domenica 28 giugno 2020

Spiagge della Catalogna

La Catalogna è considerata una delle regioni più ricche della Spagna, e non solo per l’aspetto economico poiché qui sono nati alcuni degli artisti spagnoli più geniali come Joan 
Mirò , Salvador Dalì e Antonio Gaudì, oltre due grandi della musica come Montserrat Caballè e Josè Domingo Carreras. Si tratta della zona nord-orientale della Penisola iberica, stretta fra le montagne dei Pirenei e il mar Mediterraneo; a nord confina con la Francia e il pPrincipato di Andorra, a ovest con la zona di Aragona, a sud con la Comunità Valenziana, mentre ad est è interamente bagnata dal mare. Spiagge bellissime che si estendono su 600 km di costa della Catalogna marittima, sono la meta ideale per coloro che amano tuffarsi in un mare cristallino, all’insegna del relax e del divertimento. 
L’Ente del Turismo spagnolo suggerisce alcune zone poco conosciute con graziose calette che si celano in anfratti non immediatamente accessibili. A nord della Costa Brava l’elenco sarebbe lunghissimo, ma è sufficiente citare: Cala Pola e Cala Pedrosa. La prima delle due, a soli 5 km da Tossa de Mar, in provincia di Girona è una caletta lunga soltanto 70 metri; Cala Pedrosa si trova nel piccolo comune di Palafrugell.Entrambe offrono la possibilità di assaporare deliziosi momenti di quiete, lontani dalle resse caotiche sconsigliabili in questo particolare periodo di post emergenza.                                
Lungo la Costa Barcellona, divisa in due dalla meravigliosa città omonima, viene consigliata la spiaggia de Les Roques di Calella, lunga 750 metri e larga 25, che è ubicata sotto il fato, in una zona con suggestive insenature ideali per praticare snorkeling . Una tappa da effettuare nei pressi è quella a Stiges, un gioiello con 16 km di spiagge, di queste da non perdere è la Platja de les Anquines, la più a sud, realizzata negli anni ’20 come spiaggia privata di una struttura alberghiera.
Lungo la Costa Daurada, in provincia di Tarragona, la spiaggia denominata Tamarit, prende il suo nome dal castello che la sovrasta ed è circondata da una rigogliosa vegetazione. Nel comune di El Vendrell, si estendono i 3 chilometri della spiaggia di Sant Salvador sulla quale si affaccia un eremo millenario.Se si vuol raggiungere il sud della Catalogna, nelle Terres de l’ Ebre, ci si imbatte nella cittadina di mare, L’Amleta de Mar, conosciuta come La Cala, proprio per le tante calette che la circondano; la seconda è l’Ampolla, una piccola località alla foce del fiume dell’ Ebro che incanterà per le sue meraviglie.
Girona
Un esempio tangibile è Cap Roig, una spiaggia meravigliosa incorniciata da una folta natura. Tante possibilità di ricercare luoghi ameni per ritrovare il contatto con ambienti dal sapore mediterraneo in territorio spagnolo (foto dell'Ente Catalunya  )                                                              
         https://www.spagna.info/catalogna/

                                                                                                  Giuseppina Serafino

giovedì 25 giugno 2020

“Viaggio in Italia” con le Giornate FAI

In questo week end di fine giugno le Giornate FAI consentiranno di scoprire luoghi all’aperto, all’insegna della “cultura della natura”. Sarà un modo per conoscere l’immenso patrimonio green del nostro Paese. Parchi e giardini storici monumentali, riserve naturali ed orti botanici, alberi millenari e piante bizzarre sono alcuni dei 200 luoghi che potranno essere visitati in questa edizione speciale delle Giornate FAI. di sabato 27 giugno e domenica 28 giugno 2020, su prenotazione, in più di 150 luoghi d’Italia. Un’iniziativa che contribuisce a risvegliare la curiosità per ciò che ci circonda, per interrogarci-come scriveva Goethe, nella sua opera “viaggio in Italia”- per interrogarci su ciò che solitamente vediamo ma non conosciamo. Per la prima volta verranno svelati al pubblico, a pochi mesi dell’accordo tra il FAI e la Fondazione Museo di Palazzo Moroni, i grandiosi Giardini di Palazzo Moroni a Bergamo, oltre quattro ettari di verde fra le mura della Città Alta. Un polmone verde, 

