Bibione live che ha dichiarato:” L’estate 2020 non deve essere perduta, sia per l’economia del nostro Paese sia perché grazie al mare
potremo compensare l’enorme stress psico-fisico che abbiamo subito indistintamente tutti”. Non rimane che iniziare a prospettare una possibile vacanza in piena libertà fra il mare e il verde della sconfinata costa veneta. 

                      Giuseppina Serafino

giovedì 16 aprile 2020

La Valle più dipinta d’Italia


Una possibile meta futura, per ritemprarsi del rigido periodo di reclusione collettiva, potrebbe essere la Valle più dipinta d’Italia. Questo luogo decisamente originale si trova in Basilicata, nei comuni di Satriano di Lucania, Sant’Angelo Le Fratte e Savoia di Lucania, in provincia di Potenza . Il progetto è iniziato nel 1988 quando l’artista Luciano La Torre, presidente dell’Associazione artistica culturale “Arte per la valle”, con altri artisti locali, ha iniziato a dipingere murales sulle facciate delle case e degli edifici del paese. Questi 400 murales raccontano per 
immagini la storia, le tradizioni, e le leggende della cultura popolare della valle. Il viaggio alla scoperta di questo incantevole territorio, nella Valle del Melandro, parte da Satriano di Lucania, dove risiedono la maggior parte delle opere murali, tanto da farlo annoverare come il “paese dei Murales”. I dipinti di grandi dimensioni che arricchiscono le pareti delle abitazioni hanno svariate filoni tematici: il culto dei santi, gli antichi mestieri e le antiche leggende locali. Uno dei 
più noti è il murale dedicato alla figura del Rumita, che insieme all’Orso e alla Quaresima, sono tra i personaggi principali del celebre carnevale di Satriano. Tra le strade e i vicoli del paese è possibile ammirare i diversi palazzi gentilizi risalenti al ‘600-‘700, ma anche le numerose abitazioni, le cui facciate risultano piacevolmente dipinte. Altro borgo impreziosito dai colori dalle storie per immagini è sant’Angelo Le Fratte, conosciuto come il “Paese delle cantine” per le circa 100 cavità del borgo scavate
direttamente nella roccia della montagna che lo sovrasta. 
Esse vengono utilizzate per la conservazione di vini, formaggi e prodotti tipici locali e sono le protagoniste di “Cantine aperte”, una delle manifestazioni di punta organizzate dalla Pro loco. A fare da contrasto con l’antichità delle cantine ci sono le suggestive sculture d’arte contemporanea dell’artista Pier Francesco Mastroberti e i variopinti murales. Fra quelli più apprezzati vi sono quelli dedicati alla memoria di Juan Caramuel Lobkowitz, monaco benedettino, profondo teologo, matematico, umanista e filosofo, che il 4 luglio 1657 venne proclamato vescovo di Satriano e Campagna (SA) da Papa 
Alessandro VII. L’ultima tappa di questo tour nella Valle più dipinta d’Italia è Savoia di Lucania, l’antica Salvia, dove le rappresentazioni raccontano la storia di Giovanni Passannante, l’attentatore di Umberto I che qui ebbe i natali.  La menzionata Valle del Melandro prende il nome dall’ omonimo fiume che l’attraversa ed è una delle zone più suggestive dell’appennino meridionale per gli aspetti paesaggistici e per quelli insiti nella radicata cultura popolare sicuramente da scoprire. www.prolocosantangelolefratte.it   


                  Giuseppina Serafino
         



lunedì 13 aprile 2020

Abruzzo bike green

Una regione come l’Abruzzo ricca di verde per la presenza di Parchi, Riserve ed Aree Protette, mira a proporre un programma bike friendly green per coloro che vogliono vivere il territorio in maniera sostenibile. Abruzzo bike green è una rete regionale rivolta a coloro che praticano sport di un certo livello ma anche a coloro che preferiscono una mobilità dolce 

tesa a scoprire luoghi, paesaggi e culture. A questo  progetto aderiranno stabilimenti balneari, strutture ricettive ed erogatori di servizi specialistici come: noleggi e bike center, bici taxi servizi di trasporto e tour operator, con il marchio “Active and Sustainable Tourism”. Per aderire è necessario possedere i requisiti sanciti da uno specifico Disciplinare  sul “Turismo Attivo e Sostenibile” messo a punto con Legambiente,coerente con l’identità della regione e le caratteristiche dell’ambiente.La Regione ha voluto investire in piste ciclabili, con 84 milioni di euro negli ultimi 6 anni, partendo dalla 

