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Visualizzazione dei post da Gennaio, 2021

Poschiavo, borgo svizzero del Trenino rosso

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Poschiavo è un borgo celebre per il passaggio del trenino  del Bernina. Prima dell’avvento di questa ferrovia era un punto di sosta per le carovane che dalla Valtellina, si dirigevano verso Coira ,  trasportando merci di vario genere, ed in  particolare vino. Questa economia di transito ebbe però una battuta d’arresto a causa dell’alluvione del 1834 e della realizzazione dei principali trafori alpini che deviavano il traffico dalla Valposchiavo in luoghi limitrofi. La località  ritornò fiorente come in passato,  grazie alla sopracitata presenza del  trenino rosso dal 1910 e alle attività delle centrali elettriche attive a partire dal XX secolo. Il borgo dista dal confine italiano soltanto 16 km e 117 km da Coira, capoluogo del cantone Grigione, antica città svizzera che vanta 5000 anni di storia. La si può raggiungere in auto lungo il Passo del Bernina e il Passo Giulia, o continuando il viaggio a bordo del caratteristico convoglio rosso, lungo la  via Albula, riconosciuta anch’essa c

I tristi luoghi della Memoria

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Sono tanti i luoghi che ricordano le brutture dello sterminio perpetrato durante la Seconda Guerra mondiale e che vengono ogni anno visitati per non dimenticare questa triste pagine della nostra Storia. Ma come vennero istituiti e principalmente dove? Avvenne poco tempo dopo l’ascesa di Hitler al potere nel 1933, allorchè la Germania costruì i primi lager che venivano utilizzati per l’isolamento, lo sfruttamento del lavoro coatto e, cosa peggiore, per lo  sterminio di coloro che venivano ritenuti nemici  della Stato. I primi di essi vennero creati in zone logisticamente più convenienti, ovvero nei pressi di grande industrie e cave di pietra in cui avrebbero lavorato i prigionieri. Nella gran parte dei lager venivano effettuate delle sperimentazioni “pseudo mediche”, come ad esempio a Dachau , dove funzionavano le cosiddette stazioni sperimentali, in cui i medici tedeschi usavano i prigionieri come cavie  umane. Ogni campo di concentramento disponeva di un piazzale su cui si tenevano pe

Varigotti, borgo saraceno

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Varigotti è un’incantevole   località balneare del Comune di Finale Ligure , in provincia di Savona, con circa 500 abitanti, autonoma fino al 1869. La parte più antica è formata da una serie di abitazioni che attestano l’origine arabo-saracena del paese: quattro pareti disadorne che terminano con un attico o parapetto rettilineo che, a sua volta, nasconde una  terrazza a cupoletta in mattoni. Varigotti, borgo saraceno, con i colori vivaci dei suoi intonaci e gli edifici squadrati ha assunto un forte tratto distintivo marinaresco. Verso Noli , la spiaggia della Baia dei Saraceni è una dei più suggestivi   tratti liberi, circondata da alte pareti di roccia e da una natura alquanto selvaggia. Sul promontorio di Punta Crena, sono visibili i ruderi dell’antico castello fatto erigere dalla famiglia dei Del Carretto e distrutto dai Genovesi nel 1341, con la vittoria sul marchesato  di Finale; la torre di vedetta fu fatta costruire dopo l’ultima invasione dei Turchi del 1559. Di un certo preg

Asolo, Città dei cento orizzonti

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  Asolo è conosciuta come un piccolo centro artigianale, in provincia di Treviso che fa parte del Borghi più belli d’Italia.  Essa, definita da Giosuè Carducci la “Città dei cento orizzonti”, risulta raccolta dentro le antiche mura che si diramano dalla bella Rocca, una fortezza del XII secolo che conserva le tracce della sua millenaria storia. Tanti artisti furono attratti dalla  posizione panoramica della località posta fra le colline, dipinte anche dal Giorgione: dal poeta inglese Robert Browning a Pietro Bembo, uno dei  più celebri letterati del Cinquecento, alla Divina Eleonora Duse che venne poi sepolta nel piccolo cimitero di sant’Anna, di fronte al Monte grappa. Simboli di Asolo, oltre alla sopracitata Rocca che domina il paesaggio dalla vetta del Monte Ricco, con una vista incantevole su Piazza Garibaldi con la   sua fontana cinquecentesca, sono il Castello, che oggi ospita il Teatro Duse e l’antichissima Cattedrale, che conserva al suo interno   l’Assunta di Lorenzo Lotto.