con i suoi terrazzamenti tipici dei giardini all’italiana; un luogo di benessere ritrovato con vista panoramica sullo sfondo delle Alpi Orobie.Una sorta di omaggio del FAI alla città che ha particolarmente sofferto l’emergenza sanitaria e che può trarre beneficio dalla bellezza che la natura può offrire. La missione del sopracitato ente si basa sul principio che “ si protegge ciò che si ama e si ama ciò che si conosce”: comprendere la natura, dunque, si rivela il modo per educarci a “proteggerla”. Il pubblico potrà scoprire peculiarietà e rarità, aneddoti e curiosità sulla natura curata e protetta nei Beni FAI, tipica o rara, spontanea o coltivata, autoctona o 
importata, soggetto ed ispirazione per sculture e affreschi, per letteratura e poesia, per progetti di ricerca scientifica e per modelli sperimentali di sostenibilità ambientale. Pochi sanno che nel nostro Paese ci sono oltre 22.000 alberi dichiarati monumenti verdi, alcuni testimoni di eventi storici e tragici (come la sequoia gigante  di Longarone, sopravvissuta al disastro del Vajont nel 1963),altri protagonisti di leggende, tutti espressione identitaria del paesaggio e del patrimonio culturale.La quercia delle Checche a Pienza, in provincia di Siena, nel 2017 è diventata il primo monumento verde italiano.
Dal 2011, sedici Paesi partecipano a un concorso europeo per votare l’Albero Europeo dell’anno: la quercia Vallonea di Tricase è stata candidata per l’Italia al contest 2020, con un tronco che misura 4,25 metri di circonferenza e una chioma di 700 metri quadrati di diametro, ha quasi mille anni ed è l’albero più antico del Salento. 
In centro Italia la quercia di Villa Carrara, nei pressi di Lucca, è una vera e propria architettura vegetale, noto come la Quercia di Pinocchio, per aver dato lo spunto a Collodi per descrivere l’impiccagione del burattino.  L’olivastro S’Ozzastru (Luras, Sassari) ha più di 3.000 anni di vita ed è stato dichiarato uno degli alberi più antichi d’Europa, il cui legno 
veniva usato per fabbricare su mazzoccu, il martello tipico usato dalla accabadora, “colei che finisce”, una donna che su richiesta di persone malate e sofferenti, li liberava dal dolore attraverso la morte. Aderire alle Giornate FAI è un modo per partecipare alla tutela del patrimonio culturale italiano. Le modalità di prenotazione e l’elenco del luoghi visitabili sono consultabili sul sito giornate fai.
I luoghi aperti offrono una variegata selezione di monumenti “verdi “, fra cui diversi “Luoghi del Cuore” promossi dal censimento in corso, inclusi itinerari o passeggiate nel verde urbano, campestre o montano, anche in relazione al “Progetto Alpe” lanciato dal FAI per promuovere la frequentazione dell’Italia interna sopra i 600 metri. Un esempio di fruizione di cultura botanica, affascinante come l’immenso patrimonio naturalistico dischiuso dal Fai. 