Bike to Coast, la pista che attraversa i130 km della costa abruzzese e che vede nel tratto della Costa dei Trabocchi, un punto di eccellenza, lungo l’ex tracciato ferroviario affacciato sul mare - le vecchie stazioni ferroviarie, da Francavilla al Mare a Vasto-San Salvo sono state trasformate in hub intermodali (treno-bus-bici e parcheggi di scambio).A 

settembre 2020, lungo la Via Verde della Costa dei Trabocchi si terrà la prima edizione di ArtBike & Run, una tre giorni con una ciclo pedalata e una corsa podistica, fra arte e degustazioni enogastronomiche. Altri collegamenti ciclopedonali interni verranno realizzati e potenziati nel corso dei prossimi anni, fra di essi: le Ciclovie Roccaraso- Rivisondoli-Pescocostanzo, Piano delle Cinquemiglia- Scanno, Castel di Sangro-Ateleta, Barrea Villetta ePescasseroli, Scontrone-Alfedena-Lago 
M. Spaccata, le piste ciclabili Alto Aterno, Pescara, “Via dei Mulini”, Val Vibrata, Lanciano e la Pista Polifunzionale L’Aquila-Capitignano-Valle dell’Aterno.Saranno destinate risorse anche alla valorizzazione degli itinerari per mountain bike e dei circuiti down hill su per colline e montagne abruzzesi; è già attiva la prima area web
con percorsi geo-referenziati, dedicata alla rete
 “Abruzzo Bike Friendly”, con punti di interesse ed eventi sportivi di rilevanza nazionale ed internazionale. Una delle più importanti manifestazioni ciclistiche di Gran Fondo a livello agonistico, prevista ad Assergi, il 14 giugno 2020, vedrà la partecipazione di oltre 1000 atleti. Scanno ospiterà il 7 giugno 2020 la Maratona degli Stazzi, che consentirà di pedalare attraverso le antiche case pastorali  tra Frattura, il Valico di Monte Genzana, Passo Godi e il lago di Scanno. Nella stessa località, il 18-19 giugno si terrà XTerra, una gara multi sport off-
road che contempla nuoto, mountain bike e trail running. A completare il variegato calendario di appuntamenti ciclistici ci saranno, il 17 maggio 2020, la Gran Fondo dell’Aquila e la Gran Fondo del Parco (Villetta Barrea, prevista per il 28 giugno 2020). L’assessore alle attività produttive, turismo, cultura e spettacolo della Regione Abruzzo, Mauro Febbo, ha affermato: “I nostri territori, unici ed irripetibili- sono dei palcoscenici naturali, perfetti per accogliere amanti della bici e di qualsiasi altro sport. Continueremo a lavorare per attrarre sempre più turisti ai quali far scoprire le bellezze naturali dell’Abruzzo”. 

Informazioni dettagliate in: www.abruzzoturismo.it.

                                Giuseppina Serafino

venerdì 10 aprile 2020

Quel sorriso verso Gerusalemme


Non credo a Dio
ma credo all’uomo
che divenne Dio
abbracciando una croce
incastonata di chiodi
per donare gocce di sangue
che furono fiori
su quei sentieri che tu
ora segui  con il sole
che trafigge l’azzurro
dei tuoi occhi in cui
ho affogato il mio ricordo.
  Vorrei esserti accanto
nel tuo cammino aspro,
     invece posso solo sussurrarti
fermati e guarda,

dietro le braccia contorte 
    di un ulivo scorgerai      un’ombra chiara e sentirai

un soffio di vento
nell’aria ferma come pietra.
Non sai da dove viene
ma se ti passerà
sulla pelle come carezza
capirai  che è il respiro
di  chi volle voler bene
e si mise su una croce
per diventare il Bene.
Scava per me un angolo
                                    nella tua memoria
       e portami con te su quei
             sentieri antichi, 
     mentre chi t’accompagna 
          non può capire a chi
    regali quel fuggevole sorriso
              che stranamente
         ti fiorisce sulle labbra
          mentre Gerusalemme
        affonda nel tramonto. 



(Raffaele D’Argenzio, dicembre 2019-Direttore Week end Premium)
                                Buona Pasqua , 

con alcune foto del mio viaggio a Gerusalemme, 
                                           Giuseppina  Serafino