Un safari diverso (guest post)

                                   

                               Pubblichiamo una  interessante esperienza di viaggio propostaci


E iniziato tutto leggendo un articolo in un libro che raccontava di trek indimenticabili ed in particolare di safari a piedi e di quanto fosse stato emozionante. Infatti invece di essere solo spettatore che osserva gli animali in tutta sicurezza e distanza a bordo di una jeep, diventi veramente partecipe del safari, mettendoti allo stesso livello della fauna che ti circonda. Era da un po’ che volevo fare un safari e l’idea di farlo a piedi mi intrigava. Con un minimo di ricerca su internet, ho scoperto che il paese ideale era lo Zambia e in particolare i parchi nazionali del Nord e Sud Luangwa. Sono parchi ricchi di tutte le specie di animali che uno desidera trovare e soprattutto hanno le migliore guide, gli unici in tutta il continente africano a seguire una formazione specifica per i safari pedestri. Sempre su internet ho trovato anche un’agenzia specializzata (agenzia inglese, perché fino ad adesso questo tipo di safari sembra avere 

soprattutto successo con gli anglo-sassoni) e prenotato un safari di 8 giorni. Due guide di Remote Africa mi aspettano all’aeroporto di Mfuwe. Dopo 10 minuti su una strada asfaltata, il 4x4 gira a destra e segue una pista piena di buchi che ti fanno saltare di continuo sul sedile. “Lo chiamiamo il massaggio africano” mi dicono, con un grande sorriso. Molto presto fa buio, ma continuiamo il massaggio per 2 ore per arrivare poi al campo, dove tutto lo staff mi sta aspettando per darmi il benvenuto. Jen, la proprietaria, mi porta al mio bungalow e mi invita al bar quando avrò finito di installarmi. L'organizzazione di Jen e di suo marito NIck conta ben 5 campi diversi nel Luangwa e ne ho visitati 3. Ogni campo ha le sue specificità, sia come alloggio, sia come ecosistema che lo circonda. E tutti sono a dimensione umana, accogliendo un massimo di 8 o 10 ospiti. Appena ho disfatto la mia borsa e mi sono rinfrescato dopo il 

lungo viaggio da Milano, Jen mi dice di venire dietro il mio bungalow. Alla luce di una torcia, stanno ammirando un pitone di quasi 2m50 di lunghezza. “Sei fortunato”, dice, “non ne vediamo quasi mai. Benvenuto nel bush africano.” L’idea di un pitone di 3 metri dietro il muro di paglia dove avrei dormito 2 ore dopo mi preoccupa, però ho preso coraggio vedendo che si muove nella direzione opposta e che sembra molto tranquillo. Poi, per 8 giorni, ho visitato il parco nazionale a piedi con il mio team di 3 accompagnatori. Lo scout cammina davanti. Si tratta di un dipendente del parco nazionale, è armato di un fucile ed è responsabile della sicurezza. Segue la guida, che decide dove andare – in funzione di cosa abbiamo concordato prima – e ti spiega tutto della fauna e della flora del bush. Conosce il nome e le particolarità di ogni uccello o pianta e ti fa notare dei dettagli che non avresti mai visto circolando su una 

jeep. Seguo la guida e, a chiudere la fila indiana, segue il “portatore del tè”. Perché durante la passeggiata della mattina (tipicamente si fanno una passeggiata di 4 ore la mattina e una di 2 ore nel tardo pomeriggio, mentre si riposa in campo durante le ore calde da mezzogiorno alle 16), si fa una pausa in mezzo al bush e questo ragazzo accende un fuoco, fa bollire l’acqua e serve il tè con un pezzo di torta. Ovviamente, a piedi si copre meno distanza che con una 4x4. Però il numero di animali che ho visto in questi 8 giorni è notevole : centinaia di impala, di ippopotami, di babbuini e decine di zebre, di giraffe, di bufali, di antilopi, di elefanti, di coccodrilli e di tante altre specie. I predatori sono i più difficili da vedere, però ho comunque avvicinato un leopardo e una iena.Vi racconto due dei tanti momenti più emozionanti che certamente non avrei potuto vivere in un safari su jeep. Il secondo giorno, dopo un quarto 

d’ora, la guida trova un impronta freschissima di un leone. Il felino era passato meno di un’ora prima e decidiamo ovviamente di seguire la traccia. Non c’era vento, quindi muovendoci in silenzio, la possibilità di potere avvicinarci senza che il leone ci sentisse prima era buona. In questo momento si mescolano dentro di te l’adrenalina per l’eccitazione con l’ansia di ritrovarsi faccia a faccia con un degli animali più pericolosi del bush. Tutti i tuoi sensi si attivano : provi a sentirlo per capire quanto è lontano, provi a vederlo in caso fosse nascosto sotto uno dei tanti arbusti, provi pure a sentire il suo odore perché anche se è ben nascosto, non può controllare l’odore che emette. Per due ore siamo andati avanti, controllando ogni arbusto e cercando in continuazione nuove impronte che confermassero che il leone fosse ancora davanti a noi. Poi la guida vede un’impronta nuova, un po’ diversa dalle precedenti. “Ci ha sentiti”, dice, “guarda,

si vede qua che ha accelerato il passo. Non ce la faremo a raggiungerlo”. Anche se da un lato, questa è la storia di un fallimento, credo che mi abbia regalato molte più emozioni che se avesse avvistato un leone dalla jeep. Qualche giorno dopo, stiamo camminando in una parte del bush molto aperta, quindi siamo piuttosto rilassati e meno attenti del solito perché si può vedere da lontano se si avvicina un animale pericoloso. Stiamo per passare accanto ad un arbusto alto 3m  e lo stesso di larghezza quando lo scout ci fa segno di fermarci subito e di fare silenzio. Sempre con segni della mano, ci fa andare in dietro di 10 metri e poi riprende la marcia, passando a ben 30 metri a destra dell’arbusto. Dietro c’era un elefante maschio che stava raccogliendo e mangiando con calma la frutta dell’arbusto con la sua proboscide. Siamo rimasti lì 10 minuti a guardarlo in tutta tranquillità, ma senza l’attenzione dello scout potevamo

finire in una situazione difficile e potenzialmente pericolosa. Ne potrei raccontare decine di queste storie, con le giraffe che ci osservano incuriosite, la lucertola gigante che, scappando da noi, cade quasi nel fiume o i resti di un impala che abbiamo trovato, era stato ucciso e mangiato da un leopardo e poi le ossa erano state divorate dalle iene in solo qualche ora. Ma anche la bellezza dei “love bird” verdi e il ballo nuziale del “lilac breasted roller” azzurri. E poi la gentilezza degli africani e in particolare della guida che ti spiega l’uso medicinale o pratico di certe piante e i rituali amorosi degli uccelli e degli insetti. Sono tornato in Italia con la sensazione di avere vissuto un safari veramente emozionante.


Aspetti pratici :

-          Voli via Lusaka (capitale della Zambia) e poi voli interni verso Mfuwe.

-          Agenzia specializzata :  Expert Africa (www.expertafrica.com).

- Bush camp di Remote Africa. Campi visitati di Tafika, Takwela e Chikoko Tree (www.remoteafrica.com).

-          Periodo migliore : luglio e agosto.

-          Equipaggiamento : buone scarpe, cannocchiali, cappello e un cuore aperto.

-                              ancotnic@yahoo.it           Nicolas Ancot








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