Croazia d’Inverno

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Cosa c’è di più bello in questo periodo che non viaggiare idealmente nei magici scenari di una Croazia insolita, caratterizzata da paesaggi innevati e pieni d’incanto. Sono 8 le destinazioni che possono essere segnalate per immergersi fantasticamente in luoghi fiabeschi:Il  Parco Nazionale dei Laghi di Plitvice, patrimonio mondiale dell’Unesco, presenta laghi e cascate   foto di Alexsandar Gopic ghiacciate, sentieri innevati¸ è circondato da fitti boschi di faggio, abeti rossi, come in un vero e proprio paese delle meraviglie. Il Monte Zavizan, è uno dei luoghi più famosi del Parco Nazionale del Velebit settentrionale, a 1594 metri sul livello del mare, ha panorami mozzafiato sulle isole del Quarnaro e sulla Lika. Un posto ideale per praticare passeggiate sui sentieri escursionistici, con sci e racchette da neve.Il Castello di Sokolac, è situato vicino alla città di  Brinje, nella regione della Lika. Suggestivo inoltrarsi sul ponte di pietra che si snoda sul torrente Gate-Jaruga in cen

Cibiana di Cadore, "Paese dei Murales"

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                                                                                    C’era una volta un paesino triste, abitato per otto mesi su dodici soltanto da bambini ed anziani, seduti su panche di legno , in un grappolo di case sulle Dolomiti, a metà strada della valle che congiunge Pieve di Cadore a Cortina. Ebbene qualcuno ebbe l’idea dei “Murales”. Si tratta di un piccolo paese  veneto di   369 abitanti, a 985 metri sul livello del mare,   Cibiana di Cadore , lungo la strada   che da Venas arriva al passo Cibiana e poi nello Zoldano, in provincia  di Belluno. Uno scrigno che racchiude   un tempo sospeso, lontano dalle mete turistiche , con casette antiche, alcune delle quali, risalenti ai secoli XVI,   XVII e XVIII, disseminate fra stradine di ciottoli che si inerpicano sui pendii sui quali sorge l’agglomerato abitativo. Sono presenti , per la gioia degli estimatori del turismo esperienziale, strutture ricettive a conduzione familiare , rifugi e baite in cui si viene confortat

Verona e Dante

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Verona  primo approdo di Dante, dopo l’esilio da Firenze, celebra i 700 anni della sua scomparsa con una serie di importanti celebrazioni. Il sommo poeta, esiliato da Firenze nel 1301 visse a Verona dal 1303 al 1304 e dal 1312 al 1320, ospite di Cangrande della Scala “gran lombardo”, signore illuminato che governava la città ghibellina, vicaria dell’imperatore. Qui Dante avviò probabilmente la stesura del De vulgari eloquentia e visitò la Biblioteca capitolare.  A Verona compose buona parte del Paradiso, dedicandolo proprio al sopracitato ospitante, e discusse la Quaestio de aqua et terra, nel gennaio del 1320, prima di recarsi a Ravenna; nella città veneta si stabilì anche il figlio Pietro Alighieri e ancora oggi qui vivono i  discendenti della famiglia.  Il progetto “Dante a Verona 1321-2021”   presentato recentemente dal sindaco della città scaligera Federico Sboarina e dall’assessore alla cultura Francesca Briani, è promosso da  Comune, Diocesi ed Università. Fra i moltissimi event

Ravenna e la memoria dantesca

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Sono iniziate da poco le tante celebrazioni per il 700 anniversario della morte di Dante Alighieri, Padre della Lingua italiana, in molti dei luoghi a lui cari, da Firenze città natale, a Ravenna , ultima sua dimora. Non ci sono notizie certa sull’arrivo di Dante in quest’ultima, anche se si sa che   egli accettò l’invito del Signore della città, Guido Novello da Polenta che gli offrì la possibilità di terminare la stesura della sua Commedia. Ciò avvenne dopo che il  Sommo  poeta aveva soggiornato a Verona alla  corte di Cangrande della Scala. Ad accompagnarlo   pare fossero la figlia Antonia, poi monaca con il nome di suor Beatrice nel monastero di Santo Stefano degli Ulivi, e i figli Pietro e Jacopo. Sono tanti i luoghi di Ravenna che conservano la memoria di Dante ed in particolare nella zona del Silenzio che comprende : la Tomba del poeta, il Quadrarco di Braccioforte, la chiesa di San Francesco e il complesso  conventuale francescano. Nella Ravenna trecentesca   sono ancora visibi