                                        Giuseppina Serafino

lunedì 22 giugno 2020

#Monferrato autentico




Nel Monferrato, ai quattro punti cardinali della provincia di Alessandria, è possibile ammirare, fino alla fine di luglio,degli angoli incantevoli con le intense tonalità di blu e viola dei campi di lavanda. Una coltivazione che alcuni ritengono appannaggio dei paesi d’oltrealpe ma che in realtà, con lo svilupparsi dell’intero ciclo, dalla produzione alla trasformazione, anche in Piemonte, è diventata un fattore economico agricolo sostenibile, a coltivazione biologica e biodinamica.
Nella parte sud occidentale della provincia nell’Alto Monferrato acquese, sulla dorsale che divide la Val Bormida dalla Valle dell’Erro, vicini al confine ligure, ci sono alcuni graziosi borghi come Spigno, Ponti, Merana, Castelletto d’Erro. Proprio in quest’ultimo si estendono i setti ettari di lavanda dell’azienda di Anna Calviello, facilmente raggiungibili dal paese, dopo circa un chilometro, seguendo la provinciale in direzione Montechiaro Alto. Un punto panoramico per avere uno splendido colpo d’occhio è quello che dalla chiesetta di Sant’Anna si affaccia sui campi,oppure dalla torre quadrata del XIII secoli, circondata da alcune rovine delle mura dell’antico castello. Questa torre rappresenta un ottimo punto per 
ammirare sia l’Appennino ligure che le Langhe, con il vicino comune astigiano di Roccaverano, la pianura alessandrina e in lontananza il Monviso con alcune vette lombarde. Presso l’azienda agricola Cascina Ospedale ad Alessandria, via Vecchia dei Bagliani, 100, si coltiva la lavanda sia officinale che ibrida, tutta biologica ed è possibile fare esperienze con laboratori presso la fattoria didattica.
Da qui si può approfittare per ammirare alcune bellezze della città: il museo della bici a Palazzo Monferrato, il ciclo degli affreschi delle Stanze di Artù alla sale d’Arte del museo civico; si può fare una romantica passeggiata sul nuovo ponte Mayer, opera dell’architetto omonimo, per arrivare alla Cittadella, uno dei più imponenti monumenti nell’ambito della fortificazione permanente del tredicesimo secolo, sede del museo delle divise militari. 
Venti chilometri più a nord da Alessandria, nel Monferrato delle colline Patrimonio Unesco, si trovano le specule vinarie ipogee scavate per sottrazione nel tufo; al centro si erge Casale Monferrato, perla di romanico e barocco. A metà strada fra quest’ultimo e Valenza c’è il borgo di Giarole, che ospita il castello dei conti Sannazzaro Natta , oggi bed and breakfast e dimora storica visitabile; a poche centinaia di metri , in zona confinante di Pomaro, si estendono campi di lavanda biologica, fra il torrente Grana, le colline e la valle. 
Una strada panoramica, da percorrere a piedi o in bicicletta, collega i due borghi di Cuccaro, con partenza dalla chiesetta Madonna delle nevi, e Lu, dove sono state apposte le big bench, panchine iperdimensionate che si affacciano su paesaggi affascinanti. Una piacevolissima passeggiata nel blu profumato, che costeggia il vecchio camposanto del paese, dà inoltre modo di vedere la graziosa pieve di San Pietro, originariamente denominata Santa Tecla, nata nel settimo secolo dopo Cristo come convento. Sui colli tortonesi si ritrova la lavanda a Viguzzolo, dove si cela un’altra pieve romanica, risalente all’XI secolo. Piccoli tesori che consentono di apprezzare le tante suggestioni offerte dal Monferrato, un territorio di…vino! 


                                                                                 Giuseppina Serafino

venerdì 19 giugno 2020

Vacanze green in Terre di Pisa

Ci sono angoli di Toscana con un fascino autentico ancora da scoprire. Territori che vanno al mare, lungo l’Arno fra dolci pendii, graziosi borghi, oliveti e ville grandiose. Si tratta delle Terre di Pisa riunite sotto un unico marchio che comprende consorzi, associazioni, enti di promozione turistica ma anche artigiani, produttori che vogliono valorizzare le proprie eccellenze. Un intreccio di sentieri conducono a parchi naturali ed oasi come quella del lago di Santa Luce fino alle belle atmosfere delle Fumarole di Sasso Pisano. Gli appassionati di bicicletta possono dare sfogo al proprio estro lungo il greto dell’Arno o gli impervi calanchi nei dintorni di Volterra, un’area ricca di fonti geotermiche che danno vita all’affascinante fenomeno dei soffioni boraciferi nei pressi di Larderello. La Val di Cecina si protende fino alla costa, fra pinete che si riflettono sulla superficie del mare, ridisegnando il classico 
 paesaggio toscano puntellato di pievi romaniche, pascoli delimitati da muretti a secco, quasi a voler custodirne gelosamente la sua delicata armonia. AI limiti del Parco transita un tratto della Via Francigena che i pellegrini medioevali percorrevano per raggiungere Roma, città eterna, verso la Terrasanta. Fra i tanti percorsi nelle Terre di Pisa, uno dei più suggestivi è quello che da Pisa conduce al mare, lungo l’Arno. L’itinerario parte dal Viale delle Piagge, dove si innalza uno dei tre campanili pendenti di Pisa, della chiesa romanica di San Michele, dopo quello famoso della Torre e 
della Chiesa di San Nicola.Le Piagge erano la marina urbana, spiagge attrezzate con capanni su palafitte; qui si trova il Museo Anatomico Veterinario, uno dei dieci del Sistema Museale di Ateneo. Oltrepassato lo storico Bar Salvini, si entra sui lungarni che tagliano in due la città, passando dinanzi al Bastione San Gallo, ex fortezza nuova, costruito dai Fiorentini per il controllo della città, con all’interno il giardino Scotto. I lungarni sono scenografici per alcuni edifici come Palazzo Lanfranchi, sede del Museo della grafica e al Palazzo Fiumi e Fossi nella quale si trovava la dimora del famigerato Conte Ugolino. 
Dietro di essa si erge la cupola ottagonale della Chiesa del Santo Sepolcro, densa di mistero in quanto chiesa dei Templari. Proseguendo si arriva al Ponte di Mezzo, dove le due parti della città si sfidano a giugno con carrello nel Gioco del Ponte. Dall’altra parte dell’Arno spunta la Torre Guelfa, con vicino gli Arsenali medicei, location del Museo delle Navi Antiche di Pisa. All’interno del Parco Naturale di San Rossore Migliarino Massaciuccoli, si trova il centro di Ricerche “Enrico Avanzi” con 1700 ettari di terreno in cui convivono coltivazioni diverse: tradizionale, integrate e biologica che possono essere scoperte in bici o a piedi.A Marina di Pisa , vi erano nel Novecento ville Liberty e vi soggiornavano personaggi come Gabriele d’Annunzio ed Eleonora Duse.

