Dolcissimo Natale

Appartiene proprio al capoluogo meneghino uno dei più apprezzati dolci tipici del Natale, ovvero il panettone, la cui origine si perde nella notte dei tempi fra leggenda e realtà. Una prima di esse risale al 1400 e ha come protagoniste Ughetto degli Atellani che si innamorò di Adalgisa, figlia di un pasticciere di nome Toni  che per rimediare a un errore diede vita  al “Pan 
                                           
del Toni”, fatto con pane dolce lievitato, con aggiunta di burro e canditi. Secondo un’usanza milanese bisogna conservare un pezzetto di panettone del pranzo di Natale per mangiarlo il 3 febbraio, festa di San Biagio, come rito propiziatorio contro mal di gola e raffreddore. Il pandoro ha invece origini veronesi e sembra risalire all’antica Roma, anche se la ricetta da noi conosciuta è un’evoluzione ottocentesca, infatti nel 1894 Domenico Melegatti 
depositò la ricetta all’ufficio brevetti; la forma a stella a otto punte è opera del pittore impressionista Angelo Dall’Oca Bianca. In Liguria si trova il pandolce genovese fatto con acqua, farina, uvetta, canditi e pinoli; in Toscana non manca mai il panforte con mandorle, scorze di agrumi canditi, farina, miele e spezie; nel Lazio è quasi d’obbligo mettere in tavola il Panpepato, a base di frutta secca, uva passa, miele, canditi, cioccolato, risulta leggermente 
piccante. Più dolciastro è il Pangiallo, diffuso nella zona dei Castelli Romani. La Campania è celebre per gli struffoli, ossia delle palline di pasta dolce fritte nell’olio e nello strutto, poi decorate con frutta candita e confettini colorati. In realtà vengono preparati anche in altre regioni, assumendo nomi diversi: “cicerchiata”, nel Lazio e nelle Marche”, “purcedduzzi” a 
Lecce, “pignolata” in Calabria e “giggeri” in Sardegna, sono solo alcune delle varianti trovate. La Puglia è celebre per le cartellate e i mostaccioli, speziati  e spesso ricoperti con una glassa di zucchero o di cioccolato. Per concludere questa rassegna ad alto “contenuto glicemico”, non ci si può non soffermare sul Torrone, dal latino torreo, abbrustolire, in riferimento alla tostatura 
delle nocciole che esso contiene. Troviamo torroni morbidi o duri che differiscono in base alla cottura dell’impasto e al rapporto fra miele e zucchero. Oltre a quello classico di Cremona, il cui debutto ufficiale avvenne il 25 ottobre 1441, giorno in cui Bianca Maria Visconti sposa il condottiero Francesco Sforza; abbiamo il torrone sardo, di colore avorio e preparato senza 
zuccheri aggiunti ma solo con miele della macchia mediterranea; ci sono poi la Cubaita di Caltanissetta con pistacchio, miele e mandorle, il torrone tenero al cioccolato di Sulmona e quelli campani. Tutte queste prelibatezze restituiscono la straordinaria dolcezza di una festa come il Natale che riscalda i cuori facendo presagire il sapore intenso  della vita se vissuta appieno.

                                         Giuseppina Serafino

Commenti

  1. Aggiungo i dolci tipici di Bologna: il certosino, detto anche panone, preparato con mandorle, pinoli, cioccolato fondente e canditi, e la pinza, dolce con origini molto antiche, fatto di pastafrolla arrotolata ripiena di mostarda o marmellata, uvetta e pinoli.

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    1. Patty che piacere, se mi mandi delle foto scriverò un altro post includendo le delizie di Bologna, poco conosciute!

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  2. Una bella carrellata di dolci natalizi che adoro e che assaggerei molto volentieri.

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    1. A chi lo dici...peccato che il diabete sia in agguato!

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  3. Quanta meraviglia e bontà vedono i miei occhi! Da mezzapugliese le cartellate sono d'obbligo ma da mezzanapoletana non posso rinunciare neppure agli struffoli. Quindi via libera alla dolcezza.
    Maria Domenica

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    1. Sono d'accordo Maria Domenica...ti auguro un dolce (a ) Natale!

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  4. Molto interessanti tutte queste curiosità! Tutti ricchi i dolci natalizi, ma il mio preferito è la pignolata! Una pallina tira l'altra!

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