Ferrovie dismesse e cicloturismo

Le Ferrovie Dismesse rappresentano un patrimonio in Italia di oltre 5.000 chilometri, come ha dimostrato una nuova ricerca della FIAB ( Federazione Italiana Amici Bicicletta), a cura di Antonio dalla Venezia, coordinatore regionale FIAB Veneto e presidente del comitato tecnico scientifico di Bicitalia. Org. Da essa emerge un incremento del 60 % di ferrovie recuperate e trasformate in ciclabili,
passando dai 640 chilometri precedenti agli oltre 1000 km attuali. Questa azione di recupero permette di tenere viva la memoria e la storia di un’ infrastruttura pre-esistente, restituendo nuova dignità ad un’opera effettuata oltre settan’anni fa. I progetti di riqualificazione riguardano gallerie, ponti, viadotti,caselli e stazioni ovvero un ricco patrimonio culturale del nostro Paese. Si tratta di interventi nel rispetto dell’ambiente e con un impatto minimo sul territorio, che impediscono il consumo di suolo
pubblico vergine. Le regioni più virtuose che hanno più sedimi ferroviari recuperati e convertiti in percorsi ciclabili sono: il Veneto con 165,5 km ( fra cui la tratta Trevis-Colzé di 54 km lungo la ciclovia Treviso-Ostiglia e la tratta di 42 km Calalzo-Cimabanche lungo la Calalzo-Cortina- Dobbiaco) seguito dalla Emilia Romagna con 132,2 km e dalla Lombardia con 121,3. A queste se ne aggiungono altre che hanno dimostrato una dinamicità nel credere fortemente in tale tipo di investimenti. Dal 2010 la

regione più attiva è stata l’Umbria, da 11 a 73 km, seguita dalla Basilicata, da zero tratte recuperate a 41,6 km e dall’Abruzzo una volta completato il cantiere in corso lungo la Costa dei Trabocchi. Sono numerosi i vantaggi diretti e indiretti che derivano dal recupero di una tratta di ferrovia dismessa come la valorizzazione di territori minori come paesi di montagna, una nuova energia per le piccole economie locale, un concreto supporto al cicloturismo e alla mobilità sostenibile quotidiana, un incentivo per l’apertura di servizi di accoglienza rivolte ai cicloturisti. Alessandro Tursi, Presidente FIAB e 
Vicepresidente di SCF-European Cyclists’ Federation di cui la sopracitata associazione fa parte, ha affermato “Bici e treno sono i mezzi sostenibili per eccellenza, l’una sulle brevi distanze e l’altro sulle medie e lunghe. Entrambi hanno una lunga storia alle spalle, ma anche un futuro tutto da sviluppare, come confermato dal Green Deal europeo di Ursula von der Leyen, che punta sui treni veloci al posto degli aerei nelle tratte continentali. Lasciare una linea ferroviaria per i soli treni turistici, quindi per
poche corse nell’arco di un intero anno, significa precludere alla collettività il ben maggiore uso che ne
deriverebbe dalla conversione in ciclabile, cioè aperta a tutti e tutti i giorni, ad ogni ora. L’uso ciclabile
permette di accedere al territorio, di viverlo e di rivitalizzarlo in modo continuo, nei soli punti delle
stazioni. E’ un vero peccato che regioni come Piemonte, Marche, Lazio, Campania, Puglia e Calabria, nelle quali esiste un importante patrimonio di ferrovie dismesse da riconvertire, non abbiano fino ad ora mostrato un attivo interesse per questa tematica, ha aggiunto Antonio Dalle Venezia.

                                                                             Giuseppina Serafino

                               




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