Poco oltre si giunge all’ultima tappa di Tirrenia, per un certo periodo capitale del cinema italiano, con gli stabilimenti Pisorno nel 1933; un altro pezzo di storia è quello delle ex colonie di Calambrone, in cui si trova l’accesso alla tenuta di Tombolo, e l’oasi wwwf Bosco di Cornacchiano, con lame, pozze di acqua stagnante con varie specie di volatili, per la gioia degli amanti del bird watching. Un viaggio veramente intenso che consente di scoprire le splendide testimonianze che si celano nelle magiche Terre di Pisa. 

                                                               Giuseppina Serafino

lunedì 15 giugno 2020

Occit’Amo e il Paese che non c’è

A pochi chilometri da Torino, si estende un piccolo lembo di Piemonte che ha ottenuto il riconoscimento dall’Unesco come Riserva della Biosfera del Monviso. In esso sono presenti profonde valenze culturali, paesaggistiche e gastronomiche che si rifanno alla cultura occitana: dai trovatori medioevali ai giorni nostri in un percorso vivace che si traduce in lingua, costumi, musica e balli.
Saluzzo
Qui sta per partire la sesta edizione di Occit’amo 2020 nella porta orientale dell’Occitania, il “Paese che non c’è” che dal Piemonte si estende fino alla Spagna, unendo in una sorta di abbraccio le persone che si riconoscono per origini, caratteri e passioni comuni. 
Il Festival Occit’amo nasce nel 2015 con la direzione artistica di Sergio Berardo, leader dei Lou Dalfin, anima della riscoperta della musica occitana. Protagoniste assolute sono le valli alpine ai piedi del “Re di Pietra”, il Monviso, riunite in un unico progetto di promozione territoriale che va sotto il nome di Terres Monviso: 
Valle Stura, valle Maira, Val Varaita, Valli Po Bronda e Infernotto, Valle Grana e tutta la pianura che si trova intorno a Saluzzo, capitale dell’antico marchesato. Occit’Amo sarà un percorso che durerà 5 settimane, dall’11 luglio al 15 agosto denso di concerti, camminate fra antiche chiese, rifugi, castelli, alla scoperta di borghi alpini. Sabato 20 giugno, per festeggiare il Solstizio d’estate al Parco Roccerè, sullo spartiacque fra la Val Maira e Val Varaita, ci saràuna facile passeggiata che porterà alla vetta del Monte Rocceré, importante punto archeologico, in cui antiche e misteriose coppelle scolpite nella roccia testimoniano i primi insediamenti umani della regione.Un’altra 

interessante anteprima sarà il Passa Charriera, I Passa Strada dei Mercati cittadini, che dal 29 giugno racconteranno Occit’amo nei principali mercati cittadini, 
come gli antichi trovatori che nel basso medioevo mescolavano melodie delle valli e poesie in lingua d’oc per raccontare l’amore per le dame insieme a storie, leggende e fatti dei luoghi che venivano attraversati. Il Festival è stato realizzato dalla 
Compagnia di San Paolo, nell’ambito del bando “Performing Arts” ed il Comune di Saluzzo è entrato in un progetto che ha l’obiettivo di rafforzare le competenze della comunità di soggetti non profit operanti nello spettacolo dal viso in Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta.Si dia inizio alle danze in un magnifico scenario che potrà essere esperito con attività di sport ed escursionismo alla portata di tutti.                         Giuseppina Serafino
                                    

