Carnevali d’Italia


Un Carnevale molto sottotono questo appena trascorso che fa sembrare quasi impossibile i periodi precedenti all’insegna della follia collettiva per le strade con carri allegorici , delle sfilate per le piazze,  degli scherzi anche di cattivo gusto per esorcizzare le paure collettive.  Un tempo  fu erede dei culti dionisiaci dell’antica Grecia e dei Saturnali dell’antica Roma, in cui vigeva il monito della trasgressione, rimasta tutt’ora, e del ribaltamento dei ruoli. Un Carnevale 


che termina il giorno delle ceneri ma che prosegue a Milano  di quattro  giorni ricordando quando la popolazione  allungò la celebrazione per attendere il Vescovo Ambrogio di ritorno da un pellegrinaggio  per avviare i primi riti della Quaresima. Storia e leggenda si intrecciano in una sorta di “chiacchiericcio” che fa assaporare quelli che sono i dolci tipici di questa gioiosa festa. Le origini delle chiacchiere vengono fatte risalire ai Saturnali dell’antica Roma, durante i banchetti il cui simbolo dell’eccesso erano le frictilia, ovvero dolci fritti nel grasso di maiale,

                                   

elargiti fra la folla assiepata fra le viuzze. Apicio nel suo “De re coquinaria” parlava di “frittelle a base di uova e farina di farro tagliate a bocconcini, fritte nello strutto e inzuppate nel miele”. Sono molteplici i nomi che contraddistinguono questi leccornie del lasso di tempo più colorato dell’anno: si va dalle bugie in Liguria, ai cenci di Toscana, alle frappe di Roma, i galani in Veneto e i cròstoli del Friuli. Sottili o a volte un po’ più corpose le chiacchiere di Carnevale


devono avere le bolle poiché ciò attesta che la sfoglia sia stata tirata a regola d’arte così come la realizzazione della frittura, effettuata prima nello strutto, ora nell’olio di semi o sostituita dalla cottura a forno.  Sono svariate le celebrazioni  più suggestive disseminate nel nostro Belpaese per iniziare da quelle che celebrano i “Funerali dei Carnevali” come ad Alagna Valsesia, nel Vercellese. In Piemonte è celebre il Carnevale d’Ivrea (To) con la popolare battaglia delle arance; a cui si aggiunge il Carnevale
                                                                             

di 
Santhià (Vc), il più antico della regione che ha il momento cruciale il lunedì grasso, allorchè nella piazza del mercato vengono accesi i fuochi per una colossale fagiolata: 150 grandi caldaie di rame bollono fin dall’alba per preparare le 20mila razioni di salame  e fagioli che verranno distribuite ai visitatori presenti. Molto aggregante il Carnevale di Bagolino (Br) in cui i balarì-ballerini e suonatori-si muovono per le vie del borgo con bellissimi costumi tradizionali e cappelli rossi su cui vengono cuciti
 
                     
                                                                                 
metri di nastri colorati, oltre  a spille, anelli, collane. In Emilia Romagna il Carnevale di Cento (Fe) da tempo viene insignito del titolo di Carnevale d’Europa per i cinque  fine settimana in cui si vedono sfilare carri mascherati, da cui vengono lanciati dolciumi, e gadget di ogni sorta;  a suggello il rogo di Tasi , la maschera tipica per simboleggiare la fine dell’evento. Epico il Carnevale di Viareggio(Lu) che si svolge dal 1873, quando un manipolo di giovani della borghesia locale organizzò una sfilata di carri 
                                                                                                   

costruiti dalle maestranze del porto per protestare contro l’inasprimento fiscale. Da allora i carri sono divenuti un vero rito  a tal punto da essere considerati delle vere e proprie opere d’arte. Il Carnevale più antico d’Italia viene considerato quello di Fano, nato nel 134 per celebrare la riconciliazione della famiglia guelfa del Cassero con quella ghibellina del Carignano. Colonna sonora della festa è la musica arabita: in cui  la banda utilizza strumenti ricavati da oggetti di uso comune, come latte, lattine, 
                                                                                     

caffettiere, coperchi e brocche; altro tratto distintivo è il “vulon” un pupo che rappresenta la caricatura del personaggio più in vista della città, che viene bruciato la sera del martedì grasso. Un altro Carnevale antichissimo, nato nel 1394, è quello di Putignano (Bari), uno dei più spettacolari del Sud d’Italia, che vanta la presenza de la Farinella, una maschera tradizionale ed anche piatto locale (una minestra di orzo e ceci). Un Carnevale alquanto anomalo è quello del Rumita (eremita) celebrato a
                                                                   

Satriano, un paesino del Parco nazionale dell’Appennino lucano, in cui da secoli le persone si travestono da alberi per bussare alle porte, annunciando la primavera. L’auspicio in questo, come in tutte le manifestazioni  analoghe è quello di una sorta di liberazione dalle amarezze per approdare ad uno stato idilliaco di risveglio dal torpore che inibisce le energie creative dell’individuo e quindi , cosa c’è di meglio, riflettendo sul disagio attuale,  se non augurare   a tutti un…  “Carnevale molto dolce!”

                                                                   Serafino Giuseppina


                                                      





 

 

Commenti

Post popolari in questo blog

In bici a Colonia, lungo il Reno

Dolcissimo Natale

“Il dio degli Incroci. Nessun luogo è senza genio”