giovedì 11 giugno 2020

Mezzano di Primiero, Paese museo en Plein air


Mezzano di Primiero, uno fra i Borghi più Belli d’Italia del Trentino situato sotto le pale di San Martino, è un vero e proprio Paese- Museo en plein air grazie al suo passato rurale. In ogni piccolo angolo, nelle piazzette, all’ombra di ballatoi, si celano dipinti, antiche iscrizioni, fontane e stoili (piccoli acquedotti pensati per condurre al coperto l’acqua delle alture), orti e cataste artistiche di legna. Un museo che può essere scoperto passeggiando e seguendo l’accattivante segnaletica con le scritte rosse in italiano ed inglese sotto il logo di Mezzano Romantica, a rammentare che tutto qui viene fatto con il cuore. Un totem dà il benvenuto ed invita a scaricare gratuitamente l’App bilingue per prepararsi alla visita. Bisogna cercare una semplice sedia rossa, che compare in alcuni angoli e suonare la campanella appoggiata al  sedile. Al suo suono giunge una persona che abita nei dintorni e che si mette a disposizione 
per fornire informazioni su dove trovare prodotti tipici e lavorazioni artigianali, quali sentieri seguire per raggiungere malghe e rifugi, raccontare la storia del luogo, svelare curiosità ed aneddoti. Questi improvvisati “Ciceroni” sono anziani, ragazzi, donne, artigiani che, con autenticità ed immediatezza, condividono la propria vita con gli ospiti. Il percorso è costellato da una trentina di monumentali cataste artistiche di legna, Cataste & Canzei, nate dalla tradizione della gente di montagna di accatastare in bell’ordine la scorta di legname per l’inverno. Ogni canzèi è un piccolo capolavoro, come quella della grande parete che ricorda l’alluvione del 1966. I tipici tabià 
(vecchi fienili in disuso, ora recuperati) descrivono il rito del filò, le storie narrate dagli anziani del paese nelle lunghe serate d’inverno. Il Tabià del rico è un particolare museo etnografico pieno di oggetti che ricordano la vita e lavori di un tempo, raccolti con passione da Mary Orsingher ed intitolato al padre Enrico. Il Tabià de la Gema, ubicato in una delle più caratteristiche case del paese, viene utilizzato come teatro nelle serate di Mezzano Romantica. La Stalla dei presepi contiene una quindicina di presepi a differente tema fra storico, classico, moderno ed immaginario realizzati dall’artista Mario Corona; la Stalla “In nome de lesu” contiene delle scene che riportano la vita e la passione di Cristo. Un’altra piccola perla in cui si si imbatte è la lisiera, l’unica in tutto il Trentino ad essere tutelata dalla Sopraintendenza. La lisciaia, era il locale dove si produceva la lisia ( 

acqua in cui è stata fatta bollire cenere) per il bucato, spesso profumandola con bucce di limone. Amorevolmente restaurata con le sue tre calgere ( caldaie di rame), la lisiera ospita piccoli eventi, fungendo da luogo di aggregazione così come lo era per le femene intente al bucato. Ci sono poi i circa 250 orti disseminati fra Mezzano e frazioni, su circa 1600 abitanti, che costituiscono una tappa imprescindibile delle visite guidate nel borgo. Per gli 
appassionati di sport ci sono poi le passeggiate su due ruote sulla pista ciclabile del Molaren o, per i più avventurosi, gli orridi di val Noana, in uno dei quali si fa canoyng, o il ponte tibetano che fa da collegamento tra i rifugi Caltena e Fonteghi. Bellissime le escursioni che si possono fare nel Parco naturale di Panveggio e per il Sentiero degli Abeti Giganti in Val Noana, con i suoi alberi secolari che svettano fini a 50 metri ed hanno il diametro del tronco di circa un metro di larghezza. 
Piaceri autentici di un luogo che attende di essere riscoperto con curiosità e fiducia.www.mezzanoromantica.it 


                   Giuseppina Serafino

.